31 agosto 2011

Lettera da Zagarise

La lettera

I “Soldi”. L’interesse principale dei soldi. Alcuni personaggi rovina famiglie che “si sono venduti tutto quello che avevano di valore, anche la dignità”. L’abusivismo: negozi, bar, locali. Non solo il sindaco, Pietro Raimondo. Da Zagarise con furore. Lettera scritta di getto e inviatami da una zagaritana senza peli sulla lingua. Onde evitare che qualcuno si senta oltraggiato nell’intimo ho censurato i nomi, per il momento, ma indagherò.
La pubblico così come mi è stata recapitata per farvi apprezzare fino in fondo la schiettezza.

Caro Emilio Grimaldi,
visto che scrivi sempre cose contro il mio Sindaco di Zagarise voglio vedere se sei capace di scrivere cose contro i rivali del sindaco. Ti mandero una lettera con tutte le male fatte di Zagarisi, ti accenno qualcosa iniziando dalla Forza Publica che non funziona su tutto il territorio di sua competenza; i vigili ( (…) delle malefatte che ricattava la gente finalmente e andato a casa).
(….) il santo di Zagarise rovina famiglie e accanito a fare Soldi, si e venduto tutto quello che avevamo di valore e anche la dignità. Proloco (…) tutto per fare Soldi. Compleanni tutto quello da fare Soldi. (…) e visite a pagamento senza utile in stanze non idonee. Officine abbusive, Negozi, Parrochieri ingiro per il Paese. Casa per casa, gente che lavora nei Bar, ai negozi senza essere dichiarati. Locali abbusivi e a dibiti in pizzerì, devo dire una cosa importante su questo vi do raggione: il mio sindaco a firmato e garantito che tutto va bene. Finisco di dirti qualche cosa che lo continuerai a scrive tu su quello che ti mandero.
Maria

28 agosto 2011

Alli dynamica


La valle del fiume Alli. Sono indicati: la discarica di Alli, la centrale a turbogas dell'Edison e il crinale su cui dovrebbe sorgere il parco eolico della società Dynamica

L’arrivo dei barbari. A Simeri Crichi e a Catanzaro è da un po’ di anni che si parla il veneto. Come seconda lingua. Giù, alla valle dell’Alli, sono i veneti a farla da padrone. Poi vengono i milanesi. L’ultima colonizzazione ha preso di mira il vento. Dopo la collina, conquistata dalla società veneta Enerambiente di Faggiano & Gavioli. Dopo l’aria, razziata dal colosso milanese dell’Edison. Ora è giunta la volta del vento. 

27 agosto 2011

Ciao Gianpaolo

La sezione operativa della Guardia di Finanza di Sellia Marina, dove ha prestato servizio Gianpaolo Rosso, con l'immagine del suo profilo su facebook

