31 luglio 2009

Ma la centrale nucleare c'è già


Romano Pitaro

di Romano Pitaro*

E’ contro “un’ipotetica” centrale nucleare a Sellia Marina l’assessore all’Ambiente della Calabria. L’ha fatto sapere, con dovizia d’argomenti, ieri l’altro. Così, pur non essendo chiaro chi gliela voglia affibbiare, deve aver pensato che un vibrante “No!”, magari a futura memoria, non guasta.
Da quando le politiche ambientali della Calabria sono state affidate ad un tecnico di provata competenza, è indubbio che una svolta c’è stata. Insufficiente, rispetto al coacervo di questioni irrisolte, ma di segno positivo. Decenni di gestione allegra non si superano in un paio d’anni. Non vorremmo, però, che anche l’assessore Greco finisse, suo malgrado, nel circuito indefinito e frustrante dell’irresponsabilità generale che in estate ha nel mare sporco la sintesi più emblematica del non governo del territorio.
Non governo, o sarebbe meglio dire abbandono del territorio a ogni sorta d’ improvvisazione, speculazione e spoliazione da parte essenzialmente degli amministratori locali, spesso negligenti, disattenti, non in sintonia con le intenzioni di rinnovamento dell’Ente Regione. Non in grado di capire, per esempio, che una stagione turistica va preparata in autunno/primavera e che non basta una sagra e qualche cantante per incrementare l’economia turistica da cui potrebbe derivare ricchezza e opportunità per tutti.
Il punto è che dall’assessore Silvio Greco, esperto di biologia marina, autore di un delizioso e scientificamente fondato ossimoro (“Il mare calabrese è pulito però è sporco”) distillato in un interessante forum sui problemi del mare organizzato dal Quotidiano, ti aspetteresti che dicesse, a proposito di Sellia Marina ( un non luogo della costa catanzarese, direbbero gli antropologi, con mezzo secolo di vita e simbolo tragico dei danni arrecati al paesaggio da decenni di sfrenato abusivismo) che il canalone che sbuca in mare carico di liquami neri, è da ripulire immediatamente. Nulla fa il sindaco? Si dia una mossa il Prefetto! E’ impotente? Si muova l’esercito contro le fogne a cielo aperto. E si muovano non per analizzare la chimica delle acque nere, ma per bombardarlo con raggi atomici. Perché non crei più, specie ad agosto, lo scempio estetico (puteolente) nell’epicentro di tre/quattro villaggi turistici; esattamente in una piazzetta realizzata tre anni fa con soldi pubblici su un terreno espropriato e subito abbandonata all’incuria.
Da più parti: Botricello, Cropani, Simeri, grossi centri limitrofi a Sellia Marina, l’Sos mare sporco irrita già i turisti, pentiti di avere scelto la Calabria quando guardano increduli il mare zozzo. Da un assessore tosto come Greco, pertanto, ci si aspetterebbe, a fine luglio, non un commento su un’inesistente centrale nucleare, ma una (più) robusta azione che impattasse sulle stringenti emergenze ambientali che ad agosto - com’è già accaduto l’anno scorso - minacciano di esplodere, costringendo i turisti ad occupare la “106” e ad altri gesti inconsulti.
Da un assessore finalmente in grado di ponderare con cognizione di causa le relazioni che corrono tra gli insediamenti urbani e i problemi del mare, anziché le preoccupazioni sul nucleare, ci saremmo attesi una reprimenda sul dilagare dell’abusivismo edilizio ( specie negli Anni ‘70/80 e mai interrotto) che ha deturpato Sellia Marina ed il resto della costa.
Dinanzi al disastro urbanistico di Sellia Marina, 6/7mila abitanti che arrivano a 20mila ad agosto, e all’indecoroso governo del suo territorio (si dia un’occhiata a un caso di abusivismo che supera l’immaginazione su www.emiliogrimaldi.blogspot.com), uno spera che l’assessore all’Ambiente giunga nella cittadina con i carri armati, per la rimozione degli ostacoli (troppi) che impediscono o limitano l’accesso al mare. O per radere al suolo mostri di cemento. Per dire “Ora basta!” a chi risponde sempre “Vediamo, andiamo, speriamo”. Di anno in anno, la solita solfa del rinvio mentre ogni problema scoppia.
Peccato, assessore: un’occasione sfumata. Che certo non farà ombra al suo apprezzato daffare, né alla sua integra reputazione di professionista prestato alla politica, ma francamente si sperava di vederla giungere a Sellia Marina non con la preoccupazione per una centrale fantasma, bensì con un paio di sommergibili nucleari puntati contro l’ammasso di cemento che offre della Calabria una deplorevole versione a chi la vede in tv o peggio da vicino.
Si sperava di vederla giungere a Sellia Marina per imporre, col piglio di chi intende colpirne uno per educarne cento, il buon senso alla sciatta gestione della cosa pubblica. Tra l’altro, guardando come vanno, ormai da troppi anni, le cose di mare in Calabria e la decadenza che ghermisce mortalmente centri urbani come Sellia Marina, un dubbio s’insinua. Guardando gli effetti nocivi e a tratti pestilenziali di tante brutture che a una mente normale sembrano impossibili, un dubbio angoscioso morde.
Non sarò che forse la centrale nucleare c’è già? Non è che l’hanno costruita e non ce ne siamo neppure accorti, proprio una di quelle che l’ assessore paventa di più: antiquate e a rischio per la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente? Non è che stiamo già respirandone gli effluvi micidiali e nessuno s’è preso il disturbo di avvertire?


*Pubblicato oggi su il Quotidiano della Calabria

30 luglio 2009

La Sorical sull'orlo di una crisi di nervi



La quarta commissione del consiglio regionale ha sospeso, lo scorso 19 febbraio, i decreti ingiuntivi nei confronti dei Comuni morosi da parte della Sorical Spa fino al 31 dicembre 2009. I debiti contratti dagli enti locali sono quelli dell’approvvigionamento idrico. Ma la Sorical - la Società di risorse idriche calabresi, una società mista, con un capitale spartito tra la Regione Calabria e la Veolià francese, e che ha in gestione tutte le opere idriche di captazione, accumulo, potabilizzazione, ed adduzione delle reti fino agli acquedotti comunali calabresi - è sull’orlo di una crisi di nervi. Si sta dando un gran da fare per recuperare i crediti che, per dominio pubblico, sono il doppio, se non addirittura il triplo, delle entrate nelle casse comunali, quale corrispettivo dell’effettivo servizio reso, questo a causa dei colabrodo cui sono ridotte le reti idriche locali. Circostanza, comunque, che alla Spa non importa un fico secco, e neanche alla Regione che, anziché investire nel risanamento delle condotte locali, preferisce rimpinguare le sue casse già grondanti di quattrini. L’ultimo treno pieno di soldi con destinazione Germaneto, la sede centrale della Sorical, è arrivato dalla banca irlandese Depfa. Un treno carico di 240 milioni di euro. In ogni modo la Sorical, come le massaie parsimoniose di un tempo, non abbandona niente, neanche gli avanzi. E sta letteralmente invadendo di lettere “minatorie” (si dice per dire, la minaccia è la sospensione della fornitura idrica all’ente) i Comuni rei di non aver pagato il dovuto. Alcuni rispondono piangendo e pregandoLa di avere pazienza che quanto prima salderanno il debito. Altri, invece, ribattono punto per punto le pretese della Sorical Spa, compresa la comunicazione di dati e cifre alla Corte dei Conti, che le Risorse idriche calabresi non sembrano gradire.
Ne sta nascendo un acceso carteggio tra la Sorical, da una parte, e i Comuni, dall’altra, che da ai cittadini uno spaccato sintomatico sulle modalità con cui la Calabria viene amministrata, e soprattutto da chi. Recentemente un Comune molto popoloso, che sembra non sia nemmeno in stato di morosità, ha risposto alla società amministrata da Maurizio De Re, con una raccomandata, anticipata via fax, in questi termini: “Riceviamo e con molto stupore leggiamo la Vs missiva in oggetto, nella quale, anziché argomentare a fronte di una ns legittima richiesta, alla luce di una precisa Delibera Cipe (117/08), la Sorical Spa risponde con minacce di tipo ritorsivo, evocando la sospensione della fornitura idrica per grave morosità. Crediamo che ci voglia molta fantasia nell’accusare di morosità (…) che ha riempito le casse della Sorical con oltre (…) non sussistono le condizioni di scadenza del credito che sole potrebbero essere poste a base di una situazione di inadempienza (…) Al fine di meglio informare i soggetti istituzionali che leggono la presente per conoscenza evidenziamo la nostra situazione finanziaria e solo ipoteticamente debitoria verso la Sorical Spa”. Il Comune, quindi, si prende la briga di calcolare il fatturato della Sorical, i pagamenti effettuati e l’importo da recuperare a seguito della delibera Cipe per indebiti adeguamenti. Risultato? È l'ente locale a essere in attivo, cioè che vanta ancora del credito nei confronti della Regione Calabria, azionista di maggioranza della Spa.
Per quanto riguarda – continua l’ente - il coinvolgimento della Corte dei Conti, da Voi lamentato, Vi ricordiamo che tutta la nostra attività è soggetta al controllo da parte della stessa Corte dei Conti, quindi l’invio per conoscenza, nel nostro caso, è un atto dovuto. Sulla nostra presunta responsabilità nell’esporre l’erario pubblico all’aggravio di costi ed interessi moratori il riferimento ci appare quanto meno fuori luogo, in quanto operato da una società, la Sorical Spa, che nel corso degli anni ha:
1. Aumentato ingiustificatamente il costo dell’acqua di un 5 per cento, tenendo in nessun conto il pubblico erario, anche se si era impegnata a non aumentare le tariffe nei primi cinque anni, oppure se avesse fatto ciò sarebbe dovuto avvenire a fronte del reale miglioramento della qualità del servizio;
2. Arbitrariamente addebitato interessi di mora a società e Comuni, il tutto a discapito della collettività;
3. Sbandierato utili d’esercizio mirabolanti a fronte di un continuo aggravio dei costi per l’intera utenza calabrese.
(…) La richiesta di interessi è a nostro parre iniqua in quanto la Sorical può sfruttare la sua posizione dominante nella gestione degli acquedotti regionali della Calabria, per imporre condizioni di pagamento gravose ai propri clienti-utenti per poi lucrare su interessi e quant’latro, in questo caso si potrebbe ravvisare anche un’ipotesi di illecito.
Dopo la nostra lettera stiamo ancora aspettando da parte Vs comunicazioni circa l’annullamento o l’emissione della nota di credito a storno di tale addebito di interessi morosi. E su questo punto saremo irremovibili. (…) L’occasione ci è gradita per porgere distinti saluti
”. Pare che a questa missiva la Sorical abbia replicato a sua volta, senza però entrare nel merito delle osservazioni e delle critiche mossegli dall’ente, ma esclusivamente con il ritornello: “Dovete pagare!”



