31 marzo 2010

Desy, l'inferno e la speranza

Da sinistra: Antonio Maduri, Maria Pia Furina e Giovambattista Scalise

Desy, come desiderio. Desy, come voglia di vivere. Desy, come voglia di amare. Desy, come essere amata. Desy, come essere stuprata. Desy,come essere salvata dai farmaci. Desy, come alcolizzata. Desy che non vuole più vivere perché vuole suicidarsi. Ma c’è un ma in questo inferno. Una speranza che alla fine del libro viene buttata lì. Come un raggio di sole nella vita di desolazione e sofferenza che gli è stata donata.
Desy è una ragazza normale. Con dei sogni normali. Con dei genitori come tanti. Ma con un’adolescenza violentata e con un destino che sembra accanirsi contro di lei. Il romanzo “Desy”, di Maria Pia Furina, edito da Ursini, è tutto questo.
Il libro è stato presentato oggi a Palazzo Fazzari di Catanzaro. Erano presenti, oltre all’autrice, Giovambattista Scalise, responsabile culturale dell’Accademia dei Bronzi, Vincenzo Belcamino, docente di storia e critico letterario, e Antonio Maduri, docente di Istituti superiori. Ad aprire l’orizzonte entro il quale si dipana il racconto ci ha pensato Scalise. L’universo giovanile del sesso, dello sballo, delle sfide, e dei rapporti con la propria esistenza. A dare, invece, man forte alla critica è stato Belcamino: “E’ un racconto drammatico”, ha detto. “Che mette il dito nella piaga dell’esistenza giovanile”, ha continuato. “Una torre di Babele di emozioni dove si sovrappongono sociologia, psicologia, e religione”, ha spiegato. “Un linguaggio da film. Con delle sequenze temporali simili a quelle delle sceneggiature di oggi”, ha commentato. “Che si legge d’un fiato”, ha affermato. Una descrizione certosina di un inferno, il suo. Ma c’è la speranza. C’è. “Bisogna avere speranza”, così risponde alla protagonista del libro, scritto in prima persona, il ragazzo di cui è innamorata.
Meduri, concludendo, ha rimarcato il filo della speranza nella fede e nel sentimento religioso. Come a volere sottolineare il fatto che, anche se presente alla fine, è come se avesse fatto da garante alla sofferenza di Desy per tutto il volume prima di farsi scoprire soltanto all’ultima pagina.


La copertina del libro

30 marzo 2010

Tommaso Monterossi, il numero 1

Quando Piero, un collega di lavoro di Tommaso, ha ricordato che un giorno gli aveva detto sorridendo: “Sai, un domani qui farò costruire un ascensore, e farò i meeting da lassù, così che voi tutti dovrete guardarmi alzando gli occhi”, l’amico ha chiosato: “Sì, caro Tommaso, è vero. Oggi ti guardiamo lassù perché sei sempre stato, e sei, il nostro numero 1”, tutti i presenti al funerale di Tommaso Monterossi, morto per un incidente stradale sulla statale 106 sabato scorso, hanno applaudito. Un applauso smorzato dalle lacrime. Fino ad allora un silenzio commosso. Un dolore mantenuto in gola perché insostenibile. Poi la liberazione.

Nella Chiesa dell’Immacolata di Catanzaro parenti e amici hanno dato l’estremo saluto al loro Tommaso oggi pomeriggio. Tra i presenti anche i sindaci di Botricello e di Belcastro, Giovanni Camastra e Ivan Ciacci. Rose bianche e rose rosse circondavano il feretro. Una celebrazione sobria, presieduta dal parroco e da don Tommaso Mazzei. Il prete nell’omelia ha predicato il passo del Vangelo della Resurrezione di Lazzaro. “La morte è un passaggio”, ha detto. “Un vuoto sicuramente insopportabile per voi, per la perdita del vostro caro”, ha incoraggiato. “Ma c’è l’Al di là”, ha consolato. Nei primi banchi i familiari più stretti e la fidanzata, Stefania, che stava con lui in macchina al momento dello scontro frontale con una Mercedes classe C. Poi l’inferno. Entrambe le auto ridotte a un cumulo di lamiere. Tutti salvi per miracolo, tranne lui, Tommaso.Forse il Cielo lo ha voluto con sé.