di Daniela

Ciao Gianpaolo,
ci siamo conosciuti nel 1997, ricordi?
Eri un ragazzo esuberante, spavaldo e pieno di vita. Avevi tanti amici, eri generoso e disponibile oltre l’immaginabile. Mi hai scelta: una richiesta d’aiuto, abitavi ancora a Cropani Marina. Sono venuta a casa tua, c’era gente che entrava e usciva ed eri circondato dall’affetto dei tuoi amici. Da allora sono stata in qualche modo parte della tua vita, fino al punto che scherzando mi dicevi che volevi chiedere a mia mamma di adottarti, volevi essere ufficialmente mio fratello, tanto io non lo avevo un fratello. Ho visto finire la storia con la tua ragazza di Catania, nascere l’amore per quella che poi sarebbe diventata tua moglie e madre di due bellissimi gemelli, la tua vita complicarsi ogni giorno di più, l’acquisto della casa, i lavori di ristrutturazione, l’incidente, il lungo periodo di immobilità, la fine del matrimonio, gli albori di una nuova storia. Sono stati anni movimentati per te: alti e bassi, gioie e dolori di una vita vissuta sempre in maniera accelerata, senza risparmiarti, senza mai fermarti a riflettere. Ti sei sempre confidato: ti capivo, ti sgridavo, ti ascoltavo, provavo a frenare i tuoi eccessi. La tua vita si stava sgretolando, non aveva più regole, non avevi più casa, partenze verso mete che non conoscevo, non tutte. Poi Sapri e la tragica rivelazione, Catania e una fase tormentata da incubi ad occhi aperti e instabilità, in quel periodo ho cominciato a consigliarti di farti seguire da uno psicologo. Mi rispondevi:”Io sono forte, chi mi piega a me? Vedi io rido e scherzo sempre, nonostante tutto, Dani, mi devi aiutare, lo scriviamo assieme il libro che parla della mia vita?”. Ti ho preso in giro ricordando quanto fossi sempre stato “bravo” a scrivere e abbiamo riso assieme rievocando vecchi episodi di una vita normale che, seppure sembrava un ricordo remoto, c’era appena qualche anno prima. Nel frattempo combattevi i tuoi fantasmi, io provavo a fornirti uno scudo per difenderti, un filtro per poter vedere con i miei occhi ciò che compariva nei tuoi silenzi e ti tormentava atrocemente nei tuoi momenti di solitudine e disperazione più nera. Non credo di esserci riuscita veramente, arrivavo solo a lanciarti una fune, accendevo un lumicino che , dal mondo reale, cercava di farti riemergere dalle tue angosce, ne avevi comunque bisogno per non perdere definitivamente il contatto con la realtà in quei momenti bui. Poi quella telefonata tremenda un paio d’anni fa, con un filo di voce e tutto d’un fiato: “non ti incazzare ho fatto una minchiata, ho tentato il suicidio mi sono imbottito di farmaci, mi hanno portato qui con l’ambulanza, sono stato in coma, adesso sono in terapia intensiva, dicono che forse domani scioglieranno la prognosi, perdonami, lo so che ho sbagliato ma mi sono visto perso, non ho più niente, tu conosci la mia situazione, nessuno può aiutarmi, la pensione non me la daranno mai”. E’ seguito un periodo di terapia, ripetevi frasi apparentemente tranquillizzanti ma non eri tu. “Sono in cura, mi segue una psichiatra” e poi mi raccontavi brani dei vostri colloqui; alcuni, sono sicura, nascevano dalla tua immaginazione, altri, invece, sembrava più plausibile fossero le parole della professionista. Dovevi prendere dei farmaci, eri sedato e le frasi che ripetevi come un automa erano semplicemente la rievocazione di uno scenario che ti veniva prospettato ma non sembravano nascere dalla tua coscienza. Poi c’era la tua salute fisica. Quante volte ho pensato non ce la facessi, la tua voce diventava così flebile da essere impercettibile o non riuscivi neppure a rispondere. Quando ti riprendevi mi chiedevi:” ma ti sei preoccupata? E hai pianto per me?” e poi sdrammatizzavi: “tu mi prendi in giro, io ti conosco sei una stronza”e ridevi. Eri felice, avevi bisogno di sapere che c’era ancora qualcuno che si preoccupava per te, qualcuno che ti volesse bene. Una mattina chiami , eri fuori di te, varie vicissitudini, in partenza per Roma, non lo sapeva nessuno, volevi fare una bravata, poi non ne hai avuto il coraggio, il Comando Generale, nuove delusioni, un’altra sconfitta. Ritorni a casa, prendi su un po’ delle tue cose e riparti definitivamente alla volta di Roma. Inizia una nuova fase della tua vita, il centro di accoglienza fuori città, era uno dei più terribili, dicevi, violenza, morte, soprusi, erano quasi tutti stranieri, i pasti alla Caritas. Una vita pericolosa. A volte, quando ti accusavo di mentire, sbottavi: “cosa vuoi che ti dica, ti devo raccontare l’inferno? Io non te lo voglio raccontare questo inferno” poi facevi riferimento a qualche episodio che mi raggelava il sangue e allora provavo solo a darti coraggio, ero persuasiva e a te bastava un piccolo spiraglio di luce per convincerti a rialzarti la mattina successiva alle 4 per poter fare una doccia e riprendere la tua giornata da ultimo tra gli ultimi. C’era Don Antonio, mi hai parlato spesso di lui, ti capiva, ti trattava come un fratello, a volte pranzavate assieme, andavi sempre a Messa. Mi dicevi che sentivi solo due persone del periodo in cui avevi una vita: un tuo ex collega e Zazà, lui ti voleva bene, lo sapevi. A volte mi chiamavi felice come un bambino: “indovina chi mi ha telefonato? Zazà!” … Gianpaolo, adesso lo sai, io ero presente ad alcune di quelle telefonate , le aveva fatte nel mio ufficio. Lui era unico, arrivava, poggiava sonoramente il casco sulla scrivania e poi iniziava l’operazione “sfollamento”. Quando se ne andavano tutti ci occupavamo delle sue pratiche e mi chiedeva sempre di te, poi diceva:“ sai che faccio?, lo chiamo! “.Ti telefonava e dopo se ne andava dicendomi:”ci scommetto che tra dieci minuti ti chiama!”, era così. Mi raccontavi ogni cosa, ogni sfumatura della conversazione, riprodotta fedelmente . Eri felice, bastava così poco per farti sorridere. La sola idea che lui si interessasse a te era motivo di gaudio, ti faceva sentire meno solo.
Una mattina di buon’ora mi dici che hai scritto una lettera, volevi un consiglio: un blog dove pubblicarla, avevi preso il coraggio a due mani, rinunciato alla dignità, esposto tutto il tuo dolore, si avvicinava il compleanno dei tuoi figli, stavi troppo male all’idea di non poterli vedere. Ti ho suggerito Emilio, “è una persona corretta, il suo blog è molto letto, prova ! Ti do la sua e-mail”. Ti sei messo a nudo, hai messo da parte dignità e orgoglio, non era facile. “Ma quale, ormai non ho più orgoglio lo vedi? Sono un disperato senza passato (non ho più nessuno) né futuro (ho solo la strada)”. Emilio ha pubblicato la tua richiesta d’aiuto. Mi ringraziavi, ti piaceva Emilio, ti fidavi di lui, gli eri grato, eri felice di aver conosciuto anche due persone buone (Nadia e Domenico), dicevi: “sono troppo carini con me”. Hai atteso pieno di speranze: quella palesata e vitale, che arrivasse la pensione, e quella celata e impronunciabile, difficile da ammettere anche a te stesso. Hai chiesto: “novità della lettera? Hai saputo qualcosa?” Io evadevo perché sapevo bene dove andavi a parare, quindi hai fatto la domanda diretta, impietoso verso te stesso. Forse ho sbagliato, però ho ritenuto avessi diritto di sapere la verità. Una mattina ho potuto darti una bella notizia: alcune persone che conoscevi erano venute a chiedere di te, avevano mostrato vicinanza e solidarietà, erano disposte ad aiutarti economicamente, mi scuso con loro, mi avevano chiesto di non dirti i loro nomi, volevano aiutarti senza fartelo pesare. Io te li ho detti perché avevi bisogno di saperlo. Eri contento, non te lo aspettavi, mi hai chiesto e richiesto di ripetertelo, chi erano, cosa avevano detto cosa avevo risposto, tutto, più volte. Volevi imprimerti quel momento, quella notizia inaspettata. Bastava così poco perché nella tua vita fatta di tenebre e fantasmi entrasse un timido ma dirompente raggio di sole a squarciare il buio. Nei giorni successivi eri sempre più giù, io conoscevo troppo bene il motivo: si avvicinava il compleanno dei tuoi figli, ne avevamo parlato. Eri confuso, addolorato, instabile, incoerente, facevi paura, ho preso coraggio e un paio di giorni prima ho proposto l’aiuto, una colletta, me lo avevano chiesto in tanti, avremmo provveduto a vitto, alloggio, regali per i bimbi. Non avresti saputo neppure chi erano, non ti saresti sentito in debito con nessuno e tutto ciò che mi è venuto in mente per contrastare tutte le tue resistenze. Non volevi l’elemosina da nessuno, non volevi sentirti in debito, volevi la solidarietà morale , il rispetto della tua persona e la pensione, punto. Io mi arrabbio ti redarguisco provo a farti ragionare …ad un certo punto scoppi a piangere mi hai implorata tra le lacrime di non farlo, mi hai tagliato l’anima:” ti prego, se mi vuoi bene non farlo, è l’ultimo briciolo di dignità che mi resta è l’unica cosa che ti chiedo, ti prego non farlo, se mi vuoi bene non farlo. Noi non ci sentiremo fino al giorno del compleanno, non chiamarmi non ti risponderò anzi accenderò il telefono solo quel giorno e solo per sentire i miei figli, voglio tagliare fuori tutto, solo, nei miei pensieri, nei miei ricordi, in qualche modo così sarò vicino a loro”, singhiozzi. Questo è uno dei ricordi che mi commuovono ancora oggi. Poi sono iniziati i commenti cattivi, velenosi, le sentenze emanate da un esercito di giudici inclementi. Ma chi ci ha nominati giudici della vita degli altri?, Chi non ha mai sbagliato? Chi non si è mai trovato di fronte ad un bivio pericoloso? Certo magari ha fatto le scelte giuste ma, come dice un mio carissimo amico, “nella vita spesso è anche una questione di fortuna”. Assurdo, tu metti in piazza il tuo dolore e la tua miseria alla mercé di gente che anziché avere compassione per la tua condizione, pronuncia condanne severissime, senza alcuna pietà per una giovane vita che si stava inesorabilmente eclissando. Che amarezza, volevi che rispondessi io per te, ma non l’ho fatto, ho temuto che potessero incattivirsi ferendoti ulteriormente, so che sei rimasto deluso, non mi hai creduta; lo faccio adesso che nulla più può farti male. Il quattordici Gennaio una notizia terribile, sconvolgente, che ha messo a dura prova un equilibrio fragilissimo, quasi non ti capivo tra le lacrime, urlavi e piangevi e non riuscivi più a ragionare: “se lo ha fatto lui, io cosa resto a fare?”. Il tempo di capire, raccogliere le idee, prendere coraggio ed essere incisiva , ti ho richiamato, ti ho preso per mano e riportato alla lucidità. La sera dopo mi hai detto “ tu non stai bene così giù non ti ho mai sentita, salgo su un treno e arrivo, a me non mi freghi, io ti conosco tu ci sei sempre per tutti ma non parli mai di te, adesso stai troppo male, vengo lì, sto partendo”. Ho combattuto per frenarti e poi hai iniziato a scherzare, a fare il pagliaccio per farmi ridere, abbiamo riso e ti sei tranquillizzato. Mi sono sentita ricca del più profondo affetto che si possa ricevere, forte della tua vicinanza e fortunata ad essere tua amica. Non ho mai conosciuto né conoscerò mai una persona come te. Qualche mese fa, era circa l’una di notte, arriva la telefonata. Lunga, dolorosa, eri stravolto tra le altre cose mi dici “noi non ci sentiremo più, vedi che io ti ho voluto sempre bene non devi dubitarne mai, vedi che con Giovanni ho già parlato, lui sa tutto, lui era una persona migliore di me. Vedi che io a te ho sempre detto la verità. Se qualcosa non te l’ho detta è perché non potevo dirtela, non l’avresti accettata e ti avrebbe fatto troppo male. Tu sarai orgogliosa di me, vedrai, te lo prometto. La vita è un gioco che a volte può diventare troppo duro, non ci sono alternative, o si vince o si perde, io per ora forse sto vincendo, dopo non lo so. Tu sarai una delle prime a sapere quando sarà il momento, non dovrai avere dubbi sul bene che ti ho voluto e poi ti chiameranno sia la mia compagna che la mia ex moglie, tutte e due ti telefoneranno, ti cercheranno e tu, se hai dei dubbi, chiediglielo perché loro lo sanno. Stai tranquilla, tu devi stare tranquilla, noi al telefono non ci sentiremo mai più, ci vedremo quando sarà il momento, meglio no? Ci siederemo a fare un aperitivo in una giornata di sole e saremo felici, rideremo e scherzeremo come facevamo una volta”.Stravolta. Ho continuato comunque a telefonarti ma non rispondevi, ho insistentemente mandato dei messaggi provocatori, arrabbiati, sapevo che li avresti letti, sapevo quali corde toccare. Una mattina ti fai sentire “Ahah che succede cumpà? Sei arrabbiata con me? E perché? ma che sciocca cosa avevi pensato?, Cosa ti eri messa in testa? Va tutto bene è solo che non ti posso sempre caricare dei miei problemi, non ti voglio ammorbare, hai bisogno di gente che ride, io cosa posso darti se non dolore? Io non volevo darti più dolore, tutto qui”. Mentivi, spudoratamente. Da allora ho intensificato le telefonate ma a giugno è capitato un periodo buio e non ti ho cercato per circa un mese, quando ho provato a chiamarti il tuo telefono era già irraggiungibile. Hai voluto distruggere tutto di te, ogni cosa: il tuo corpo le tue poche cose. Hai tagliato i ponti, definitivamente, con un mondo diventato ostile, che non aveva saputo capirti, cancellando ogni traccia del tuo passaggio. Grazie Amico mio, amico con la A maiuscola, si perché per me è stato facile scegliere, anziché una delle tante belle maschere, una persona vera, con mille difficoltà e tanti sbagli ma un grande cuore. Tu mi hai mostrato la tua essenza, hai messo a nudo la tua anima e mi hai confidato le tue paure, mostrando le tue lacrime e i tuoi fantasmi, senza vergogna, senza ipocrisia. E’ un grande, immenso dono, purtroppo non sono stata in grado di aiutarti, abbiamo vinto assieme tante battaglie ma ho perso la sfida più importante, perdonami.
Questo era Gianpaolo: una persona difficile, tormentata e sfortunata ma unica, buona e generosa. Mi spiace per chi non ha voluto o potuto conoscerlo, io lo ricorderò sempre, gli ho riservato un posto speciale nel mio cuore e lo ringrazio per avermi scelta quel lontano giorno di quattordici anni fa.
Gianpaolo, spero che ora tu sia sereno, che abbia trovato quella tranquillità che hai rincorso tutta la vita. …So che noi ci rivedremo, saremo seduti ad un tavolo a prendere l’aperitivo, a ridere e scherzare e saremo felici in una bella giornata di sole…
Daniela