Pubblichiamo di seguito i lavori della IV commissione che hanno sospeso l'emissione dei decreti ingiuntivi, da parte della Sorical, contro i Comuni morosi fino al 31 dicembre 2009. L’opportunità aiuta il lettore ad avere un’idea più chiara della problematica del servizio idrico calabrese, ammesso e non concesso che gli onorevoli consiglieri e assessori regionali ce l’abbiano:


IV^ Commissione
di giovedì 19 febbraio 2009
Presidenza del Presidente Antonio ACRI
L'avvio dei lavori è programmato per le ore 11,00


Ore 12,00 Proposta di Legge n.349/8^ di iniziativa della Giunta regionale recante: ' Modifica al comma 1 dell'articolo 14 della Legge regionale 11 maggio 2007, n.9 '

Il Presidente dà avvio ai lavori. Dopo aver ringraziato l'assessore per la sua disponibilità, espone le motivazioni che hanno spinto la Comissione a chiedere, nella seduta precedente, la presenza dell'assessore ai LL.PP

Ore 12,13 Si registra l'intervento dell'assessore ai Lavori Pubblici Luigi Incarnato (ripercorre il programma elaborato dalla Regione per il recupero dei crediti nei confronti dei comuni in debito a titolo di spese anticipate per la gestione delle attività inerenti alla somministrazione di acqua per uso idropotabile)

Ore 12,30 Il presidente dà avvio alla discussione, rammenta alla commissione il carattere di urgenza rivestito dal provvedimento all'ordine del giorno, stante l'approssimarsi della scadenza dei termini utili per il pagamento del dovuto da parte dei comuni.

Intervengono i consiglieri:
Borrello ( sostiene che a fronte dell'incapacità della regione a recuperare i crediti, bisogna capire quali sono le ragioni che impediscono ai comuni di onorare il debito. Il vero problema, mai risolto, e sul quale bisognerebbe fare piena luce, è il rapporto Sorical - Regione Calabria. La convocazione dei comuni per conoscere queste motivazioni è elemento dal quale non si può prescindere);
Talarico (chiede copia della convenzione stipulata tra Sorical e Regione);
Assessore dei LL.PP.( per chiarimento, precisa che nella fattispecie: recupero crediti dal 1981 al 2003, la Sorical non svolge alcun ruolo);
Talarico (critica la procedura prevista dall'articolato che appare disorganico e poco efficace)
Borrello (chiede come mai non sia stata data applicazione all'art. 37 bis della legge regionale 12/97)
Incarnato (spiega, in risposta a Borrello, che il governo regionale ha inteso non aggravare la situazione debitoria dei comuni, tutti i provvedimenti sono andati nel senso di pervenire al raggiungimento dell'obiettivo senza inveire sulle amministrazioni comunali già, economicamente, deboli)
Salvatore Pacenza (reputa necessaria la trattazione della problematica, approfondendo tutti i temi correlati, per uscire definitivamente dalla giungla di inadempienze. In tema di dissesto idrogeologico, chiede che l'assessorato intervenga sui comuni per stabilire una strategia di interventi comuni)
Feraudo (sostiene sia necessario indagare per verificare se il debito non onorato da parte dei comuni sia dovuto alla mancata riscossione dei crediti nei confronti degli utenti, oppure se le somme, già riscosse, siano state distratte, dagli stessi comuni, per altre finalità)
Guerriero (reputa necessaria l'approvazione del provvedimento, invita ad un atteggiamento responsabile)
Ore 13,30 Talarico (preso atto della mancata applicazione della norma di riferimento che prevedeva la messa in mora dei comuni, propone una proroga al 30 settembre 2009)
Franco Pacenza (sostiene sia necessario aprire una discussione vera sul Sistema Integrato delle Acque ed attivare la norma prevista dalla finanziaria, nel frattempo bisogna coprire un vuoto legislativo, tenersi aggrappati al piano di rietro, prevedendo una proroga al 31 dicembre per il recupero dei crediti. Rammenta che la situzione potrebbe implodere stante anche la emissione, da parte del Commissario straordinario sui rifiuti, di decreti ingiuntivi avverso i comuni inadempienti)

Ore 14,00 Per replica interviene l'assessore Incarnato (relativamente all'emergenza sul dissesto idrogeologico comunica che il governo, contrariamente a quanto è stato fatto in passato, intende agire in tre tempi: 1 somma urgenza, 2 ripristino dei luoghi, 3 programmazione, attraverso l'utilizzazione dei fondi FAS)

Ore 14,15 Il presidente concorda sulla opportunità di semplificare la normativa e propone che già dalla prossima seduta, si convochi il presidente della Sorical si metta la Commissionie in condizione di iniziare un percorso legislativo finalizzato all'approvazione di una legge quadro.

Ore 14,30 La Commissione concorda sulla previsione di una proroga al 31 dicembre e, fino a quella data, il blocco dell'emissione dei decreti ingiuntivi
Il presidente pone ai voti il provvedimento
La Commissione esprime parere favorevole

Ore 14,35 La seduta è tolta.

29 luglio 2009

Allarme nucleare a Sellia Marina. E' già scontro tra Greco e la coppia Conti & Scajola



La nuova froniera economica in Italia è il nucleare. In cima ai pensieri di Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, c’è proprio il nucleare. “Il nucleare è un ottimo business”, aveva detto l’11 giugno dell’anno scorso. E toh! Il governo lo ha accontentato, lo scorso 9 luglio è arrivato il via libera del Senato che ha sancito il ritorno del nucleare in Italia. Fulvio Conti e Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, sono una bella coppia. Sembrano l’uno l’alter ego dell’atro. Si sono recati recentemente in Svolacchia, lungo il Danubio, per un affare importante. Hanno acquistato per 840 milioni di euro il 66 per cento della “Slovenské Elektrarne”, un’azienda che gestisce cinque centrali nucleari di concezione sovietica. Lì si metteranno al lavoro per fare gli esperimenti. L’obiettivo a breve termine è quello di migliorare le competenze degli ingegneri italiani. Quello a lungo termine è l’Italia, la costruzione in loco. “I siti delle centrali nucleari li abbiamo già individuati e li teniamo chiusi in cassaforte”, ha detto il Conti. Lo Scajola gli ha risposto. “Se qualcuno, presidenti delle regioni, sindaci, cittadini e comitati, volesse mettere il bastone fra le ruote al nucleare si useranno le maniere forti”. Conti e Scajola si intendono alla perfezione. Sanno già come affrontare la cittadinanza, e non è escluso qualche regalino ai politici locali, secondo le nuove regole del marketing economico e istituzionale, quelle della compensazione quale ristoro di un'appropriazione indebita. Royalty e qualche briciola che cade, proprio cade, dalla torta degli svariati milioni di euro di guadagni netti per gli imprenditori.
“Saranno siti di interesse strategico per il Paese – ha tuonato il ministro – Se non si dovesse realizzare una condivisione il governo può, in via eccezionale , utilizzare gli strumenti previsti dalla Costituzione nell’interesse generale del Paese”. Faranno come a Napoli per le discariche, useranno l’esercito, ci sarà l’occupazione militare. Ma Scajola è anche un tipo divertente, per magnificare il suo ottimismo ha detto che, in vista delle elezioni politiche del 2010, il candidato pro-nucleare “avrà un’opportunità in più per vincere”.
Greenpeace, l’organizzazione non governativa ambientalista più autorevole del mondo, ha diffuso una probabile mappa nucleare in Italia, secondo i requisiti richiesti. In Calabria la zona più quotata è Sellia Marina. Tutto calza alla perfezione, vicinanza del mare (e c’è), di un fiume per raffreddare i reattori (ce ne sono due, il fiume Simeri e il fiume Alli), e linee elettriche per trasferire l’energia (c’è in abbondanza, vi è presente la centrale a turbogas dell’Edison a Simeri Crichi che produce 800 Mega kilowatt all’ora, confinante con Sellia Marina) . Nella località ionica c’è anche il sito, aggiungiamo noi. Tutta l’area dell’ex Station C di Sellia Marina, base militare americana, abbandonata nel 1995, potrebbe andare anche perché si trova a ridosso del mare e della foce del Simeri e potrebbe essere l’occasione più propizia per una sua ristrutturazione e valorizzazione in grande stile. Interessi e sicurezza nazionale insegnano.
Nella località ionica qualcuno già si sta muovendo per scongiurare il “pericolo” del nucleare. La tragedia di Chernobyl ancora scotta in Italia, checché ne dica la coppia Conti & Scajola.
Piero Granata, di Sellia Marina, ha scritto una commovente lettera al presidente della Repubblica e al presidente della regione Calabria.
Eccone uno stralcio:
“Sellia Marina. Oltre seimila abitanti, 12 km da Catanzaro capoluogo di regione, centro costiero strategico con enormi potenzialità turistiche per un comprensorio cha abbraccia tutto il golfo di Squillace, da punta Stilo a capo Colonna, zona di grande interesse archeologico, centro di gravità della Magna Graecia, ma anche luogo dalle indubbie valenze naturalistiche, un luogo ancora in gran parte incontaminato dalle irreversibili minacce di cementificazione mafiosa. Il luogo dove ho scelto di vivere pur non essendovi nato, e dove ho investito e da pochi anni i risparmi di una vita di duro lavoro, un paesino che ho investito del gravoso compito di cullare i miei figli, oggi in tenera età, sino a che il loro futuro di oggi non diventi il loro “presente”, quando non potrò più esserci io a sostenerli (…) La Calabria è invece tra le principali regioni che producono energia, anzi è notorio che ne produca troppa al punto dal doverla esportare. Di energia ne abbiamo anche troppa, basti pensare a tutta quella solare che non sfruttiamo, basti pensare al fatto che “tolleriamo”, eufemisticamente, quella foresta di pali eolici che salvano i bilanci degli enti locali, perché lo facciamo in nome di ben altro totem, quello dell’energia pulita, rinnovabile senza scorie. “Tolleriamo”, è quanto dire. Ma mi sembra questa una, non la sola né la principale, delle tante ragioni per dire un “No” deciso a qualsiasi ipotesi di centrale nucleare a Sellia Marina, ma comunque una ragione importante: se anche mai nelle tasche dei “soliti pochi” essa portasse un po’ di effimera ricchezza, essa stessa sarebbe centrale e decisiva, ma in negativo, per la maggioranza della collettività che sulla vocazione principale di questo territorio, la vocazione turistico residenziale, dovrebbe perciò metterci una pietra sopra. E per sempre. Non già un addio al presente, bensì un “addio al futuro e per sempre. Ecco allora che mi rivolgo a voi, non miei eletti ma mie Istituzioni, miei rappresentanti di quella Carta dei valori fondanti che ci tiene tutti insieme, quella per la quale i nostri genitori e i nostri nonni hanno dato la vita; quella Carta che già tra i banchi di scuola e poi sulle cattedre universitarie mi era stato insegnato che rappresentasse valore dell’unità di un popolo”.
Piero Granata ha anche creato un gruppo sul social network più diffuso,Facebook. La motivazione? Semplice, “per difendere la Calabria e il Meridione dall’ipotesi di realizzazione di centrali nucleari di terza generazione nelle zone di Sellia Marina, Melissa e Cariati (gli altri due siti individuati da Greenpeace, ndr)”.
Intanto, Silvio Greco, assessore regionale all'Ambiente, ha reso noto che la giunta e il suo presidente, Agazio Loiero, sono "nettamente contrari alla costruzione di un'ipotetica centrale nucleare in qualsiasi località calabrese, come pure su un ipotetico sito di stoccaggio di scorie". Se le congetture di Greenpeace si riveleranno vere si preannunciano duri scontri istituzionali fra regione e governo centrale. Vincerà il più forte?