29 marzo 2010

La prossima volta può toccare a te! Comitato per la 106

Tommaso Monterossi, il giovane di 27 anni che ha perso la vita sulla 106 sabato scorso
La prossima volta può toccare a te! La statale 106 non guarda in faccia a nessuno. Giovani e meno giovani. Se li porta via con la sua grande falce. Così, in un attimo. Non ti preavvisa la 106. Sei obbligato ad attraversarla per qualsiasi cosa, per lavoro, per impegni, anche per fare la spesa. La maledici quando c’è traffico. La ringrazi quando la trovi completamente libera. E lei ti risponde facendoti esalare l’ultimo respiro.
La prossima volta può toccare a te. Ricordatelo!
È con questo spirito che, su iniziativa di Paolino Altilia, un cittadino e un padre di famiglia che la percorre ogni giorno, da Botricello fino a Sellia Marina, si costituisce un Comitato per la statale 106. Un comitato che chiede interventi immediati per la sicurezza della strada agli amministratori locali e all’Anas. “Non possiamo rimandare oltre”, incalza.
L’uccisione di Tommaso Monterossi, di soli 27 anni, sabato sera a Cropani Marina, sta scuotendo le coscienze di tutti. Al di là delle responsabilità della conducente della Mercedes C, che è andata addosso alla sua Opel Corsa, su cui stanno indagando i carabinieri, c’è il dato dell’illuminazione spenta che fa rabbia.
Sellia Marina-Cropani-Botricello-Belcastro, 25 chilometri di statale. E una quarantina di vittime nell’ultimo decennio. Non si contano, invece, gli infortuni. Un bollettino da guerra.
“Un tavolo tecnico, fin da subito, per stabilire le misure opportune da adottare. E desta sconforto il fatto che un Comune per risparmiare sulla corrente non accende i lampioni”, accusa. “Non vogliamo colpevolizzare per forza, ma se necessario siamo pronti anche a sporgere denunce ben precise alle autorità competenti”, motiva.
Conurbazione fra tutti e quattro i paesi alla periferia della Provincia di Catanzaro, e confinanti con il territorio di Crotone. Alla periferia di tutta la Calabria. Dimenticati dal mondo. Separazione della statale per evitare i sorpassi. E, soprattutto, la luce. “La strada deve essere tutta ben illuminata”, urla. Queste le proposte su due piedi messe in campo da Altilia.
La prossima volta può toccare a te. Ricordatelo!
Chi volesse aderire può commentare con nome, cognome, e paese di residenza o di domicilio. Sarà cura del blogger inserire i dati all’interno del post.
Nome, cognome, paese di residenza o di domicilio.
  1. Paolino Altilia, Botricello, Sellia Marina
  2. Emilio Grimaldi, Cropani
  3. Pasquale Viscomi, Catanzaro
  4. Rosaria Altilia, Catanzaro
  5. PLI, provincia di Catanzaro
  6. Giuseppe Gullo, Lamezia Terme
  7. Francesca Vitale, Sellia Marina
  8. Maria Gigliotti, Lamezia Terme
  9. Mirko Vespertini, Catanzaro
  10. Domenico Dragone, Milano, Sellia Marina
  11. Nadia Carminati, Milano, Sellia Marina
  12. Emanuele Vartolo, Catanzaro
  13. Luigia Aiolfi, Milano
  14. Enrico Carminati, Milano
  15. ....
  16. Luigi Dragone, Milano, Sellia Marina
  17. Campus Cecilia, Milano, Sellia Marina
  18. Francesco Dragone, Pavia, Sellia Marina
  19. Josella Campus, Pavia, Sellia Marina
  20. Dragone Giulietta, Bolzano, Sellia Marina
  21. Antonio Andreani, Bolzano, Sellia Marina
  22. Pasquale Montilla, Catanzaro
  23. Francesco di Cello, Lamezia Terme
  24. Aldo Pecora, Reggio Calabria
  25. Vincenzo Niutti, Cropani
  26. Federico Lo Prete, Roma, Sellia Marina
  27. Rosa Elena Fratto, Sellia Marina
  28. Ernesto la Tassa, Botricello
  29. Maria Grazia Muri, Catanzaro
  30. Pasquale Bruno, Botricello
  31. Rodolfo Perrone, Cantù, Simeri Crichi
  32. Angelina Bubbo, Sellia Marina
  33. Giovanni Cristiano, Sellia Marina
  34. Luisa Diano, Belvedere Spinello
  35. Alessio Gigliotti, Belvedere Spinello
  36. Valeria D'Agostino, Lamezia Terme
  37. Carmine Stanizzi, Genova
  38. Rosalba Lacopo, Botricello
  39. Daniele Ciamprone, Sellia Marina
  40. Gianluca, Milano
  41. Raffaele Borelli, Cropani Marina
  42. Eleonora Ruggero, Cropani Marina
  43. Domenico Errigo, Sellia Marina
  44. Filomena Dragone San Donato (Milano), Sellia Marina
  45. Giovanni De Felice S.Donato (Milano),Sellia Marina
  46. Marilisa De Felice S.Donato (Milano), Sellia Marina
  47. Ninno Dragone, Sellia Marina
  48. Mario Dragone , Sellia Marina
  49. Maria Andreani, Sellia Marina
  50. Leonardo Bianco, Simeri Crichi
  51. Rosanna Coroniti, Sellia Marina
  52. Alessia Gentile, Cropani Marina
  53. Giovanna Canigiula, Sellia Marina
  54. Antonio Aiello, Cropani Marina
  55. Caterina Torchia, Cropani Marina
  56. Paolo Tavella, Sellia Marina
  57. Francesco Illiano, Botricello
  58. Luca Emanuele Pagano, Catanzaro
  59. Giuseppe Cannistrà, Sellia Marina
  60. Pierangela Trioli, Spezzano Albanese
  61. Ylenia Bevacqua, Sellia Marina
  62. Pierpaolo Mercurio, Cropani Marina
  63. Damiano Zito, Roma
  64. Antonio Mazza, Catanzaro
  65. Francesca Angelucci, Decollatura
  66. Domenico D'Agostino,Lamezia Terme
  67. Concetta De Luca, Cropani Marina
  68. Elisabetta Marchio, Belcastro
  69. Sebastiano Mirabelli, Cropani
  70. Velia Lodari, Cropani Marina
  71. Paolo Abramo, Catanzaro
  72. Antonella Versea, Botricello
  73. Giuseppe Fittante, Cropani
  74. Giovanni Mazza, Cropani Marina
  75. Vincenzo Sciumbata, Sellia Marina
  76. Santino Bubbo, Petronà
  77. Valentina Trimboli, Sellia Marina
  78. Mario Tedesco, Sellia Marina
  79. Ornella Statti, Lamezia Terme
  80. Pasquale D'Agostino, Lamezia Terme
  81. Luisa Pedrelli, Sellia Marina
  82. Marco Mascaro, Botricello

La 106 falcia Tommaso, un giovane di 27 anni

L'Opel Corsa su cui viaggiava Tommaso Monterossi

Aveva in braccio un cagnolino. È stato il cucciolo a salvarla. A lei. Alla fidanzata di 22 anni. Per lui, invece, Tommaso Monterossi, di 27, alla guida della sua Opel Corsa, non c’è stato niente da fare. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Catanzaro, Pugliese Ciaccio, è spirato durante la notte. Gli è andato addosso una Mercedes Classe C sulla statale 106 a Cropani. Probabilmente un sorpasso azzardato. Forse. Gli è andato addosso con una potenza devastante. L’aribag si è gonfiato. Ma non è bastato. Quasi illese le occupanti dell’altra auto, madre, di origine cecoslovacca, e figlie. Le loro condizioni non destano particolari preoccupazioni.
Ancora non è stata decisa la data e il luogo del funerale. Ma certamente non prima di martedi prossimo. Increduli e senza più lacrime i familiari distribuiti fra Catanzaro, dove Tommaso abitava insieme ai genitori, Botricello, dove risiedono alcuni zii e la nonna, e Belcastro, il paese originario dei nonni.
I lampioni della statale 106 al momento dell’impatto erano spenti. Erano le 20 e 45 circa di sabato scorso. Buio pesto. Ma i pali della luce erano spenti. All’Anas e alle Amministrazioni locali non è bastata la morte di una signora appena due mesi fa, falciata da un Suv, per convincerli che forse è il caso di spendere qualche euro a sera per la sicurezza della 106. Venti lampioni in tutto conta questo tratto, da Cropani Marina a Botricello, due chilometri di lunghezza. E racconta almeno due vite spezzate ogni anno. Una media approssimativa. Un’illuminazione adeguata non raggiungerebbe nemmeno lo stipendio di un operaio comune. Stride ragionare con i se. Se fossero stati accesi. Stride e fa male.

28 marzo 2010

Spaventoso incidente a Cropani

Il cartello indica il centro abitato di Cropani Marina, esattamente dove si è verificato l'incidente

Una Mercedes e un’Opel si sono scontrate frontalmente intorno alle 20 e 45 di ieri sulla statale 106 in località Difesa di Cropani, in provincia di Catanzaro. A seguire una scena raccapricciante. Un’auto è andato a finire sul guardrail, mentre l’altra si è capovolta finendo la sua folle corsa ad almeno settanta metri di distanza dall’impatto. Immediato l’intervento dell’ambulanza che ha provveduto a soccorrere entrambi gli automobilisti trasportandoli d’urgenza all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro. Le loro condizioni sono gravissime. Si teme il peggio. Sul posto anche i carabinieri della locale Compagnia di Sellia Marina, che hanno eseguito i rilievi del caso al fine di stabilire l’esatta dinamica dell’incidente, e gli operatori dell’Anas che hanno ripulito l’asfalto dai liquami infiammabili e dai pezzi delle autovetture sparsi per tutto il tratto stradale.
L’incidente si è verificato in un punto strategico della viabilità, che separa il Comune di Cropani da quello di Botricello. Lo stesso che ha registrato il 18 gennaio scorso la morte di una donna, Rosa Comberiati, travolta da una macchina di grossa cilindrata il cui conducente, pare, non si sia accorto della signora nell’atto di attraversare la statale. Da quel giorno a nulla sono valsi gli appelli della cittadinanza affinché l’Anas provvedesse a rendere maggiormente sicuro questo tratto della 106. Con i pali dell’illuminazione presenti, ma spenti, e senza strisce pedonali.