25 agosto 2011

Caso Baltov. La famiglia chiede la sostituzione del medico legale di Mizio per inerzia

Dimitrov Baltov Zdravko, deceduto al Pugliese Ciaccio di Catanzaro a soli tredici anni lo scorso 16 ottobre 2010

Dimitrov Baltov Zdravko, di origine bulgara e residente con la famiglia a Sellia Marina, avrebbe compiuto quattordici anni fra poco, il 13 settembre. E, invece, è deceduto l’anno scorso, il 16 ottobre all’ospedale Pugliese Ciaccio. Forse ancora è presto per sapere di cosa è morto. Forse è ancora minorenne, avranno pensato. Forse. Magari, come è successo per Federica Monteleone di anni sedici scomparsa per un’appendicite al nosocomio di Vibo Valentia, la Regione Calabria farà in tempo ad inviargli la tessera sanitaria con scadenza il prossimo 2017. Allora sarà più che maggiorenne. Forse succederà. La macchina amministrativa calabrese ha un motore diesel senza possibilità di ripresa. Quando s’inceppa ci vuole solo il carro attrezzi per svincolarlo.
L’avvocato degli eredi di Baltov, Giulio Calabretta, ha chiesto al pubblico ministero, Alberto Cianfarini, titolare dell’indagine sul caso, l’immediata sostituzione del medico legale, Giulio di Mizio, delegato dalla Procura a stilare una relazione autoptica, per inerzia. Sulle prime si prese novanta giorni di tempo, dall’incarico. Ne sono passati trecentoquaranta. Ma non è solo, secondo l’istanza presentata al Palazzo di Giustizia, una questione temporale la motivazione di tale petizione, tanto un modus operandi, che sarebbe stato messo in atto proprio dall’illustre medico, per compromettere inequivocabilmente “il diritto all’informazione”. Per la cronaca si ricorda che per il decesso di Baltov sono attualmente indagati ventiquattro persone dell’ospedale catanzarese. Il sospetto di una mancanza di serenità del consulente è legittimo. Tanto che Calabretta ne ha proposto l’avvicendamento “con altro Perito medico/legale, possibilmente al di fuori dell’ambito dell’Ospedale di Catanzaro e/o del Policlinico Universitario di Catanzaro”.
Il calvario dell’autopsia per il piccolo Baltov racconta di un primo preliminare “incontro”, in data 16 maggio 2011, all’ospedale di Lamezia Terme, “al fine di visionare dei vetrini”. Dopo ben sette mesi dal tragico evento. Incontro seguito da alcuna relazione. Al termine del quale, però, il di Mizio comunica che ne avrebbe fissato un altro “per la lettura della Radiografie”. Il legale della famiglia, intanto, non riceve nessuna novella in merito. Verso la fine di maggio si fa di nuovo vivo. Questa volta l’appuntamento è più importante. Al Policlinico Universitario di Germaneto ci sono tutti. Il ctu della Procura e i consulenti degli indagati, tranne che l’avvocato e il medico della parte offesa. Lo chiama al telefono e gli riferisce di aver inoltrato ben tre telegrammi. Il Calabretta si stupisce. “Stranamente nessuno di questi telegrammi è mai arrivato (eppure presso l’indirizzo dello studio arriva corrispondenza tutti i giorni e da tutta Italia)”. Viene, quindi, fissato un ulteriore abboccamento, l’8 giugno 2011, sempre al Policlinico di Germaneto “per la lettura delle radiografie”. Anche in questo caso nessuna relazione scritta. Si rimanda all’ultimo e definitivo convegno. L’esame chirurgico. Il 5 luglio 2011. Fusse che fusse la vorta bona. Tutti se lo augurano. E, invece, con stupore della famiglia Baltova, si apprende che di di Mizio non c’è nessuna traccia. Non solo. “Il Radiologo di cui si era avvalso lo stesso ctu non aveva ancora ultimato la valutazione e redazione scritta delle Radiografie (anzi, a suo dire, non aveva fatto proprio niente)”.
Siamo alla fine di agosto. E all’orizzonte si profilano le calende greche con una vaga speranza, però, della tessera sanitaria. Urge un carro attrezzi.

24 agosto 2011

Alli non olet



Il logo è di colore verde e blu. I colori della natura. Ener in blu e Ambiente in verde. E sono mantenuti in tutto il testo dell’insegna. Tre tangenti verdi concentriche lasciano intendere un ciclo. Il riciclo. Quello dei rifiuti. Tutto ritorna. Basta passare dalla Regione Calabria all’Impianto di Alli. Da qui alla società. Poi ad un’altra. I rifiuti che girano insieme ai politici e ai guru dell’economia dei gabbiani. Ciclano e riciclano. I soldi girano. Da una tasca all’altra. Qualcuno rimane senza. Via, messo da parte. Liquidato. Sembra. Perché si tratta sempre delle stesse persone. È questo il gioco. Il gioco delle tre carte. Pecunia non olet.
Vespasiano se fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe stato contento dell’aggiornamento alla bravata del figlio Tito. Avrebbe magari detto che sono i rifiuti a non odorare, e non le monete raccolte nei gabinetti pubblici. Dato che valgono oro. Un po’ meno dell’evenienza che ad accaparrarsi i soldoni non è l’Impero Romano ma un’insospettabile cricca, veneta e calabra. Checché ne dica Bossi. L’Italia è più unita che mai.
Stefano Gavioli, veneto, amministratore di Enerambiente e di Enertech e proprietario e liquidatore di sé stesso, della Slia Spa; Loris Zerbin, veneto, direttore tecnico di Enerambiente e di Enertech; Giovanni Faggiano, pugliese d’origine e veneto d’azione, braccio destro del Gavioli, amministratore di Enerambiente e di altre società; Francesco Pugliano, calabrese, reggino per l’esattezza, assessore all’Ambiente e Sub Commissario per l’emergenza ambientale della Regione Calabria; Graziano Melandri, emiliano d’origine e calabrese d’adozione (anzi, è stato adottato da Giuseppe Scopelliti, prima in qualità di sindaco di Reggio Calabria e poi come governatore) Commissario per l’emergenza ambientale. Domenico Richichi, reggino, funzionario dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale.
Il nome dell’indagine creato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro dice tutto. Il crinale catanzarese Cucullera nobile trasformato in un pozzo senza fondo. Di rifiuti convertiti in oro.
Andiamo con ordine. Nel 1999 l’Ufficio per l’emergenza ambientale della Calabria firma un contratto con la Slia Spa per la gestione della discarica di Alli. Questa con una mano riceveva, i soldi, e con l’altra anziché restituirli e pagare le tasse accumulava debiti su debiti. Quando ormai non ne poteva più matura l’ingegno veneto calabro. Fondano un’altra società, la Enerambiente Spa. È il 2007. Alla quale trasferiscono solo le componenti attive e la stessa gestione del servizio. Non i debiti, questi no. Rimangono in dotazione alla società madre, che viene poi messa in liquidazione volontaria. Non lo potevano fare. L’articolo 26 dell’accordo dice testualmente: “E’ assolutamente vietato, sotto pena di immediata risoluzione del contratto e del risarcimento dei danni, la cessione del contratto”. Non avrebbero potuto. L’Ufficio del Commissario fa orecchie da mercante. E prende atto del subentro della nuova società. Prende atto. Tanto che l’insegna posta all’ingresso della discarica lo scrive a caratteri cubitali. Spiegato, allora, il danno erariale perché l’Agenzia delle entrate non sa a chi chieder più le imposte. Lo sa che spettano sempre alla ditta Gavioli & Faggiano. Conosce anche il loro indirizzo, via della Chimica, in Venezia Malcontenta, il medesimo per tutti i consorzi. Ma hanno cambiato nel frattempo abito. Da debitori diventano creditori. Dicasi truffa. “Un meccanismo fraudolento”, spiega l’ordinanza applicativa del sequestro dei beni firmato dal giudice per le udienze preliminari, Abigail Mellace, “che non ha altro fine che quello di rendere inattaccabili da eventuali azioni esecutive il patrimonio attivo e i crediti maturati dalle società nell’esecuzioni di proficui contratti di appalto e di vanificare gli esiti delle eventuali procedure di riscossione degli ingenti debiti tributari intentate o intentabili dall’Erario nei confronti delle medesime persone giuridiche”.
Ma c’è di più. Visto che stava andando bene, eccone spuntare un’altra. Eh sì, perché nel mentre, siamo nel 2010, anche l’Enerambiente si era indebitata. Arriva il turno, dunque, della nipote della Slia, Enertech Srl. Rispetto alla madre, è più tecnologica. Infatti, il suo capitale sociale è di soli 100 mila euro, rispetto al milione e passa della precedente. Pensava di riuscire a moltiplicare i soldi più velocemente grazie all’esperienza di chi l’ha preceduta. Con l’avvento del terzo giocatore il sequestro dei beni da parte del Tribunale di Catanzaro. Un sequestro pari a 90 milioni di euro. Tra cui una villa a Cortina d’Ampezzo, una barca a vela, automobili di grossa cilindrata e quote societarie. Gavioli, il veneto, stava per trasferire tutti i suoi soldi all’estero. Aveva visto giusto. Battuto sul tempo.
Ciclo e riciclo. Blu e verde. Rifiuti e soldi. Pecunia non olet. E non lo sanno solo i gabbiani.