DI SEGUITO la mappa nucleare completa dei probabili siti individuati da Greenpeace:

Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a
nord di Chivasso. Provincia di Biella: la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea.
Lombardia: Provincia di Pavia: la zona dell’Oltrepò Pavese a nord di Voghera. Provincia di Mantova: l’intera zona a sud di Mantova in corrispondenza del Po, Provincia di Cremona:zona a sud di Cremona in corrispondenza del Po (vicino a Caorso)
Veneto: Provincia di Rovigo: la zona compresa tra l’Adige e il Po (a sud di Legnago)
Friuli: Provincia di Udine e provincia di Pordenone: tutta la zona interna, intorno al fiume
Tagliamento, da Latisana fino a Spilimbergo
Emilia Romagna : Provincia di Parma: la zona a nord di Fidenza, compresa tra il Po e il Taro
Toscana: L’isola di Pianosa
Lazio: Provincia di Viterbo: la zona interna a sud del Tevere, nella zona di affluenza della Nera, tra Magliano Sabina e Orte.
Calabria: Provincia di Catanzaro: la zona costiera ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Principali località: Belladonna, Marindi, Simeri Mare, Sellia Marina). Provincia di Crotone: la zona costiera ionica in corrispondenza della foce del fiume Neto, a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). Provincia di Cosenza: la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cariati
Puglia: Provincia di Taranto: la zona costiera ionica, in corrispondenza della località di Manduria. Provincia di Lecce: la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo e quella a sud di Gallipoli; la zona costiera adriatica a nord di Otranto e quella a sud di Brindisi (esistono su queste ultime dei vincoli naturalistici). Provincia di Brindisi: la zona costiera in corrispondenza di Ostuni.
Sicilia: Provincia di Ragusa: la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo. Provincia
di Caltanissetta: la zona costiera intorno a Gela. Provincia di Agrigento: la zona costiera intorno Licata. Provincia di Trapani: la zona costiera a sud di Mazzara del Vallo, in corrispondenza della località Tre Fontane.
Sardegna: Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari. Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell’isola Ruja. Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa
Margherita di Pula.

L'ora blu



di Elena Bartone

L'ora blu

L'ora blu arriva
e si posa leggera sulle foglie
e sulle erbe, sui giardini
dimentichi del giorno,
sui petali assopiti
dei papaveri,
sulle umane fatiche
che attendono il ristoro.
Sfumano i contorni
delle cose mute
che aspettano le tenebre
e i tepori della sera.
Tacciono i merli
accoccolati ni nidi.
L'aria torna silenziosa.
Il creato si veste d'armonia
e le favole catturano
i pensieri e le parole.
Un sibilo di gioia
raggiunge l'anima protesa
verso l'infinito
in cerca d'oblio
fuori del gorgo
e delle spirali dell'esistere.

Elena Bartone, poetessa del crepuscolo

La Poesia è l’arte di rappresentare in versi le cose, i fatti, i sentimenti con verità e bellezza. Il poeta attraverso la poesia è colui che nota, percepisce le cose in maniera spesso sublime. Secondo alcuni filosofi dell’ottocento, la poesia è il luogo in cui conscio e inconscio, particolare e universale, si incontrano. Il mondo della poesia di Elena Bartone, poetessa di Torre di Ruggiero in provincia di Catanzaro, è un mondo sublime. Leggendo le sue liriche il primo impatto è quello di avere di fronte una personalità sensibile e complessa in cui si mescolano, si agitano sentimenti di vario genere, a volte tra loro contrastanti. In un secondo momento, si impara ad apprezzarne la bellezza, l’intensità e la profondità. La poesia di Elena, è molto sentita dal di dentro, intimista. I versi risultano essere modulati, vissuti, sentiti nel profondo dell’anima. E’ poesia spontanea, vera, da essa traspare la sua personalità sensibile che in un primo momento sembra essere arrendevole agli eventi della vita, alla realtà, fatta a volte di momenti di sofferenza e sofferta solitudine ma che subito dopo, può anche sfociare in speranza nella vita, nel futuro, nel domani, speranza che ha fatto superare all’autrice gli ostacoli che la vita stessa le ha posto innanzi. Tuttavia, i ricordi dolorosi del vissuto, ritornano, si fanno comunque spesso presenti nella poesia di Elena e ciò accade soprattutto in momenti specifici della giornata e cioè alla sera, al crepuscolo, nel momento in cui il giorno finisce. E’ proprio alla sera, quando intorno si crea silenzio che: "I pensieri rallentano la corsa danzano nella stanza muta", dice Elena, quindi tornano e si fanno tutti presenti. Ecco perché Elena è la poetessa del crepuscolo, inteso come aggettivo che connota la sera e non è un caso che la raccolta di poesie pubblicata lo scorso anno, si chiami proprio “L’ora blu” dal titolo stesso di una lirica in cui è evidente come la sera: l’ora blu che arriva e si posa leggera rappresenti per Elena e per il mondo che la circonda, il momento forse più atteso in cui il mondo esterno riposa, l’aria torna silenziosa e l’anima è protesa verso l’infinito, quindi, è il momento propizio in cui essa può vagare libera, fuori da ogni regola e complicazione “dell’esistere”, protesa, senza catene. Tra i ricordi di Elena ritornano spesso anche quelli legati alla sua terra, al luogo natio: "la mia Calabria è viva, palpita di luce e di lampare…" Elena è una donna del Sud legata alle sue origini, alle sue radici, alla sua gente e ai ricordi di quanto vissuto. Nelle sue poesie ritornare con la mente al paese dal quale è lontana a volte la rende malinconica. La poesia di Elena si colloca tra realismo e simbolismo lirico. Per lei la realtà che la circonda, il mondo, osservato con gli occhi e l’anima del poeta, diventa teatro delle proiezioni interiori, della ricerca di autenticità, momento di pura e profonda percezione immediata delle cose e dell’esistere ma nello stesso tempo, momento di riflessione sulla vita, sul dolore e sul volerlo superare perché in ogni caso, la vita chiama. Anche se spesso l’io, la sua anima vanno oltre la realtà o con la realtà diventano tutt’uno ma sublimandola, la coscienza e la memoria diventano poi le vere protagoniste, soprattutto la coscienza vigile e realistica. "Cosa sarebbe la mia vita senza poesia…Mi sussurra parole d’infinito quando al crepuscolo si schiudono i gelsomini…Mi ricolma d’oblio quando nell’attesa del domani ricompongo le sconfitte delle sorti e riprendo il mio cammino..." Tramite la poesia Elena materializza la sua sofferenza per esorcizzarla e per renderla meno dolorosa; materializza la sua percezione di quanto la circonda e la percezione dei ricordi del vissuto, ella ricerca un contatto autentico con la realtà, cerca di sondare, leggere il senso nascosto dell’essenza. La sua poesia si fa contemporaneamente ratio, consapevolezza che il vivere è sofferenza ma nello stesso tempo, ella nutre speranza in un domani migliore…Risali la cima degli eventi e regala momenti di vita e risorse, di sogno e di speranza al tuo transito terrestre sotto arcobaleni trionfali di colori e concordia. Un messaggio questo, positivo, che invita in sostanza a superare il dolore.
(Tratto dalla presentazione di Anna Maria Colabraro: "ELENA BARTONE poetessa del crepuscolo")

28 luglio 2009

Parole erranti 2009. Il giornalismo fra censure e veline, dalla guerra di Crimea ai giorni nostri


L'opera del pittore Domenico Iervasi sul Festival della letteratura, giunto alla VI edizione, organizzato da "La Masnada" di Cropani