Ciò che rimane dell'Opel coinvolta nell'incidente


Il punto del guardrail dove è andata a sbattere l'Opel. Come si può notare i pali dell'illuminazione della statale ci sono, ma sono spenti

27 marzo 2010

La Metamorfosi del candidato



Il candidato è un uomo di partito. Il candidato è un uomo del popolo. Per il popolo. Con il popolo. Il candidato quando cammina sa il compito che lo aspetta. Di guidare il popolo. La gente gli fa spazio. Il candidato sorride sempre. Il candidato è come la sposa sull’altare. Tutti lo guardano. Tutti lo indicano. Si veste con la candida. Il candidato è una persona pura. Il candidato è l’uomo del giorno. Il candidato è come i bambini. È senza pudore. È candido. Lo puoi offendere come ti pare. Tutto gli scivola addosso senza macchiarlo. Lui è candidato. Il candidato si fa in quattro per i suoi elettori. È sensibile. Altruista. Premuroso. Generoso. Fino all’altare. Quando esce dalle urne il candidato diventa un politico. Il politico è un uomo del popolo. Per il popolo. Con il popolo. Ma non gliene può fregare di meno del popolo. Quando cammina la gente non gli fa più spazio. Il politico ha bisogno delle guardie del corpo. Il politico ha sempre il muso lungo. È sempre indaffarato. Il politico ha l’immunità. Il politico è attento alla sua reputazione. Se qualcuno lo critica, lo querela. Tanto paga lo Stato. E’ sensibile per i suoi affari. È indifferente per quelli degli altri. È spilorcio. Il politico ha un mandato. Quando finisce diventa candidato di nuovo. È un circolo vizioso.

26 marzo 2010

Palazzo De Nobili. La caduta e un sogno

La facciata del palazzo De Nobili di Località La Petrizia di Sellia Marina

La caduta e un sogno. Il palazzo De Nobili, sito in località la Petrizia di Sellia Marina, tra il possibile crollo, a cui è destinato per il persistente abbandono, e un sogno, quello di restaurarlo per offrirlo come bene a tutta la collettività.
Domenico Ciocci e famiglia, legittimi proprietari dell’immobile, appartenuto all’antica casata dei De Nobili di Catanzaro, lanciano un appello: “Siamo disponibili a cederlo gratuitamente ad enti pubblici purché venga restaurato e consegnato all’intera comunità per fini culturali e turistici”. Un appello, dunque. L’ennesimo, dopo quello del 2001, con l’allora sindaco Antonio Biamonte, quando il primo cittadino, su proposta dello stesso Ciocci, inviò una corposa documentazione al 10° dipartimento Istruzione cultura e Beni culturali della Regione Calabria con lo scopo di valorizzarlo come un “Centro polifunzionale tecnologico finalizzato a servizi storico-culturali-turistici e per il recupero degli aspetti della cultura locale”. Una proposta progettuale disattesa. Non fu possibile inserire il Castello nelle risorse culturali Por 2000/2006. La delusione, quindi, prese il sopravvento fino all’altro giorno. Quando il comitato de La Petrizia contatta ancora l’ingegnere Ciocci: “Domenico, il palazzo sta crollando, dobbiamo fare qualcosa!” e lui: “Certo, ma come? La Regione un po’ di anni addietro ci rispose picche”. Scambio di informazioni, di ricordi della baronessa Pimpa (l’ultima abitante del Palazzo, ndb), dei tempi che furono, di foto, di documenti, e un appello unanime. Rivolto al Comune di Sellia Marina, ai paesi limitrofi, Soveria Simeri, Simeri Crichi, alla Provincia di Catanzaro, alla Regione Calabria e al Ministero per i Beni culturali. L’incubo è una possibile caduta. E la sua scomparsa definitiva dalla storia. “Forse è tardi”, fanno sapere. “Ma non lo è mai quando c’è la volontà di perseguire un bene comune”, incalzano. Un appello per la cultura. “Stavolta, ci dobbiamo riuscire. Non è possibile che lo Stato ci neghi il nostro passato!”, reclamano.
Già, la storia. Fu l’architetto Andreotti a disegnarlo verso la fine del ‘700 su richiesta di don Emanuele de Nobili e donna Olimpia Schipani con elementi linguistico-formali tipici dell’architettura fortificata. Data la bellezza dell’opera gli stessi nobili chiesero all’architetto di ripetersi con un palazzo gemello. Ed ecco, allora, l’attuale sede del Consiglio comunale di Catanzaro. Che ebbe più fortuna della residenza estiva della famiglia nobiliare. Fu abitato dai discendenti della famiglia de Nobili della Bagliva fino al 1972. Poi l’abbandono. Gli incendi. Il tramonto. Il tramonto che chiede insistentemente un’alba.

