31 agosto 2009

Fogna al mare di Soverato


Uno scarico fognario

Fogna al mare di Soverato. Fogna, non ci sono dubbi. Nemmeno l’Arpacal, l’Agenzia regionale di protezione ambientale della Calabria, sembra averne, essendo intervenuta per fare i prelievi sulla costa jonica. Liquami fognari provenienti dall’impianto di depurazione che sversa nel fiume Beltrame e poi al mare. Trovano conferma, quindi, le vive proteste di turisti e cittadini che nei giorni scorsi avevano denunciato lo scempio ambientale alle autorità competenti. Anche il colore “marrone”, rilevato nei pressi della foce del fiume, è indice della derivazione fognaria dei liquidi. Un mare, questo di Soverato pagato anche profumatamente per una vacanza e che ha registrato, invece, lo sconcerto dei villeggianti.
Si attendono i risultati che la squadra di tecnici dell’Arpacal, guidata dal perito chimico Pasqualino Sirianni, sta predisponendo, e che trasmetterà alle istituzioni responsabili della salute pubblica per gli opportuni interventi. Non vi è dubbio, tuttavia, che l’immagine della città, a grande vocazione turistica, è stata fortemente lesa da questo esempio di mancato controllo del territorio da parte degli organi predisposti.

Saladino: "Non c'entro niente con Why not!". Ma a un suo amico magistrato diceva che...



da Whynot Blog

Antonio Saladino per difendersi dalle accuse che gli vengono contestate dai pm, ha sostenuto che lui con gli affari della società Why Not, c’entrasse poco o niente e che Why Not e solo Why Not aveva incassato i soldi della Regione. Ma Saladino non era dello stesso avviso tre anni fa, mentre parlava con un suo amico magistrato. Ecco il testo dell’intercettazione telefonica.

Saladino Antonio: Si pronto?
Magistrato: Ah, Tonino…. Ti saluto.
Saladino Antonio: Ah! …. ciao!
Magistrato: Ciao bello e…sono un po’…
Saladino Antonio: Stai tranquillo tu! .… Tu stai tranquillo!
Magistrato: Ho capito! Ho capito!
Saladino Antonio: Tutti gli altri purtroppo… un momento drammatico.…
Magistrato: E un momento difficile, speriamo che…
Saladino Antonio: Dobbiamo mandarne … Dobbiamo mandarne ottanta a casa. 80! … Non è una cosa bella quello che hanno fatto, eh!
Magistrato: Certamente! Certamente!
Saladino Antonio: Ma tu stai tranquillo! … Tu stai tranquillo!
Magistrtato: Ma a ragazza continua ad andare, perché giorno 3 …
Saladino Antonio: No, no! Dobbiamo, dobbiamo toglierla da lì! … Da lì la dobbiamo togliere! .… Poi ti dico come facciamo.
Magistrato: E allora giorno 28 lei non va più là.
Saladino Antonio: Ti chiamerà Caterina Merante, un amministratore delegato della Why Not e parlerai direttamente con lei.
Magistrato: Ho capito!
Saladino Antonio: Perché abbiamo già .… deciso 1, 2, 3 persone, non di più sono, che ci teniamo comunque: capito? Quindi con te abbiamo scelto che tu… lei resta con noi, tranquilla! Però tu .… però tu na battuta a Nicola a Nicola Durante quando l’incontri fagliela.
Magistrato: E subito!
Saladino Antonio: Uhm, capito?
Magistrato: Subito, subito gliela faccio!
Saladino Antonio: Però .… però, con stu guaglione non vi siete comportati bene!...
Magistrato: Va bene, questo glie lo faccio…
Saladino Antonio: Una battuta. Non di più, non di più che non serve...!
Magistrato: Appena lo incontro a casa di coso, del tutto, a casa di Calabrese, che loro abitano vicini li alla regia. Se me lo dicevi prima potevo fare qualche altra cosa.
Magistrato: Ma no, no, non te l’ho chiesto perché poveretto non dipende da lui…, e…!
Magistrato: E si, si!
Saladino Antonio: Questa è una scelta fatta dal professore suo.
Magistrato: Dal professore .… dal maestro di vita!
Saladino Antonio: Dal maestro di cammera, come si dice .…
Magistrato: Dal maestro di vita. Quindi la ragazza adesso mo, adesso, giorno 28 no …
Saladino Antonio: Ti chiamerà Caterina Merante e ti dirà cosa deve fare.
Magistrato: Ho capito! Ho capito!
Saladino Antonio: Perché lì non la possiamo lasciare, perché se no creiamo nu…
Magistrato: Nu precedente brutto.
Saladino Antonio: E si perché poi dopo .… ti immagini! .… 78 vanno a casa e 2 no, capito? .… Picchì 2 no? … Hai capito?
Magistrato: No! No! No! … Per carità, no! No!...
Saladino Antonio: La troviamo noi la soluzione. Però secondo me una battuta a lui gliela devi fare. Ma da padre, da padre…
Magistrato: Stasera stesso…
Saladino Antonio: .… da padre .… da padre!
Magistrato: … Si! Si! .…
Saladino Antonio: Non avete fatto una cosa bella .… gli devi dire!
Magistrato: .… Certo ! .… Certo!
Saladino Antonio: Non avete fatto una cosa bella .…!
Magistrato: .… Certo ! .… Certo!
Saladino Antonio: Perché non avete fatto neanche che questi .… si sono caricati di un costo aziendale sulle spalle loro, non sulle spalle della Regione! Perché tu sai come era la storia! .… Non è che misiru sulle spalle della Regione…
Magistrato: Si! Si! Si!
Saladino Antonio: .… i ragazzi sono sulle spalle dell’azienda.…!
Magistrato: .… Certo ! .… Certo!
Saladino Antonio: .… che ha fatto una scelta sociale ed invece di guadagnare, ha dato… ha deciso di dare un lavoro ad 80 persone in più… ! .… 80 persone in più, non è che era uno!
Magistrato: No è che era uno… 80!
Saladino Antonio: Hai capito? E tu mi tratti in questo modo, no? Non sono cose belle…! Non sono cos… Si pagano ste cose! .… Nella vita si pagano! .…
Magistrato: Cose .… Cose .… Ma sono… Lui certamente dal punto di vista dei pareri suoi, ma non credo che abbia avuto questo potere, eh?
Saladino Antonio: No! No! .… Poverino .… Però, secondo me, gli devi dire che non è stata una cosa bella questa! …
Magistrato: Si! Si! Si! Stasera stesso glielo…
Saladino Antonio: Però, attenzione, tu non gli dire che (omissis) resta, eh!
Magistrato: Nooo! Noo! …
Saladino Antonio: Come se (omissis) se ne va… Questi so fatti nostri, non so fatti loro! .… So fatti aziendali.
Magistrato: Come il problema generale.
Saladino Antonio: Tu gli dici guarda: io c’ho (omissis) che ha dei problemi. Questi me l’hanno accolta, me l’hanno valorizzata e voi vi siete comportati cosi. Non avete fatto una cosa bella al cospetto di Dio eh! Quando, … quando uno fa delle cose .… Quando uno fa delle cose di questo tipo ci deve pensare! .… Gli dici, nella vita.
Magistrato: E come no! Come no!
Saladino Antonio: Gli dici stiamo parlando di pane. Stiamo parlando di equilibrio psicofisico di una persona, non stiamo parlando di tutti… super consulente, minaccilla a botta!
Magistrato: Di super consulente atomico.
Saladino Antonio: (inc.) super consulenti stiamo parlando di pane parlando e di equilibri psicofisici di una persona.
Magistrato: Questi sono tutte e due…
Magistrato: Vi siete comportati come dei cani su questa cosa, i cani cosi si comportano. Quindi fagli un richiamo da padre.
Magistrato: Si, si, si, senza di che lei…
Saladino Antonio: No, no, no, (inc.) se ne va però dici non è che è una cosa bella quella che avete fatto.
Magistrato: Non è una cosa bella.
Saladino Antonio: Basta.
Magistrato: Benissimo.
Saladino Antonio: A buon intenditore poche parole.
Magistrato: (inc. le voci si accavallano) e poi ti riferisco che sensazioni ho avuto.
Magistrato: Si, lui poveretto devo dire la verità… quindi a lui falla con garbo la cosa, fagliela con garbo l’osservazione. Si comunque a te il garbo non manca quindi…
Magistrato: No, no ma poi siamo… siamo stati sempre insieme, nu ragazzo tutto sommato buono.
Magistrato: No ma lui lo mette in difficoltà e troverai (inc.) pero è giusto che tu glielo dica.
Magistrato: Si! Si! Si!.
Saladino Antonio: Dici non avete fatto una cosa bella.
Magistrato: Si! Si! Si!
Saladino Antonio: Sappilo che non ci avete fatto una bella figura….
Magistrato: E stasera stesso… spero domani di riferirti il risultato di questa…
Saladino Antonio: E bravo… poi tu fammi sapere che ti dice
Magistrato: Si! Si Si! … Va bene allora questa…
Saladino Antonio: Ti chiamerà la dottoressa Merante per dirti tutto.
Magistrato: E a chi chiama la ragazza o a me?
Saladino Antonio: A te chiama e te… a te a te…
Magistrato: Il numero della Merante tu ce l’hai? Eventualmente ci telefono io.
Saladino Antonio: Guarda tu puoi chiamare a questo numero, 0968…
Magistrato: 0968…
Saladino Antonio: …411224
Magistrato: 411224…
Saladino Antonio: E te la passano, se non c’è li fatti dare il cellulare. Gli dici sono il (omissis), amico del dottore Saladino, mi date il numero del cellulare della dottoressa Merante? E la chiami sul cellulare…se non c’è li al numero fisso.
Magistrato: A questo numero al 411224?
Saladino Antonio: Si esatto. Comunque tu stai tranquillo lei è apposto. Però la battuta pesante fagliela!
Magistrato: Io già spero per domani di poterti dare una qualche risposta.
Saladino Antonio: Perché è giusto che tu gliela dica come… dici da padre te lo dico, non da collega, da padre ti dico, un è una cosa bella quella che avete fatto!
Magistrato: Mah…e la vita va cosi.
Saladino Antonio: Queste sono cose di cui bisognerebbe vergognarsi prima di farle.
Magistrato: E si perché tu stronchi la gente in sostanza… capito, stronchi la gente.
Saladino Antonio: Esatto! Esatto! Ma tu sai che abbiamo non solo (omissis) ma gente cu problemi… problemi seri… e no non si fa d’accussì… e io glielo avevo detto, ti pare che nun ce l’hai rittu! State attenti… non gli ho detto chi e come però gli ho detto state attenti che state facendo del danno a della gente.
Magistrato: (inc. le voci si accavallano)
Saladino Antonio: …non lo capirà, no dico la gente questo fatto che facimmu non lo capirà e nun mi putiti diri ca un’aviti soldi. Innanzi tutto non mi potete dire che non avete soldi, non è vero i soldi i iettanu in consulenti ed altre cose avete altri progetti sponda, avete un mare di soldi della Comunità Economica Europea quindi non è vero questo quindi non vi crederà nessuno e stanno cacciando il pane alla gente quindi sarà una cosa che la gente non capirà.
Magistrato: A certo.
Saladino Antonio: E’ inutile che a girate e la vutate, non la capirà…però tu diglielo.
Magistrato: Si! Si! Si! E io sempre domani già di dirti…
Saladino Antonio: Io so pure che tu sei stato un galantuomo, che ti sei dato da fare… fagli almeno capire che sai tutto.
Magistrato: Facendogli capire che so tutto. Si! Si! Si!
Saladino Antonio: Però dicci non è stata una cosa bella.
Magistrato: Sono cose che non vanno fatte.
Saladino Antonio: Non vanno fatte… tra uomini. Tra cani si ponnu fare, ma gli uomini.
Magistrato: E gli uomini dovrebbero avere un senso diverso di dimensione della vita.
Saladino Antonio: Esatto, va bè …
Magistrato: Allora io posso anche telefonargli a sta dottoressa…
Saladino Antonio: Gli chiamali tu … tranquillo chiamali chiamali. Va bene?
Magistrato: Posso telefonagli, si? Va bene.
Saladino Antonio: Ok ciao...
Magistrato: Ti abbraccio caro mio come al solito.
Saladino Antonio: Figurati. Ciao! Ciao!

