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L'ex Zuccherificio inserito tra i Beni testimoniali della città nel PSC Da story All’interno del Piano Strutturale Comunale è ricordato con orgoglio tra i nove “Beni testimoniali” della città, accanto a quelli “monumentali”, come il Castello normanno svevo di Nicastro, perché fungono da testimonianza dello svolgersi della storia di Lamezia Terme. “Rappresentò per i lametini il luogo del lavoro per eccellenza, dell’industria strettamente connessa all’attività agricola dell’intera regione. Il luogo della possibilità (…) Era per noi la Fabbrica. Il riscatto. Un’alternativa al lavoro agricolo”, dice la scrittrice Giuliana de Fazio. La Fabbrica, lo Zuccherificio di S. Eufemia. La punta di diamante della bonifica operata dal governo fascista sull’intera area negli anni ’30. Abbandonato fin dall’inizio dell’era repubblicana e moderna, negli anni ’50, ora si appresta a cedere le armi della storia a favore del cemento. Quello nuovo di zecca che tutto trasforma e tutto rigurgita. “Un centro polifunzionale al servizio di tutta la Calabria”. Sembra una reclame di propaganda. Ma non lo è. È il progetto della società Cissel, proprietaria dello stabilimento, stilato dall’architetto Pompeo Fabbri e dal geometra Tommaso de Pace. Tutti d’accordo. Tra gli occupanti gli scranni del Palazzo comunale solo Teresa Benincasa, del Pdl, alza il dito per dire al Consiglio di obbligare la Cissel a rispettare il progetto originario. Bocciato il suo emendamento. E fuori dalle mura del Palazzo si sente l’esponente del Pd, Italo Reale, gridare invano di recuperarlo. Testimonianza e recupero. Le maestranze non mancano. La letteratura scientifica e storica è ricchissima. Come il recente recupero dell’ex zuccherificio Eridania di Parma ad opera dell’architetto Renzo Piano. Come la proposta di restauro di Italia Nostra all’ex ministro dei Beni culturali, Sandro Biondi, proprio di questo, di S. Eufemia. Come gli appelli del Forum delle associazioni culturali lametine, dell’associazione Amici dei poeti del Reventino, del Movimento democratico, nonché dell’ultimo movimento, un blog interamente dedicato a questa battaglia, dall’intitolazione chiara: non buttiamolozuccherificio.blogspot.com. Sordi sono al Palazzo. Forse sono altre le sirene più suadenti rispetto a quelle culturali, artistiche ed etnoantropologiche. C’è chi dice che dietro ci sia la brutta copia dell’Opus dei. Chi la manomorta di Antonio Saladino. Chi i tentatoli della ‘Ndrangheta. I dubbi sull’opportunità di un polo funzionale - che si potrebbe fare comunque inglobando lo Zuccherificio restaurato – che cancella la storia, danno spazio alla fantasia. Quando poi senti il sindaco, Gianni Speranza, nonché professore di storia e filosofia, dire che “con questa iniziativa vogliamo dimostrare la nostra attenzione verso l'intero complesso che, con questo progetto, può davvero trasformarsi da realtà abbandonata in centro moderno e funzionale”, poggi i piedi per terra e ti accorgi che forse sei tu a non capire: “Forse non lo abbatteranno!” E, invece, sì. Ci pensa l’architetto Fabbri a mettere i puntini sulle “i”: “Il vecchio stabile fatiscente e a grave rischio ambientale sarà completamente demolito, e in seguito si procederà alla bonifica dell'area e alla costruzione del centro”. Niente da fare, ironia della sorte: il professore è rimandato in storia. Forse non ci ha capito niente neanche lui. Tra testimonianza, recupero e modernità avrà convenuto lui, del Pd, che anche i fascisti, come i comunisti, mangiavano i bambini. Leggi i post de la VOCE DEL REVENTINO |
31 agosto 2010
Lo Zuccherificio dal sapore amaro
29 agosto 2010
La Seteco secondo Papello e Chiaravalloti
Settore Rifiuti – Impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi con produzione di fertilizzante ubicato nel Comune di Marcellinara (CZ) – zona industriale localita` Serramunda – Presa d’atto delle approvazioni del progetto e delle relative autorizzazioni alla realizzazione dell’impianto nonche´ rilascio dell’autorizzazione all’esercizio delle attivita` di recupero, messa in riserva ecc. di rifiuti speciali non pericolosi ai sensi degli artt. 27 e 28 del D.Lgs. 22/97. Ditta: Seteco Srl con sede legale in Viale dei Normanni, n. 147 – Catanzaro.