L'ingresso della discarica di Alli

22 agosto 2011

Un incendio ha minacciato Belcastro

L'incendio sviluppatosi al rione Speranza

Pericoloso incendio nel centro abitato di Belcastro. Sviluppatosi nel cuore della notte scorsa al rione Speranza ha rasentato pericolosamente le case finché non sono riusciti a spegnerlo gli stessi residenti, armati di scope, badili e tubi d’acqua per l’irrigazione dei giardini. È la seconda volta che succede. La prima: il 14 agosto, sempre di notte, in località Timpe.
Pochi sembrano i dubbi dei cittadini sull’origine dolosa. Sono in molti a ritenere che si aggiri un piromane che avrebbe puntato la sua attenzione propria in quella zona del paese. Tuttavia, la rabbia dei belcastresi è rivolta anche verso l’Amministrazione comunale perché non si sarebbe adoperata a prevenire i rischi sia decespugliando i terreni di sua proprietà che, in secondo luogo, ad obbligare la pulizia di quelli privati.

19 agosto 2011

Quattro auto coinvolte. Pericoloso incidente sulla 106

Il luogo dell'incidente

Bruttissimo incidente sulla statale 106. Per fortuna senza feriti gravi. Erano da poco passate le otto di questa mattina quando due autovetture si sono scontrate in località Borda, una striscia di terra appartenente al Comune di Sersale sulla 106 tra Cropani e Sellia Marina. La collisione ha poi finito per coinvolgere altri due mezzi. Agghiacciante la scena che si presentava agli automobilisti che circolavano in entrambe le direzioni. Immediato l’arrivo dei sanitari del 118 che hanno provveduto a trasportare i feriti all’ospedale Pugliese Ciaccio, uno dei quali, in particolare, dopo i primi accertamenti è risultato meno grave del previsto. Sul posto anche i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina che hanno messo in sicurezza l’arteria veicolando il traffico per consentire le operazioni di soccorso.
Non è mai superfluo ricordare la pericolosità del tratto in questione di quasi due chilometri. Due rettilinei - che inducono ad accelerare - che terminano in due semicurve - dove la velocità delle auto dovrebbe essere più moderata. E come se non bastasse non mancano i centri commerciali che, nella zona, pare spuntino come funghi, a differenza del trend demografico sempre in ribasso negli ultimi anni. Esercizi al dettaglio che, invece, avrebbero bisogno di una maggiore estensione urbanistica per l'entrata e per l'uscita ai fini della sicurezza stradale.

11 agosto 2011

Il mare e i vip di Montepa(v)one

Il mare di Montapaone

Si chiama Montepaone perché si narra che un tempo vi allevavano i pavoni. Ora non ci sono più, eppure, in un certo senso, il paese catanzarese sulle pendici del Monte la sua peculiare predilezione non l’ha mai abbondata. I celebri volatili hanno raggiunto siti più lontani, e sono stati rimpiazzati da un’altra razza. I Vip.
Sono tanti e variegati. Ugualmente illustri. Provengono da tutta la Provincia per godersi un angolo di paradiso. Nel bel mezzo del golfo di Squillace. Basta poco, però, per rendersi conto della “livella”. “’A livella” del mare. La schiuma, l’immagine eufemica del mare sporco, che li rende umani, troppo umani.
Montepavone vanta la presenza di Michele Traversa, sindaco di Catanzaro, ex presidente della Provincia, nonché deputato della Repubblica italiana; Floriano Noto, il suo cognome parla da solo, imprenditore di successo, ex presidente di Confindustria di Catanzaro e, soprattutto, tra i più richiesti dei disoccupati; famiglia Speziali (stanno a Montauro, due passi più in là): il senatore e imprenditore Vincenzo, il figlio Giuseppe, ex presidente di Confindustria, e tanto altro, come Noto; Massimo Poggi, l’uomo ovunque dell’imprenditoria calabra, spazia anche nella Sanità. Francesco Muraca, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catanzaro - insieme agli avvocati formano la lobby più potente del capoluogo. Nella gerarchia, per comodità, escludiamo i magistrati -; famiglia Abramo, Sergio, presidente della SoRiCal, anche due volte sindaco di Catanzaro, come Noto, e Paolo, presidente della Camera di Commercio; infine, il fu vip di Simeri Crichi, l’ex sindaco Saverio Loiero, che sgomita per uno scranno a Palazzo de Nobili. Gli piace proprio fare l’amministratore. Lo richiede il bon ton.
Ecco, sua maestà il mare accarezza anche loro. Non fa differenze. Tutti sono uguali davanti al mare. Il mare blu del sole abbagliante, il mare verde delle nuvole minacciose e quello roseo del tramonto. Ritoccato dalla schiuma di una decantazione delle acque che "canta", ma non decanta. Sono disposti a tutto per le penne blasonate. Anche a sorbirsi la fogna che loro stessi - chi più, chi meno - hanno contribuito a correggere. L’apparenza è qualcosa di straordinario.
Una curiosità. C’è un canale che raccoglie le piogge a Montepaone Lido. Ogni tanto sbrodola di liquami nauseabondi. Anche qui l’etimologia del nome aiuta a farsi un’idea sullo stato delle cose. Si chiama Caccavari. Di più nin so.


Il canale Caccavari

La fogna invade il parcheggio

08 agosto 2011

Gianpaolo Rosso ci lascia

La sezione operativa della Guardia di Finanza di Sellia Marina, dove ha prestato servizio Gianpaolo Rosso, con l'immagine del suo profilo su facebook

Ecco la lettera che Gianpaolo Rosso, ex basco verde della Finanza di Sellia Marina, mi ha inviato ieri sera. Abbiamo provato a rintracciarlo, non ci è stato possibile. Speravamo che fossero solo parole, parole e parole, le sue, le stesse che rimprovera a chi lo ha abbandonato. Abbiamo sperato invano. Si è tolto la vita gettandosi sulle rotaie di un treno in corsa a Roma.
Arrivederci Gianpaolo.