30 agosto 2009

Gli studenti calabresi? I più copioni


I risultati effettuati dall'INVALSI per l'esame d'italiano

Gli studenti calabresi sono i più copioni d’Italia. Il risultato emerge da un'indagine INVALSI (Istituto nazionale di valutazione dell’apprendimento scolastico) effettuata nel corso dei recenti esami di Stato per il conseguimento della terza media. Primo posto assoluto raggiunto per l’esame d’italiano. Secondi classificati, invece, per quello di matematica, superati, si fa per dire, dagli studenti campani. Quello del copiare dal compagno di banco o dal libro è un’abitudine che non si riesce a sconfiggere dunque. L’istituto di rilevamento riferisce che: “dal campione emergono, in maniera evidente, dei segnali che indicano comportamenti opportunistici in alcune scuole”. “Un fenomeno abbastanza marcato”, sottolinea ancora. Quello della copiatura sembra, comunque, una pecca non solo degli alunni, ma anche dei professori. L’ente statistico, infatti, applica ai risultati finali un coefficiente correttivo che chiama tasso di cheating (coefficiente di copiatura). Si tratta del fatto che ogni intervento, progetto del mondo della scuola, deve avere come punto di riferimento principale il bambino e il ragazzo, con i suoi limiti ed esigenze. Spesso, però, questo ventaglio d’indagine viene occupato dagli stessi docenti che per “fare belle figure con il proprio preside e con il ministero suggeriscono i compiti ai loro alunni o li fanno copiare indisturbati dal compagno di banco o dal libro che tengono sotto il tavolo”. In questa situazione l’associazione Universo minori si augura che l'Istituto scolastico regionale “prendendo atto di questo episodio scandaloso che agli occhi del nord ci ha fatto apparire degli ignoranti e degli imbroglioni governi facendo in modo che gli interventi da realizzare migliorino la qualità della vita evitando che il disagio giovanile in Calabria inizi dai banchi di scuola anche grazie al contributo dei loro "severissimi insegnanti””.


I risultati effettuati dall'INVALSI per l'esame di matematica

29 agosto 2009

L'ordinanza del sindaco Colosimo


L'ordinanza affissa sui cassonetti

Il nuovo sindaco di Cropani, Bruno Colosimo, lo aveva promesso. E lo ha fatto. Ordinanza di deposito dei rifiuti solo di sera e di notte, non di giorno, dalle 19,00 alle 4,00. Già durante l’insediamento del neoconsiglio comunale, il 24 giugno scorso, aveva solleticato una maggiore sensibilità ai cittadini per il problema dei rifiuti sparsi di qua e di là. Un’azione, la sua, tesa ad incidere con determinazione per fare rispettare le regole ai cropanesi. Ma si vede che i suoi avvocati, o quelli di cui si serve per emettere le ordinanze, non riescono a stargli dietro... Nell’atto amministrativo, firmato il 20 luglio 2009, informa i cittadini che “è fatto divieto di depositare i rifiuti solidi urbani negli appositi contenitori dalle ore 4,01 alle ore 19,00. A carico dei contravventori alla presente ordinanza saranno applicate le sanzioni previste dalla vigente legislazione”. Tutto fila, a parte la tempistica, se l’orario di divieto inizia alle 4,01 dovrebbe terminare alle 19,01, così come ben specificato per quello mattutino. Quello serale, invece, si conclude allo stesso modo dell'orario permesso, alle 19,00. E se uno si presenta a buttare la spazzatura proprio alle 19,00 spaccate? Cosa farà il vigile che casualmente si troverà passando? Lo considererà entro, o prima dell’orario vietato? Provare per credere. Non vi posso aiutare. Ma il bello dell’ordinanza viene dopo. A parte gli organi preposti al controllo, polizia municipale, Asl (che non è più Asl, bensì Asp, Azienda sanitaria provinciale ndr), in neretto l’atto così ordina: “L’abbandono dei rifiuti sul suolo pubblico è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103,29 a euro 619, 75 ai sensi dell’art. 192 del decreto legislativo numero 152 del 2006”. Si dà il caso che la legge è giusta, l’articolo pure, ma la sanzione è sbagliata. Non si tratta di un errore di distrazione. Un numero di legge confuso con un altro. Oppure un decreto citato al posto di una legge. Ma il poco attento consulente di giurisprudenza del sindaco non ha letto bene: si è fermato a leggere la prima parte del comma del decreto 152 che dice (è vero ndr): “Chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 105 euro a 620 euro”, ma si sarà dimenticato di continuare… a leggere, laddove l’articolo specifica: “Se l'abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 155 euro”. Delle due l’una. O il sindaco ha inteso equiparare sullo stesso piano rifiuti solidi con quelli pericolosi e ingombranti. O il suo consulente abbisogna di un corso di aggiornamento veloce veloce, soprattutto in materia ambientale.