Il Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Calabria
(…)
«PREMESSA
La vigente normativa nazionale in tema di rifiuti prevede che specifiche attivita` di recupero di determinate tipologie di rifiuti, individuate dal DM 5 febbraio 1998, possano essere ammesse a procedure autorizzative semplificate ai sensi degli artt. 31 e 33 del d.lgs. 22/97. Ai sensi del comma 6 del citato art. 31 la realizzazione di impianti che effettuano operazioni di recupero di rifiuti sottoposte alle procedure semplificate e` disciplinata dal D.P.R. 24/5/ 1988, n. 203 e dalle altre disposizioni che regolano la costruzione di impianti industriali. La ditta Seteco srl intendendo accedere alle procedure semplificate per effettuare operazioni di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, e precisamente quelle di cui ai punti 16.1 e dal punto 18.1 al punto 18.12 dell’allegato 1 sub allegato 1 del DM 5/2/98, ha acquisito per la realizzazione dell’impianto, la quasi totalita` delle autorizzazioni necessarie: parere sanitario anche ai sensi dell’art. 48 del D.P.R. 303/55; parere dal Comando provinciale dei VV.FF.; concessione edilizia; parere idraulico ai fini dell’autorizzazione allo scarico da parte della provincia (non e` allegata l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera e quella allo scarico); ed ha, quindi, realizzato l’opera.
L’Ufficio del Commissario Delegato con Ordinanza n. 1675 del 27/12/2001 e successive modifiche ed integrazioni ha approvato la «circolare per l’applicazione delle procedure semplificate previste nel capo V del titolo I del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni», con la quale, tra l’altro, per l’ammissione a procedura semplificata della tipologia dell’impianto in questione, viene fissato il limite quantitativo di 15.000 tonnellate annue. La ditta, potendo trattare nell’impianto in oggetto un quantitativo di rifiuti annuo superiore al limite sopra citato, pari a 65.000 tonnellate, (come precisato dalla stessa Societa`, su richiesta di questo Ufficio, con nota acquisita al ns. prot. col n. 11022 del 18/6/2002), ha presentato richiesta di autorizzazione ai sensi degli artt. 27 e 28 del d.lgs. 22/97 e ha comunicato l’avvenuto deposito di copia del progetto agli Enti competenti.
Alla richiesta di autorizzazione sopracitata la Ditta ha allegato la documentazione, gli atti autorizzativi, i certificati e i pareri di seguito elencati: ....OMISSIS
Dall’esame della documentazione presentata si rileva che la Societa` La Societa` Seteco Srl con sede legale in Viale dei Normanni n. 147 – Catanzaro, ha realizzato l’impianto oggetto di richiesta nel Comune di Marcellinara, in localita` «Serramunda», su un’area di 26.707 mq. destinata dal vigente P.R.G. a zona produttiva «D1» e individuata nel NCT al foglio di mappa n. 15 part. 63. L’intervento e` finalizzato alla produzione di fertilizzanti attraverso il recupero dei rifiuti non pericolosi specificati dal comma 16.1 e dai commi dal 18.1 al 18.12 dell’allegato 1 sub allegato 1 del DM 5/2/98 e successive modifiche ed integrazioni. In particolare si intendono effettuare le operazioni di recupero indicate nell’allegato C del D.Lgs. 22/97 con le sigle [R3], [R11], [R12] ed [R13] dei rifiuti non pericolosi di seguito descritti e individuati con i relativi codici CER: .....Omissis..... La linea di trattamento risulta essere organizzata in tre fasi principali:
— pretrattamento, consistente nella triturazione dei residui lignocellulosi e la miscelazione secondo quantita` definite con gli altri rifiuti;
— biostabilizzazione accelerata, consistente nella fermentazione aerobica della miscela in condizioni controllate di temperatura e di aerazione, che determina degradazione della sostanza organica, maturazione, disidratazione del materiale ed igienizzazione;
— finissaggio, consistente nella eventuale additivazione del materiale con nutrienti specifici, la pellettizzazione, l’insaccamento e la pallettizzazione.
