2 giugno 2015

"Il codice Marraffa". La Genesi del Movimento Apostolico


“Siamo a Guardavalle Marina, in chiesa, ove il 22 maggio 1979 si reca con il suo entourage. La Maria s’inginocchia davanti all’altare, segue i suoi vocalizi; poi va all’ambone a parlare (…) Si ferma ad una ragazza e le dice perché non crede in lei. Al che la ragazza risponde di credere solo in Dio (…) Al termine la Maria raggiunge la ragazza di cui sopra e le rimprovera la sua mancanza di fiducia nella sua persona con queste testuali parole: Se non credi in me resterai muta per tre giorni.”
Inizia così l’avventura del Movimento apostolico, la lobby religiosa della diocesi di Catanzaro/Squillace. Con una minaccia. Si tratta di un estratto della relazione che la Commissione nominata dall’allora vescovo, Antonio Cantisani, per “esaminare e approfondire fatti, circostanze e dottrina riguardanti il Movimento Apostolico fondato dalla signora Maria Marino in Marraffa”, scrive qualche anno più tardi. Per la cronaca: “la ragazza in questione non ha sofferto affatto di afasia né quel giorno né i giorni seguenti”, annota la stessa Commissione composta da: don Giuseppe Silvestri, parroco di San Giovanni e docente al seminario san Pio X in Catanzaro; don Domenico Graziani, docente al seminario San Pio X; padre Nicola Criniti, docente; don Edoardo Varano, direttore della Villa della Fraternità (coordinatore della Commissione); don Rocco Cassadonte, arciprete di Borgia e don Gesualdo de Luca, parroco di Pazzano.
Una relazione che non lascia niente al caso. Esamina tutto ciò che ruota intorno alla fondatrice e ai contenuti teologici del sodalizio. I messaggi che la Marraffa dice di ricevere dallo Spirito Santo. I segni particolari. I fatti. L’arma delle minacce. Il Movimento apostolico, “una costruzione artificiosa senza fondamenta.” Andiamo con ordine.
I messaggi. “Creature ascoltate la voce del mio messaggero, del messaggero del padre mio. È verità. È salvezza. È luce.” questo messaggio reca la data del 30 gennaio 1980. Ironica e triste l’analisi della Commissione: “Sembra di sentire l’eco dei profeti del Vecchio testamento. Non per nulla i suoi messaggi sono infarciti dall’espressione tipicamente profetica: Così dice il Signore. Da notare come in questo ed in altri messaggi non un solo accenno alla povertà, alla miseria della creatura sia pure messaggero di Dio. L’umiltà è un fiore che non spunta mai nel campo di queste presunte rivelazioni.”
I segni straordinari. Questa dei segni è proprio una “smania”. “La Marraffa intende provare a tutti i costi che lei è stata investita da Dio, contro la sua volontà, una missione di salvezza e di conversione. Da qui il ricorso continuo a segni esterni divenuti parte preponderante e scioccante nelle varie manifestazioni liturgiche o paraliturgiche.” La Commissione riporta tre episodi, sostanzialmente identici, in cui vengono espletati. Il primo accade nella Parrocchia di Santa Maria. “La Marraffa, non accettata neppure dal gruppo del Rinnovamento dello Spirito in Catanzaro a causa della sua invadenza ed estrose prove carismatiche, decide di sganciarsi da tutti”. E’ una suora a raccontare “lo spettacolo”. Il primo venerdì del mese di giugno, che coincide con la festa del Sacro Cuore, invita le suore a partecipare all’ora di adorazione perché “sarebbero successe cose straordinarie”. Durante la preghiera si alza all’improvviso e si siede a terra al centro della chiesa dicendo che la Madonna la chiama. Un insegnante va verso di lei e la invita ad alzarsi. Inutile. Le offre una sedia, ma non accetta. Vuole rimanere per terra. Poi si alza da sola. Ma continua a proferire parole prevenienti dalla Madonna, a suo dire. La suora si fa coraggio e le intima di recarsi in sacrestia. Al termine della funzione succede un “putiferio”. Mostra “alle persone invitate da lei, anche i fotografi, le sue mani contrassegnate da piccole croci.” Fotografie che poi vengono allegate agli articoli che la Gazzetta del Sud dedica al caso.
L’altro episodio succede nella Chiesa del SS Salvatore il 21/9/1979. Stesso schema. Durante l’adorazione si alza e mostra ai presenti che la sua fronte sanguina. Stesso putiferio.
Infine è la volta del paese di Satriano. Qui avviene l’evoluzione delle stimmate con i batuffoli di cotone. Una prassi consolidata ripresa poi dai suoi adepti. Si strofina le mani con del cotone e lo consegna ad un ragazzo. Ancora putiferio in Chiesa. Sono presenti due medici che esaminano le mani della signora e non riscontrano nessuna lacerazione o abrasione. Ripongono il fazzoletto in una busta e la sigillano. Nei giorni a seguire si recano all’Università di Messina, tra gli altri la stessa Marraffa, per farlo esaminare. Illuminante il giudizio della Commissione: “Le anime legate a Dio da profonda umiltà e carità, non danno peso a simili fenomeni né si costituiscono avvocati difensori della propria causa.”
Le minacce. Nel novero delle minacce che usa la Marraffa per circuire deboli e indifesi merita di essere ricordato l’episodio di don Tito Voci, parroco di S. Andrea Marina. Appassionato d’arte osserva a lungo e con molta attenzione l’anta dell’armadio che la signora identifica con il Volto di Gesù. E stende una relazione che vuole inviare al suo vescovo. Subito dopo si ammala di mieloma. “Questa dolorosa circostanza venne subito interpretata come immediata punizione divina per il rifiuto opposto a riconoscere prodigioso il volto di Cristo.” Don Varano, coordinatore della Commissione, viene avvicinato da un seguace del Movimento che lo prega di strappare la relazione, altrimenti, a detta della Marraffa, sarebbe morto.” Intanto è informato anche don Voci del messaggio e non cede di un centimetro. E, soprattutto, non muore, a dispetto delle minacce.
Le fondamenta. Esaminando la teologia del Movimento il lavoro della commissione raggiunge le fondamenta. Anzi, dove dovrebbero essere. E non le trova. “Non basta dare belle e colorite definizioni ad un movimento ecclesiale per accreditarlo e farlo accogliere come merce pura e genuina. Occorre esprimere i contenuti più pesanti ed esigitivi della dottrina evangelica, quale la Croce, la mortificazione, l’umiltà, la povertà, il rinnegamento di se stesso, per poi viverli in modo più intenso ed eroico. Il Movimento Apostolico  questa faccia nemmeno la sfiora; si adagia nel terreno labile del sentimentalismo, puntando il suo successo unicamente sulla persona della Marraffa “carismatica”, intorno a cui tutto ruota e prende ossigeno.”
La conclusione della relazione è una sonora bocciatura. Ma il vescovo Cantisani non fa il passo. Non sconfessa il Movimento Apostolico. Lo lascia fare e prosperare. Nove anni dopo lo approva temporaneamente. E nel 2001 definitivamente. Attualmente conta una sessantina di preti nella sola diocesi calabrese, più della metà. Ed è retto dalla figlia di Maria Marino, Cettyna Marraffa.

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