28 agosto 2009

Moria di cefali senza precedenti nel fiume Alli


Stamattina alla foce ne galleggiavano così tanti da ricoprire l’intera ampiezza dello sbocco a mare. Nelle ore successive ci hanno pensato i gabbiani a farli fuori.
Moria di cefali d’acqua dolce nel fiume Alli senza precedenti nel corso della giornata di oggi. Migliaia, e forse molti di più, i pesci morti rinvenuti nel fiume che separa la città di Catanzaro e il Comune di Simeri Crichi. Grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini si sono recati sul posto, già nelle prime ore del mattino, i carabinieri della locale stazione e i tecnici del servizio tematico Acque del Dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria). Non è esclusa l’ipotesi di “fattori inquinanti”, riferiscono dall’agenzia ministeriale, “che potrebbero aver diminuito la presenza di ossigeno nel fiume Alli, provocando, appunto, la morte dei pesci”. Le operazioni del sopralluogo sono state compiute da una squadra di professionisti, guidata dal perito chimico Pasqualino Sirianni.
Una moria che a ritroso dal mare ha interessato buona parte del fiume. Però, pare che il tratto maggiormente incriminato sia quello a valle della discarica provinciale di rifiuti solidi urbani di Alli e della centrale a turbogas. Si tratta di sette chilometri, fino alla costa, caratterizzata dalla presenza della megadiscarica, prossima ad un potenziamento, presente al lato del fiume, nel territorio di Catanzaro, e di una centrale dell’Edison, di là del fiume, nel territorio di Simeri Crichi, che per rifocillarsi di liquidi estrae e ed espelle, ad una temperatura che si aggira sui 30 gradi centigradi, l’acqua del mare attraverso una tubazione sotterranea fino all'arenile. Nelle vicinanze sono a pieno ritmo pure i lavori della nuova statale 106. E, infine, gli ultimi chilometri del fiume sono contrassegnati da molte microdiscariche di rifiuti pericolosi e non, formatesi nonostante la bonifica effettuata dal Comune capoluogo nel corso del 2008. Pur essendo una zona lontana dai grossi centri abitati l’area del fiume Alli è molto frequentata, dunque. Non è escluso, quindi, se l’origine dolosa o colposa dell’epidemia cagionata ai pesci venisse confermata, che la mano “dei fattori inquinanti” si sia mossa proprio da queste parti.
I cittadini che abitano sulla statale 106, a cavallo fra i due Comuni, colgono l’occasione, della moria di pesci, per segnalare per l’ennesima volta l’abbandono da parte delle Istituzioni della vocazione turistica della località a vantaggio esclusivo dell’industria, e degli interessi economici di pochi. Cittadini abituati a recarsi al mare percorrendo la via alzaia del fiume da decenni. E che negli ultimi anni non fanno più. “Il mare – denunciano – ha cambiato colore. Prima l’acqua era trasparente. Era una bellezza incontaminata. Oggi, invece, è diventata marrone. In queste condizioni - incalzano - il bagno non lo possiamo fare. E non sappiamo spiegarci per quale motivo sia potuto succedere tutto questo. Fatto sta - concludono - che il cambiamento si è verificato contestualmente all’apertura della discarica di Alli e della costruzione della centrale a turbogas”. Mare che, a causa degli scarichi ad alta temperatura dell’Edison, pur se ad una distanza di circa 700 metri dalla costa, sembrano aver influito non poco anche sulla flora e sulla fauna del medio Ionio catanzarese.

27 agosto 2009

Il Parco giochi di Botricello



I bambini ci vanno lo stesso a giocare. Ci sono anche due campetti di calcio. Due gallerie dove nascondersi e rincorrersi. Due scivoli per divertirsi. Una buca piena d’acqua per fare verde. Geometrie a misura di bambino. Un girello. Ai lati del parco giochi di viale Europa di Botricello da poco hanno lottizzato dei terreni per nuove abitazioni. La zona si sta sviluppando. Diventerà uno dei fiori all’occhiello della cittadina ionica. Ma fino ad allora ci si dovrà accontentare di una discarica a cielo aperto.
Il nuovo sindaco, Giovanni Camastra, ha emesso un’ordinanza lo scorso 25 giugno, valida per il periodo estivo. La spazzatura si butta solo dalle 20 alle 24. I trasgressori rischiano una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 25 euro a un massimo di 154. Questo vale per gli Rsu, i rifiuti solidi urbani. Per gli ingombranti, invece, c’è un apposito servizio di raccolta a domicilio. Basta chiamare il Comune e prenotarsi. L’ordinanza del primo cittadino e dell’assessorato all’Ecologia, all’Igiene e alla Sanità, è scritta anche in francese e inglese, proprio per essere capito da tutti, anche dai turisti. Camastra vuole darci sotto all’ inciviltà dei cittadini. Peccato, però, che la cosiddetta “isola ecologica”, dove vengono ammassati i rifiuti, se esiste esiste solo sulla carta. Bidoni vecchi e rotti, bidoni rovesciati, immondizia sparsa ovunque. Come esiste solo sulla carta il Parco giochi per i più piccoli, alle spalle dell’isoletta dell' ecologia. Vi si trova di tutto, i classici sacchetti neri, pneumatici, batterie d’auto, bottiglie di vetro in mille pezzi, sacchi ripieni di plastica spezzettata forse per riciclarla e buttata lì nell’incuria più incomprensibile, confezioni di condom, attrezzatura per elettricisti. E poi. Non c’è uno scivolo che riesca a svolgere la sua funzione. Sono rotti. “Sono i bambini che li rompono”, ci informa qualcuno. Ma i bambini sono bambini, accanto a loro dovrebbero esserci gli adulti e un governo locale che faccia in modo che i più piccoli, nonostante la loro vivacità, possano continuare a usufruire di un servizio pubblico, aggiungiamo noi. La vasca per fare verde è ricoperta di erbacce. Non c’è più. Come non ci sono più tanti altri giochetti finiti ammassati insieme agli altri rifiuti. Le “simpatiche” gallerie sono sporche. Il pontino dell’acqua piovana è ricoperto dall’erba alta. Il Parco giochi, oggi, è solo l’ombra di se stessa. Un’ombra, ancora, molto più somigliante a quella di una discarica all'aperto. Con il caldo di questi giorni basta un fiammifero per rendere ancora più spiacevole il destino di questo abbandono.
“Qualche volta si vedono pure dei rettili, dei serpenti”, dice un bambino a cui la mamma ha vietato di andarci. “Perché è pericoloso”, spiega. “Me lo ha detto la mamma”, insiste. Ma gli altri bambini ci vanno lo stesso. È pur sempre uno spazio per farli rincorrere. I bambini sono bambini anche riguardo all’attenzione che hanno verso se stessi. Non si fanno tanti problemi se giocano in mezzo agli inerti, ai televisori sfasciati, o in mezzo a minacciosi pezzi vetro.
Accanto al Parco giochi c’è un campo di calcetto dove i soliti ignoti per entrare hanno tagliato la rete di recinzione e hanno rubato finanche le reti delle porte. Il terreno è in buone condizioni, ma sembra un punto di raccolta differenziata bello e buono. Solo della plastica, però. Centinaia e centinaia le bottiglie d’acqua andate a finire proprio nel rettangolo da gioco. Ma la ciliegina sulla torta dell’incuria in cui versa il quartiere di Viale Europa è un traliccio della corrente elettrica inchiodato in mezzo alla strada. Occupa grosso modo un’intera corsia. Il colpo di genio dell’Enel è stato salutato anche da alcuni conducenti che ci sono andati addosso con la loro auto.
Diventerà il fiore all'occhiello di Botricello. Anche i bambini lo chiedono. Non lo dicono apertamente ma lo vogliono.

26 agosto 2009

Il Cavaliere Callipo. Chi salirà sulla sua biga?


Luigi De Magistris di spalle. In piedi Pippo Callipo

Il cavallo "Callipo". Il suo nome e la sua spiccata personalità tira. Un preferito per tutti i cittadini, soprattutto per quelli onesti, e anche per i futuri elettori, garantiscono i bookmakers. In vista delle prossime elezioni amministrative regionali anche Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro, dell'Italia dei valori, hanno plaudito. L’ex pm non ci ha pensato due volte a “sostenerlo”, anche se, dopo l’entusiasmo iniziale, ieri, a Soverato, dove è stata ufficializzata la sua discesa in campo, ha precisato: “personale”, “sostegno personale”. Non di partito, quindi. Sono tanti, ancora, i nodi da sciogliere. A parte i programmi ci sono i nomi da individuare accanto al cavallo vincente. E sì perché Callipo può essere un cavallo vincente. Il terzo polo. Tra la piovra Loiero (per il suo mostruoso trasformismo nell’accontentare le lobby bipartisan) e il cavallo di razza Scopelliti (per essere il sindaco più amato d’Italia) Callipo può essere quell’outsider che manda in pensione tutta la vecchia guardia in un colpo solo. Stima reciproca con Angela Napoli, del Pdl, che ancora non ha sciolto le riserve se candidarsi con l’uomo del Tonno e del gelato (il tartufo di Pizzo), o con i suoi compagni di partito, con i quali non ha mai manifestato remore nell'essere, anche con loro, una spina nel fianco in fatto di lotta alla mafia e di inciucio politico. Ieri a Soverato nell’incontro organizzato dall’associazione “Calabria futura” si è parlato di “Rinnovamento e legalità”. Tutti concordi nell’affermare che “il vero cambiamento in Calabria avviene con la rivoluzione culturale della legalità”. De Magistris, Napoli e Callipo sono agli occhi dei più i veri testimoni di questa causa.
Ma chi salirà sulla biga del Cavaliere del lavoro?
Soverato è una città turistica. Molti sono i vip, e i meno vip, che vi trascorrono le vacanze. Sarà stata una coincidenza ma ieri l’anfiteatro del lungomare era pieno zeppo di politici appartenenti ai due maggiori schieramenti che hanno partecipato e stretto la mano a Callipo, o che l’hanno solo osservato da lontano, per capire tra le righe i suoi passi futuri. Le sue intenzioni.
Tra questi (ricordiamo solo quelli che abbiamo riconosciuto)
Mario Muzzì, presidente della Commissione sviluppo del Pd calabrese, della Fondazione Field, e da sempre uomo di Loiero; Nuccio Iovene, ex senatore dell’Ulivo e dei Democratici di sinistra, e attuale consulente dell’assessorato all’Ambiente della Regione Calabria; Bruno Censore, consigliere regionale dell’area Pd; Michele Drosi (Pd), sindaco di Satriano e vicepresidente della Cia calabrese (confederazione italiana agricoltori), Giuseppe Pitaro (Pd), sindaco di Torre di Ruggiero, Walter Placida (Mpa) vicesindaco di Sellia Marina, e Franco Cimino, consigliere del Pdl al Comune di Catanzaro. Il sindaco di Soverato, Raffaele Mancino (Pdl), avendo partecipato all’organizzazione della serata sulla legalità e sul rinnovamento, non dovrebbe fare testo. Ai posteri

