25 agosto 2011

Caso Baltov. La famiglia chiede la sostituzione del medico legale di Mizio per inerzia

Dimitrov Baltov Zdravko, deceduto al Pugliese Ciaccio di Catanzaro a soli tredici anni lo scorso 16 ottobre 2010

Dimitrov Baltov Zdravko, di origine bulgara e residente con la famiglia a Sellia Marina, avrebbe compiuto quattordici anni fra poco, il 13 settembre. E, invece, è deceduto l’anno scorso, il 16 ottobre all’ospedale Pugliese Ciaccio. Forse ancora è presto per sapere di cosa è morto. Forse è ancora minorenne, avranno pensato. Forse. Magari, come è successo per Federica Monteleone di anni sedici scomparsa per un’appendicite al nosocomio di Vibo Valentia, la Regione Calabria farà in tempo ad inviargli la tessera sanitaria con scadenza il prossimo 2017. Allora sarà più che maggiorenne. Forse succederà. La macchina amministrativa calabrese ha un motore diesel senza possibilità di ripresa. Quando s’inceppa ci vuole solo il carro attrezzi per svincolarlo.
L’avvocato degli eredi di Baltov, Giulio Calabretta, ha chiesto al pubblico ministero, Alberto Cianfarini, titolare dell’indagine sul caso, l’immediata sostituzione del medico legale, Giulio di Mizio, delegato dalla Procura a stilare una relazione autoptica, per inerzia. Sulle prime si prese novanta giorni di tempo, dall’incarico. Ne sono passati trecentoquaranta. Ma non è solo, secondo l’istanza presentata al Palazzo di Giustizia, una questione temporale la motivazione di tale petizione, tanto un modus operandi, che sarebbe stato messo in atto proprio dall’illustre medico, per compromettere inequivocabilmente “il diritto all’informazione”. Per la cronaca si ricorda che per il decesso di Baltov sono attualmente indagati ventiquattro persone dell’ospedale catanzarese. Il sospetto di una mancanza di serenità del consulente è legittimo. Tanto che Calabretta ne ha proposto l’avvicendamento “con altro Perito medico/legale, possibilmente al di fuori dell’ambito dell’Ospedale di Catanzaro e/o del Policlinico Universitario di Catanzaro”.
Il calvario dell’autopsia per il piccolo Baltov racconta di un primo preliminare “incontro”, in data 16 maggio 2011, all’ospedale di Lamezia Terme, “al fine di visionare dei vetrini”. Dopo ben sette mesi dal tragico evento. Incontro seguito da alcuna relazione. Al termine del quale, però, il di Mizio comunica che ne avrebbe fissato un altro “per la lettura della Radiografie”. Il legale della famiglia, intanto, non riceve nessuna novella in merito. Verso la fine di maggio si fa di nuovo vivo. Questa volta l’appuntamento è più importante. Al Policlinico Universitario di Germaneto ci sono tutti. Il ctu della Procura e i consulenti degli indagati, tranne che l’avvocato e il medico della parte offesa. Lo chiama al telefono e gli riferisce di aver inoltrato ben tre telegrammi. Il Calabretta si stupisce. “Stranamente nessuno di questi telegrammi è mai arrivato (eppure presso l’indirizzo dello studio arriva corrispondenza tutti i giorni e da tutta Italia)”. Viene, quindi, fissato un ulteriore abboccamento, l’8 giugno 2011, sempre al Policlinico di Germaneto “per la lettura delle radiografie”. Anche in questo caso nessuna relazione scritta. Si rimanda all’ultimo e definitivo convegno. L’esame chirurgico. Il 5 luglio 2011. Fusse che fusse la vorta bona. Tutti se lo augurano. E, invece, con stupore della famiglia Baltova, si apprende che di di Mizio non c’è nessuna traccia. Non solo. “Il Radiologo di cui si era avvalso lo stesso ctu non aveva ancora ultimato la valutazione e redazione scritta delle Radiografie (anzi, a suo dire, non aveva fatto proprio niente)”.
Siamo alla fine di agosto. E all’orizzonte si profilano le calende greche con una vaga speranza, però, della tessera sanitaria. Urge un carro attrezzi.

8 commenti:

domenico ha detto...

siamo in Calabria una regione di intrallazzi di ogni genere...medici che stilano reperti di lesioni non veritiere, certificati medici di malattia a persone che abitano fuori dalla regione Calabria, guarda caso persone che stanno benissimo non ci vuole molto a fare una indagine , i giorni di malattia sono controllabili....mi sono proprio rotto di venire ancora in questa terra di disonesti e d'imbroglioni.

nadia ha detto...

se fosse stato il figlio di................tutti si sarebbero mossi, dall'infermiera al dottore , primario e presidente di regione......ma stiamo parlando di uno di noi.dobbiamo veramente fare una rivoluzione , i pacifisti si stanno stancando.

vanessa ha detto...

se fosse stato italiano sarebbe stato diverso? credo di si....mi sembra una storia in cui manca la solidarietà di tutti noi. Se fosse stato italiano la gente comune si sarebbe indignata, incazzata e invece si sente solo un assordante silenzio. Solidarietà e affetto alla tenera mamma Baltova. Italiani, brava gente.... ma qui a lasciarci è un 13enne bulgaro.

mattia martini ha detto...

gentilissima Vanessa , la gente comune pensa alla festa della birra, quello del Santo e della Madonna , i veri problemi non li vuole affrontare, sicuramente signora Vanessa legge questo blog, il giornalista Grimaldi era presente alla riunione nella sala consigliare concessa dal sindaco di Sellia Marina, sa quante persone erano presenti ? quanti cittadini di Sellia Marina? uno di sicuro c'era ma guarda caso non è di Sellia Marina è sempre presente per giustizia e legalità , persona umile e sempre presente in ogni occasione, persona che non fatica a trovare degli amici....persona che ha parlato sia con la mamma Baltova come non mancava a telefonare per sentire come stava Gian Paolo Rossi, lui è unico Lui è............

Anonimo ha detto...

mattia

Anonimo ha detto...

d.d.

giuseppe ha detto...

d.d. è unico.
sempre presente quando è possibile.
grazie

Anonimo ha detto...

questo medico legale è da mandare in carcere, nè sta facendo troppe di crudeltà, per difendere i collusi i malavitosi si vende , vergognati, dottor ..... del ....se fosse tuo figlio? spero che il BUON DIO VI DIA UNA BELLA LEZIONE, A TUTTI VOI CHE FATE DEL MALE ALLE PERSONE ONESTE,E NON HANNO SANTI IN PARADISO, CHE VI SI RITORCIA TUTTO SU QUELLO CHE AVETE CARO,SOLO COSI IMPARATE A LAVORARE CON COSCIENZA E ONESTà.