“In tempo di guerra la verità è così atroce che bisogna coprirla con una cortina di bugie”. Giornalisti rinchiusi per non vedere e non scrivere, giornalisti in gattabuia, giornalisti uccisi per non poter più nuocere. E ancora giornalisti di regime e, infine, militari che si sostituiscono ai giornalisti per far vedere all’opinione pubblica solo quello che vogliono far vedere.
14 novembre 1854 – 23 aprile 1999, quasi 150 anni di giornalismo di guerra. Andrea Giannasi, direttore di Prospettiveditrice, durante la sesta edizione del Festival della Letteratura (Parole erranti 2009) organizzato dall’associazione “La Masnada” di Cropani, li scorre come un calendario passando per tutte le guerre che si sono fatte e che hanno avuto nella figura del corrispondente di giornale un momento indispensabile di quella propaganda dei governi che avevano bisogno che “le mamme non sapessero come i loro figli andavano a morire” per continuare a combattere la loro di guerra.
Il tutto ha avuto inizio quando William Hovard Russell, del Times di Londra, nel 1984 andò in Crimea e cominciò a scrivere come morivano i figli degli inglesi. Il governo non approva, e urla: “Censura!”. La verità stava serpeggiando come un virus nel consenso popolare e allora il governo manda il suo fotografo più bravo per raccontare la loro di “verità”. Soldati che prendono il thè, soldati sdraiati comodamente sui prati. “La guerra diventa un picnic”, annota Giannasi. Il popolo inglese è colto da un dubbio amletico: a chi doveva credere, alle scatti fotografici o agli scritti di Russell? Alla fine darà ragione ai volti immortalati dei loro figli più che all’atroce verità del giornalista. La censura, allora, diventa una norma degli Stati nel loro rapporto con la libertà di stampa. Durante la Prima guerra mondiale anche le lettere dei soldati vengono approvate con il “visto” della censura. La Grande guerra è anche quella del primo scoop falso. Un corrispondente mette insieme due foto, una di militari inglesi morti e un’altra che riprende una fabbrica di sapone. I tedeschi erano così macabri che con il corpo dei caduti ci facevano il sapone. Lo scoop riesce, il messaggio che si voleva far passare passa, ma è una bugia grande quanto una casa. In Italia arrivano le “veline” del ministero fascista. Guerra d’Etiopia, i giornalisti sono troppo lontani dai luoghi di combattimento, e scrivono storie quasi inventate, non sono sul campo. 1943, un corrispondente americano scrive che gli americani fucilano una sessantina di italiani che si erano arresi. La notizia non passa inosservata. Fa male agli americani sapere la verità. Guerra di Vietnam, forse la prima guerra potuta raccontare per filo e per segno dai giornalisti fino a quando non vengono allontanati. 1979, l’Unione sovietica invade l’Afganistan. Nessuno saprà mai cosa sia successo veramente a parte un articolo che descriveva la morte atroce dei figli della Madre Russia lasciati morire con la pelle sguainata. Le mamme non vogliono che i loro figli muoiano così. Guerra del Golfo, 17 gennaio 1991, le immagini del bombardamento di Kuwait sono riprese dai militari. I 150 anni finiscono quando durante la guerra del Kosovo viene bombardata la sede della televisione dei ribelli contro il regime nel 1999. Finisce l’era eroica dei giornalisti di guerra.
L’epoca contemporanea la racconta Franco Dionesalvi, giornalista e scrittore. Nel maggio scorso il Tg1 fa scorrere una notizia: “Pattuglia italiana ha aperto il fuoco in un posto di blocco. Nell’auto un bambino morto”. “La costruzione del pezzo è monco del nesso causale: non si dice apertamente che sono stati gli italiani a uccidere una famiglia civile afgana”. Agli occhi e alle orecchie degli italiani che ascoltano questo fatto viene “sublimemente eluso”. Nel mese scorso sempre il Tg1 informa di una macchina andata a fuoco, per un incendio doloso, di proprietà di una di quelle ragazze immagine ricevute a Palazzo Grazioli durante i festini del premier Berlusconi. Il giornalista, in questo caso, si prende la liceità di scongiurare il fatto che l’incidente, accorso alla veemente signora, possa essere legato alle ore piccole del Cavaliere, ma “al suo passato tumultuoso”. Non è la voce della Procura che ha indagato, eppure il giornalista si prende la briga di sottolinearlo per depistare l’opinione pubblica dal dubbio. “Invece, un’informazione onesta è quella che riesce a essere problematica, che riesce a dare ai suoi lettori l’opportunità di porsi delle domande”, spiega Dionesalvi. “Un’informazione onesta è quella che ci dice di quanti italiani sono stati feriti in Afganistan, ma anche di quanti afgani sono stati ammazzati”, continua. “Viviamo un’epoca dai mille canali, ma dal pensiero unico”, incalza. Esemplare, in questo senso, è la voce stereotipata e meccanica delle stazioni ferroviarie che fino a quasi dieci anni fa annunciava il ritardo dei treni così: “Gentili signori viaggiatori”, oggi, invece, si limita a dire: “Gentili clienti”. “Siamo diventati solo dei clienti, non solo per Trenitalia. Pier Paolo Pasolini aveva ragione quando parlava di edonismo consumistico”. Tutto è giustificato dalle logiche del consumismo. “I giornali ci sbattono in prima pagina l’opinione dei calciatori sui problemi attuali della società perché fanno vendere più copie, mentre vengono emarginate quelle dei poeti e degli scrittori”, dice. Ma non tutto è perduto, oggi grazie a internet tutti possono ritagliarsi il proprio spazio, tutti hanno l’opportunità di esprimere liberamente la popria opinione”. L’incontro è stato moderato da Gianluca Pitari, masnadiero della prima ora.


Da sinistra, Andrea Giannasi, Gianluca Pitari e Franco Dionesalvi

27 luglio 2009

L'eternit a portata di mano


Uno scorcio del capannone ricoperto di amianto

Quando il signor Bruno Messina si è presentato al Comune di Sellia Marina per denunciare la circostanza di un capannone confinante con la sua abitazione, completamente ricoperto di eternit e in uso all’Amministrazione comunale, con una lettera da far protocollare, gli impiegati dell’ufficio tecnico gli suggerirono di aggiungere a penna il fatto di avere già investito verbalmente della problematica gli assessori allora in forze all’ente, Antonio Ragusa all’Ambiente e Nicola Giancotti al Bilancio, così come il cittadino si era prodigato a dire caldeggiando la sua richiesta di intervento. Meglio mettere tutto su carta, avranno pensato. Da quel giorno, 5 febbraio 2007, di lettere il signor Messina ne ha scritte delle altre, sempre al Comune, e anche al Comando dei vigili urbani. L’ultima missiva risale all’anno scorso, 4 agosto 2008. Da quel giorno il silenzio è assordante.
Si tratta di uno stabile di discrete centinaia di metri quadrati dove il Comune ci parcheggia qualche autobus della scuola e qualche automezzo per la manutenzione del territorio da parte degli operai. Al suo interno. Nella parte esterna è un deposito. Di cassettoni di immondizie. Di carcasse di automobili. E di altri materiali abbandonati e diventati giocoforza dei rifiuti. In altre parole è una discarica a cielo aperto. Durante il caldo della stagione estiva tutta l’area diventa una bomba ad orologeria. Come qualche anno fa, quando un incendio devastò l’interno del capannone e le fiamme raggiunsero anche le tegole ondulate dell’amianto, una sostanza nociva che è bandita dalla legge numero 257 del 1992. Come dire, l’eternit a portata di mano. Per quell’episodio si mosse addirittura la Procura della Repubblica di Catanzaro. Vennero interrogate delle persone. Vennero invitate a testimoniare su chi avesse potuto appiccare il fuoco tale da arrecare danni potenzialmente irreparabili alla salute dell’uomo, soprattutto alle famiglie confinanti. Come molte volte succede fu, scusate il gioco di parole, un vero fuoco di paglia perché la Procura non riuscì a concludere le indagini e l’amianto continua imperturbabile a resistere dal balcone di casa Messina. Basta dare il fianco al bellissimo panorama della pineta, avamposto della costa ionica, per ammirarlo in tutta la sua minaccia. D’altronde, uno dei motivi del successo della fabbrica di Eternit quando cominciò a sfornare lastre di amianto a più non posso, parliamo degli anni’80 del secolo scorso, fu proprio la resistenza di questo materiale alle intemperie naturali e al logorio del tempo. Fino al 1992, quando venne constata la sua alta pericolosità. Asbestosi, malattia cronica legata alle fibre d’amianto, mesotelioma, tumore maligno da esposizione a questa sostanza e meno conosciuto del più noto: carcinoma polmonare. Queste alcune delle patologie più frequenti a cui possono incorrere le persone che stanno in contatto con questo tipo di materiale. Ma non subito, dopo qualche anno. Da allora le leggi e le norme dello Stato italiano non hanno fatto altro che far riferimento a questo baluardo legislativo. Una pietra miliare per la sicurezza e la salute dell’uomo, qualcuno ha ricordato. Ma solo sulla carta.


Una delle tante lettere del signor Messina protocollate al Comune di Sellia Marina

26 luglio 2009

1° forum sull'ambiente. Acqua e rifiuti il male oscuro della Calabria. Padre Alex Zanotelli: "La faranno fuori come la Campania. E' stato già deciso".


Acqua & Rifiuti. Un binomio che è fondamentale alla vita. Ma che è anche micidiale per la salute dell’uomo quando viene gestito dal "potentato economico e finanziario". “Nostro Signore ci ha impiegato quattro miliardi e settecento milioni di anni per creare questo incredibile e stupendo pianeta. E l’uomo lo sta distruggendo in poco tempo”. Suona Padre Alex Zanotelli nel palazzo “Nieddu” di Locri. “Voi sarete i prossimi, dopo i campani. Lo ha già deciso la malapolitica”, incalza il missionario che dice di sentirsi un campano anche lui. Un discorso, il suo, che tocca le fibre della coscienza sociale, civile e religiosa. “Vi malediranno i vostri figli! se starete inermi. Il mondo sta morendo!”, declama. Una predica, calata nei reali problemi dei cittadini e degli uomini, appassionata, che punta l’indice contro tutti. Anche contro i suoi stessi colleghi: “Dove sono i preti? Vedo pochi preti stasera. Queste cose le dovrebbero dire dall’altare. Non si può essere per la vita solo per l’aborto e l’eutanasia. L’acqua è vita. E ce la stanno portando via”. “Bisogna partire dalla base, bussare ai palazzi comunali e fare loro presente il problema. Dovete muovervi!”. Quando parla non usa la prima persona plurale. Il suo è un invito, un imperativo, come quello di un buon padre di famiglia. Tralascia volutamente l’ingannatore: “Dobbiamo tutti”, in bocca ai politici di professione per frammentare le responsabilità. “Dovete voi!”, e ancora “La colpa è vostra!”. “La vita è un dono”, spiega.
Il primo forum sull’ambiente e la cittadinanza attiva, organizzato in Calabria, non poteva ricevere battesimo più appropriato. È stato un coro unanime per la difesa delle risorse principali della Calabria: l’acqua, ormai privatizzata, e in mano ai nostri cugini d’Oltrape, quelli della Veolià francese. E da questa il suolo, ricoperto dai rifiuti e da dodici anni di commissariamento per l’emergenza che non ha fatto niente per risolvere il problema, se non proporre la costruzione di un altro inceneritore, a Gioia Tauro, già di proprietà della stessa Veolià, il più grande colosso societario mondiale dell’acqua e dei rifiuti. I conti tornano. Dopo averci rubato l’acqua vogliono speculare anche con i nostri rifiuti. Ma qualcosa sta cambiando. Anche il sindaco di Parigi se ne vuole liberare, dei suoi stessi compaesani: l’acqua nella capitale francese tornerà di proprietà pubblica. E noi?
Ha introdotto i lavori: Angelo Strangio, del Comitato ambiente “Costa dei gelsomini”. Ha moderato: Liliana Ielasi, dello stesso sodalizio ambientalista. Sul tavolo si sono alternati in molti, ma a pesare di più è stata l’assenza di Andrea Lanuzza, dirigente del compartimento della Sorical (Società di risorse idriche calabresi) di Reggio Calabria e di Angelo Elio Fatta, del dipartimento Arpacal (Agenzia di protezione ambientale della Calabria). Impegni sopraggiunti, hanno fatto sapere. Certo che loro avrebbero potuto rispondere a molti degli interrogativi emersi durante il dibattito. “L’acqua vuol dire qualità della vita. Se quella che beviamo non è potabile. Se quella del mare è inquinata, ne va di mezzo la stessa qualità della vita!”, ha accusato Beatrice Barillaro, del Wwf Calabria. “Bisogna combattere le ecomafie”, ha tuonato Nuccio Barillà del direttivo nazionale di Legambiente. Giovanni Di Leo, invece, ha testimoniato della sua esperienza trentennale nei acquedotti calabresi e ha messo in evidenza il problema della dispersione della risorsa idrica all’intero delle reti comunali che, in alcuni casi, raggiunge il 70 per cento rispetto a quella conteggiata nei serbatoi. Sono intervenuti, tra gli altri, anche Francesco Raso, del Comitato Discarica Casignana, e Francesco Forestieri, del Servizio di Tutela delle acque della provincia di Reggio Calabria. Il dirigente dell’ente intermedio reggino ha parlato delle “vene della terra”, cioè dei corpi idrici del comprensorio. Corpi che regalano la vita. Che nascono puri e sani, ma che durante il percorso si inquinano. I motivi? Le discariche abusive nei paesi, e i capillari depositi di rifiuti in quasi tutte le fiumare. Un lavoro immane, quello della polizia adibita al controllo del territorio, che sembra una goccia nel mare. “Manca la cultura del rispetto dell’ambiente”, ha fatto capire Forestieri. “Il reato ambientale è il più grave in assoluto compiuto da un uomo, perché se ammazzi una persona, ne uccidi una soltanto, se compi un reato ambientale ne ammazzi migliaia”, ha concluso.