Nucleare in Calabria? Callipo propone un referendum


Pippo Callipo ieri a Soverato

La discesa in campo del Cavalier Callipo, in vista delle prossime elezioni regionali in Calabria, è una notizia grossa. È una speranza per tutti i cittadini che si augurano un cambio di rotta. Una svolta. Per lui è solo un “dovere”. Per lui che, nonostante le minacce, ha deciso di rimanere e di investire in Calabria. Il suo tonno è diventato un marchio di garanzia e qualità apprezzato in tutto il mondo. “Se non volete il mio tonno, non compratelo!”, lo senti dire il giorno della sua candidatura ufficiale, come a cercare il confronto diretto con i suoi interlocutori. “Io parlo con i miei dipendenti e con la gente. Ho sempre cercato di fare il loro bene. E esporterò la mia esperienza in politica”.
Sanità ed infrastrutture sono tra le sue priorità in una regione dove ancora capita che le persone si recano negli ospedali e “si sentono dire che manca questa apparecchiatura o quell’altra”. In una regione dove la Salerno-Reggio Calabria è ancora “quella che è”. E dove per quanto riguarda la Trasversale delle Serre negli ultimi 40 anni “hanno inaugurato la prima, poi la seconda e anche la terza pietra”, ma ancora non se n’è fatto nulla.
A margine della manifestazione “Rinnovamento e legalità”, organizzato dall’associazione “Calabria futura” di ieri a Soverato, a Pippo Callipo abbiamo posto qualche domanda sul nucleare.

Cavaliere Callipo, lei è a favore o contrario al nucleare in Italia e in Calabria?
Parliamo di cose più importanti. La questione del nucleare non mi sembra attuale.

Entro pochi mesi il Governo individuerà i siti dove costruire le centrali. Il ritorno del nucleare in Italia è legge.
Il mio parere è che a decidere dovranno essere i cittadini. Si farà un referendum. Se lo vorranno bene. Altrimenti no.

Ma il Governo non è propenso a farsi condizionare dalle Istituzioni locali. Deciderà autonomamente.
C’è il Governo e la Regione Calabria. Che dobbiamo fare? Dobbiamo chiudere la Calabria?

Lei ha sempre rappresentato il volto più bello della sana e positiva imprenditoria calabrese, crede che è possibile esprimere queste qualità anche nel nuovo business dell’energia, dall’eolico fino al nucleare di recente interesse?
Bisogna distinguere gli imprenditori dai “prenditori”. I secondi sono quelli che acchiappano, che si appropriano con l'arroganza. Che fanno parte della politica dell’inciucio. È arrivato il momento di dire basta a questo stato di cose. Certo che la sana imprenditoria si può espandere anche nell’energia. Bisogna solo vincere le gare con merito. E permettere che questo si verifichi.

Quale il suo primo atto se verrà eletto presidente della Regione Calabria?
Faremo una grande festa con tutti i cittadini calabresi.

Con i cittadini onesti?
No, con tutti. Perché in Calabria i cittadini disonesti sono veramente pochi e dobbiamo avere il coraggio di emarginarli.

25 agosto 2009

La linea retta di Callipo sulla Sanità calabrese


Pippo Callipo

Pippo Callipo ha le idee chiare su come debbano essere risolti i problemi della Sanità in Calabria. Nel giorno in cui si avvicina la sua candidatura ufficiale con Italia dei valori, sponsorizzata dai massimi vertici del partito, Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris, per le prossime elezioni politiche dell’ente intermedio, intervenendo sull’ultimo caso di malasanità nella nostra regione, la morte ieri pomeriggio di una bambina di 5 anni nell’ospedale di Locri, non sembra avere dubbi su quali dovrebbero essere le scelte coraggiose da fare. “Commissariamento e licenziamento di tutti i livelli politici ed amministrativi apicali della Regione”.
Callipo è del parere che per combattere un male bisogna andare alla radice. Parole che si traducono in musica per le orecchie dei cittadini calabresi onesti. “Per i quali – spiega l’imprenditore - è diventato intollerabile che l’Italia intera nutra ormai il forte sospetto che la sanità calabrese è un lager dove chi entra muore o rischia di morire. C’è da esprimere sconcerto - prosegue in un comunicato - per l’ennesimo “caso” e vergogna per chi quel sospetto sull‘intera Calabria lo lascia crescere e consolidare e, contemporaneamente, non fa nulla per risolvere i guasti della sanità calabrese. Che ci sia un vuoto di potere nella sanità calabrese è più che evidente – sottolinea - dato che la politica regionale non è da tempo ormai nelle condizioni di assolvere alle proprie responsabilità”. Ma ciò che è divenuto altrettanto intollerabile per Callipo è “vedere che il Governo, anziché commissariarla, licenziando tutti i livelli politici ed amministrativi apicali, seguita a fare propaganda senza decidere. In realtà – motiva - non si comprende il gioco sconcertante che assieme Governo e Regione stanno facendo sulla pelle dei pazienti e della Calabria. E’ ora di dire basta e di prendere decisioni radicali, severe e definitive. Dire “fuori la politica dalla sanità” – conclude - è uno slogan: il Governo mentre supplisce alle inefficienze della Regione Calabria, deve istituire una commissione d’inchiesta composta da esperti e magistrati per individuare le responsabilità e indicare nomi e cognomi dei colpevoli, sia dei casi di malasanità che dello sfascio amministrativo e finanziario per la cui rendicontazione è stata incaricata una società che, se è stata pagata, ha il dovere di riferire ai calabresi ed all’Italia a quanto ammontano i debiti, come sono stati accumulati e da chi e perché”. Una presa di posizione, la sua, drastica e indifferibile, che sgombra le perplessità su quale sarà il suo modus operandi se sarà eletto. “Pulizia” ad ogni livello amministrativo e politico della sanità calabrese. Della quale, fin da ora, anche i cittadini onesti sono al corrente.

La zona Pip di Cropani


Il cartello parla chiaro. Evidentemente non tutti lo leggono

Si chiama zona Pip. E sta per Piano di insediamenti produttivi. In effetti, gli insediamenti, le fabbriche e le tante aziende che vi lavorano lo dimostrano. E’ il polmone economico della città di Cropani. Ma potrebbe diventare un sito strategico anche sotto il profilo più ampio dell’organizzazione dei servizi.
Grandi spazi e tante strutture (una delle quali di proprietà del Comune e quasi mai utilizzata) attendono, infatti, un intervento risolutivo dell’Amministrazione. Fino ad allora la zona Pip di Cropani sarà sempre divisa in due parti.
La strada principale che porta agli insediamenti, che sembra accettabile sul piano della viabilità, pur se con qualche buca di troppo, da un lato. E la zona rimanente, che è diventata una vera e propria discarica abusiva, dall’altra. Intere traverse che traboccano di rifiuti. Lavatrici, materassi e ingombranti di ogni genere e materiale, ed erbacce che in alcuni casi nascondono marciapiedi e opere di urbanizzazione già costruite. Montagne di immondizia che parcheggia lì fino al prossimo incendio. Non è raro infatti che qualche volta ci scappi il fuoco da quelle parti, sprigionando nell’atmosfera tutta quella diossina che fa tanto male alla salute delle persone e all’ambiente circostante.
Da qui l’appello dei cittadini perché la nuova Amministrazione riesca a bonificare tutta la zona per renderla più accogliente e maggiormente fruibile sul piano dei servizi per tutta la comunità.