I processi relativi alle fasi di pretrattamento e finissaggio sono essenzialmente di natura fisico-meccanica e quelli relativi alla fase di biostabilizzazione sono di natura chimico-biologica.
Sostanzialmente il rifiuto segue l’iter descritto.
All’ingresso dell’impianto e` posizionata la pesa a bilico, dove il rifiuto viene pesato e depositato nell’area di ricezione posta all’interno di un capannone contenente quattro vasche di stoccaggio con pavimentazione dotata di pendenze atte a convogliare il percolato ai punti di raccolta. In questo capannone, in c.a. prefabbricato mantenuto in leggera depressione per limitare le dispersioni di inquinanti nell’atmosfera esterna, e` alloggiato anche il miscelatore-distributore a coclee nel quale il rifiuto stoccato viene convogliato tramite carro ponte dotato di benna bivalve, che puo` essere manovrato direttamente da un operatore in postazione di controllo tramite radiocomandi.
I rifiuti triturati e miscelati, vengono conferiti nelle fosse di fermentazione, poste all’interno di un altro capannone in c.a. prefabbricato chiuso con sigillatura ermetica per mantenere all’interno una leggera depressione, nelle quali, tramite macchine operatrici semoventi dotate di sistema fresante a palette, la miscela viene periodicamente rivoltata e insufflata di aria tramite apposito impianto.
Le movimentazioni per l’alimentazione delle fosse e per il rivoltamento della biomassa, che sono gestite da un centro di controllo remoto e non necessitano di operatori in sito, comportano un progressivo spostamento della massa verso la zona di scarico.
Da qui la biomassa viene trasferita attraverso nastri trasportatori nell’area di finissaggio collocata in un apposito capannone e sistemata in cumuli e processata. A maturazione avvenuta il materiale viene avviato alla raffinazione tramite vibrovagliatura, per poi seguire automaticamente la via della pesatura e del confezionamento o della cubettatura.
Completano l’impianto i sistemi di mitigazione degli impatti ambientali e i manufatti per i servizi:
— il sistema di estrazione dell’aria dalle zone di ricezione, pretrattamento e biostabilizzazione accelerata e il suo trattamento mediante filtro biologico costituito da un letto soffice di materiale organico colonizzato da un’opportuna flora microbica;
— il sistema di raccolta del percolato dalle sezioni di trattamento in serbatoi a tenuta per il successivo riutilizzo ai fini dell’umidificazione della biomassa in fermentazione oppure, per la frazione in eccesso, al fine dello smaltimento presso impianti autorizzati;
— il sistema delle acque meteoriche che prevede la raccolta delle acque di prima pioggia convogliate dalle zone pavimentate e/o coperte e l’avvio, assieme alle acque di spurgo dal circuito di lavaggio aria, all’impianto di depurazione;
— il sistema per la raccolta delle acque reflue dei servizi igienici e del complesso Uffici e Stabilimento che vengono avviate all’impianto di depurazione dedicato;
— la palazzina servizi, costituita da un edificio in c.a. che accoglie, al piano terra, ufficio amministrativo e laboratorio e, al primo piano, ufficio direzionale e alloggio custode;
— la cabina Enel, la pesa, i piazzali e i parcheggi.
PRESO ATTO CHE:
— gli Enti competenti, di norma componenti la Conferenza prevista dall’art. 27 del D.Lgs. 22/97, hanno di fatto espresso il parere di competenza attraverso le autorizzazioni, N.O. e pareri gia` allegati alla richiesta presentata dalla ditta, sulla scorta dei quali e` stato realizzato l’impianto;
— pertanto, non e` necessario convocare detta Conferenza.