La sala del Palazzo Nieddu dove si è svolto il convegno

Di seguito alcuni stralci dell’intervento di Padre Alex Zanotelli

Io sono qui più che altro per provocarvi. Siamo partiti da Napoli, ci siamo fermati sempre a Cosenza, partiamo domani con un campo di lavoro. Voi non avete l’angoscia di chi è a Napoli sente dentro. Un’angoscia mortale nel senso di essere sotto una cappa di piombo per cui sai già di essere stato condannato a morte. Fra l’altro una delle domande grosse che ci stiamo ponendo in questi giorni è: ma perché i poteri forti, il potentato economico finanziario, hanno deciso di far fuori la Campania? Siamo arrivati a questo tipo di domande che a me, personalmente, feriscono profondamente. Mi sento profondamente un campano oggi. Sabato prossimo presenteremo al campo di lavoro di Cosenza: “Un mondo di palle”, è la storia drammatica dei rifiuti. C’è la voce di un ragazzo che in maniera molto sarcastica racconta un’altra nazione rispetto a quello che ha. È devastante! Permettetemi di trarre due conclusioni. Vorrei essere molto pratico. Io stasera non voglio andare via se prima non nasce da parte di tutti voi non solo la volontà di costituire un comitato, ma di creare un coordinamento, una rete calabra, che metta insieme questi gruppi che stanno lavorando. Se non vi metterete insieme morirete! Moriremo insieme! Non aspettatevi nulla dall’alto. L’unica speranza nasce dal basso. Vorrei dirvi due cose. Prima di tutto: l’acqua. Le notizie sono sempre drammatiche. Fra poco a Copenaghen, la grande conferenza dell’Onu sul clima non ha neanche incluso il problema “acqua”. Eppure è il problema fondamentale che doveva essere toccato a Copenaghen. Voi vi domanderete: cosa c’entra l’acqua con Copenaghen? Guardate che il clima sta cambiando (non mi venite a raccontare di qualche scienziato prezzolato, pagato dalle multinazionali, che vi dice il contrario). Oggi avete un esercito di due mila e cinquecento scienziati, il cosiddetto: AIPAS, che è il perno internazionale per i cambiamenti sociali, scelti in tutte le parti del mondo dall’Onu, che ci stanno dicendo delle cose che si rimane lì... Il problema è salvarci dalla catastrofe, se sorpassiamo di due gradi centri gradi (di surriscaldamento della terra, ndr) è finita. Guardate che non sappiamo che razza di meccanismi ci saranno, questo ce lo dicono gli scienziati. Per cui, il primo fenomeno che ci salverà sarà l’acqua. Guardate che basta un centigrado e mezzo in più per sciogliere tutto: Polo Nord, Polo Sud, ghiacciai. Ci salveranno buona parte delle falde idriche. Questo è il problema. Guardate che voi in Calabria, gli scienziati vi dicono che da Napoli in giù, il Sud è destinato alla desertificazione. Ma bisogna essere imbecilli ad affidare l’acqua ai privati in un contesto del genere! La situazione è grave perché a Istanbul la banca mondiale e il forum mondiale dell’acqua, sostenuto dalla banca, hanno detto che l’acqua è un “bene economico”, neanche hanno parlato di diritti. In Italia il sei agosto scorso, mentre eravamo un po’ tutti spaparazzati al mare, il governo Berlusconi ha deciso con quel decreto Tremonti, numero 133 in cui c’è incluso il 23 bis, che tutti i Comuni entro il 31 dicembre 2010 dovranno mettere a gara le proprie reti idriche. Sono decisioni criminali per me. Capite bene che situazione abbiamo fra le mani. E il Parlamento ci ha depositato la legge d’iniziativa popolare che non riusciamo a tirare fuori. Ho parlato pochi giorni fa con Luigi De Magistris e gli ho detto di darci una mano anche a Roma per vedere di mettere insieme un po’ di parlamentari di tutti i partiti per il problema dell’acqua. Guardate che non andiamo da nessuna parte. (…) Qui in Calabria il problema non è la Sorical ma è Veolià. Veolià è la più potente multinazionale al mondo dell’acqua. E capite cha ha già messo le mani sulla vostra acqua, sull’adduzione dell’acqua. E con i rifiuti ha in mano anche Gioia Tauro. E capite le condizioni: Acqua – Rifiuti. Ma chi mai ha affidato a Veolià questa decisione? Iniziate a porvela questa domanda. Se non si ragiona non se ne esce più. Il fatto che avete affidato a Veolià la vostra acqua è di una gravità incredibile! (…)
Le cose che ci restano da fare sono: una, cominciare dai Comuni, iniziare a entrare nei consigli comunali e porre il problema, chiedere che il consiglio comunale venga fatto in piazza, che si discuta in mezzo alla gente il problema acqua. Se non si parte dalla base, non si arriva a nulla;
due, i comitati dell’acqua dovrebbero crescere in ogni paesino di questa regione, e poi il connettersi, fare rete. Da soli si conta poco, ma se ci si mette insieme (…)
La mia perorazione di questa sera è proprio questa: mettere insieme tutti i gruppi della Calabria. E non mi venite a dire che è impossibile. Ci siamo riusciti in Campania. So che la geografia di questa regione è più difficile dalla Campania. (…)
L’acqua è il bene più prezioso. Volevo aggiungere una cosa: avrei voluto vedere molti più preti questa sera. Il Papa in “Caritas veritatem”, l’ultima enciclica sociale, parla dei diritto all’acqua. Questi discorsi che vi faccio qui dovete chieder ai vostri parroci di farveli in Chiesa, nella catechesi, nel catechismo. L’acqua è vita! Dio è il Dio della vita. Ci ha impiegato 4 miliardi e 700 milioni di anni per regalarci questo incredibile e stupendo pianeta e noi lo stiamo distruggendo tutto nel giro di pochissimo tempo. Se la Chiesa è per la vita, non può esserlo solo sull’aborto e sull’eutanasia, lo deve essere su tutte queste questioni perché sono questioni di vita. Guardate che le classi deboli della Campania non riusciranno a pagare. L’altar sera ero a Sarno e una donna con quattro bambini è arrivata con un bolletta di duemila e cinquecento euro da pagare. Ma chi paga l’acqua? Privatizzata nell’Ato 3 della Campania…. (…)
Se oggi avete 50 milioni morti di fame, domani, con la privatizzazione, ne avrete 100 milioni di morti di fame. (…)
Il problema dei rifiuti. È quello che mi angoscia di più perché vengo da una Napoli che oramai... Colpa vostra! Il grande mago Merlin (Berlusconi ndr) l’anno scorso si è presentato in televisione e ha annunciato con la bacchetta magia che il problema dei rifiuti a Napoli era risolto. E tutti noi a crederci. (…) Non avete idea della sofferenza che mi porto dentro. La Campania, e per favore quello che sto dicendo della Campania fate i parallelismi con la Calabria: la pagherete alla stesa maniera! Il mago lo ha già detto: siccome il sistema, ‘o Sistema, funziona lo esporterò in Calabria. Siete i prossimi. Cosa è avvenuto? Per vent’anni la Campania è stata il serbatoio dei rifiuti tossici. Se l‘industria del Nord ha tirato è stato possibile perché non ha pagato per i rifiuti tossici che produceva. (…) non avete idea del macello che abbiamo! Il triangolo della morte. Nola, Marigliano, Acerra, a nord di Napoli, Giuliano, alle campagne del casertano. Guardate è un disastro. E cosa è che producono i rifiuti tossici: nano particelle. Che bombardano chi? Le donne incinte e i neonati. Le malattie le vedete dopo. Quindi capite bene che razza di assurdità abbiamo subito. Su questo territorio già martirizzato della Campania c’è arrivata l’atra tegola, voi avete dodici anni di commissariato, noi ne abbiamo quindici, di emergenza rifiuti. Ma ci può essere un’emergenza che dura quindici anni? Un’emergenza portata avanti da dieci commissari straordinari eletti dai vari governi, quattro governi Berlusconi, due governi Prodi, un governo Amato, e un governo D’Alema. Dal 1994 d oggi questi commissari sapete cosa hanno fatto? Hanno fatto affari. La politica non c’è più oggi. La politica serve a coprire i grandi affari. La politica fa business. E cosa è successo? questi commissari si sono trovati nel pentolone dei rifiuti e insieme hanno fatto affari d’oro: camorra, e istituzioni. Ascoltate bene queste parole perché toccherà a voi la stessa ed identica cosa.
(Sapete perché voglio costruire gli inceneritori? Per tre motivi)
Primo, perché costano 250 milioni di euro. Sapete quanti sono?
Secondo, bruciando ottengono elettricità che vendono all’Enel.
Terzo. Quando tornate a casa stasera guardatevi le bollette della luce. Noterete che ogni famiglia paga alla fine dell’anno più sette per cento in più che va all’Enel che la da al governo, per cosa? per l’energia rinnovabile. Ma non va all’energia rinnovabile. Unico caso in Europa. Va all’energia prodotta dall’inceneritore. Se non ci fosse questo benedetto Cip 6 non ci guadagnerebbero. Ed ecco perché vogliono a tutti i costi incenerire. Leggete il libro di Paolo Raditti: “Eco balle”, e vi troverete la fotocopia di una lettera dell’Abi(associazione banche italiane) che dice al’Imprengilo: “Vuoi un altro prestito? Te lo diamo, purché non venga fatta raccolta differenziata!”
Non la si vuole la raccolta differenziata! Politicamente! Non ci può essere raccolta differenziata. Infatti cosa è successo in Campania con il disastro 2008? È stato costruito ad arte per convincerci tutti che l’unico modo per risolvere il problema dei rifiuti era: inceneritori e mega discariche! Ed è entrato il grande mago. Il decreto 90 impone alla Campania dodici mega discariche e quattro inceneritori. Se i quattro inceneritori entreranno mai in funzione in Campania, noi campani dovremmo importare rifiuti da fuori. Non ne produciamo abbastanza, e questo ci viene imposto con la forza dell’esercito. Su tutti questi siti, Acerra, Chiaiano, trovate scritto: “Siti di sicurezza nazionale”. È l’esercito, è l’occupazione militare del territorio.