Alcune immagini che documentano lo stato di incuria in cui versa la zona Pip di Cropani

Luce e parcheggi, anarchia in pectore


Il palo della luce "accerchiato" da fili abusivi

Se serve la luce basta attaccarsi ai pali del Comune. Avranno pensato questo alcuni coraggiosi bancarellisti che non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di usufruire della corrente elettrica senza tasse, spese e accise varie. Hanno predisposto un robusto filo, con tanto di nastro isolante, e vi hanno inserito la presa che poi hanno collegato alla loro apparecchiatura. Niente di più semplice, se non fosse che “non si può!”. “E già, bisogna chiedere l’autorizzazione, anzi nemmeno si chiede perché non è illegale”, qualcuno gli ha fatto notare. “Ma come? – hanno risposto loro - lo fanno in tanti!”.
Nella zona a mare di Sellia Marina, in tempi in cui finanche l’Amministrazione ha gettato la spugna rinunciando a illuminare la pineta attrezzata a causa delle continue rotture da parte di ignoti, il furbetto di turno,invece, ha trovato il modo di risolvere il problema dell’approvvigionamento elettrico.
La circostanza si è registrata nella "piazzetta del mare", così come viene comunemente ricordata, luogo strategico delle manifestazioni culturali e di svago della bella stagione, dove la polizia municipale, organo di controllo del regolamento urbano, sembra molto presente tanto che le multe per divieto di sosta fioccano. Caso diverso, invece, sul lungomare, parallelo alla piazza, dove, nonostante i segnali di divieto le macchine parcheggiano senza tanti rimorsi, e i vigili sembrano non accorgersene.
Saranno delle sviste? Certamente sì. D’altronde, nelle ore piccole dell’estate ancora in corso, “può capitare qualche volta di chiudere un occhio e di non vederci bene”, commentano ironicamente quelli che alludono e insinuano un possibile conflitto di interessi fra il corpo di polizia e la proprietà di alcuni locali del lungomare. In un caso pare si tratti della medesima persona che dovrebbe controllare se stesso, o meglio i suoi clienti.


Il lungomare di Sellia Marina. Le auto sostano nonostante il divieto

24 agosto 2009

Gli alieni a Sellia Marina?


Una delle foto scattate a degli "oggetti luminosi" apparsi in cielo nei mesi scorsi

“Quando le cose le vedi con i tuoi occhi è diverso. Io non è che adesso ci credo agli alieni, ma chi, se non qualcuno di loro, ha potuto fare una cosa simile?”. È la domanda che si pone una persona che vuole rimanere anonima. Ha fotografato con la sua digitale degli “oggetti luminosi” in cielo, difficili da classificare con precisione. È da escludere categoricamente che sia trattato di aerei o di navicelle spaziali. Oggetti luminosi, come fosforescenti. E poi negli stessi giorni gli è capitato di osservare dei disegni molto particolareggiati, splendidi nella loro perfezione, come quelli creati dai programmi dei personal computer, sulla sua moto e su alcune piante. Questi fatti si sono verificati a Sellia Marina nei mesi scorsi. E solo adesso si è deciso a raccontare quello di cui è stato testimone.
“La prima sensazione che ho avuto è stata di turbamento a vedere quelle specie di astronavi che viaggiavano in cielo a velocità sostenuta. Era ancora pieno giorno. Non ci pensai due volte. E li fotografai. Feci appena in tempo perchè ad un certo punto scomparvero all'orizzonte. Poi nei giorni successivi, se non ricordo male il giorno dopo o anche la stessa sera, ritrovai sul parafango della mia due ruote dei disegni bellissimi. Erano praticamente perfetti. Non sembravano fatti dalle mani di un uomo normale. E nelle vicinanze dei fori caratteristici sulle foglie di alcune piante. Su queste possiamo anche sorvolare, ma la coincidenza tra questi tre episodi mi lascia perplesso”. Alla domanda se anche altri hanno visto ciò ha visto lui risponde di sì, che vi erano accanto a lui anche altre persone. Ma non ricorda se anche loro hanno fatto in tempo a fotografare queste “stranezze”.



PS
Se qualcuno di voi ricorda l’episodio e vuole raccontare ciò di cui è stato testimone può commentare liberamente. E se è in possesso di qualche foto dell’evento la può inviare alla mia posta elettronica che trovate in “Visualizza il mio profilo completo”.

23 agosto 2009

Rondò "alla selliese"



Si chiamano rotatorie, o rotonde, o anche rondò alla francese. Sono dei tipi di intersezione a raso fra due o più strade, informa l’enciclopedia libera sul web, Wikipedia, cioè le strade che afferiscono ad esse sono poste sullo stesso piano senza intersecarsi. In Italia è dagli anni ’90 che le stanno costruendo. Stanno smontando i semafori dappertutto per metterci al loro posto le rotatorie. Rotonde, rotondette, cioè rotonde ad ampio raggio, a corto raggio, rotonde "alla francese", "all’italiana". Impazzano le rotonde nel Bel Paese. Sono più sicure, dicono le direttive della Comunità Europea. E allora spazio alla fantasia progettuale, alle soluzioni migliori per smaltire il traffico e per diminuire il numero degli incidenti.
A Sellia Marina è da un po’ di anni che sembrano diventate la panacea dei mali urbanistici di cui soffre, improvvisazione e abusivismo edilizio. C’è un incrocio fatto male, perché magari le strade hanno delle corsie che casualmente si rimpiccioliscono o si ingrandiscono all’altezza del bivio? Facciamoci una rotatoria e risolviamo il problema! Le strade sono ancora sterrate e la sicurezza per pedoni e conducenti è in pericolo, inventiamocela una rotonda! E poi c’è il discorso dell’illuminazione. La caratteristica tipica della cittadina ionica è quella di piazzarci un palo della luce proprio al centro così se qualcuno per distrazione non legge i cartelli stradali avrà modo di accorgersene che in quel punto c’è… un rondò “alla selliese”.
A Sellia Marina la rotatoria più scenografica è quella del lungomare. Niente da dire, bellissima. Con un’isola giratoria costellata da schegge di pietre che si sposa bene con l’arenile subito appresso. Ma c’è un ma. Le cosiddette “isole direzionali triangolari” sono troppo vicine a quella centrale. Un autobus avrebbe difficoltà a girare. Le corsie ad anello sono strette. I lavori sono finiti l’anno scorso, potevano pensarci prima. Ormai è tardi, bisognerebbe rompere e ricostruire tutto. Un dettaglio che sarà sfuggito al progettista. Però, un dettaglio importante per una migliore e più funzionale fruizione stradale della zona a mare.
La precedenza qui è di chi la rotatoria l’ha già imboccata, si dice “alla francese”.



Nella stessa cittadina sono appena conclusi i lavori di un’altra rotonda, ma extraurbana. Quella sulla statale 106 in località la Petrizia. Qui per fortuna le isole triangolari non sono così ingombranti. C’è una portentosa isola giratoria, ma appare “spostata”, più a monte. Chi viene da Crotone non ha la stessa agevolazione di passaggio di chi arriva da Catanzaro. Il dettaglio è stato da poco salutato da un’auto che l’ha presa in pieno, la rotonda. Di notte continua ancora a non essere illuminata, ma i cartelli ci sono, e parlano di un rondò alla francese. Precedenza a chi si trova dentro l’anello di circolazione.


Nel tessuto urbano ce ne sono altre tre, più o meno recenti. Quella più vecchia si trova vicino al villaggio Grecale. Lo spazio riservatogli è immenso. Ma tra isola giratoria e isole direzionali c’è un po’ di confusione. Sarebbe bastata solo un’isola con un raggio magari più grande per meglio snellire traffico veicolare e pedonale.
Questa si dice “all’italiana”, la precedenza è di chi la sta per imboccare.


Un’altra rotatoria registriamo in località S. Vincenzo. Dovrebbe trattarsi di una rotonda a corto raggio. Ma c’è quel palo della luce proprio in mezzo che la rende rara nel suo genere. Avrebbero potuto innalzarlo ai lati per renderla più sicura per tutti gli automobilisti, anche per quelli più distratti.
Questa, come le prime, è alla francese, precedenza per chi ci sta dentro.



Ma il capolavoro ingegneristico dei rondò “alla selliese” è senz’altro quella in località Chiaro. Apparentemente ha la forma di una rotonda classica in un incrocio a quattro bracci. Ma è molto di più. Due delle quattro strade che vi sopraggiungono sono ad imbuto. Cioè la misura delle corsie è di fantasia. Prima strette, nelle vicinanze del bivio si allargano. Se questo è un punto a favore per chi ci arriva, sul piano della sicurezza, non lo è altrettanto per chi si allontana dal bivio. Questo fa sì che il raggio dell’anello centrale sia completamente fuori asse. Chi l’ha progettata ha sicuramente tenuto in considerazione il disegno preesistente dell’incrocio ma non ha provveduto a migliorarlo sul piano della sicurezza. Almeno, a sentire il parere dei residenti delle vicinanze e degli automobilisti che l’attraversano quotidianamente. E poi quel chiodo fisso di mettere il palo della luce proprio in mezzo deve essere una caratteristica tipica dei progettisti selliesi. Conducenti avvisati, mezzo salvati. Rondòalla selliese”, dicesi.