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25 marzo 2010

Antimafia fai da te

L'Antimafia in Calabria è come il mare in burrasca. Torbida

In Calabria l’Antimafia piace. Almeno quanto, o forse di più, della stessa mafia. Tutti ne vogliono un pezzo. Candidati novelli e politici navigati. Giornalisti promettenti e direttori di giornali. Nessuno fa eccezione. Per le prossime elezioni regionali non c’è stato uno, che dall’alto del palco, non abbia gridato: “Noi i voti della ‘ndrangheta non li vogliamo”. Uno, che sia uno. Allora, è fatta. Il prossimo consiglio regionale, abbandonando quello più inquisito d’Italia, diventerà quello più brillante sul piano della legalità. Ma ci sono distinguo. Ci sono. Difficile barcamenarsi nel bailamme dei nomi e delle storie. Nuovi e vecchi.
Aldo Pecora, leader del Movimento Ammazzateci Tutti, nato all’indomani dell’uccisione di Francesco Fortugno, vice presidente regionale della Calabria, dice di Pippo Callipo - candidato a presidente e sostenuto da Idv e da Luigi de Magistris, il pm che più di ogni altro ha messo il dito nella piaga delle commistioni fra politica e ‘ndrangheta - che “non si sa bene che tipo di campagna stia facendo e che persone stia candidando, riciclate da una parte e dall’altra e non voglio entrare nel merito delle denunce della baronessa Cordopatri a riguardo di presunti rapporti di Callipo con uomini delle cosche”. E quindi spiega le sue ragioni a difesa di Ruggero Pegna e Giuseppe Scopelliti: “Pegna è un amico, da sempre impegnato concretamente per la crescita della Calabria e da sempre ha affiancato il nostro impegno per la legalità e le nostre battaglie. Ruggero va sostenuto perché rappresenta la Calabria che vogliamo, quella che intraprende, che non si arrende e che reagisce. Giuseppe Scopelliti non poteva fare scelta migliore, per cui li sostengo entrambi con convinzione.”
Anche il giornalismo antimafia è presente in questa campagna elettorale. Emiliano Morrone, di San Giovanni in Fiore, sostenuto da Luigi De Magistris, Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Gianni Vattimo e Gioacchino Genchi, è candidato come indipendente nelle file di Idv. Dove sta la vera antimafia? Dalle parti di Morrone o di Pecora?
A sentire Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato la vera antimafia la rappresenta Giuseppe Scopelliti. Un’Antimafia di “fatti”. Concreti. Che non hanno niente a che vedere con quella di sole “parole” di Angela Napoli, della Commissione parlamentare Antimafia. Quella che, per intenderci, le cosche della Piana volevano fare fuori. Chissà perché? La stessa che ha espressamente denunciato di sentire “il puzzo del compromesso morale” all’indomani della presentazione delle liste.
Va da sé che l’Antimafia in Calabria non è chiara. E alcuni candidati stanno facendo di tutto per imbrattarla ulteriormente.
Allora l’elettore cerca un po’ di trasparenza nei livelli più bassi. Quelli appena uno scalino più giù dell’Antimafia. La commistione tra Giornalismo & Politica. Giulia Zampina, giornalista de il Quotidiano della Calabria, committente della campagna elettorale di Filippo Capellupo, candidato con Idv nella provincia di Catanzaro, modera dolcemente a Catanzaro l’incontro di Francesco Rutelli - ex presidente del Copasir, comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, quello che ha messo sotto torchio Gioacchino Genchi, consulente della magistratura, per la questione del cosiddetto Archivio sulle inchieste aperte da Luigi de Magistris. Lui che, alla luce della pubblicazione del libro: “Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato”, presente in quei dati perché in contatto con l’indagato numero uno: Antonio Saladino, avrebbe dovuto astenersi, come propostogli da più parti. Lui, invece, non solo non lo ha fatto ma si è difeso querelando il consulente per diffamazione e abbandonando il Pd. Ma non la politica, perché ha creato un nuovo movimento: “Alleanza per l’Italia”. Sarà quella giusta? Dopo il suo passato turbolento tra una sponda e un’altra?
Tra Rutelli e Genchi e lo stesso de Magistris, per intenderci, non corre buon sangue, ma la Zampina non avverte problemi deontologici nel moderare il libro di Rutelli, “La svolta”, volano del suo nuovo partito presente anche in questa campagna calabrese con Agazio Loiero presidente.
Meglio di lei fa Paolo Pollichieni, direttore di Calabria Ora, da sempre “avversario” di de Magistris e Genchi, che più opportunamente modera la candidatura a Locri di Sergio Laganà della lista “Alleanza per la Calabria” con tutti i pezzi da novanta fuori usciti dalla primogenita Idv calabrese prima delle ire dell’ex pm. Lo stesso Laganà e Aurelio Misiti. Presenti all’incontro anche Bruno Tabacci, coordinatore nazionale del movimento di Rutelli e Franco Bruno, coordinatore regionale.
Nel Giornalismo & Politica rientra anche la sintesi del libro: “Le cose fatte” del governo uscente di Loiero, predisposta da Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria. A rigore edificante, quale punto di riferimento del giornalismo calabrese, avrebbe dovuto scrivere, se mai, un altro libro: “Le cose non fatte”. Non per ragioni politiche, di sinistra o di destra, ma secondo le regole non scritte del giornalismo libero, che ha come humus la critica, orientata a sollecitare gli amministratori a fare sempre di più e meglio. Un avvocato di Catanzaro, Nunzio Raimondi, in un incontro su Magistratura & poteri, ha detto che “in una democrazia matura i giornalisti che vogliono fare davvero i giornalisti non possono astenersi dal puntare l’indice verso le cose che non vanno perché a tessere le lodi dei politici ci sono già i cortigiani”.
“Finché la barca va lasciala andare”, canta Orietta Berti.

24 marzo 2010

L'uomo e il revolver

Il manifesto della campagna sociale della Vircillo&Succurro

Un grilletto a forma di Calabria e un revolver. In bianco e nero. Lo sfondo è grigio. Il messaggio è lampante. Calabria, terra di ‘ndrangheta. Vessata dalla cultura e dalle opere di morte della ‘ndrangheta. Che non lascia spazio ai colori vivaci della vita. Non ci sono. Una scritta in bianco a sfondo rosso balza agli occhi. Anche il sangue è rosso. Ma non c’entra con il testo, o meglio: la finzione della colorazione si risolve nel contenuto della frase: “LA CALABRIA VA UTILIZZATA DIVERSAMENTE”. Tutto in maiuscolo. È un grido. In caratteri più piccoli l’occhiello, anche questo in maiuscolo: “SE I GIUSTI NON SI OPPONGONO, SONO GIÀ COLPEVOLI. VOTATE L'UOMO, NON IL PARTITO”. Tratto dall’opera di Francois Noel Babeuf, giornalista francese del Settecento.
È il manifesto della campagna sociale che i consulenti di immagine e comunicazione Vircillo&Succurro hanno ideato e la Concessionaria mezzi pubblicitaria Pubbliemme Group ha sposato in occasione del voto nelle prossime elezioni regionali in Calabria.
“Comunicare – si legge nel loro sito - è qualcosa di molto serio. Se fatto bene, valorizza l’immagine e rafforza il profitto. Se fatto male, può essere un boomerang dannoso. L’abilità sta nella padronanza del razionalismo creativo, dove ingegno e talento trovano poco, o niente, d’impossibile”. “Il successo di un'idea - dice Luigi Vircillo, direttore creativo della Vircillo&Succurro - è proporzionato alla qualità e alla quantità delle reazioni”.
In Calabria cinque anni fa hanno ammazzato il presidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno. Quattro mesi fa Francesco Maria Inzitari, figlio 18enne di Pasquale, ex esponente dell’Udc. Mentre i morti ammazzati tra i civili non si contano più. A Duisburg, nel ferragosto del 2007, la ‘ndrangheta ha fatto il suo ingresso nel palcoscenico internazionale. “La ‘ndrangheta è come Al-Qaida”, ebbe a dire la Commissione parlamentare Antimafia.
Ecco, il messaggio di votare l’uomo e non il partito è un inizio. Il partito non è solo quello rappresentativo della vita democratica. Ma può essere inteso anche come tutti quegli organismi, quelle lobby, spesso a braccetto con la stessa ‘ndrangheta, che hanno fatto radici in Calabria, invischiati di malaffare e di illegalità. Partire dall’uomo. È questo il rimedio. La speranza. Per una Calabria migliore. Dall’uomo calabrese che non ha interessi personali. Che non ha interessi di partito. Dall’uomo che sa guardare solo al bene comune. Di tutti. Di tutti i calabresi.
Votate l’uomo, non il partito.