CONSIDERATO che i r.s.u. e assimilabili, inclusi i rifiuti da Raccolta Differenziata, rientrando nel circuito pubblico di raccolta sono destinati al Sistema Integrato Regionale di smaltimento e, pertanto, non possono essere conferiti all’impianto in oggetto come richiesto dalla ditta.
(….)
DISPONE
1. di prendere atto delle approvazioni del progetto dell’impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi con produzione di fertilizzante ubicato nel Comune di Marcellinara (CZ) – zona industriale localita` Serramunda – e delle relative autorizzazioni alla realizzazione dello stesso;
2. di autorizzare la Ditta Seteco srl, effettuato il collaudo finale dell’opera, all’esercizio delle attivita` di recupero individuate nell’allegato C del D.Lgs. 22/97 con le sigle [R3], [R11], [R12], [R13], dei rifiuti speciali non pericolosi individuati con i seguenti codici CER: [020103]; [020102]; [030101]; [030105]; [030199]; [030301]; [020304]; [020399]; [020501]; [020704]; [020701]; [020702]; [040221]; [040222]; [040101]; [040107]; [020106]; [150103]; [150101]; [030309]; [030310]; [030311]; [030302]; [190814]; [190812]; [190805]; [020201]; [020204]; [020301]; [020305]; [020403]; [020502]; [020603]; [020705]; [190605]; [190606]; [100101]; [100102]; [100103]; [100115]; [100117]; [100903]; [100202]; [060314]; [020202]; [020203]; [020402];
3. di subordinare l’autorizzazione al rispetto delle seguenti condizioni e prescrizioni:
3.1 il quantitativo massimo annuo non potra` superare complessivamente 65.00 t.;
3.2 al fine di minimizzare l’impatto visivo dell’impianto e la rumorosita` verso l’esterno la prevista barriera di protezione ambientale dovra` essere realizzata con siepi e alberatura autoctone e/o compatibili con l’habitat naturale, pertanto, l’alberatura prevista in progetto dovra` essere incrementata al fine di costituire detta barriera;
3.3 l’area esterna dell’impianto dovra` essere provvista di idonea pavimentazione, dotata di apposite pendenze atte a consentire la raccolta delle acque di prima pioggia, la quale nelle aree interessate dal transito dei mezzi in arrivo e da eventuali stoccaggi di rifiuti dovra` essere impermeabilizzata;
3.4 tutte le fasi di lavorazioni, compreso il deposito del prodotto finito, dovranno avvenire su superfici impermeabilizzate;
3.5 le quantita` massime stoccate non dovranno superare i volumi previsti nei vari settori di deposito per categorie di rifiuti, prima e dopo il trattamento di recupero, per i quali sono stati dimensionati gli impianti di sicurezza;
3.6 i rifiuti potranno essere stoccati prima del trattamento per un tempo massimo di 3 giorni ad esclusione dei rifiuti cellulosici, che possono essere stoccati per un tempo massimo di gg. 30;
3.7 per i rifiuti tenuti in deposito temporaneo siano rispettati i tempi e le condizioni previste dall’art. 6 comma m) del D.Lgs. 22/97;
3.8 lo stoccaggio dei rifiuti deve avvenire in contenitori o serbatoi fissi e mobili, comprese le vasche ed i bacini per lo stoccaggio dei rifiuti, che devono possedere adeguati requisiti di resistenza in relazione alle proprieta` chimico-fisiche ed alle caratteristiche dei rifiuti stessi. I contenitori devono essere provvisti di sistema di chiusura, di accessori e dispositivi atti ad effettuare in condizioni di sicurezza le operazioni di riempimento, travaso e svuotamento;
3.9 dovranno essere messe in atto adeguate misure di mitigazione del rumore e di abbattimento delle polveri e delle particelle sospese, soprattutto relativamente agli impianti di triturazione e di raffinazione;
3.10 dovranno essere effettuati controlli periodici circa la validita` dal sistema di trattamento aria tramite biofiltro, anche effettuando una analisi della qualita` dell’aria prima della messa in esercizio dell’impianto;