22 agosto 2009

Calabria al veleno


La Motonave "Jolly Rosso" incagliata sulla costa di Paola in Calabria

Un'area radioattiva a pochi chilometri dal luogo del naufragio della motonave Rosso. Il sospetto di altri traffici di sostanze tossiche via mare. Con una grave minaccia per la salute. Ecco le ultime scoperte degli investigatori

di Riccardo Bocca*

Alla fine è emerso il peggio del peggio. Si è trovata un'area collinare, a pochi chilometri dal litorale cosentino, contaminata dalla radioattività. Si è scoperto che in quella stessa zona è avvenuto lo smaltimento di rifiuti tossici provenienti dalle lavorazioni industriali. Sono spuntate testimonianze che collegano questi ritrovamenti a traffici, via mare, di scorie pericolose. E soprattutto, si è riscontrato nei comuni limitrofi l'aumento dei tumori maligni, con un pericolo a tutt'oggi incombente sulla popolazione.

>VIDEO Gli intrecci dei veleni sulle coste calabresi

Una vicenda terribile che parte il 14 dicembre 1990 dalla spiaggia di Formiciche, Calabria, mezz'ora di macchina a nord di Lamezia Terme. Pochi ombrelloni sparsi, turismo familiare e l'azzurro tenue del mare costeggiato dalla ferrovia. Qui, 19 anni fa, si è arenata davanti agli occhi perplessi dei residenti la motonave Rosso. Secondo l'armatore Ignazio Messina, si trattò di un incidente provocato dal mare in burrasca. Ai magistrati, invece, venne il dubbio che a bordo ci fossero sostanze tossiche o radioattive: bidoni che avrebbero dovuto essere smaltiti sui fondali marini, e che causa maltempo sarebbero finiti sulla costa, per poi sparire nell'entroterra. A lungo, come riferito in numerosi articoli da "L'espresso", gli investigatori hanno cercato di scoprire la verità. Sia sul carico della Rosso, sia sulle altre carrette del mare: imbarcazioni in condizioni pietose, mandate a picco nel Mediterraneo colme di scorie. Un lavoro segnato da mille ostacoli e costanti minacce. Il 13 dicembre 1995, dentro questo scenario, è morto in circostanze più che sospette il capitano di corvetta Natale De Grazia, consulente chiave della procura di Reggio Calabria. E intanto, dall'intreccio tra Italia e altre nazioni (europee e non, comunque disposte a tutto per smaltire pattume tossico) sono uscite le figure di agenti segreti, politici ai massimi livelli, faccendieri massoni e onorati membri della 'ndrangheta. Ma nonostante le migliaia di verbali, di indizi, di indicazioni sui presunti luoghi di occultamento, non si è raggiunta per anni la certezza. Ancora il 13 maggio scorso, il gip Salvatore Carpino si è trovato ad archiviare il sospetto di affondamento doloso e truffa pendente sugli armatori Messina. E loro hanno festeggiato: dichiarando che quest'atto chiude una stagione di "accuse infondate, calunnie, subdole diffamazioni e campagne stampa fondate sul nulla".
Tutto a posto dunque? Nessuno ha trafficato via mare in rifiuti nucleari? Nessuno, soprattutto, è più autorizzato a ipotizzare retroscena inconfessabili per il caso "Rosso"? La risposta è no, purtroppo: niente è ancora tranquillo in Calabria. Poco è stato definitivamente chiarito, in questa storia, e il primo a riconoscerlo è il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano: il quale non soltanto sta continuando a indagare, ma ha trovato quello che si sospettava da anni: appunto la presenza, a pochi chilometri dalla spiaggia di Formiciche, sulla strada provinciale 53 che sale in collina, di un'area radioattiva. "Prudenza e determinazione", sono comunque le parole d'ordine. "Anzi: ancora più prudenza che determinazione", si corregge Giordano. Teme si scateni il panico, in quest'angolo di campagna che prende i nomi di Petrone- Valle del Signore e Foresta, e che è incastrato tra i comuni di Aiello Calabro e Serra d'Aiello, lungo il greto del fiume Oliva. Già nel 2004, l'Arpacal (Agenzia regionale protezione ambiente calabrese) aveva qui scoperto metalli pesanti e granulato di marmo, utilizzato dalla malavita per schermare la radioattività.
Allora, il perito Ornelio Morselli certificò la presenza eccedente di rame e zinco, ma anche di policlorobenzeni (Pcb) con "caratteristiche tossicologiche analoghe alle diossine". Se a questo si somma che un funzionario dell'ex genio civile, ha ammesso di avere visto un fusto nella briglia del fiume Oliva, si capisce perché l'ex pm di Paola, Francesco Greco, abbia ipotizzato un nesso tra il ritrovamento dei rifiuti e la motonave Rosso; e più in generale, un legame tra le sostanze tossiche e i traffici marittimi. Una tesi che qualcuno ha cercato di catalogare come azzardata, ma che oggi, con il ritrovamento di un documento inedito, assume tutt'altro spessore. Nel 2005, infatti, un investigatore della procura di Paola ha accompagnato al fiume Oliva Amerigo Spinelli, poliziotto municipale di Amantea (paesino accanto alla spiaggia di Formiciche). E nella sua relazione finale, ha scritto: "Spinelli indicò un'area che (...) corrisponde al greto della località Valle del Signore ed aree adiacenti ". Di più: Spinelli ha riferito "che un'ampia zona compresa tra la predetta zona e almeno 200 metri a ovest (...) era stata interessata dal deposito di rifiuti/materiali derivanti dallo smantellamento della motonave Rosso".
In seguito, la magistratura ha indagato tra Aiello Calabro e Serra d'Aiello, Amantea e San Pietro in Amantea. Ha cercato riscontri, materiali, tutto pur di inquadrare la situazione. E infatti, nel 2007, è arrivato il secondo colpo di scena, anch'esso sconosciuto fino a questo momento. Due ufficiali hanno notato dei camion che prelevavano terreno dai torrenti Catocastro e Valle del Signore (affluente dell'Oliva) per il ripascimento delle coste. E quando hanno ispezionato le spiagge interessate, hanno trovato svariati oggetti ferrosi, tra i quali un "coperchio (...) presumibilmente appartenente a un fusto", pezzi di lamiera e "quattro tubi di diverso diametro" che "possono essere ricondotti, verosimilmente, a parte delle protezioni in uso sui traghetti Ro-Ro": navi come la Rosso, con lo sportello ad hoc per imbarcare i carichi su ruote. A questo punto, l'ispettore che due anni prima aveva accompagnato Spinelli al fiume Oliva, è tornato in azione: ha svolto un nuovo sopralluogo, ha confrontato quel panorama con le fotografie scattate dagli ufficiali, e ha messo nero su bianco: "Con certezza posso dire che i due siti coincidono, e (che il perimetro) è individuato in agro di Aiello Calabro, località Valle del Signore e aree adiacenti". In altre parole, è probabile che i rifiuti tossico-radioattivi abbiano viaggiato per mare, e siano stati occultati qui. La stessa conclusione, d'altronde, suggerita da altri indizi concordanti. Il primo, a cavallo tra il 2007 e il 2008, è che l'Arpacal e il perito Morselli hanno riscontrato in profondità a Foresta agro di Serra d'Aiello, la presenza di Cesio 137 (lo stesso fuoriuscito da Chernobyl). Il secondo indizio, datato novembre 2008, è che grazie ai carotaggi "nelle immediate adiacenze della briglia del fiume Oliva", si è trovato un sarcofago (di dimensioni ancora ignote) in cemento a circa 10 metri di profondità. E all'interno, scrivono i consulenti della procura, "c'erano concentrazioni elevate di mercurio", presente anche in altri campioni. Da qui, parte l'ultima svolta di questo incubo. Dalla testardaggine con cui il procuratore Giordano insegue reati che vanno dal disastro ambientale all'avvelenamento delle acque. "Questioni fondamentali sotto il profilo della pubblica tranquillità ", le definisce. Per questo, a fine 2008, ha incaricato l'università della Calabria e il Cnr di sondare, con cartografie satellitari, eventuali anomalie termiche nell'entroterra calabro (segno di radioattività). E il 17 febbraio è arrivata la risposta: positiva.
Le anomalie ci sono, addirittura "evidenti " a Serra d'Aiello: proprio nella zona "prospiciente al fiume Oliva". Tanta è la delicatezza del problema, da richiedere un controllo diretto sul terreno, con il supporto del reparto Nbcr (Nucleare batterico chimico radiometrico) dei Vigili del fuoco di Cosenza e Catanzaro. E gli esiti sono tanto gravi quanto inequivocabili: "Il monitoraggio ha permesso di individuare limitate seppur significative anomalie di radioattività". Il 2 marzo seguente, l'Arpacal ha trasmesso alla procura "l'esito delle analisi radiometriche campali" attorno al fiume Oliva. Ed è giunta l'ennesima conferma, supportata dai rilievi in una vecchia cava che "si estende per 200-300 metri dalla provinciale 53, al chilometro sei", di fianco all'Oliva. Il risultato è che ci sono tracce di contaminazione. Non solo: ci sono "radionuclidi artificiali" che "non dovrebbero normalmente essere presenti nel terreno". Ma sono stati rilevati. Ecco perché, sempre Arpacal, ha suggerito ai magistrati di svolgere ancora accertamenti, per "escludere un qualsiasi aumento del rischio alla popolazione, soprattutto di inalazione e/o ingestione". Ed ecco perché, in questo contesto, assume speciale rilevanza la consulenza di Giacomino Brancati, dirigente del settore prevenzione nel Dipartimento calabrese per la tutela della salute. Il quale, in un documento di 300 pagine, segnala espressamente "l'esistenza di un pericolo attuale per la popolazione residente nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d'Aiello, circostante al letto del fiume Oliva a sud della località Foresta (centri di Campora San Giovanni, Coreca e Case sparse, comprese tra il mare e Foresta)". Un allarme, dice Brancati, "dovuto alla presenza di contaminanti ambientali capaci di indurre patologie tumorali e non", a cui va sommato "un consistente danno ambientale".
Possibile, con queste premesse, infilare la vicenda in un faldone e seppellirla in archivio? Ha senso trascurare i segnali che rievocano il mistero della motonave Rosso? Risponderanno nel merito la Protezione civile, i carabinieri del Noe e il ministero dell'Ambiente: tutti consultati dal procuratore Giordano. Nel frattempo, è il caso di ricordare un ultimo dettaglio. Il 9 giugno 2005, "L'espresso" ha pubblicato il dossier di un ex boss della 'ndrangheta che si accusò di avere affondato, d'accordo con il clan Muto, carrette del mare zeppe di sostanze tossiche. Tra le navi, ne indicava tre che transitavano "al largo della costa calabrese, in corrispondenza di Cetraro, provincia di Cosenza". E proprio in questo tratto di mare, a 487 metri di profondità, l'Arpacal ha individuato il 14 dicembre scorso un "rilievo di forma ellittico/circolare", lungo "circa 80 metri e largo non più di 50, che si eleva rispetto alle profondità medie circostanti di circa 4 metri". Guarda caso, agli investigatori risulta che il titolare della vecchia cava accanto al fiume Oliva (oggi defunto) fosse taglieggiato dagli 'ndranghetisti Muto. «L'ennesima traccia del meccanismo di smaltimento illegale ", dicono. "L'ennesimo passo verso una verità scomoda".