Gerace, Paradiso d'Europa



di Franco Loschiavo

A Gerace

Aleggiano, talvolta sulla Locride
In faccia al Mar Jonio,
Miti e leggende dell’Antica Ellade:
Gerace, lassù, da mill’anni,
In cima alla rocca.
Par, nella sera, ergersi,
Più maestosa
Mentre, d’un tratto,
E’ ravvolta dai rossastri riverberi
D’un crepuscolo d’oro.
Ama, forse, ornarsi a festa
Con tutte quelle lampade accese.
Or ch’è chiamata a “rivivere”
Glorie e splendori d’antiche epoche?
Pensile gemma tra cielo e terra
È tornata or ora a “fiorire”
Come celeste giardino,
Grazie a un incantesimo accaduto quassù
Quando, nella magica luce
Dei Gemelli,
Apparve ad un tratto Gerace

- Paradiso d’Europa

25 luglio 2009

"I cittadini non vogliono "guastarsela" con il sindaco". Lo denuncia Piero Granata


Uno dei punti di raccolta dei rifiuti in località Riva Chiara. E, a lato, Piero Granata

Alcuni cittadini gli danno l’incarico di scrivere una petizione al sindaco di Sellia Marina, Giuseppe Amelio, per le inefficienze amministrative in cui versano alcune località del Comune ionico, ma poi “spariscono”. E’ quanto denuncia Piero Granata, candidato per la lista “Selli@mare, opportunità per cambiare” nelle ultime consultazioni elettorali, che “non ci sta”, e la invia ugualmente e al primo cittadino e ai sedici consiglieri. La motivazione del solerte dietrofront dei residenti “potrebbe starci – scrive sul social network Facebook - nel fatto che parlando con loro era emerso, come sempre, il timore di "guastarsela", o forse subito dopo l'incontro avranno fatto qualche incontro "risolutivo"”. Ad ogni modo, “per obbligo di coerenza e per rispetto del ruolo di candidato al consiglio comunale che ho rivestito poco tempo fa” pubblica la sua petizione proponendo “di indire con urgenza un civico consesso straordinario aperto alla cittadinanza nel cui ambito avviare un confronto tra le due parti in causa: gli amministratori da un lato i cittadini amministrati dall'altro”.
Ecco il testo della petizione:

"Al sindaco di Sellia Marina

Per conoscenza
ai 16 componenti del consiglio comunale

I sottoscritti cittadini di Sellia Marina espongono alla signoria vostra le seguenti problematiche:

1. Da diversi giorni ci sono stati gravissimi disagi per la mancata ed improvvisa fornitura idrica che dovrebbe essere garantita 24 ore al giorno; non ci sono stati preavvisi ne’ misure alternative di sostegno per fronteggiare il problema. le risposte ricevute direttamente in comune sono state evasive ed insoddisfacenti anche per quel che riguarda la situazione della potabilita’ dell’acqua.

2. Tutto il territorio, ed in particolare la zona mare, si presenta in gravi condizioni di igiene con rifiuti sparsi ovunque e sporcizia giacente ormai da mesi.

3. In molti dei canali si e’ riscontrata la presenza illegittima di sversamenti di liquami di evidente origine fognaria. anche la situazione delle fiumare, in particolare alle foci, si presenta gravissime condizioni di manutenzione ed inquinamento.

4. Il territorio e’ pericolosamente invaso da branchi di cani randagi che aggrediscono i passanti, specie quelli in legittimo possesso di cani registrati.

5. Si segnala un notevole incremento della presenza, favorita dalle scarse condizioni di igiene, di ratti e scarafaggi, oltre che un particolare aumento delle zanzare.

6. Il mare balneabile versa piu’ che negli altri anni in gravi condizioni di sporcizia e anche l’ordinanza balneare 2009 viene violata praticamente in ogni sua parte nell’indifferenza generale.

7. Il parco al mare risulta essere totalmente privo di manutenzione ed in particolare di illuminazione esponendo conseguentemente i cittadini a gravi rischi per la loro incolumita’ oltre che per la sicurezza personale.

8. L’intero territorio risulta essere praticamente privo, malgrado l’incremento notevole della popolazione dovuto alla stagione estiva, di adeguato servizio di prevenzione e controllo dell’ordine pubblico , con evidenti violazioni delle leggi e del codice della strada, particolare e’ il disagio negli attraversamenti della 106 dove sono in pericoloso aumento gli incidenti stradali.

Queste sono solo alcune delle emergenze che i sottoscritti cittadini contribuenti intendono portare alla conoscenza del primo cittadino perché egli renda pubbliche le misure che ha adottato e che intende adottare ad horas a tutela dell’igiene e del decoro e della sicurezza pubblica e per uscire dallo stato generale di abbandono in cui versa la cittadinanza.

In mancanza non si esclude l’organizzazione di manifestazioni pubbliche di protesta, oltre alla raccolta di firme della presente petizione ed oltre l’interessamento delle superiori autorità competenti.
Sellia Marina 22/07/2009
"

24 luglio 2009

Sigilli al Lido in amianto di Sellia Marina


L'informativa di area sotto sequestro della Capitaneria di Porto di Crotone affissa alla struttura balneare

La Capitaneria di Porto di Crotone ha posto sottosequestro i manufatti e l’area di una struttura balneare ricadente nel Comune di Sellia Marina. Ai sensi dell’articolo 354 del codice di procedura penale la Polizia giudiziaria della Guardia costiera avrà “cura che le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell’intervento del pubblico ministero”.
Al momento è la Procura della Repubblica di Catanzaro che sta indagando tutti quei soggetti che in maniera dolosa, o colposa, hanno permesso che il reato venisse perpetrato. Notizia di reato che non è stata resa nota per segreto istruttorio, ma pochi sembrano essere i dubbi sulla sua conformazione perché inerente alla salvaguardia dell’ambiente e alla sicurezza dei bagnanti. La struttura, infatti, è quasi completamente ricoperta di amianto, un materiale che è bandito dalla legge numero 257 del 1992 quando ne fu accertata la sua pericolosità. Asbestosi, malattia cronica legata alle fibre d’amianto, mesotelioma, tumore maligno tipico di questo materiale e meno conosciuto del più noto: carcinoma polmonare. Queste alcune delle patologie più frequenti a cui possono incorrere le persone che stanno in contatto con questo tipo di sostanza nociva.
Molto probabilmente, l’intervento della Capitaneria di Porto, eseguito lo scorso 17 luglio, si deve al fatto che nel corso di questo inverno le forti piogge e le mareggiate hanno completamente distrutto il lido, costruito - pare con una concessione risalente a circa 30 anni fa - a pochissimi metri dal bagnasciuga, consentendo così che le lastre ondulate di questo materiale venissero disperse sulla spiaggia e in alcuni casi anche risucchiate dal mare.
Una volta conclusa l’istruttoria non è escluso che il pubblico ministero possa, contestualmente all’accusa, chiedere anche la distruzione dello stabile e la bonifica di tutta l’area, ai fini della salvaguardia dell’ambiente e dei bagnanti. Richieste, comunque, che andranno al vaglio del gip, giudice delle indagini preliminari.



PS
Il Blog, a suo tempo, già si era occupato di questo degrado ambientale. Leggi il post del 30 aprile 2009: “Loran C Station di Sellia Marina. Sicurezza di Stato”.

23 luglio 2009

Andali Energia srl, quel vento da Sud-Ovest (Vibo Valentia)


Una pala eolica

L’"Andali Energia" Srl, la società che costruirà un parco eolico ricadente nei comuni di Belcastro, Petronà e Andali, ha avuto come amministratore unico Francesco De Nisi, presidente della provincia di Vibo Valentia. Carica che ha abbandonato lo scorso 2 febbraio. L’ingegnere, anche sindaco del suo paese natale, Filadelfia, era finito sotto i riflettori della magistratura nel mese di luglio dello scorso anno allorquando la Digos di Cosenza, su mandato della Procura di Paola, aveva fatto tappa agli uffici regionali alle Attività produttive acquisendo un cospicuo numero di concessioni rilasciate o negate dalla Regione per la costruzione di impianti eolici. Una quarantina di pratiche in tutto, di cui l’attuale presidente della giunta vibonese sarebbe stato il progettista-istruttore. Il parco eolico in questione rientra nella linea elettrica a 380 kV «Rizziconi - Scandale», i territori oggetto della recente indagine denominata “Basilide” della Procura di Crotone in merito agli iter autorizzativi che hanno portato alle costruzione di due centrali a turbogas. Inchiesta nella quale sono finiti alcuni big della politica regionale, come Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle ministero delle Attività Produttive, Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria, Diego Tommasi, ex assessore regionale all’Ambiente, e anche Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente.
Francesco De Nisi, già amministratore unico a tempo indeterminato dell’Andali Srl, carica nominata il 22 maggio 2008, lascia dunque, dopo solo qualche mese dalla sua costituzione. Oggi è amministrata da Tommaso Fruci, presidente del consiglio di amministrazione, e da Lorena Maria Ricciardi, ma il cognome, De Nisi, e la provincia vibonese ancora compare nel groviglio di società che girano intorno all’affare eolico. L’Andali srl, costituita l’11 giugno del 2008, ha un capitale di 100 mila euro ed è di proprietà per il 65 per cento della “Energia-Progetti-Costruzioni Epc" Srl e per il restante 35 per cento della “Istifid" Spa . L’Epc, che è anche quella che ha presentato il progetto sul parco eolico nel comune della Presila catanzarese, è amministrata dallo stesso Tommaso Fruci, presidente del consiglio, e dai consiglieri Eugenio Sgromo e Giuseppe Speziali, molto probabilmente appartenente al gruppo “Speziali” del senatore del Pdl. Ha un capitale di soli 18.630 euro. E le quote sono così ripartite: circa due mila euro per il presidente del consiglio di amministrazione, stessa quota per due De Nisi, Maurizio e Luisa, rispettivamente di 29 e 39 anni, e un’altra quota a testa - ma più cospicua delle altre, un abbondante 3 mila euro - per Giuseppe e Antonio Speziali di Catanzaro e Sebastiano ed Eugenio Sgromo di Curinga. Involontariamente, nell’insieme delle società che stanno investendo nell’eolico ad Andali, è finita anche la “Cortale” Srl, ma solo per un errore. Il codice fiscale (02924600790), inizialmente affiancato all’Andali srl, in realtà, appartiene alla “Cortale” Srl. Ha un nome diverso ma i personaggi che ruotano attorno all’imprenditoria che va per la maggiore in Calabria sono sempre gli stessi. L’amministratore unico è Eugenio Sgromo, lo stesso che compare nell’Epc come consigliere. Ed ha come socio unico l’”Istifid” Spa, la stessa che possiede anche una fetta dell’Andali Srl. Una nomina, questa della Istifid, arrivata lo stesso giorno, il 7 marzo 2008, che è cessata la partecipazione della “Renova Wind” srl , colosso societario dell’eolico pugliese.