I Padrini del Ponte

La copertina del libro, edito da Alegre

di Antonio Mazzeo*

Speculatori locali o d’oltreoceano; faccendieri di tutte le latitudini; piccoli, medi e grandi trafficanti; sovrani o aspiranti tali; amanti incalliti del gioco d’azzardo; accumulatori e dilapidatori di insperate fortune; frammassoni e cavalieri d’ogni ordine e grado; conservatori, liberali e finanche ex comunisti; banchieri, ingegneri ed editori; traghettatori di anime e costruttori di nefandezze. I portavoce del progresso, i signori dell’acciaio e del cemento, mantengono intatta la loro furia devastatrice di territori e ambiente. Manifestazioni di protesta, indagini e processi non sono serviti a vanificarne sogni e aspirazioni di grandezza. I padrini del Ponte, i mille affari di cosche e ’ndrine, animeranno ancora gli incubi di coloro che credono sia possibile comunicare senza cementificare, vivere senza distruggere, condividere senza dividere. Agli artefici più o meno occulti del pluridecennale piano di trasformazione territoriale, urbana, ambientale e paesaggistica dello Stretto di Messina, abbiamo dedicato questo volume che, ne siamo consapevoli, esce con eccessivo ritardo. Ricostruire le trame e gli interessi, le alleanze e le complicità dei più chiacchierati fautori della megaopera, ci è sembrato tuttavia doveroso anche perché l’oblio genera mostri e di ecomostri nello Stretto ce ne sono già abbastanza. E perché non è possibile dimenticare che in vista dei flussi finanziari promessi ad una delle aree più fragili del pianeta, si sono potuti riorganizzare segmenti strategici della borghesia mafiosa in Calabria, Sicilia e nord America. Forse perché speriamo ancora, ingenuamente, che alla fine qualcuno avvii una vera inchiesta sull’intero iter del Ponte, ricostruendo innanzitutto le trame criminali che l’opera ha alimentato. Chiarendo, inoltre, l’entità degli sprechi perpetrati dalla società Stretto di Messina. Esaminando, infine, i gravi conflitti d’interesse nelle gare d’appalto ed i condizionamenti ideologici, leciti ed illeciti, esercitati dalle due-tre famiglie che governano le opere pubbliche in Italia. Forse il recuperare alla memoria vicende complesse, più o meno lontane, potrà contribuire a fornire ulteriori spunti di riflessione a chi è chiamato a difendere il territorio dai saccheggi ricorrenti. Forse permetterà di comprendere meglio l’identità e la forza degli avversari e scoprire, magari, che dietro certi sponsor di dissennate cattedrali nel deserto troppo spesso si nascondono mercanti d’armi e condottieri delle guerre che insanguinano il mondo. È il volto moderno del capitale. Ribellarsi non è solo giusto. È una chance di sopravvivenza.

* Militante ecopacifista ed antimilitarista, ha pubblicato alcuni saggi sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Ha inoltre scritto numerose inchieste sull’interesse suscitato dal Ponte in Cosa Nostra, ricostruendo pure i gravi conflitti d’interesse che hanno caratterizzato l’intero iter progettuale. Con Antonello Mangano, ha pubblicato nel 2006, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte (Edizioni Punto L, Ragusa). Il suo ultimo lavoro: I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” (Edizioni Alegre, Roma, costo 14 euro). Il libro, sulla base di una documentazione che privilegia le fonti giudiziarie, fornisce una sistematizzazione di innumerevoli denunce e indagini sugli interessi criminali che ruotano attorno alla costruzione del Ponte sullo Stretto. La prefazione è stata curata da Umberto Santino del Centro Siciliano di Documentazione Antimafia “Giuseppe Impastato”.

23 marzo 2010

Talarico, il candidato dei Due Mari

L'entrata del Centro commerciale Due Mari di Lamezia Terme

Al Centro commerciale dei Due Mari a Lamezia Terme non puoi sfuggirgli. Quando arrivi al parcheggio te lo trovi con un bel sei per tre che ti guarda. Quando varchi la soglia d'ingresso - di tutti e tre - pure, sembra ti saluti e ti auguri una bella passeggiata. Quando fai shopping è sempre lì che ti osserva con un’aria familiare, accondiscendente. Quando te ne torni, poi, quasi ti sei dimenticato che ti ha seguito come un’ombra per tutto il centro. E, invece, anche all’uscita, proprio alla curva per prendere la parallela della super strada dei Due Mari, non puoi fare a meno di dargli un’occhiata. Una gigantografia rialzata: “Costruiamo insieme la Calabria del domani”. Francesco Talarico, segretario dell'Udc e candidato con Giuseppe Scopelliti, del Pdl.
Non è che non ci sono gli altri candidati. C’è un manifesto di Pippo Callipo, uno o due di Agazio Loiero. E poi spazio per Francesco Talarico. Impazza dovunque. Nativo di Lamezia Terme, al Centro Commerciale prende due piccioni con una fava. Lamezia Terme e Catanzaro. Il mar Tirreno e il mar Jonio. Anche a Lamezia Terme città c’è. C’è dappertutto. Non ha confronti con gli altri candidati. Gli altri non esistono. Esistono, ma è come se non ci fossero. Francesco Talarico ha già vinto in partenza. È tutta la città che lo vuole ancora a Palazzo Campanella. E perché no? Anche assessore con Scopelliti presidente.
È stato anche vittima di intimidazioni e attentati. “Di matrice solo politica, non mafiosa”, ha sempre puntualizzato. Tra la fine di ottobre 2008 e i primi giorni di novembre hanno sparato alcuni colpi di pistola sulla sua abitazione di Nicastro e poi fatto esplodere un ordigno presso la sua residenza estiva in località Ginepri di Lamezia Terme. Ma è lui l’uomo a cui Lamezia politica, e non, vuole più bene. E che reclama come delegato per la propria città. Ai posteri.