*giornalista de L'espresso
Ha collaborato Paolo Orofino

La notizia, dell'individuazione di tracce di radioattività a pochi chilometri da dove si arenò 19 anni fa la motonave Jollo Rosso, è stata pubblicata da L'espresso lo scorso 20 agosto, ma già il giorno prima era stata anticipata dal sito Why not Blog

21 agosto 2009

Papi, il gran sultano. Luigi De Magistris e Angela Napoli alla presentazione del libro di Marco Lillo



E’ stata una cronistoria delle avventure di Berlusconi ai festini organizzati con soubrette ed escort a Palazzo Grazioli. E’ stato un ripercorrere le loro storie. Gioielli, successi e fallimenti che hanno coinvolto certe volte anche compagni e mariti. Come una pellicola che ti inchioda al televisore. Con il carnefice che diventava addirittura vittima, suo malgrado. Per alcuni tutto questo forse è solo gossip, ma dietro le quinte c’è molto di più. Angela Napoli ha manifestato: “indignazione “. Si sente “offesa”, come donna e come parlamentare. Ha parlato di “un sistema malato”, non tanto per giustificare il capo della coalizione politica di cui fa parte, ma perché “se questi fatti non vengono perseguiti induce altri a comportarsi allo stesso modo”, ha detto. “Corruzione”, invece, ha accusato Luigi De Magistris, e ha sollecitato “una svolta culturale, prima che morale” del modo di fare politica. Questo quanto è emerso ieri a Catanzaro durante la presentazione del libro “Papi” di Marco Lillo. Presenti all’incontro anche Antonio Argirò, assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, Filippo Capellupo, presidente della Proloco di Catanzaro, e i giornalisti Claudio Pappaianni, de “L’espresso”, e Giulia Zampina, de “il Quotidiano della Calabria”.



A fare da spartiacque alla bagarre sul primo ministro italiano e sulle sue ragazze, proprio per mettere in chiaro quando la privacy delle persone diventa un affare di pubblico interesse, è stato l’articolo 54 della Carta costituzionale italiana. Che recita così: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Lo ha precisato fin da subito Marco Lillo che, storie alla mano, ha via via sciorinato la trama di uno Stato affidato a un settantenne, Silvio Berlusconi, che a margine di un pranzo con altri esponenti del governo, come Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, e Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è stato in grado con una semplice telefonata di promuovere Virginia Sanjust, annunciatrice tv, “consulente della Presidenza del Consiglio”.
“No, ma io non so, non sono in grado di svolgere questa mansione”, cerca di rifiutare lei. E Silvio insiste. Le vuole proprio bene sia a lei che al marito, Federico Armati, un agente del Sisde. Tanto che anche la carriera di lui viene premiata con un avanzamento. Ma poi la coppia litiga. E ne risente ancora, lui, dell’ombra del Papi della consorte che, nolente, era diventato anche suo, venendo licenziato su due piedi. Lui non ci sta e lo ricatta. Gli da un ultimatum, altrimenti racconta tutto ai giornali. Il periodo è difficile per Silvio, sono prossime le elezioni politiche. E Silvio cede. Il giorno prima dell’ultimatum il capo del Sisde, Mario Mori, fa richiamare l’espulso. Neanche nelle partite di calcio sarebbe possibile reintegrare gli espulsi. Eppure la Procura di Roma, che aveva avocato a sé l’indagine aperta dalla Procura di Napoli, non ci vede niente di male. Evita addirittura di interrogare tutti i protagonisti della sceneggiata. “Non vuole mettersi contro il governo”, si è concesso Lillo in un racconto plastico, senza sfumature, senza commenti di colore. Fatti come questi sanno parlare da soli.
Marco Lillo ha raccontato la storia di uno Stato affidato a un uomo che organizza festini con le escort vestite tutte eguali, procurate da Giampaolo Tarantini, accusato di spaccio e di corruzione. Della D’Addario. E di molte altre. Anche minorenni. Un racconto da thriller erotico. Che farebbe pure piacere a raccontare agli amici se non fosse che il protagonista è il primo ministro dei cittadini italiani. Un film erotico che ha anche una storia, con il Capo del Governo italiano che confessa a “delle perfette sconosciute” come ha convinto i capi delle altre nazioni a non firmare un atto che avrebbe fatto ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. “Ho fatto guadagnare alla Fiat 350 milioni di euro”, si vanta Berlusconi. “Forse avrà fatto felice un’azienda privata ma non ha reso altrettanto felici i cittadini che sono costretti a respirare più Co2”, ha annotato ancora Lillo.
Angela Napoli ha urlato “indignazione”. Non solo, ma ha riferito alcuni episodi della sua vita parlamentare che a ragione potrebbero aggiungere qualche postilla alla storia di Papi. Come quando vedeva il suo capo del governo avvicinarsi alle ragazze dei suoi stand elettorali promettendo loro un posto in Parlamento. “Sono stata male”, ha confidato. Un sistema malsano, dunque, che non riguarda solo Berlusconi. “Non dimentichiamoci – ha detto – che anche Agazio Loiero (presidente Regione Calabria, ndr) telefonò a Saccà per raccomandare la figlia alla Rai”.
Luigi De Magistris ha rincarato la dose: “Qui ci sono tutti gli elementi per spostarsi nel penale. Qui ci sono prove di corruzione”. E ha scoperto un altare importante per la libertà nella magistratura e nella stampa. “Il disegno di legge sulle intercettazioni – ha detto – sapete quando è nato? Gli stessi giorni in cui è scoppiato lo scandalo delle intercettazioni tra lui e il direttore della Rai Saccà. Con questa legge – ha continuato - vogliono cancellare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e della stampa. L’attacco finale – ha concluso – lo sferreranno tra il mese di settembre prossimo e dicembre”. Tra gli intervenuti anche Loris Lo Moro, deputata del Pd. Una dei pochi parlamentari a muoversi nei giorni caldi dell’inchiesta sui festini a chiedere un’interpellanza urgente. Invitata a dare un saluto ha esortato a una rivoluzione morale della politica.
Ma la presenza più misteriosa nella sala dell’Hotel Palace è stata quella di Emilio De Rose, sovrano gran commentatore della Loggia di rito scozzese Antico ed Accettato di Satriano. Carica che ha ricevuto dalle mani di Vincenzo Cassadonte, indagato insieme ad altri aderenti alla massoneria calabrese proprio da Luigi De Magistris, quando svolgeva la funzione di pm presso la Procura di Catanzaro, per violazione della legge Anselimi. Accuse che caddero davanti al Gip, Adriana Pezzo, il 24 giugno dello scorso anno. E fu proprio nei giorni immediatamente successivi al “non luogo a procedere” del giudice che Cassadonte decise di cedere il maglietto ad Emilio De Rose. “Perché voleva mantenerlo immacolato, puro, senza macchia, per cederlo così come gli era stato consegnato”, dissero i fratelli durante una conferenza stampa all’uopo convocata.