22 luglio 2009

"Ho lavorato sempre per l'interesse comune". Intervento di Nicola Giancotti sulla "Parentopoli amelica" di Sellia Marina


Il consigliere Nicola Giancotti è quello indicato dalla freccia

In merito al post "La Parentopoli "Amelica" di Sellia Marina" riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Nicola Giancotti, consigliere di maggioranza.

Caro Grimaldi,
non vuole essere una polemica né una giustificazione, solo una puntualizzazione. Ho messo a disposizione della collettività la mia esperienza tecnico amministrativa maturata in tanti anni di pubblica amministrazione, come Lei sa sono Funzionario dell'Ente regione Calabria, ed amministratore a Sellia Marina da giugno 2004. Fino al 31 dicembre del 2006 ho ricoperto la carica di assessore al Bilancio, personale e Protezione Civile, nell’ambito di questi incarichi ho lavorato sempre per l’interesse comune e non sicuramente per il proprio, Le vorrei ricordare solo quale è stato il mio piccolo impegno per la collettività:
Contributo di € 25.000,00 concesso dalla Regione Calabria Settore Protezione per la rivisitazione ed integrazione del Piano Comunale di Protezione civile con annesso il piano di interfaccia elaborato in collaborazione con la Prefettura di Catanzaro ed il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile;
Contributo di € 25.000,00 concesso dalla Regione Calabria Dipartimento LL.PP. sistemazione fontana Scavo;
Contributo di € 10.000,00 concesso dalla Regione Calabria per i primi interventi a seguito di inondazioni nel dicembre 2005 nella località Ruggero;
Contributo di € 500.000,00 per la realizzazione del COM (Centro Operativo Misto Protezione Civile) POR Calabria 2000/2006; Su questo punto voglio fare un chiarimento e vorrei che ascoltassero tutti, attentamente, il finanziamento è stato erogato dalla Regione Calabria, la struttura è comunale, è sicuramente, una struttura importante, ma certamente non potrà mai essere la mia sede di lavoro, quindi aprite bene le orecchie, non è stato realizzato per me ma per la collettività, per voi. Continuiamo
Contributo di € 450.000,00 per l’intervento di Adeguamento Sismico Edificio comunale ex sede del Municipio (O.P.C.M. 3362/2004) Dipartimento Nazionale Protezione Civile;
Progetto preliminare di Verifiche Sismiche della scuola materna di Calabricata, per € 180.000,00, inserito positivamente nel piano del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile;
Per quanto concerne l’incarico al Geom. Vincenzo Fulginiti, può visionare tutti gli atti in comune, è stato regolarmente pubblicato un bando “libero” dove potevano partecipare tutti, non è certo colpa mia se il Fulginiti ha presentato una offerta migliore degli altri, sicuramente non gli può essere attribuita la colpa di essere mio cognato, in ogni modo, verifichi a quante gare ha partecipato non risultando il vincitore perché gli altri hanno presentato migliore offerta, “il cognato era sempre presente”.
Comunque Egregio Grimaldi, se Lei è convinto che il Geom. Fulginiti è stato favorito dall’Amministrazione Comunale la prego di chiedere gli atti depositati negli Uffici Comunali, e se dovesse risultare l’illecito La invito ad inoltrare formale denuncia alle autorità competenti.
Pronto a qualsiasi chiarimento in merito, Le formulo i migliori auguri per il Suo lavoro e porgo distinti Saluti.
Prego tutti i partecipanti a non fare i codardi. “FIRMATEVI”.
E' bello discutere a testa alta.

Nicola Giancotti Consigliere Comunale Sellia Marina.

Gentile consigliere Giancotti,
La ringrazio di essere intervenuto. E mi compiaccio del garbo con cui ha comunicato le sue riflessioni in merito. Cosa che non ho mai messo in dubbio, conoscendola di persona. A proposito le vorrei solo dire che non ho mai detto che suo cognato "sarebbe stato favorito", ho solo evidenziato alcuni, non tutti, - come lei saprà meglio di me - dei legami familiari che si sono verificati e si verificano fra l'Amministrazione del sindaco Amelio e gli uffici di lavoro preposti per l'interesse comune. E la situazione del suo parente rientra in questa "notizia". La scrivo tra virgolette perchè molti non vi hanno visto nessuna notizia da scrivere e da rendere pubblica. A mio modesto parere, invece, l'informazione giornalistica deve aver il coraggio di scrivere anche queste cose, non certo per "buttare fango" su questo e su quest'altro, ma semplicemente perchè passano proprio da queste notizie il presente e il futuro di una comunità, sia nei suoi aspetti culturali e democratici che più strettamente amministrativi.
Cordialità

Emilio Grimaldi

21 luglio 2009

Il "normale" antipizzo di Vincenzo Conticello



Quando qualcuno, dopo tanti soprusi, è entrato nel suo locale a chiedergli il pizzo, alla sua minaccia: “Lei non sa in che guai si sta cacciando”! ha avuto il coraggio di replicargli: “Lei non sa in che guai si è messo!” Il pizzo da quelle parti, quartiere “Calza” di Palermo, è così comune che una pizzeria ha deciso di chiamarsi: “Punto Pizzo Free”, certamente per sdrammatizzare il fenomeno. E il bar di fronte: “Baciamolemani”, forse per beffare, e beffarsi, attraverso l’ironia di una realtà molto radicata nel territorio.
È dal 1947 che la mafia ci ha le mani su quel quartiere, dalla speculazione edilizia al pizzo. Comandano loro.
Vincenzo Conticello, de l’ “Antica Focacceria S. Francesco”, ha fatto arrestare i suoi aguzzini. Ne ha passato di tutti i colori, lui, e finanche i suoi clienti. È diventato un simbolo per la Sicilia che non si piega alla mafia.
Il suo locale è il secondo più antico d’Italia. Prima di lui a governarlo c’era sua nonna. “Una matriarca che non ha mai permesso a questi personaggi di contaminarlo. Li cacciava ancora prima che iniziassero a parlare”, racconta. “Mio fratello e io, grazia a nostra nonna, abbiamo vissuto d’eredità”, riconosce. Quando parla usa spesso l’aggettivo “normale”. “Pagavamo i nostri lavoratori secondo il contratto collettivo nazionale, una cosa apparentemente normale che però ruppe un equilibrio sociale”. E ancora: “Quando denunciai pensai di aver fatto una cosa normale, non mi resi subito conto della pericolosità del gesto”. Cose “normali”, ma straordinarie per una terra dove mafia e Stato sono in lotta per il dominio sulla società. Sono paralleli, non si incontrano mai, ma tante volte li vedi a braccetto.
Vincenzo Conticello non ha mai perso la fiducia nello Stato. E quando i carabinieri si presentano nel suo locale dicendo che già stavano monitorando la situazione, non lo dichiara espressamente, ma dal suo volto traspare un pizzico di soddisfazione per quella fiducia ricambiata dallo Stato a cui aveva sempre denunciato tutto.
E sulle intercettazioni afferma: "Se fosse stato in vigore il recente disegno di legge che le limita a soli 60 giorni non sarebbe stato possibile entrare nemmeno in un'aula di Tribunale perchè le prove schiaccianti contro i miei persecutori gli inquirenti le hanno raccolte solo dopo il 60° giorno".



RIPORTIAMO la prima parte della testimonianza di Vincenzo Conticello durante l'incontro che l'imprenditore antipizzo ha avuto con i ragazzi del movimento “E adesso Ammazzateci tutti”.