A Sinistra prevale il non voto

Agazio Loiero. Caricatura a cura del blogger

Loiero sì, Loiero no. Alcuni partiti lo osannano. Altri lo accettano digrignando i denti. “E’ il male minore”, dicono, rispetto al candidato del Pdl, Giuseppe Scopelliti. Altri ancora lo rifiutano apertamente. Sia se i vertici della loro compagine si sono schierati con lui sia che hanno deciso di astenersi dal votare nelle prossime elezioni regionali in Calabria. Della serie: le mezze verità fanno più male delle bugie.
“Noi non ci stiamo e protestiamo contro un’eventuale riconferma di Agazio Loiero e della politica-clientelare per due semplici motivi”, comunica il circolo di Rifondazione comunista di Cropani: “Ciccio Chiaravalloti”, mentre il suo partito è uno dei tanti che sostiene il governatore uscente.
Con quale speranza oggi ci si accinge alle votazioni regionali in Calabria quando, a livello nazionale, tecnicamente si può già parlare di dittatura?” si chiede Piero Maida, del coordinamento nazionale di “Sinistra critica”, che si è già espressa per il non voto.
I due motivi del circolo sono davvero semplici. Primo: “Loiero ha fallito: la Calabria oggi è una delle realtà più povere ed arretrate d’Europa, basta guardare i dati sull’occupazione e sull’emigrazione giovanile; rendendo ormai la rappresentanza politica una “cosa” dominata dal clientelismo e dal ricatto occupazionale”. Secondo: Loiero non è stato in grado di unire nuovamente un “centro-sinistra” ormai orfano anche di Idv che ha deciso di appoggiare Callipo insieme ad associazioni e movimenti”. L’analisi, invece, del non-voto di Maida è più complessa: “In Calabria abbiamo assessori regionali che sostengono ed appoggiano la Sorical, tessendo lodi ed esprimendo ammirazione per una gestione del servizio idrico da parte di amministratori di una società mista (pubblico – privato) che come unico scopo ha il profitto, senza tenere nella minima considerazione il fatto che trattasi di un bene indispensabile, anzi, rendendo lo stesso una vera e propria merce”. So.Ri.Cal e tanto altro. Come la Sanità. “La Sanità in Calabria è gestita solo ed esclusivamente come un grande calderone elettorale. Giovani che diventano infermieri e, combinazione, sono immediatamente assunti presso strutture pubbliche”. Come i fatti di Rosarno. “Quanto successo a Rosarno qualche mese addietro è solo il primo campanello di allarme di una grandissima crisi sociale, di cui la classe dirigente non ne nasconde l'esistenza, ma al tempo stesso non fa nulla per cercare di contrastarla o, quanto meno, attenuarne gli effetti”. Come la reale rappresentatività dei partiti. “I politici moderni preferiscono gestire gli sponsor invece che gli iscritti al partito. E più gli sponsor sono ricchi, meno sono i controlli sull’origine dei fondi elargiti. Da quando il numero degli iscritti ha cominciato a calare i partiti sono diventati dipendenti dalle donazioni dei privati per finanziare le loro campagne elettorali”. La messa in vendita del partito al miglior offerente annienta la democrazia rappresentativa e di massa perché il partito-azienda è ormai una struttura politica ed economica “personale”, che tutela esclusivamente gli interessi dei politici e dei loro sponsor. Il Popolo della libertà di Silvio Berlusconi ne è l’esempio migliore. Il premier lo finanzia quasi per intero e il partito promuove i suoi interessi e quelli dei suoi collaboratori, per esempio attraverso le leggi ad personam”. Per tutto questo il delegato di Sinistra critica invita a non andare a votare.
Il circolo, infine, spiega: “Noi non abbiamo candidati da votare, non abbiamo vincoli clientelari, non abbiamo “amici” né “amici degli amici” da sostenere, noi vogliamo solo fare i conti con la nostra coscienza ora, e con chi dirige questo partito dopo. Non faremo o appoggeremo comizi di nessun candidato, non faremo campagna elettorale”. Non solo ma “ci recheremo alle urne perché è un nostro diritto-dovere, annulleremo le schede con un voto di protesta, invitiamo chiunque voglia unirsi alla protesta di farlo”.
Loiero, un politico di sinistra? Ni.

22 marzo 2010

Shanghai, made in Sellia Marina

Shanghai, vista mare

In cinese “Shanghai” significa “sul mare”, nel senso che da quel punto si vede il mare. Probabilmente è questa l’etimologia che ha dato il nome alla Parigi d’Oriente. A Sellia Marina, cittadina della Provincia di Catanzaro, Shanghai, invece, è una borgata sita in località Ruggero. Anche da lì si vede il mare. E’ talmente vicino che quasi te lo bevi, il mare. Bene paesaggistico per tutti? Certo. Un fazzoletto ciascuno.
Shanghai, una trentina di case colorate e addobbate di tutto punto, addossate l’una all’altra direttamente sul demanio marittimo. Di uno o due piani. Qualcuno si è inalberato fino al terzo. Ora che c’era, anche l’orizzonte voleva vedere. C’era! Viuzze coperte con un manto di bitume. Per una vacanza da ricordare. Una vacanza sul mare senza metafore.
Quest’anno le alluvioni, che hanno colpito l’intera Calabria, si sono fatte sentire anche a Shanghai di Sellia Marina. Il mare si è talmente arrabbiato che si è portato via un po’ di sabbia. Almeno due metri di profondità. Ed eccoli, i nodi venire al pettine. Tombini scavati per un mega depuratore mai realizzato venuti fuori in tutta la loro mostruosità. Terrazzini di cemento con sassi e rete in ferro, posti a protezione delle casette. Per una vista mare da urlo.
Il mare si sta risucchiando tutto. Ma c’è qualcuno che, proprio l’inverno passato, si è alzato fino al terzo piano. Prevenire è meglio che curare, avrà pensato.
Il 22 gennaio scorso la Capitaneria di Porto di Crotone ha diffidato i lidi presenti sulla spiaggia per occupazione abusiva di un bene paesaggistico, ma ha chiuso un occhio sulle case. Anzi tutti e due. Shanghai, nel vasto panorama urbanistico di Sellia Marina, è la punta di diamante di un paese venuto su troppo presto e senza regole. Dove il privato e il pubblico fanno a cazzotti. Non si riesce a capire dove finisce l’uno e dove inizia l’altro. Vige la convenzione del chi arriva per primo. La pineta di Ruggero, di fianco alla borgata sul mare, è recintata da un tizio che vanta l’usucapione. Va. Chiude. Pianta. Ci porta gli animali a pascolare. Ed il gioco è fatto. È suo. Un po’ come facevano gli americani durante la conquista del West. Nessuno riesce a fargli capire che “probabilmente” la pineta è di tutti. Lo ha fatto alla pineta. Lo ha ripetuto all’ex Loran C Station. E in altri posti. Lo Stato non esiste. Quando il Comune si è permesso di asfaltare il lungomare a ridosso della pineta “ignoti” hanno tagliato la strada, giusto per far capire chi comanda. E fin dove.
Shanghai, made in Sellia Marina.