3.11 dovranno essere rispettate tutte le norme tecniche relative alla tipologia di impianto in oggetto e in particolare quelle specificate nel comma 16.1 e dal comma 18.1 al comma 18.12 dell’allegato 1, sub allegato 1, del D.M. 5 febbraio 1998 e successive modifiche ed integrazioni, riguardante «Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli artt. 31 e 33 del D.Lgs. 22/97»;
3.12 i prodotti fini dovranno avere caratteristiche conformi a quelle indicate nella Legge 19/10/1984 n. 748;
3.13 i rifiuti non trattati o residui della lavorazione dovranno essere conferiti presso gli impianti autorizzati a cura e spese della stessa societa`;
3.14 le acque di prima pioggia e le acque reflue provenienti da tutte le fasi del processo in oggetto dovranno essere raccolte tramite reti separate, come previsto in progetto, e sottoposte ad idoneo trattamento e/o scaricate su corpo idrico superficiale previa una verifica dei parametri previsti dalla vigente normativa in materia e acquisizione di specifica autorizzazione;
3.15 le acque provenienti dai servizi igienici dovranno essere convogliate all’impianto di depurazione per come previsto in progetto;
3.16 per ciascuna area di trattamento dovranno essere posti in opera gli impianti di sicurezza atti a tutelare l’incolumita` della salute e dell’ambiente;
3.17 l’esercizio dell’impianto nel suo complesso dovra` avvenire in modo da evitare la perdita accidentale o l’abbandono dei rifiuti anche in fase di movimentazione o trasporto;
3.18 l’attivita` dovra` essere dotata di impianto antincendio in regola con la normativa del settore.
4. La Societa` inoltre:
— dovra` detenere, presso la propria sede, registro di carico e scarico;
— nell’esercizio dell’impianto dovra` rispettare i criteri igienico-sanitari stabiliti ai sensi delle vigenti normative, e quanto previsto in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;
— dovra` stipulare apposita polizza fidejussoria a favore dell’Ufficio del Commissario da prestarsi secondo quanto previsto dall’O.C. n. 1605 del 25/10/2001;
— e` tenuta a comunicare mensilmente a questo Ufficio del Commissario delegato e all’Amministrazione Provinciale di competenza la quantita` dei rifiuti trattati suddivisi per tipologia, provenienza e destinazione;
— e` tenuta ad assoggettare preliminarmente eventuali successive modifiche dell’impianto ad ulteriore nuova autorizzazione, nonche´ l’eventuale smaltimento di rifiuti diversi da quelli sopra specificati;
— dovra` provvedere alla messa in sicurezza e bonifica del sito alla cessazione delle attivita` dell’impianto;
— e` tenuta a trasmettere a questo Ufficio eventuali convenzioni con Ditte abilitate al ritiro del materiale trattato;
— dovra` sottoporre l’impianto nel complesso, nonche´ i singoli macchinari, ad adeguate operazioni di controllo e di manutenzione, anche secondo quanto previsto dai manuali di manutenzione e uso predisposti dalla Societa` fornitrice;
— e` tenuta a rispettare ed attuare tutte le norme tecniche ed amministrative che regolano la realizzazione e la gestione di detti impianti, tali adempimenti dovranno essere verificati prima e durante il corso dei lavori dal Direttore dei Lavori;
— prima della messa in esercizio dovra`:
— comunicare, con almeno 5 giorni di anticipo, agli Enti interessati la data di messa in esercizio dell’impianto e il nominativo del Direttore Tecnico responsabile dell’impianto con relative attestazioni di idoneita`;
— e produrre presso questo Ufficio la seguente documentazione:
a) certificato di collaudo delle strutture e dell’impiantistica installata;
b) certificato di agibilita` ai sensi dell’art. 221 del T.U.LL.SS.;
c) certificato di prevenzione incendi rilasciato dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco;
d) N.O. relativo all’impatto acustico ai sensi della Legge 447/95;
e) autorizzazione alle immissioni in atmosfera;
f) autorizzazione allo scarico da parte della Provincia competente ai sensi del D.Lgs. n. 152 dell’11/5/1999 e della L.R. n. 10 del 3/10/97;
g) certificazione attestante la regolarita` dell’impianto elettrico ai sensi della 46/90.