Questo ristorante (Antica Focacceria S. Francesco ndr) è uno dei più antichi d’Italia. E' il secondo più antico, tutt'oggi, aperto in Italia. E’ del 1834. È stato un punto di incontro di varie aree sociali di questa città. E non soltanto di Palermo, anche di quelle persone che venivano a Palermo. A vari livelli, a livello culturale, a livello politico e anche nobiliare. Anticamente i nobili si davano appuntamento a Palermo o passavano comunque da questo locale. Nel periodo che va dagli anni ’30 agli anni ’80, in questo arco di tempo il tipo di persone che hanno frequentato la focacceria sono stati magistrati, lo sono tutt’oggi, politici, ma anche mafiosi perché comunque la Focacceria insiste in un territorio molto particolare. È un territorio del quartiere “Calza”. Uno dei quartieri più particolari di Palermo dove la mafia ha avuto sempre grandi interessi, specie nella ricostruzione del dopoguerra. Come vedete ancora non è stato del tutto ricostruito. Non è stato ancora fatto per gli interessi mafiosi, nel senso che si è creato un sistema di speculazione edilizia che ha svuotato questi quartieri e ha portato via le persone che abitavano qui abbassando il valore del mattone fino a un punto tale che le case non valevano più nulla, anche perché sono state riempite di delinquenti, di zingari, e di clandestini. Per cui tutto questo ha portato il prezzo al metro quadro intorno alle 100 mila lire. Parliamo fino a pochi anni fa, consentendo a gruppi mafiosi di impossessarsi di tutti i ruderi del territorio. Una volta che questo shopping è finito, da quel momento in poi è iniziata la pulizia del quartiere, quindi non più zingari, non più extracomunitari, e il prezzo è passato dalle 100 mila lire a metro quadro alle 2000 euro a metro quadro da ristrutturare. E i costruttori del restauro sono costruttori mafiosi. Questo è il quartiere per capire dove siamo. Quindi era improbabile che all’interno della focaccia non ci fossero anche dei mafiosi, che venivano a mangiare, a parlare dei loro loschi affari. Per tutti questi anni, parliamo di 175 anni, la focacceria fino al 2005, non si è mai trovata con una richiesta di pizzo, per lo meno una richiesta di pizzo chiara ed esplicita. Ma anche perché era stata gestita da mia nonna. Una matriarca molto forte, di polso, e anche un po’ bisbetica, non permise mai che mafiosi o picciotti dei mafiosi si permettessero di avere nei suoi confronti un atteggiamento di sopruso o di violenza. Non glielo permetteva proprio. Li buttava fuori dalla porta ancora prima che incominciassero. E poiché la focacceria esiste in questo territorio in un periodo antecedente a quello della formazione mafiosa, dal 1897, in questo periodo va limitato, e più presente ancora nel 1946 e nel 1947, quindi nell’immediato dopoguerra, questo donna, che ha gestito la focacceria dal 1919 al 1979, non ha permesso assolutamente in questi sessant’anni che si contaminasse l’ambiente del suo locale. Mio fratello e io abbiamo vissuto di un po’ di rendita perché questi insegnamenti di nostra nonna, compreso quello che pagare una volta significava diventare schiavi per sempre, è stato il modo con cui abbiamo portato avanti la nostra azienda.
Nel 2005 - quindi 4 anni dopo il 2001 che è un anno importante perché la focacceria incomincia a cambiare non solo gestione ma anche generazione perché mio padre si era messo in pensione e mio fratello e io cominciamo ad occuparci della focacceria - cambiamo il nostro sistema di lavoro. Comunichiamo, facciamo il sito web. Iniziamo a fare sapere cosa è la nostra storia. E questo porta tanto lavoro, più lavoro di quanto c’era prima. E in più facciamo sapere in giro che chi lavora all’Antica Focacceria gode di tutti i diritti di un lavoratore che deve essere ben retribuito e pagato. Niente di più e niente di meno. Non diciamo delle cose strane. Diciamo delle cose apparentemente normali. Ma in una terra come la Sicilia, e come la Calabria, dove il semplice fatto di pagare in maniera civile e normale un lavoratore è un qualcosa che non si deve fare perché crea una rottura dell’equilibrio sociale. Per cui una cosa normale diventa straordinaria, quindi succedeva che quando ci siamo ritrovati ad avere i nostri lavoratori che magari andavano a casa e parlavano con il fratello e gli dicevano: “Pure la busta paga”. “La busta paga? E che è la busta paga?”. “Mi hanno pagato lo straordinario”. C’era questo qui che lavorava in un altro ristorante, faceva più ore del fratello, e guadagnava meno della metà, non aveva la busta paga, non lo avevano mai messo in regola e non gli pagavano i contributi. Questo qui lo andava raccontando, e il datore di lavoro protestava. Quindi, noi diventiamo un elemento di disturbo. Rompevamo un qualcosa - con lo stipendio che a Palermo non arriva mai, al massimo 600 euro al mese, lavorando 50 o 60 ore settimanali, da noi aveva uno stipendio normale, per come previsto dal contratto collettivo di lavoro, con una base sindacale all’interno - questo fatto era diventato un problema. E da qui che sono partiti sicuramente i primi focolai di protesta mafiosa nei nostri confronti. Abbiamo vissuto un periodo lungo di attacchi. Gli attacchi erano al locale, quindi sabotaggi quasi continui, ogni mese cambiavano. Una volta l’acqua, una volta la luce, una volta furto, una volta … di frigoriferi. Cioè ci sabotavano una serie di impianti e perdevamo la merce. Perché quando il sabotaggio lo fanno alle tre di pomeriggio di sabato, tu non lavori il sabato, la domenica e due pomeriggi per poter mettere a posto tutto. Da un lato da un lato perdi denaro, dall’altro perdi d’immagine. Da questo siamo arrivati agli attacchi alla clientela, cioè ai clienti se mangiavano qua vicino non gli succedeva niente, se mangiavano qui la macchina la trovavano distrutta. Venivano scippati, oppure qualcuno è stato pure malmenato. Per cui la gente diceva: “Si mangia bene però, francamente, chi me lo fa fare di venire a mangiare se poi devo riparare l’automobile, e devo prenderci pure le botte?”. Ci hanno fatto terra bruciata attorno. Abbiamo cominciato a vedere che la gente non veniva più, i sabotaggi….. Devo premettervi, però, che io denunciavo tutto: ogni singola cosa che ci succedeva.
Non riuscivamo più a stare tranquilli, mi sono ritrovato ad avere la mia macchina rotta sotto casa mia, un primo segnale, mio fratello la sua macchina incendiata sotto casa sua, quindi sapevano dove abitavamo. Poi entrano in casa, mi uccidono il gatto, me lo fanno trovare morto sul letto con tutte le pareti insanguinate. Quando sono entrato in casa è stata una scena del terrore, pensavo che avessero uccisero la donna di servizio. A quel punto la mia situazione era di grande tensione, e pensavo di andarmene. A quel punto non riuscivo più a gestire la paura. La paura era dietro la ragione, comunque forza per poter andare avanti. Mentre ero qui a Palermo.
Il 25 novembre mi sono ritrovato una persona che non avevo mai visto che è venuto per chiedermi il pezzo. Erano le sette di sera. Venne per chiedermi il pizzo dicendo quelle classiche parole: “Amici hanno visto che lei non è messo in regola per cui sono qua per farla mettere a posto”. E io dissi: “Veramente non sono interessato ad avere rapporti con i suoi amici per mettermi a posto. Mi sento apposto già così come sono”. Lui, pensando che per me fosse un problema contabile, cominciò ad offrirmi una serie di opportunità, secondo lui, che sono quelle di dare la possibilità o di assumere una o più persone a cui pagavo lo stipendio senza che questi lavorassero in modo che io contabilmente potessi giustificare l’uscita, o delle fatture false fatturando marketing piuttosto che una consulenza di informatica di formazione. E alle mie risposte negative, ad un certo punto, minacciandomi, mi disse: “Lei non sa in che guai si sta mettendo!”. E io provai coraggio e gli dissi: “Lei non sa in che guai si è messo!”. Vedevo in questa persona tutto quello che mi era accaduto, anche se magari non era stato lui. Vedevo in lui quello che mi aveva ammazzato il gatto e tutto il resto. Avevo molta rabbia ed ero deciso di andare contro questa persona. Quando andò via presi il numero di targa. E mentre ero lì chiamo i carabinieri e dico di voler fare una denuncia. Proprio in quel momento arrivano quattro persone in borghese mi dicono: “Siamo carabinieri”. Guardo il telefono e mi dico: “Mai così veloci”. E in effetti cosa era successo: che le mie denuncie, che devo dire da cittadino un po’ sfiduciato pensavo non avessero prodotto alcun risultato, avevano invece prodotto un risultato positivo e cioè che tutto ciò che avevo denunciato era diventato oggetto di attenzione dei carabinieri. Cioè quel giorno che mi sono ritrovato i carabinieri perché da diverso tempo monitoravano la piazza, tenevano sotto controllo qualunque cosa. Erano due ragazze e due ragazzi. Per me erano due coppie che mangiavano, cioè non avevo capito assolutamente niente che fossero dei carabinieri. E poi mi dissero che erano qui da circa due mesi. Non sempre gli stessi. Che monitoravano la nostra azienda e quando hanno visto entrare lui, che lui già conoscevano, sapevano chi era, si erano seduti accanto a me e avevano sentito tutto quello che ci eravamo detti. E mi dissero: “Lei è disposto a confermare tutto in una denuncia?”. E io: “In verità avevo chiamato, certo che sono disposto”. Ricordo che quando andai dal maresciallo a formalizzare la mia denuncia lui si stupì proprio del fatto che io andavo lì per formalizzare la denuncia, dicendo cosa era accaduto, riconoscendo addirittura le fotografie segnaletiche. Questa era la prima volta che gli succedeva che un commerciante, sebbene si era già riusciti ad arrivare a questa situazione, diceva che già lo conosceva.
E allora da quel momento in poi magistrati e carabinieri si mossero, e nel giro di quattro mesi e mezzo attraverso intercettazioni ambientali, video, e telefoniche riescono da quella persona, sapendo già chi era, (non l’hanno arrestato subito perché avrebbero vanificato tutto), direttamente al capo, Spadaro, persona di grande spicco, già implicato in un grande processo, e condannato all’ergastolo. E paradossalmente se con l’ergastolo aveva fatto solo otto mesi di carcere con la mia situazione è stato condannato a sedici anni (…) Tutto questa fa credere che c’è uno Stato efficiente, c’è una forza di polizia che sa fare le indagini. Questo è un aspetto positivo della mia situazione. Per tutta la durata delle indagini i soprusi continuarono perché loro non sapevano niente. Mi diedero anche un appuntamento con un boss in un mercato ittico vicino Palermo. E io ho incontrato questo boss, naturalmente lo incontrai con tutte le precauzioni del caso, con tanti carabinieri in borghese. Lui veniva registrato da apparecchi a distanza, e tutto quello che diceva faceva poi parte degli atti. A proposito devo dire che tutte le intercettazioni che sono servite come prova contro di loro sono solo quelle che sono state fatte negli ultimi giorni, quindi ben dopo i famosi sessanta giorni previsti dall’attuale disegno legge che se fosse stato in vigore non ci avrebbero permesso di arrivare nemmeno in tribunale, perché non era successo assolutamente nulla nei primi sessanta giorni tale da portarla come prova. (…)
Lo Stato non è fatto solo di cittadini che denunziano, di polizia che fa le indagini, di magistrati, lo Stato è fato anche di altro. Di politica, di legami con la Chiesa, quindi con la religione. È fatto di democrazia. Se non c’è un’unione di queste forze assieme è un po’ complicato creare fiducia nei cittadini, e dare un colpo decisivo alla ‘ndrangheta e alle mafie in generale. Ma la burocrazia attuale e la politica attuale e sono quelle che fanno sì che le persone si tengano fuori. Io mi sono ritrovato a situazioni in cui molti commercianti che pagano il pizzo sebbene in contatto con me, sebbene hanno parlato con me, continuano a pagare il pizzo e non hanno intenzione di denunziare perché hanno già messo in conto il fatto che pagano il pizzo. (Uno Stato libero, ndr) come concetto è bellissimo, ma non si riesce affatto a diffondere. È una battaglia impari. Se un suo brivido partisse dalle grandi istituzioni…