Tombino della condotta fognaria in tutta la sua altezza

Terrazzino per una vista mare da urlo


Traversa 2a via degli Aranci, Shanghai

20 marzo 2010

L'imbroglio della So.Ri.Cal


L'aumento delle tariffe dell'acqua dal 2001 al 2009

Il 12 marzo scorso Agazio Loiero aveva un buon motivo per essere contento. In piena campagna elettorale, con lui governatore uscente del Pd e candidato alle prossime consultazioni regionali della Calabria, veniva inaugurata la diga sul Menta. Dopo 25 anni. Un bel traguardo. Anche il vicesindaco di Reggio Calabria, candidato con Giuseppe Scopelliti, del Pdl, aveva un buon motivo per essere incazzato. La diga sul Menta, a suo dire, “è una truffa”. Per risolvere l’inghippo si potrebbe chiedere a Mario Campanella, consulente della comunicazione della So.Ri.Cal, la società mista delle risorse idriche calabresi. Magari, lui che è anche portavoce del Pdl calabrese, ci potrebbe aiutare. Magari.
È l’ultima messinscena che ha avuto come protagonisti la Regione Calabria, maggiore azionista della società, da un lato; dei politici che hanno dimostrato di sapersi vendere bene al migliore offerente, almeno uno dei due - che sia alla Sorical o alla regione Calabria non fa differenza, tanto è la stessa cosa, dall’altro; e, infine, lei, la So.Ri.Cal, il cui capitale è contemplato, per il 46, 50 per cento, dal socio privato Veolià.
La questione dell’acqua come bene pubblico non c’entra. C’entra, invece, una legge. La legge Galli, numero 36 del 1994. Il Cipe, il comitato interministeriale di programmazione economica, l’unico ente predisposto a stabilire i criteri, i parametri ed i limiti per la determinazione e l’adeguamento delle tariffe fino all’entrata in vigore del cosiddetto “metodo normalizzato”. E un organo legislativo, quello calabrese, che - è il caso di dirlo - fa acqua da tutte le parti. Bando a tutte le regole si è messo in testa di poter fissare egli i criteri delle tariffe per i Comuni. È come se a decidere il prezzo del debito, indipendentemente dai debitore, sia lo stesso creditore insieme ai soci di Veolià. Cacciati via dai loro connazionali di Paris in Calabria hanno trovato l’America, questi esuli. Giusto in Calabria!
La questione è a dir poco complessa. E l’aspetto della battaglia degli ambientalisti, delle associazioni e dei cittadini, per l’acqua come “bene pubblico” e, quindi, da far gestire solo agli enti pubblici, è secondaria. E probabilmente è l’unica strada per venire a capo di questa matassa. Sempre che la Corte Costituzionale non intervenga prima, come ha fatto lo scorso 27 gennaio in Emilia Romagna stabilendo una volta per tutte che le regole per la determinazione della tariffa idrica sono fissate esclusivamente dal legislatore statale. O la Procura della Repubblica di Catanzaro non si dia una svegliata, nonostante il trasferimento di Luigi de Magistris, il magistrato che per primo mise il naso su questo imbroglio.
Il 13 giugno 2003 la Regione Calabria stipula una Convenzione, in applicazione della legge Galli, con la So.Ri.Cal Spa per l’affidamento in gestione degli acquedotti regionali e del relativo servizio di erogazione di acqua per usi idropotabili
Al comma 5 dell’articolo 8 si stabilisce il prezzo. 0,25 euro a metro cubo per le acque erogate a sollevamento e 0,15 euro di quelle erogate a gravità. Nel comma successivo si decide che la società “per i primi cinque anni non si avvarrà di recuperare in tariffa gli investimenti effettuati” e che negli anni successivi “si applicherà il metodo tariffario in vigore”. Al comma sette si definisce che “a partire dal 6° anno di gestione si applicherà la tariffa determinata secondo il metodo normalizzato”. Il 20 maggio 2004 viene sottoscritto un “Accordo integrativo” tra le parti in cui viene disposto che “le tariffe sono da intendersi bloccate fino al 1/1/2006”. Nelle more dell’entrata in vigore del “metodo normalizzato” il Cipe, delibera numero 248/1997, stila le direttive delle tariffe degli acquedotti per gli anni che vanno dal 1995 al 2002. Silenzio per gli anni a venire finché il Tar del Lazio non lo obbliga a darsi una mossa. E quindi il 18 dicembre 2008, con la delibera numero 117, determina il recupero degli incrementi tariffari pari a un cinque per cento. Però è valido dal 2008 in poi. In sostanza le tariffe iniziali della Convenzione non potevano essere “adeguate”. E così in Calabria, dallo 0,15 euro dell’acqua a gravità si è passati allo 0,1904 fino al 2009. Dallo 0,25 dell’acqua a sollevamento allo 0,3174. L’aumento sfiora il 27 per cento. Pochi spiccioli che, tradotti in termini reali, si aggirano a 30 milioni di euro richiesti in più dalla Sorical ai Comuni calabresi. Grazie alla Spa di Veolià e company.
Ma come si è arrivati all’aumento della tariffa in Calabria? Qui, si può gustare il meglio della facoltà legislativa della Regione Calabria finalizzata a fottere i cittadini. Una volta si diceva: fatta la legge trovato l’inganno. Oggi, più realmente, si può traslare in: fatto l’inganno trovata la legge.
Il 2 febbraio 2005 la Regione Calabria dirama una delibera chiarificatrice, la numero 91: “Procedura di adeguamento della tariffa”. E il Cipe, allora, che ci sta a fare?
In ogni caso, la fa grossa. La delibera fa perno sui criteri esposti dal provvedimento del Cipe del 2002 che, per sua stessa precisazione, è valido fino al 2003. Quindi alla data dell’atto dell’ente regionale non erano più validi. Avranno confuso le date! O chiuso un occhio….Ma non è tutto, perché la famigerata delibera stabilisce aumenti anche per l’anno 2004, cioè con retroattività. L’applicazione della via retroattiva delle nuove tariffe per la fornitura dell’acqua determina l’illegittimità degli atti amministrativi. Sentenza Consiglio di Stato.
Tuttavia, sono i criteri, applicati all’interpretazione della delibera del Cipe del 2002, a far balzare dalla sedia anche chi non è avvezzo alle materie giuridiche ma sa essere sufficientemente attento a ciò che succede alle sue spalle.
L’inflazione. È ancora il Cipe a venirci in soccorso. In pratica, gli aumenti tariffari devono tener conto dell’inflazione programmata, del tasso di produttività atteso, degli investimenti necessari e della qualità del servizio. L’Ente locale, invece, che fa? Per il 2006 accorpa l’intero indice Istat. Investimenti. Da quando è subentrata la Sorical agli operai della Regione Calabria i lavori di manutenzione straordinaria sono diventati investimenti. Si rompe un tubo? È un investimento. C’è da cambiare un bullone? È un investimento. E la spesa balza alle stelle.
Penalizzazioni per sottorealizzazioni. Il principio stabilito della delibera Cipe del 2002 era quello di tutelare i cittadini dal vedersi aumentata la tariffa sulla base di investimenti programmati e non realizzati. Nel famoso provvedimento sulla procedura di adeguamento della tariffa scompare questa voce. Non è prevista nessuna penalizzazione per gli investimenti previsti e non realizzati. La So.Ri.Cal si giustifica dicendo di recuperare l’anno venturo gli investimenti non realizzati. La furberia stava diventando troppo palese. E così alla Sorical viene in soccorso il suo socio maggioritario, la stessa Regione Calabria. Che chiede al Comitato di coordinamento e verifica dell’attuazione della Convenzione un parere: se il conguaglio, degli investimenti effettuati se inferiori a quelli programmati, “debba consistere nella materiale restituzione ovvero se debba procedersi ad altra forma di compensazione dell’eventuale differenza”. La Regione, dall’alto del suo potere - che non fa una piega quando la sua figlioccia minaccia i Comuni morosi di ridurre l’approvvigionamento dell’acqua ai cittadini - considera che: “Nell’esercizio delle sue prerogative deve adeguare lo sviluppo della tariffa negli anni di riferimento tenendo conto degli investimenti effettivamente realizzati dalla società Sorical e, - attenzione! Qui viene il bello, ndb – in base alle predette risultanze, procedere non già alla materiale restituzione di somme, ma agli aggiornamenti annuali della tariffa stessa, sempre verificando, fino al termine di durata del programma, le successive risultanze gestionali degli investimenti realizzati”. Cioè, anziché restituirli, o sottrarli, magari al debito pregresso verso la Regione, li plasma per gli anni avvenire. No comment!