5. di autorizzare l’esercizio dell’impianto per un periodo di 5 anni rinnovabile, a tal fine entro 180 giorni dalla scadenza dell’atto autorizzativo la ditta dovra` presentare apposita domanda all’ente competente;
6. di fissare in C 335.697 l’importo della polizza fideiussoria che la ditta dovra` stipulare secondo i criteri, i tempi, le modalita` e quant’altro stabilito con Ordinanza n. 1605 del 25/10/ 2001, a favore dell’Ufficio del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nella Regione Calabria;
7. di dare atto che l’Amministrazione Provinciale di competenza per territorio e` incaricata ad esercitare i controlli di legge avvalendosi anche del Servizio di Igiene Pubblica e Tutela Ambientale della A.S.L. competente per territorio, anche al fine di verificare il rispetto delle prescrizioni e delle condizioni contenute nel presente atto autorizzativo;
8. di sospendere o revocare la presente autorizzazione nel caso in cui la ditta Seteco srl incorra in violazioni o negligenze, tanto in ordine alle condizioni della presente autorizzazione quanto a norma di legge o regolamenti, a disposizioni amministrative ed alle stesse norme di buona amministrazione. L’Ufficio del Commissario Delegato esercitera` lo stesso potere di revoca ove la ditta per imperizia o altro suo comportamento, comprometta la tempestiva esecuzione e la buona riuscita dell’opera;
9. di notificare la presente ordinanza alla ditta Seteco s.r.l. e di trasmettere copia dell’ordinanza medesima alla Prefettura e all’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, all’A.S.L. competente e al Comune di Marcellinara;
10. di pubblicare la presente ordinanza sul B.U.R. Calabria.
Il Resp. Unico del Proc. Il Commissario Delegato
Dott. Ing. G.B. Papello Dott. Giuseppe Chiaravalloti
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28 agosto 2010
"Case sparse", l'appello della famiglia Barberio
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La casa della famiglia Barberio sgomberata per ordinanza sindacale e la montagna soggetta a smottamenti Da story
“Entro settembre rientrerete nelle vostre case!” Parola del sindaco di Sellia Marina, Giuseppe Amelio. “Non vi preoccupate, solo qualche sacrificio”, aveva continuato. Il mese di settembre è alle porte e i lavori alla montagnetta di Uria non sono mai iniziati. In compenso di geologi, Protezione civile e vigili del fuoco, se ne sono visti. Eccome. Si profilano le calende greche.
Gli ultimi sopralluoghi, effettuati recentemente, evidenziano un peggioramento della situazione di pericolosità rispetto all’alluvione che ha flagellato mezza Calabria nello scorso inverno. La località è denominata “Case sparse”, la via è Piranietto. La famiglia Barberio è composta da sei persone, nonni, figli e nipoti. Traslocati a seguito dell’ordinanza sindacale di sgombero al villaggio Uria. Sistemazione provvisoria. Aveva detto. Aveva! Come aveva pure detto di fare qualche sacrificio “perché il Comune non si poteva permettere due affitti” (avevano chiesto due appartamenti: uno per i nonni e un altro per i figli e i nipoti). Nel frattempo nonno Vincenzo ha avuto un infarto (dovuto, molto probabilmente, allo stress di vedere anni di lavoro andati in fumo), la sua consorte non è al massimo della forma e i bambini dovranno pure andare a scuola fra non molto. Il loro è un appello perché “il Comune si assuma le sue responsabilità” e li aiuti a ritornare nella loro abitazione al più presto. “Ci sentiamo presi in giro – hanno proseguito – viste le iniziali promesse. Non riusciamo più a continuare a vivere stipati in sole due stanzette”. Grandi i disagi. Forte la delusione. Legittime le richieste. Non rimangono che le risposte opportune dell’Amministrazione comunale. Sempre che il governo locale non consideri priorità altri tipi interventi, come i recenti abbellimenti del lungomare, che costeggia solo tre lidi: l'Asso dei fiori, il Jamaika e il Faro Blu, con palme ornamentali all’uopo predisposte. Sarebbe più giusto, invece, che si prodigasse prima per i servizi essenziali da rendere ai cittadini e poi per le esigenze estetiche di parte.