Carissimi,
sono Gianpaolo, il famoso giudicato e condannato da voi. In questo momento che scrivo ho le lacrime agli occhi e sono disperato, ma deciso. Scrivo a TUTTI coloro che sanno della mia vita. Ormai sono al termine, tra non molto andrò via perchè sono deluso da tutti. E non auguro a nessuno di passare quello che ho passato io in questi anni. Ho combattuto da solo senza avere aiuto da nessuno. Mi HANNO ABBANDONATO TUTTI E GIUDICATO DA TUTTI, ma solo DIO mi può giudicare e sa. Hanno scritto cose diffamanti e... tante altre cose che tu Emilio non hai voluto pubblicare. In questi anni sono rimasto onesto e pulito come si vede dai miei precedenti, non mi sono gettato né nell’alcol, né nella droga e né ho rubato. Dopo l’abbandono della finanza, di mia moglie, dei miei colleghi, amici e..., ora anche la mia compagna (…) L’amore subito è finito. Non giudico, ma sono stanco di tutti, parole parole e parole. (…) Ormai sono solo dopo che ho combattuto da solo senza l’aiuto di nessuno per ottenere la pensione che a giorni mi avrebbero dato. Io ho lottato, no lei. Lei che mi ha consigliato di scriverti come la mia carissima Daniela che non ho chiesto e avuto mai nulla e sanno....Meno male che non ho chiesto nulla a nessuno. né écollette o altro. Ho preferito la strada. Volevo solo giustizia e basta. Ho combattuto per nulla per ritrovarmi criticato e giudicato. Vabbene così. Che cose brutte che ho letto sul mio conto. Ora capisco Zazzà. Ho combattuto solo con i fantasmi e alla fine avete vinto voi. Siete ora tutti contenti. Non ringrazio a nessuno proprio a nessuno. Ringrazio solo ai miei figli che mi hanno amato e mi amano. Emi, dispiace per loro per quello che farò stasera, almeno raggiungo il mio carissimo suocero e il mio vero amico Giovanni. Che ha fatto bene a fare quello che ha fatto per non passare le pene di Cristo che ho passato io. Non sono venuto al funerale perché non sono falso ma ho pregato per lui, e ho fatto dire una messa a Roma. Volevo tanto bene a lui ed era l’unico collega e amico che sentivo e so molto. Le persone si vogliono bene in vita no quando sono morte. E aiutarle, non distruggerle. Ma voi sapete giudicare e parlare. Ora rido, ahahahaah. E’ finita per me, tra non molto, meno male sono troppo stanco. Stasera farò di tutto per morire che è meglio. Come desiderano molti. Come la mia ex compagna che sa e non se ne frega niente. Farò felici molti, la mia ex moglie, genitori, fratelli etc. Anche se la vita è bella gli altri la rovinano.
P.S.: avanzo soldi da Onorato BATTISTA 70.620,00 euro, che ho venduto il mio locale e aiutato e spero che dia ai miei figli con gli interessi. Mastroianni Bruno 6.200,00, che gli ho prestato e Andrea il “Bombolaro” che mi deve 1.500,00 che la mia ex conosce a tutti e tre e voglio che quando li avranno li diano ai miei figli. Come la mia metà della mia casa, e i soldi della mia pensione andranno tutto ai miei figli che amo.
GRAZIE A TUTTI, VI DEDICO LA CANZONE DI MORANDI .
ADDIO A TUTTI.
E grazie a tutti


Seteconet

L'interno della Seteco, appena bonificato

I rifiuti della Seteco di Marcellinara saranno trasportati a Taranto. Una volta abbattuti “i valori fuori norma” presso l’Econet dell’area industriale di Lamezia Terme prenderanno la strada verso la Puglia. Un mese di tempo, o forse poco più. E poi andranno fuori regione. In Calabria non ci sono discariche adibite allo smaltimento della monnezza di origine tipica della fabbrica che fu di Pasquale Leone, ora in regime fallimentare. Mentre, la bonifica dell’area in località Serramonda è quasi terminata. Il costone centrale è stato già ripulito, manca solo quello laterale. Probabilmente, slitterà di una sola settimana - entro il 20 agosto e non il 13, come da cartello dei lavori affisso sul cancello d’ingresso - il risanamento ambientale dello stabilimento. Le ultimissime dalla Piana della strada dei Due mari. Mentre le ultime vedono le analisi rimbalzare come una patata bollente. L’Arpacal, da un lato, e ben quattro discariche, dall’altro. Risultati “ok”. Risultati “non ok”. Alla fine OK per forza. Di necessità virtù.

La guerra dei Codici
I Cer individuati dall’Agenzia di protezione ambientale della Calabria nel sito della Seteco sono tre. Il Cer 19.05.03 compost fuori specifica, che non hanno una radice comune; il Cer 19.05.02 parte di rifiuti animali e vegetali non compostata; e il C.E.R.: 19.07.03 – percolato di discarica. Tutti “non pericolosi”, anche il percolato, per come erroneamente da noi scritto nella precedente edizione del 23 luglio. Un lapsus. Forse freudiano, ma non troppo. Di cui si è macchiato non solo l’autore dell’articolo. Non solo. Purtroppo.

Cer sì, Cer no
Bruno Gualtieri, dirigente del Dipartimento Politiche dell’Ambiente della regione Calabria, nel trascrivere il decreto autorizzativo della bonifica elenca l’excursus della vicenda. E parte da lontano. Dalla presa d’atto dell’ente intermedio “dell’inerzia del soggetto responsabile della contaminazione e del Comune territorialmente competente stabilendo che la stessa adotterà i poteri sostitutivi per la messa in sicurezza dello stabilimento”. È il 30 agosto 2010. Il 6 ottobre successivo approva il Capitolato d’oneri e il quadro economico di spesa “per la rimozione, trasporto a smaltimento dei rifiuti stoccati” ed indice una gara. Con lo stesso decreto dava atto, “sulla scorta dei risultati della caratterizzazione analitica condotta dall’Arpacal sui rifiuti presenti nello stabilimento, che il sito di smaltimento finale dei rifiuti sarebbe stato la discarica di Pianopoli di proprietà della società Ecoinerti Srl”. La gara se l’aggiudica l’Ecosistem di Lamezia Terme. L’affare era fatto, salvo l’omologa dei risultati. L’Ecoinerti dice che sono difformi dalle risultanze dell’Arpacal e invita l’Agenzia a rifare “le analisi al fine di stabilire definitivamente le caratteristiche dei rifiuti da smaltire”. L’organo ambientale risponde picche rilevando “l’impossibilità di ripetere l’accertamento analitico sui rifiuti stante l’evidenza dell’unicità dell’aliquota prelevata e della perdita nel tempo delle caratteristiche dei campioni prelevati”. L’Ecoinerti ribadisce il suo no e il suo assenso relativo solo ai rifiuti al di là del recinto. Codice 19.05.03 – compost fuori specifica. Si fanno avanti altre ditte, individuate dal curatore fallimentare. La Italcave di Taranto, la Ecolevante di Grottaglie, entrambe del capoluogo pugliese, la Mida Srl di Crotone e la Econet Srl di Lamezia Terme. Il 9 maggio un tavolo tecnico tra gli attori competenti determina di consegnare tutto al braccio destro dell’Ecosistem, già aggiudicataria della gara per lo smaltimento, e cioè l’Econet, considerato il dietrofront delle altre e la residuale offerta dell’Ecolevante. Quindi: “il si ritiene necessario” del decreto. La decisione. L’Ecosistem “dovrà conferire l’aliquota del rifiuto Cer 19.05.03, contrassegnato Arpacal numero 1661” alla discarica di Pianopoli. E le altre due aliquote, i “Cer 19.05.02, contrassegnato Arpacal numero 1659, e codice Cer 19.05.03, contrassegnato Arpacal numero 1660, presso l’impianto Econet Srl di Lamezia Terme”.
Nota bene: il Cer 19.05.03 è diviso in due tronconi. Uno, quello che sta dentro lo stabilimento, si decide di scaricarlo presso l’Econet; l’altro, fuori il recinto, a Pianopoli. Il codice è lo stesso, ma la differenza c’è. Forse non si vede, ma c’è.
Nota bene ancora, il percolato scompare dall’interesse regionale. Tuttavia, non si tratta di una dimenticanza. Perché l’Ecosistem aveva già comunicato di smaltirlo presso la sua società satellite.
Di pochi giorni fa le ultimissime. L’Econet avrebbe bisogno di abbassare e di inertizzare “i valori fuori norma” dei rifiuti per trasferirli a Taranto.

La vendita
Intanto, prosegue a pieno ritmo la stima della Seteco per la prossima vendita. Il suo valore monetario, secondo indiscrezioni, si è abbassato di un quinto rispetto agli undici milioni di euro della valutazione precedente. Cifra destinata, comunque, a salire, bonifica permettendo.
Volete scommettere che ci faranno un’altra discarica? Magari, per “rifiuti non pericolosi”. Per non dare troppo nell’occhio.