Anche in Calabria, come in altre regioni italiane, la battaglia contro la So.Ri.Cal e per l’acqua intesa come un bene pubblico è stata intrapresa ufficialmente. Grazie al "Coordinamento acqua pubblica Bruno Arcuri” e al Codacons, l'associazione a difesa dei consumatori. Ai quali si sono aggiunti alcuni sindaci. Di Caulonia, Squillace, Spezzano Sila, e altri, che hanno emanato delibere in tal senso, e modificato lo statuto dei loro rispettivi Comuni inserendo il principio del servizio idrico privo di “rilevanza economica”, gancio normativo dell’arrivo degli avvoltoi della Veolià.
Stanno seminando in una terra arida, prosciugata dagli interessi economici della società che ha coinvolto l’intera classe politica calabrese presente al Consiglio regionale, l’organo predisposto al suo sostentamento. Non è escluso il fatto che il silenzio-assenso dei deputati abbia delle ragioni solide. Basate sui posti di lavoro elargiti dalla società ad amici. Parenti. Nipoti. E simpatizzanti.
Ma anche i cittadini hanno le loro ragioni. Quelle per un Diritto. Una risorsa. Un bene. A vantaggio dell’intera comunità.

19 marzo 2010

Callipo: "Subito commissione d'inchiesta sulla Sorical"



di PIPPO CALLIPO*

Se sarò il Presidente della Regione aspettatevi una mia proposta sull’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla Sorical, costituita dai vertici amministrativi della Regione - non più in un ruolo di passacarte ma come responsabili dei procedimenti amministrativi di cui rendere conto nella maniera più trasparente ai cittadini e nel rispetto pieno della legalità - da un componente per ogni partito presente in Consiglio Regionale e dalle rappresentanze della società calabrese che hanno ruolo e titolo sul tema dell’acqua. Sulla Sorical è stato scritto finora di tutto, e tutto è noto a tutti, molti interrogativi sono stati sollevati su diversi punti poco intelligibili, ma non mi pare che ci siano state risposte esaurienti. C’è poco da aggiungere: occorre essere 'di vetro', l'oscurità del Palazzo deve cessare, e capire come funziona il meccanismo, se non funziona, molto semplicemente, si chiude. Personalmente, sono perché l’acqua resti in mano pubblica. Sull’acqua la speculazione va messa al bando, è un bene dell’umanità, altro che un bene economico su cui lucrare profitti e cointeressenze di altro genere. Il mercato e le sue regole rispetto all’acqua debbono stare lontani. D'altronde una bella trasmissione di Report ha ampiamente documentato il fallimento delle gestioni privatistiche e il malcontento dei cittadini. Condivido e sostengo la raccolta delle firme per il referendum abrogativo del provvedimento con cui il Governo ha privatizzato questo bene inalienabile. L’acqua deve essere gestita dal pubblico e in maniera efficiente e trasparente.

* candidato a Presidente della Regione Calabria

18 marzo 2010

Caro candidato Presidente, che ne farà della So.Ri.Cal?


Caro candidato Presidente,
Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, parte integrante del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua sostiene da sempre la campagna per la diffusione della cultura dell’acqua come bene comune e il processo di ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Al Coordinamento Calabrese aderiscono numerosissimi cittadini e diverse associazioni (ambientaliste, cattoliche, di volontariato, operanti nel settore sociale ed a difesa della legalità) che hanno raccolto decine di migliaia di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, presentata nel luglio 2007 al Presidente della Camera e oggi in discussione alla Commissione Ambiente.
In risposta alla privatizzazione dei servizi idrici disposta con l’art. 15 del D.L. 135/09, il movimento per l’acqua (costituitosi in Forum nel 2006) - utilizzando lo spazio accessibile (cioè quello pubblico), fisico (le piazze) e virtuale (siti internet, facebook e blog) - ha raccolto in pochi giorni 45.000 firme a sostegno dell’appello per chiedere ai parlamentari di non convertire in legge il D.L. 135/09. Ma la fiducia posta dal governo ha “ingessato” il voto e il decreto è stato approvato con 302 voti a favore e 263 contrari), aumentando la distanza fra i cittadini e le istituzioni e contribuendo a rafforzare l’immagine di una politica con la quale sempre più persone trovano difficile identificarsi. Per superare il “disorientamento” il Forum ha esplorato altri possibili percorsi coinvolgendo gli altri livelli istituzionali (Comuni, Province e Regioni).
Alle Regioni è stato chiesto di impugnare l’art. 15 del D.L. 135/2009 dinanzi alla Corte Costituzionale sulla base, fra le altre cose, della mancanza dei requisiti di necessità e urgenza per l’emanazione dei decreti-legge (art. 77 della Cost.) e per la violazione della suddivisione delle competenze fra Stato e Regioni (artt. 117 e art. 127 della Cost.). A oggi, hanno annunciato il ricorso la Puglia, le Marche, il Piemonte e la Liguria mentre altre Regioni stanno valutando l’ipotesi.
Nel contempo sono state avviate delle petizioni popolari per chiedere a Province e Comuni titolari del servizio di introdurre nei rispettivi Statuti il principio dell’acqua come bene comune e diritto umano inalienabile e del servizio idrico come servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica, da gestire attraverso soggetti di diritto pubblico.
Nella nostra Regione numerosi Comuni hanno emanato delibere in tal senso ed alcuni (Caulonia, Squillace, Spezzano Sila, ecc.) hanno anche modificato il proprio statuto stabilendo il servizio idrico privo di “rilevanza economica”.
Alla preoccupazione di tanti Calabresi non è però seguita un’eguale attenzione da parte dell’amministrazione Regionale.
Come noto nella nostra Regione la gestione degli acquedotti è stata affidata alla So.Ri.Cal. S.p.A., società mista nella quale la multinazionale francese Veolià (leader anche nella gestione dei rifiuti, vedi inceneritore di Gioia Tauro) ha il 46,50%.
Le problematiche ed i tanti punti oscuri della gestione attuale (tariffa dell’acqua, mutuo Depfa bank, crediti pregressi, trasparenza) sono stati oggetto di forti critiche da parte di tutti gli schieramenti eppure nessuno è riuscito a fare chiarezza su questa gestione dando le necessarie e dovute informazioni a tutti i cittadini Calabresi.
L’esempio della Calabria è peraltro tipico della gestione “privata” dell’acqua dove di partecipato non vi è nulla e dove le decisioni vengono prese all’interno del consiglio di amministrazione e non nei civici consessi.
Come Coordinamento non vorremmo che, ancora una volta, la nostra Regione resti indietro a quello che è ormai il sentimento popolare e cioè il ritorno ad una gestione pubblica dell’acqua.
Basti pensare a riguardo che la stessa multinazionale francese che in Calabria fa “affari” con le Nostre Acque è stata messa alla porta, dopo 25 anni di gestione, nella propria città e cioè a Parigi.
Il prossimo 20 marzo a Roma ci sarà una manifestazione nazionale, che si prevede partecipata, nella quale sarà annunciata la raccolta di firme per il referendum abrogativo in favore di una gestione delle acque pubblica e quanto mai partecipata.

Per questi motivi Le chiediamo :

- di esprimersi in merito alla questione, esplicitando se Lei e la Sua coalizione siate o no a favore di una gestione del servizio idrico affidata esclusivamente ad enti di diritto pubblico con meccanismi di partecipazione cittadina in quanto servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.


Come Coordinamento Calabrese riteniamo che l’acqua sia un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra e che a nessuno dovrebbe essere concesso il diritti di appropriarsene. E’ preoccupante che l’acqua sia considerata un bene economico e che il suo valore sua definito dai meccanismi del mercato.

Cordiali Saluti

Coordinamento Calabrese acqua Pubblica “Bruno Arcuri”