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27 agosto 2010
Il rombolà(re)
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Vignetta a cura del blogger Da story Ferma la motocicletta accanto al muretto che dà sulla spiaggia. Dice al compagno di aspettare e di tenere accelerato. Scende. Passo sicuro si dirige verso un ombrellone giallo. In testa un casco e tanti pensieri. Non può sbagliare. Sa che se sbaglia altri poi potranno non sbagliare con lui. In mente anche la Guerra di Piero di de Andrè. Adesso ha lui l’artiglieria, non vuole fare la fine di Piero. Lo scorge. È vicino alla moglie e al figlioletto di un anno appena. Un rivolo di sudore gli scende sul naso. L’imbracatura lo raccoglie. Nessuno può vederlo. Ha solo gli occhi rivolti verso l’esterno. Si sente sicuro. La corteccia del casco gli coccola la coscienza. La coscienza che scaccia ogni dubbio. In mano una calibro 7,65. Non la nasconde. Dice a tutti di stare buoni e di spegnere i cellulari. Il suo passo si fa più svelto. La cognata di Ferdinando avvisa la sorella che c’è qualcuno che sta arrivando con una pistola in mano. Costei urla al padre del loro amore. Si solleva dal caldo arenile e corre verso la libertà. Leon alza la mano. E punta verso il corpo inerme in fuga. Non può più tornare indietro. La corteccia lo aiuta. Uno. Due. Il suo passo è costante. Ormai gli è accanto. La pietà è lontana. Lo sanno tutti e due. Si guardano un attimo. Per un momento le loro anime si toccano. Nessuno vuole fare la fine di Piero. L’alza ancora, la mano. E gli sferra il colpo di grazia. Missione compiuta. Vorrebbe liberarsi del casco e gridare che non aveva scelta. Invece, rifà le orme dell’andata. Attorno un silenzio adulto di morte. Squarciato dal pianto bambino del piccolo Rombolà. La moto è lì che l’aspetta. Accesa. La brezza della velocità gli accarezza il distacco dall’inferno. Si sente più leggero adesso. Non ha più i dubbi che lo tormentavano. Ora è una certezza. Per la libertà non potrà più fermarsi. |
26 agosto 2010
I Falchi sulla Seteco
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Giuseppe Cossari e la Seteco Da story “Vedi che ti calo la saracinesca, dottore… dopo quando scherziamo … scherziamo, quando no dopo mi girano veramente i c…….comunque”. E’ Giuseppe Cossari, presunto capo clan operante a Borgia e nel catanzarese, a parlare. Dall’altra parte del telefono c’è Pasquale Leone, titolare della Seteco di Marcellinara. L’intercettazione ambientale risale alla primavera del 2006, qualche mese avanti il primo sequestro deciso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro ai danni della Fabbrica di fertilizzanti, il 27 novembre successivo, per reati ambientali. L’inchiesta è quella denominata “Falcos”, che ha posto agli arresti sette presunti appartenenti al clan “che voleva controllare tutto”, scrive il giudice per le udienze preliminari, Emma Sonni, nelle motivazioni della sentenza depositate nei giorni scorsi. Una richiesta estorsiva bella e buona. E la Seteco, un pozzo senza fondo di rifiuti & soldi, non poteva sfuggire agli interessi della ‘ndrangheta. L’imprenditore, sentito della Polizia giudizaria, ha sempre negato tutto, nonostante la certezza delle intercettazioni. La spiegazione la dà lo stesso giudice: “L'evidente reticenza del Leone e l'insanabile contraddizione fra gli esiti delle indagini e le dichiarazioni dallo stesso rese alla Pg è indice univocamente sintomatico dello stato di intimidazione in cui si è trovato il predetto imprenditore, che, pur a fronte di plurimi e reiterati contatti, avuti certamente