Il fuoco della Seteco “contamina” l’Econet
Per anni “ha fumato” la Seteco. Almeno dal 2006 fino al 2011. Nonostante il doppio sequestro da parte della Procura della Repubblica di Catanzaro. Un fumo inspiegabile, anche perché, come vogliono il senso comune e la fisica, il materiale dovrebbe consumarsi. E, invece, così non è stato. Allo stesso modo giorni fa è scoppiato un incendio all’interno del capannone dell’Ecosistem. Un’esplosione “misteriosa”, a detta dei vigili del fuoco che sono prontamente intervenuti. “Non è attualmente possibile stabilire con precisione la cause che hanno generato lo scoppio ed il conseguente incendio”, parte del verbale. E poi: “L’esplosione è avvenuta nella zona dove venivano posizionati rifiuti da avviare alla termodistruzione, con presenza di bombole di acetilene e al momento dello scoppio erano in corso manipolazioni di polveri potenzialmente infiammabili e suscettibili di esplosioni”. Rifiuti da destinare alla termodistruzione. Cioè all’inceneritore. Casualità vuole. L’ineluttabile casualità. La Procura ha aperto un’inchiesta.

Anche su Mezzoeuro

06 agosto 2011

Tragedia sfiorata al passaggio a livello di Montepaone

Il passaggio a livello di Montepaone Lido

Panico al passaggio a livello di Montepaone. Alle ore 10 circa di questa mattina un seggiolino con un bimbo di 18 mesi è rimasto incastrato tra i binari.
E’ successo tutto in pochi e angoscianti istanti.
Terrorizzata la mamma, chiede aiuto. Occorrono alcune persone. Non riescono a rimuoverlo. Intanto si abbassano le barre. Il treno è in arrivo. Si sfiora la tragedia. Per fortuna un avventore del bar vicino interviene con prontezza e libera una delle due ruote rimaste bloccate tra le rotaie. Tirano tutti un sospiro di sollievo. Si allontanano.
Unanime lo sdegno dei cittadini e dei turisti, giunti in massa per le vacanze. Chiedono maggiore sicurezza e più controlli da parte degli organi competenti.

05 agosto 2011

Vietato denunciare la SoRiCal. Lettera aperta a Napolitano


Il Palazzo della SoRiCal

Al Presidente della Repubblica Italiana
On.le Dott. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 ROMA

p.c. Al Consiglio Superiore della Magistratura
Palazzo dei Marescialli
Piazza dell’Indipendenza, 6
00185 ROMA

p.c. Al Ministro della Giustizia Italiana
via Arenula, 70
00186 Roma

p.c. Al Presidente della Cassazione
Palazzo di Giustizia
Piazza Cavour
00193 Roma

Ill.mo Sig. Presidente,
la Costituzione della Repubblica Italiana Le riconosce, non solo le funzioni di Capo dello Stato, ma anche quelle di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Mi rivolgo, quindi, a Lei in quanto massimo rappresentante istituzionale del nostro Paese, dopo aver atteso inutilmente che la giustizia Italiana mi facesse sentire orgoglioso di essere parte di questo Stato.
Le scrivo in qualità di imprenditore, titolare di una piccola azienda, ma soprattutto da cittadino Italiano. La mia società, nata dal nulla, con tanti sacrifici e rinunce, in poco più di 10 anni dava lavoro a 15 dipendenti e permetteva alla mia famiglia una vita modesta ma gratificante. Delta Sistemi snc, questo era il nome della mia società, operava principalmente con l’ex settore 19 Opere Idropotabili della Regione Calabria, poi trasformato in Società per azioni (So.Ri.Cal s.p.a.) a prevalente partecipazione statale, e si occupava di realizzare automatismi per gli impianti di potabilizzazione del suddetto Ente. All’atto del passaggio delle consegne dalla Regione Calabria alla So.Ri.Cal. s.p.a., la mia azienda, tramite regolare contratto-ordinativo di fornitura, prestava servizi di manutenzione presso uno degli impianti di proprietà della Regione Calabria ed ha continuato a farlo anche dopo il subentro della suddetta. Per due anni, dal 2004 al 2006, abbiamo continuato a svolgere il nostro dovere nonostante i pagamenti delle nostre fatture fossero inspiegabilmente cessati. Le fatture, inviate tramite raccomandata A/R, venivano ricevute ma non regolarizzate ed a tutte le nostre richieste verbali, puntualmente, venivamo indirizzati quando ai dirigenti della Regione Calabria e quando ai responsabili della So.Ri.Cal, senza riuscire a capire chi dovesse far fronte al servizio da noi reso. Dal momento in cui abbiamo iniziato a scrivere ad entrambi, è iniziata una fitta e copiosa corrispondenza tra la Delta Sistemi e la società per azioni, inviata per conoscenza anche ai vertici della Regione Calabria, convinti di riuscire a risolvere l’annoso problema che stava creando notevoli difficoltà economiche alla mia società. Il dialogo si è protratto fino a quando abbiamo ricevuto delle minacce (velate e non) da parte dei dirigenti della So.Ri.Cal, i quali ci intimavano di rinunciare al credito maturato in virtù della continuazione dei rapporti tra le aziende. Nello specifico, ad esempio, ci chiesero di accettare € 5.600,00 a fronte dei maturati € 350.000,00 al fine di riportare la questione entro i consueti rapporti di fiducia e fattiva collaborazione che avevano (fin allora) contraddistinto i rapporti tra le due aziende. Nel frattempo, tutte le fatture emesse e per le quali avevamo chiesto anticipazioni bancarie, ritornavano indietro non pagate creando ulteriori problemi con gli istituti di credito. Esasperati ed oramai ridotti a non avere disponibilità economiche sufficienti a sostenere la struttura, in data 17/07/2007, siamo stati costretti a presentare un esposto querela presso la Procura di Catanzaro allegando, altresì, documentazione comprovante quanto asserito e comunicando la disponibilità di ulteriori registrazioni ambientali. Presso la sede della Polizia Giudiziaria di Catanzaro, all’atto del deposito della Querela, mi fu comunicato che essendo a ridosso delle ferie estive, forse, avrei fatto meglio a depositare gli atti presso la Procura di Vibo Valentia, la quale, per competenza, l’avrebbe successivamente reindirizzata alla Procura di Catanzaro. Il giorno successivo, dopo un breve dialogo con il Procuratore Capo, avendo anche ricevuto i complimenti per la chiarezza e l’accuratezza con la quale era stato impostata la querela, sono riuscito – finalmente – a depositare l’atto, preso in carico dal corpo dei Carabinieri presente in tale giorno. Un evento che, all’epoca, mi colpì molto fu che l’allora Procuratore Dott. Laudonio, prima di salutarmi mi fece gli auguri. Uscii abbastanza perplesso dalla Sua stanza in quanto mi sarei aspettato parole di conforto e di rassicurazione, piuttosto che un generico augurio come se stessi partecipando ad un concorso a premi. Inizialmente non compresi, oggi, alla luce dei fatti, si!
Dopo alcuni mesi, ho iniziato a recarmi personalmente a Catanzaro per avere notizie in merito al trasferimento della denuncia tra le due sedi scoprendo - ogni volta – che nulla era pervenuto all’ufficio ricezione atti del capoluogo. Trascorsi sette mesi dal deposito, tramite richiesta del mio avvocato, vengo messo a conoscenza del fatto che la mia querela era stata acquisita presso la Procura di Vibo Valentia e la pratica era stata istruita contro ignoti per reati avvenuti in Vibo Valentia. Dopo un’attesa di circa tre ore, riesco a parlare con il sostituto Procuratore, Dott. Fabrizio Garofalo, scoprendo che lo stesso aveva solo sommariamente visionato la documentazione, senza rendersi conto che i reati da me citati erano avvenuti nel distretto di Catanzaro. Chiariti alcuni punti, il Dott. Garofalo mi garantì che il giorno successivo avrebbe trasferito la documentazione a Catanzaro modificando i capi d’accusa e così avvenne.
La documentazione rimase ferma presso l’ufficio ricezione atti di Catanzaro per oltre un anno con la motivazione di non sapere a quale Magistrato indirizzarla. Durate questo periodo, leggendo di indagini condotte dal Dott. De Magistris nelle quali erano implicati alcuni dei soggetti da me denunciati, provai ad incontrare l’ex Magistrato senza mai riuscire a parlarci per oltre un anno. Tutte le mie telefonate venivano sempre liquidate da persone che comunicavano l’assenza del Magistrato e la possibilità di essere richiamato nel caso in cui lo stesso fosse stato interessato ad ascoltarmi. Provai anche a depositare un plico contenente documentazione varia presso lo stesso ufficio ricezione atti della Procura di Catanzaro, chiedendo fosse consegnato – personalmente – al Dott. De Magistris.
A distanza di un anno circa, un sabato mattina, provai a chiamare nuovamente al numero telefonico dell’ufficio del Dott. De Magistris, convinto di essere liquidato come al solito o di non trovare nessuno all’altro capo della linea. Con mio stupore, a differenza delle altre volte, rispose una voce maschile che mi disse – comunque che avrebbe riferito al Magistrato e mi chiese un recapito. Trascorsi 10 minuti circa, fui contattato dalla stessa persona che mi chiese di recarmi il lunedì successivo a Catanzaro per incontrare il Dott. De Magistris. Così feci e dopo un breve dialogo, scoprii che nessuno dei miei messaggi era mai stato recapitato all’ex Magistrato, compreso il plico lasciato presso l’ufficio ricezione atti.
In quell’occasione, il P.M. mi disse che era in attesa della decisione sul suo trasferimento e che se fosse rimasto presso la Procura di Catanzaro sicuramente si sarebbe fatto risentire e che, comunque, avrebbe fatto indagini per capire come mai nulla era giunto sulla sua scrivania. Purtroppo, a distanza di qualche settimana fu trasferito e non ebbi più notizie.
Circa un anno e mezzo addietro, dopo aver dato mandato ad un nuovo legale del Foro di Catanzaro, sono stato messo a conoscenza dell’avvenuta assegnazione della mia denuncia al Pubblico Ministero, Dott. Curcio, il quale, sino a qualche giorno fa non aveva ancora avuto modo di consultare il fascicolo.
Per quanto concerne il Plico indirizzato al Dott. De Magistris, comunico di averlo visto ricomparire nel corso del 2009-2010, mostratomi presso la stazione dei Carabinieri di Vibo Valentia, dopo essere stato invitato per essere ascoltato come persona informata e per essere il firmatario della lettera allegata al plico, senza però essere messo a conoscenza di cosa fosse accaduto alla mia documentazione nel corso degli ultimi anni.
Anche dal punto di vista civile non ho avuto molta “fortuna” visto che il decreto ingiuntivo presentato presso il tribunale di Catanzaro, inizialmente accolto, è stato successivamente annullato a seguito dell’opposizione dell’Avvocatura della Regione Calabria. In effetti, dopo oltre due anni di udienze e rinvii, giunti in fase decisionale, il giudice adito Dott. Federico Sergi, ha eccepito la sua incompetenza trattandosi di un contratto stipulato con la Regione Calabria, avente facoltà di auto rinnovo.
Durante il corso del procedimento, avendo recuperato la copia di una delibera di giunta, con la quale la Regione Calabria certificava alcuni dei debiti nei confronti della Delta Sistemi, il mio legale ha chiesto la provvisoria esecuzione in merito alle sole somme riconosciute, le quali mi avrebbero permesso di ridurre l’esposizione finanziaria in essere. La richiesta fu negata, e la motivazione fu che la procedura era di semplice risoluzione e che da li a breve si sarebbe risolta. Tali somme, ammontanti a circa € 100.000,00 provenivano da forniture di beni e servizi, erogati nel corso degli anni 2003-2004 ed erano completamente perfezionati al punto di essere stati pienamente riconosciuti come debito verso la mia Azienda.
Mentre da una parte (la mia) il Dott. Sergi si è dichiarato incompetente, dall’altra (la loro) ha accolto l’opposizione della Regione Calabria ed ha comunicato di rivolgerci al TAR per la risoluzione del contenzioso. L’aver accolto l’opposizione, ha comportato che (a dire dei dirigenti della Regione Calabria) la comunicazione inviata dalla propria Avvocatura riportante la mera vittoria giudiziaria da diritto alla Regione di non pagare nemmeno i debiti riconosciuti come validi e, nonostante l’essere consci che prima o poi dovranno essere sanati, tale conclusione gli permette di rinviare ulteriormente il pagamento. A nulla è servito nemmeno l’aver rinunciato in forma scritta agli interessi legali maturati dal 2003 al 2011.
In conclusione, la notizia giuntami in via ufficiosa in data odierna, riportava che il mio fascicolo sia nuovamente scomparso, forse smarrito ed a questo punto inizio a non credere più nelle coincidenze.
Sicuramente in Italia vi sono problemi ben più grandi di quelli esposti ma, oramai, inizio a perdere fiducia nelle Istituzioni e la richiesta di aiuto che mi permetto di chiedere alle istituzioni è dettata esclusivamente dal fatto che nessuno al mondo potrà ridarmi gli anni che sto perdendo. Se a breve non si risolverà qualcosa, ad esempio, mi vedrò costretto a vendere l’unica casa che sono riuscito ad acquistare e per la quale, al momento, ho grosse difficoltà nel pagare gli ultimi anni del mutuo stipulato. Oltretutto, gli istituti bancari con i quali avevo esposizioni, non hanno più intenzione di attendere ed un mio mancato rientro, comunque comporterebbe la perdita dell’immobile, a suo tempo ipotecato come garanzia.
Inutile dire che dopo aver denunciato i dirigenti della So.Ri.Cal. s.p.a. ed il direttore di una banca locale per aver fatto “sparire” un titolo rilasciatomi da un mio cliente per oltre due anni ed avermi chiesto una dichiarazione mendace (dopo aver presentato un esposto alla locale stazione dell’intendenza di finanza) al fine di evitare “problemi”, mi è stata chiusa qualsiasi porta e, per poter continuare a svolgere il mio lavoro, sarò costretto a spostarmi dal Sud Italia.