20 agosto 2009

Il Medio Ionio è fondamentale per l'asse centrale Catanzaro-Lamezia Terme. L'appello di Madia



di Giuseppe Madia*

Se è naturale, nel processo di miglioramento del sistema della mobilita’, dei trasporti pubblici e delle connessioni urbane tra i centri principali della Calabria, pensare che la principale attenzione deve essere data all’area istmica di Lamezia Terme/ Catanzaro, quale cuore strategico della Calabria, è diventato urgente che i Comuni di Simeri Crichi, Sellia Marina, Cropani e Botricello e le vicine aree interne (Sellia, Soveria Simeri, Sersale, Petrona’, Cerva, Belcastro) coagulino gli sforzi per affermare la loro soggettività e funzione. L’asse strategico Catanzaro/Lamezia, infatti, non può nascere, e se accadesse nascerebbe monco, prescindendo dall’area del medio Ionio. E proprio onde evitare simile iattura gli Enti locali interessati hanno il dovere di far sentire la loro voce, rappresentare i bisogni delle popolazioni e le potenzialità di sviluppo di cui sono portatori.
Né si può immaginare di far nascere ed irrobustire un Asse centrale del genere considerando periferia emarginata borghi popolosi, ricchi di storia, di iniziative economiche e tradizioni democratiche.
Delineare un Quadro Strategico d’Intervento per tutta la Calabria e, quindi, per la provincia catanzarese, ed aprire un dibattito su questo tema, mi pare di fondamentale importanza, in una provincia da sempre priva di strumenti di programmazione e di pianificazione, causa della sua perdita di ruolo e di offuscamento nel panorama regionale.
Ma soprattutto è urgente pensare, programmare ed organizzare il territorio non più in modo straordinario, cosi come e’ stato fatto negli anni passati ( vedi Intervento Straordinario, legge 64, ecc…) ma secondo un criterio ed una logica che abbia l’ ordinarieta’ della programmazione regionale come motore principale.
Quindi serve un criterio di programmazione e di ripartizione della spesa, a livello regionale, “strutturale e fondativa”, in quanto finalizzato a cogliere aspetti, peculiarita’ e identita’ del territorio regionale in grado di superare tutte le emergenze territoriali.
L’occasione, da non perdere ancora una volta, e’ data dai fondi strutturali europei 2007-2013, i quali danno la possibilita’ di incidere e di cogliere le problematiche più dolorose ed i ritardi in tema infrastrutturale, ambientale e di rigenerazione del territorio regionale.
Anche in tema di programmazione provinciale e’ ineludibile partire da un dato: occorre un progetto complessivo e unitario per le due citta’ (Catanzaro e Lamezia Terme), che sia in grado di conferire loro una identita’ di possibile “citta’ trasversale” assieme all’area del Soveratese.
La costruzione di questa “idea” e del suo sviluppo strutturale, non puo’ però essere concepita in modo isolato e senza correlazioni geografiche e dinamiche con il suo intorno ma deve essere intesa come:
a) un logico interscambio tra tutti i comuni della provincia;
b) un riconoscimento delle “vocazioni” prevalenti del territorio in base alle caratteristiche storico-culturali, paesaggistico-ambientali, socio-economiche e insediative;
c) partecipazione attiva di tutti i Comuni e degli Enti preposti.
In questa ottica, e’ necessario il massimo impegno, da parte della Regione e della Provincia, per delineare un “riequilibrio territoriale” che includa l’area del Medio Ionio. Si richiede quindi l’impegno delle Amministrazioni Comunali del Medio Ionio a farsi sentire al piu’ presto dal Governo regionale e dalla Provinci affinche’ anche per questa area si delinei un “quadro di possibilita’” in connessione con la programmazione e gli interventi previsti.
Il tutto a partire dal seguente cronoprogramma:
1) Stipula di un accordo di programma tra la Regione, la Provincia e i Comuni di Sellia Marina, Cropani, Simeri Crichi e Botricello e i paesi dell’entroterra su ambiti strategici e progetti in tema di infrastrutture viarie e tecnologiche;
2)Ridefinisca una seria politica di sviluppo turistico in grado di innescare uno sviluppo locale che parli di riorganizzazione del territorio e recupero urbanistico;
3)individuazione degli strumenti finalizzati alla creazione di un osservatorio permanente per l’area in esame.
Queste proposte possono essere attuate se s’inizia un percorso di cooperazione tra Enti Territoriali, Governo regionale e Provincia, sulla base di una fase di ascolto e di concertazione da cui debbono giungere risposte serie alla forte domanda di sviluppo che esprime il territorio.


* Vice Presidente Ordine Architetti Provincia di Catanzaro
e consigliere comunale di opposizione di Sellia Marina

Prossimi i lavori per una nuova rotatoria a Sellia Marina


Un'immagine di un incidente presso l'incrocio principale di Sellia Marina, dove sorgerà prossimamente una rotatoria

Sono maturi i tempi per l’aggiudicazione dell’appalto di una seconda rotatoria nel territorio di Sellia Marina, dopo la prima, appena completata in località La Petrizia. La prossima sorgerà al Km 198,800, cioè presso l’incrocio principale della cittadina ionica. L’importo a base della gara è stato di 1.048.550 euro.
La procedura di assegnazione è stata chiusa da poco, informa l’Anas, l’ente appaltante. 14 le ditte che hanno partecipato all’appalto. Tra le offerte pervenute, quelle considerate “non anomale”, cioè che non superano e non sono inferiori alle soglie delle norme di legge, sono sei. E sono quelle della Fidia Srl, dell’Ati inerti Neto Rocca Sas – Vaccaro Giuseppe Salvatore, della Restuccia Vincenzo Costruzioni Srl, della Costram Costruzioni stradali Amelio Srl, della Cooperativa Costruzioni calabrese Srl e dell’Incabit Srl. Quasi certamente sarà una di queste ad aggiudicarsi l'appalto. Il termine previsto per l’ultimazione dei lavori è di 180 dalla consegna.
Con molta probabilità, quindi, entro la prossima estate del 2010 i cittadini selliesi avranno la possibilità di recarsi al mare con più tranquillità e sicurezza, senza l’incubo dell’attraversamento della statale 106, arteria principale di comunicazione tra le provincie di Crotone e di Catanzaro e famigerato incrocio per i numerosi incidenti che ha registrato, alcuni dei quali anche mortali.

19 agosto 2009

Lo Scilotraco di Roca


L'alveo dello Scilotraco di Roca

È il torrente che separa il Comune di Cropani da quello di Sellia Marina. Nella geografia del comprensorio, che orientativamente rilascia a un ente la proprietà e le competenze di una sponda di un fiume e all’altro l’altra, questo fa eccezione, anche se solo per un tratto e a monte della statale 106. È il Comune di Sellia Marina, in questo caso, ad essere competente su entrambe le vie alzaie del fiume, fino alla vicina strada provinciale. Nella bella stagione è in secca. D’inverno, invece, alcune volte fa paura per la violenza della sua piena. Il 29 novembre dello scorso anno alle 10 e mezza di sera un’auto, con a bordo due persone di una certa età, nell’azzardato tentativo di oltrepassarlo attraverso una strada giudicata abusiva dalla Capitaneria di Porto di Crotone ma notoriamente utilizzata in località Sena, è stata trascinata per duecento metri. Solo l’immediato e il coraggioso intervento dei pompieri e dei carabinieri ha evitato il peggio.
Ecco, questo torrente, che sgorga dalle acque cristalline della Presila catanzarese, proprio nel punto più nascosto e più lontano da occhi indiscreti, a due passi dalla strada provinciale, è diventata una discarica. Vi si trovano rifiuti di ogni tipo. Ma sono gli ingombranti che vanno per la maggiore. Pneumatici, lavatrici, inerti, rotoli di pece per i tetti delle abitazioni. Bottiglie, intere specchiere. È una discarica a cielo aperto che, con il tempo, si adatta all’ambiente circostante. Su alcuni cumuli di immondizia è cresciuta l’erba e cela bene anni e anni di abbandono e di incuria da parte dell’uomo. La natura, invece, quando può non li lascia lì, ma li trascina con sé fino al mare. Il mare, la maggiore risorsa del comprensorio.


Alcune immagini che documentano lo stato di degrado in versa lo Scilotraco di Roca