fino a qualche mese prima, con il Cossari negava anche semplicemente i suoi rapporti con il predetto”. Omertà e paura, un binomio inossidabile. Che il Cossari “era stato in grado di incutere nella vittima, attraverso minacce esplicite, nonché evocando la capacità intimidatrice implicitamente derivante dalla sua appartenenza all'associazione”. Le poche pagine che il giudice riserva alla Seteco, nell’ambito dell’inchiesta Falcos, aprono una breccia lancinante sull’attività della fabbrica inaugurata nel 2001 fino alla chiusura, decisa da un atto vandalico che distrusse la cabina di comando agli inizi dell’anno 2009, ancora prima di un successivo, e di un altro, sequestro ordinati dalla magistratura. La solita mano ignota arrivò prima dei protocolli giudiziari. La cosca, secondo il gup, sarebbe stata operativa fino al 2006. Da quando i fumi, generati dall’autocombustione dei rifiuti, cominciarono a rendere la vita invivibile agli operai di tutte le aziende di località Serramonda e ai residenti, e non solo. Puzza e percolato che continuano ad impregnare campagne, attiguo fiume Amato e polmoni senza ritegno. Una ferita mortale sulla quale è richiesto l’intervento di medici senza scrupoli. STRALCI DI ALCUNE INTERCETTAZIONI: Giuseppe Cossari e Pasquale Leone Cossari: - Eh, (si) Leone: - Tre e otto ve li ho dati l’altra volta? Cossari: - Va bene, diciamo sei e due dai …. Quanti sono dai?! Leone: - E io dico sei mila euro… Cossari: - Ma quee sei e due!? Quei tre e otto sono andati pagati? Leone: - Eh certo! E certo che sono andati pagati! Cossari: - Uh, va bene dai! Leone: - Certo che sono andati pagati!! Cossari: - E vedete questi qua. Avvocà, dottò guarda …a me “Questo” mi stanno facendo uscire pazzo!? Leone: - Facciamo una cosa Giuseppe… ci vediamo … ti chiamo domani e ci vediamo … dai ..Giuseppe, … Va bene…, che ti dico pure di (parola incomprensibile) Cossari: - No…, ti chiamo io che non ne ho telefono dottore? Leone: - Va bene… Cossari: - Però dottò guarda. Vi … ci prego … guada .. Leone: - Ho capito? Cossari: - Fatemi un miracolo !? Leone: - eh … ho preso l’impegno io Giuseppe!! (incomprensibile) Cossari: - Eh (parola incomprensibile) Leone: - Va bene!!? Cossari: - ciao Dottò… ciao ALTRA CONVERSAZIONE: Leone: - Va bene? Cossari: - Va bene Leone: - Ci aggiorniamo più tardi, comunque tranquillizza… Cossari: - Ne parlo lunedi intanto … Leone: - No tranquillizza pure i tuoi amici che adesso mi vedo con Carminuzzo capito? Cossari: - Va bene va.. Leone: - Che mi da una mano pure lui… Cossari: - Ok…. Leone: - Ciao belle cose, ciao ciao Cossari: - Ciao SUCCESSIVA CHIAMATA: Cossari: - Mi hai detto rassicura gli amici, quali cazzo di amici devo rassicurare dottore … che cazzo racconti… Leone: - non mi hai capito… (ridendo) Cossari: - eh, non ho capito… Leone: - No, no Cossari: - Possono apire un cazzo per un altro qua… Leone: - No, no ci devo pagare una cazzo di fattura per quei trasporti che furono… no ma ci mancherebbe no… non sono amici quelli che mi hanno fatto il lavoro.. no ho ritardato… Cossari: - No ho capito … ho detto mannaia a Dio che cosa… (incomprensibile) …. Leone: - No, no, ritardavi il pagamento ed il trasporto dei concimi… me li hanno pagati in ritardo, niente di più, solo per questo … rassicurali che li ringrazio, no digli… Cossari: - No ho capito, che cazzo Leone: - No ho capito, cazzo. Eh non sono amici miei che sono? Eh … eh.. eh … va bene non c’è… Cossari: - Eh … eh ho capito che cazzo rispondevi lì, ciao Leone: - No, no non ciao, ciao, ciao |
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