VIBO VALENTIA, li 05/08/2011
In fede
Geom. Maurizio Remo Reale

01 agosto 2011

Salvatore Murone, l'incompatibile

Il monumento dei caduti davanti alla Procura di Catanzaro

Salvatore Murone, segni particolari: incompatibile. Talmente incompatibile che neanche lui lo sa. O fa finta di non saperlo. In gergo si dice: fare buon viso a cattivo gioco. Tradotto in giurisprudenza sono quattro i procedimenti penali a suo carico. Un quinto concluso con un’archiviazione. Guarda caso dieci giorni dopo la sua riconferma alle funzioni semidirettive di Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, l’11 agosto del 2009. Guarda caso. E di un altro. L’omissione della comunicazione, al Consiglio superiore della Magistratura, della sussistenza di situazioni di incompatibilità. Omissione e reiterata inosservanza. Quisquilie. Per il Consiglio giudiziario di Catanzaro era tutto a posto. Che aveva queste pendenze, che era amico degli indagati Antonio Saladino e Giancarlo Pittelli. Che aveva ricevuto da loro “denaro ed altre utilità”. Che, grazie all’attivismo dell’ex presidente della Compagnia delle Opere, erano stati assunti in Procura il cugino, Roberto Piero, e Cucciolo Roberta, moglie di Roberto Luca, legato da vincoli di parentela alla sua consorte. Tuttu a postu. Compatibile. Capacità ed efficienza nella direzione ed organizzazione dell’ufficio, aveva dimostrato. Promosso con lode. A Catanzaro succedono cose straordinarie.
È stato trasferito dal Palazzo di Giustizia calabro alla Corte d’Appello di Messina dal Consiglio superiore della Magistratura perché “pendente” verso quella parte della cittadinanza che va contro i principi e i diritti dello Stato piuttosto che verso quella integerrima che dovrebbe giudicarla. Lui, giudice accusatore. L’excursus del Palazzo dei Marescialli descrive una situazione endemica, propria di Catanzaro. Locale. Sui quattro procedimenti non è dato sapere di più, ma quello sull’omissione di incompatibilità è sintomatico abbastanza di un genere. Di un andazzo.

Il 1 agosto 2005 Salvatore Murone, da presidente del Tribunale di Lamezia Terme, viene promosso Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo. A distanza di quattro anni, quanto dura il mandato, si crea il problema della riconferma. Il Consiglio giudiziario si esprime all’unanimità in modo favorevole. Prima di farlo s’informa, chiede il rapporto del capo dell’Ufficio, Mariano Lombardi, che non arriva. Lo sollecita. Alla Procura della Repubblica di Salerno e allo stesso Consiglio superiore. Un mese prima della decisione arriva tutto. Pendenze e omissioni. Ma, soprattutto, arrivano le conferme. Da Salerno giunge il decreto sulla revoca a Luigi de Magistris di “Poseidone” da parte del procuratore Mariano Lombardi e sull’avocazione del procedimento cosiddetto “Why not” del Procuratore Generale, Dolcino Favi, sempre allo stesso pm. Il Consiglio giudiziario lo apprende. Lo esamina. E ritiene che “la complessità del procedimento, i numerosi stralci disposti a seguito del decreto acquisito (con trasmissione degli atti anche ad altre Autorità Giudiziarie) e gli ulteriori approfondimenti istruttori ancora in corso, non potevano consentire una valutazione negativa dell’operato del dott. Murone che risultava aver svolto con capacità e competenza il ruolo di Procuratore Aggiunto presso la Procura di Catanzaro”. E delibera all’unanimità per la conferma del magistrato nelle funzioni semidirettive svolte. Bene. Andiamoli a leggere questi stralci, allora.

Il criterio di giudizio è quello della deviazionealla patologica attività di interferenza negativa rispetto alle iniziative del pm procedente dott. Luigi de Magistris, consistita nell’avocazione del procedimento “Why Not” e nella revoca del procedimento “Poseidone””. Deviazione realizzata “mediante atti contrari ai doveri d’Ufficio”. Quali le finalità? Per favorire “oggettivamente le persone implicate nelle indagini preliminari e fra queste, oltre alla persona del Ministero della Giustizia pro-tempore, Saladino Antonio, centro di attrazione di un settore consistente dell’attività investigativa, nonché l’avvocato Senatore Giancarlo Pittelli”. E per quali ragioni ideali? A parte le relazioni privilegiate, che potevano essere dettate da rapporti d’amicizia, c’erano alcune motivazioni molto terra terra: “avendo il Saladino favorito le assunzioni di parenti e conoscenti”. E tante altre, di altra natura, che denotavano un sinallagmatico campo di obbligazioni scandite dal proverbiale do ut des. I rapporti privilegiati con i due indagati del procedimento “Why Not” Saladino e l’avvocato Pittelli anche durante “il periodo in cui erano sottoposti ad indagini, da cui si fa discendere l’assunto accusatorio dell’indebita interferenza nell’attività investigativa del titolare di procedimenti suddetti Dr. Luigi De Magistris”. I rapporti tra il Procuratore Murone e “la giornalista della “Gazzetta del Sud”, Betty Calabretta, che avrebbero influenzato alcune fughe di notizie sul quotidiano locale”. Spazio viene dato anche al fratello di Murone, Mario, il docente universitario. “Si dà atto – si legge nel provvedimento - delle dichiarazioni del consulente tecnico Genchi, in ordine ai rilevati traffici telefonici sulle utenze cellulari dell’Avv. Mario Murone, fratello del magistrato in valutazione, con i cellulari di quest’ultimo, della Pianimpianti S.p.A. e di tale Nicolino Volpe, dal settembre 2005 ed in coincidenza con atti istruttori nell’ambito del Procedimento “Poseidone”, ed, in particolare, con la perquisizione della predetta società nel novembre del 2005”. Non solo, ma dalle suddette dichiarazioni emerge che il numero di utenza cellulare del Dr. Salvatore Murone è stato rilevato nella memoria del cellulare sequestrato ad Antonio Saladino, indagato nel procedimento “Why Not”.

Nel frattempo giunge il rapporto del procuratore della Repubblica, del compianto Mariano Lombardi, che conclude affermando: “il dott. Murone appare del tutto idoneo alla conferma nell’incarico di Procuratore Aggiunto (…)” . Tuttavia, onde evitare possibili fraintendimenti il Lombardi sorvola scrupolosamente di fare accenno, “né, tantomeno, valutazione, sui procedimenti penali e disciplinari pendenti a carico del magistrato”. Dall’alto del suo ruolo sa che le cose non collimano. Lo sa. E schiva.

Nel mese di settembre dello stesso anno, il famigerato 2009, la Procura di Salerno comunica al Csm che Murone è oggetto di contestazione in sede penale per le inchieste di de Magistris. E il procuratore generale della Cassazione chiede contestualmente "l’adozione di un’ordinanza cautelare di trasferimento provvisorio ad altra sede e di destinazione ad altre funzioni del dott. Murone”. Provvedimento che viene espletato il 1 ottobre dalla sezione disciplinare.

Facciamo un passo indietro. L’escussione del Murone davanti al Csm. E il suo peculiare sapere o non sapere di essere incompatibile. Tutto un programma. In primis, riguardo alla revoca di Poseidone da parte del procuratore Lombardi comminata a de Magistris. Lombardi non è sereno quando prende questa decisione. Il figlio avuto in seconde nozze lavora presso lo studio di Pittelli. Non lo è, lo riconosce, ma lo firma lo stesso, il provvedimento. E Murone? Così si giustifica: “Io mi limito a prendere atto di questa decisione del Procuratore della Repubblica e gli dico, essendo i due provvedimenti finalizzati diversamente, l’uno è endoprocessuale, l’altro deve andare in Procura Generale perché eventualmente può essere accolto o non accolto il provvedimento di astensione, secondo me non va fatto l’unico provvedimento”. Quale il bandolo della matassa? La sezione disciplinare del Csm, innanzitutto, rileva che “non abbia mostrato alcuna meraviglia nell’apprendere i legami di amicizia personale tra il Procuratore della Repubblica e l’avvocato Pittelli che, anche prima di acquisire la qualità di indagato, aveva assunto, nell’ambito di quello stesso procedimento, la difesa tecnica di diversi indagati”. E poi: “A fronte di una così evidente contraddizione tra l’adozione di un provvedimento di revoca dell’assegnazione, destinato a produrre rilevanti effetti sull’andamento delle indagini, e la dichiarata incompatibilità ad assumere decisioni in quel procedimento, il Procuratore Aggiunto co-titolare delle indagini e vicario del Procuratore, invece di assumersi la responsabilità diretta di decisioni che il Procuratore dichiarava apertamente di non poter prendere serenamente, addirittura suggerisce una diversa modalità con la quale giungere allo stesso risultato. Indica, cioè, al Procuratore l’opportunità di procedere con due provvedimenti separati, così come apertamente confermato durante l’audizione. In tal modo il dott. Murone non ha solo condiviso l’inaccettabile operato del Procuratore, ma ne ha agevolato la realizzazione, concorrendo in modo rilevante nella produzione di una fase di stasi del procedimento c.d. Poseidone”.

Analoghe considerazioni valgono per il secondo episodio, e cioè Why Not. “Anche in questo caso risulta oggettivamente come il dott. Murone abbia predisposto la nota del 19 ottobre 2007 con la quale indicava al Procuratore Generale le ragioni che potevano adottare una decisione di avocazione del procedimento ai sensi dell’art.372 c.p.p.. Il dott. Murone, nel confermare il contenuto di tale nota, riferisce in sede di audizione, che in quel periodo il Procuratore della Repubblica era assente e che egli era stato delegato per rispondere ad una specifica richiesta della Procura Generale che richiedeva notizie sul procedimento c.d. “Why Not”, proprio al fine di valutare l’adozione di un provvedimento di avocazione”. L’inimicizia con Clemente Mastella di de Magistris, che era indagato in quel procedimento, diventa per Murone un motivo di incompatibilità del pm napoletano. E sbotta: “Non risulta in altro modo disposta la sua sostituzione”. Particolare non secondario: Murone è cotitolare del fascicolo. E lui, anziché difendere l’operato del collega, lavora sotto sotto per allontanarlo. Tuttavia, in sede di audizione, sostiene di “non aver sollecitato l’avocazione, ma di essersi limitato ad evadere una richiesta specifica della Procura Generale, quasi si trattasse di un adempimento rispetto al quale non vi era alcuna implicazione connessa alle proprie attribuzioni”.

Puntella il Csm: “Tali affermazioni finiscono per aggravare la sua posizione, perché il dott. Murone conferma di aver disconosciuto le proprie responsabilità di Procuratore Aggiunto e di contitolare di quel procedimento, dando piena dimostrazione di assoluta inadeguatezza a ricoprire quel ruolo”.

Le conclusioni: “E’ evidente che, anche con riferimento a tale episodio, la condotta del dott. Murone si presta ad una valutazione del tutto negativa in relazione al possesso dei requisiti essenziali dell’indipendenza e dell’imparzialità, necessari per ricoprire incarichi di direzione e di collaborazione nella direzione di uffici giudiziari”. E che “alla luce di tali elementi, deve essere proposto di non confermare il dott. Salvatore Murone nell’esercizio delle funzioni semidirettive di Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro”. Trasferimento espletato, poi, “con decorrenza dall’1.8.2009”.

La domanda è: che farà a Messina?


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