13 gennaio 2016

Luigi (Re)Incarnato, prossimo liquidatore della SoRiCal

Fotomontaggio a cura del blogger

Luigi Incarnato aveva un sogno nel cassetto. Tornare a gestire il comitato elettorale delle risorse idriche calabresi come faceva ai tempi di Agazio Loiero, dopo il riposo forzato con Giuseppe Scopelliti. E lo ha realizzato oggi con Gerardo Mario Oliverio.
Oliverio chiama a sé l’interprete più rappresentativo della truffa dell’acqua orchestrata in danno ai cittadini calabresi. Prima come consulente (fino al 31 dicembre 2015) e adesso come commissario liquidatore della SoRiCal, della sua parte pubblica (la nomina è sulla scrivania del governatore) al posto di Sergio Giordano, individuato a suo tempo dall’ex presidente Scopelliti.
Luigi Incarnato, assessore ai Lavori Pubblici durante il governo di Agazio Loiero, è stato l’unica autorità pubblica, insieme al presidente del Consiglio regionale, con il potere di gestire le risorse idriche calabresi: la So.Ri.Cal (società mista, il 53,5 è in mano alla Regione). E non lo ha fatto. L’unico che potesse indirizzare la gestione verso una maggiore trasparenza e delle unità lavorative e delle infrastrutture regionali. E non lo ha fatto. L’unico che potesse mettere in riga gli avvoltoi della Veolià per una gestione più pubblica dell’acqua che, fino a prova contraria, appartiene esclusivamente ai calabresi. E non lo ha fatto. Ecco perché la dichiarazione del segretario del Partito democratico, Ernesto Magorno, all’indomani della pesca grossa di Oliverio nel mare magnum dei mostri morti e sepolti, suona come sinistra: “Un amministratore esperto e qualificato in un settore molto delicato per la nostra regione”.
Il 2 maggio 2005 fa il suo ingresso in via Crispi, dove ha sede l’assessorato ai Lavori Pubblici, autorità competente sul ciclo integrato delle acque. La tariffa era stata fissata dal precedente governo di Giuseppe Chiaravalloti. L’ex magistrato aveva deciso che la tariffa dell’acqua (“acqua a gravità” e “acqua a sollevamento”) la doveva stabilire la Regione Calabria, maggiore azionista della società, e non il Cipe, così come deliberato dalla legge Galli. La Corte dei Conti, nel dicembre del 2011, rileverà che “la tariffa ha registrato pertanto un aumento immediato per l’acqua fornita “a gravità” dell’1,5386% e per quella fornita “per sollevamento” del 3,2678%”. Tradotti in soldoni, si parla di circa 30 milioni di euro.
Incarnato si mette subito al lavoro. Con il dirigente generale del Dipartimento, Francesco Merante, firma il decreto “Procedura di adeguamento della tariffa” (decreto n. 6526, 1.6.2006) per l’anno 2006, seguendo le orme del suo predecessore. Ci pensa qualche giorno e gli viene il dubbio che qualcosa non quadra. Ma chi è davvero autorizzato a deliberare sulle tariffe? Il 10 giugno dello stesso anno deposita il ricorso presso la Corte Costituzionale per ribadire che la competenza degli adeguamenti delle tariffe idriche era della Regione Calabria e non dello Stato. Così, per tranquillizzare quelli che da lui si aspettavano una “rivoluzione socialista” dell’acqua calabrese. La Corte risponderà solo dopo qualche anno. Il 16 luglio 2009 con la sentenza n.246 prescrive per l’ennesima volta che la disciplina della tariffa del servizio idrico è “competenza legislativa esclusiva dello Stato”, rigettando quindi il ricorso della Regione Calabria. La rivoluzione da tutti auspicata può attendere.
Sulla stessa scia, illegittima e subdola, fissa la tariffa per il 2007. Mentre per il 2008 si supera e smaschera chi davvero comanda l’acqua calabrese. Sono i guru di Veolià. Basta una semplice lettera dell’amministratore delegato della Sorical, Maurizio Del Re, a dare dignità legale alla truffa. Ma il biennio 2008/2009 è anche il punto di non ritorno della gestione dell’acqua in Calabria. A Luigi Incarnato viene servita su un piatto d’argento l’occasione per una vera svolta. Non solo socialista. Il Cipe con la delibera numero 117 colma il vuoto normativo degli anni passati. E l’anno dopo la Corte rimarca la dose sulla competenza e sull’autorità riconosciuta. Il buon Luigi diventa Pilato. E condanna tutti i cittadini calabresi a bersi la truffa a tempo indeterminato. Non ritira i decreti illegittimi. Non adegua le tariffe sulla base della normativa nazionale. Se ne lava le mani.
Con Luigi Incarnato assessore, dal 2005 al 2010, si sono anche consumati gli imbrogli ambientali e infrastrutturali delle dighe dell’Alaco, dell’Esaro e del Menta.
Una vera risorsa, dunque, per la Calabria che Oliverio non poteva farsi scappare. Lo doveva sia alla sua Giunta che a tutti i cittadini calabresi. Durante i mesi come consulente (da settembre a dicembre 2015) hanno posto le basi per la riconversione socialista della So.Ri.Cal e ora come commissario liquidatore provvederà sicuramente a completare l’opera. Già si pensa alle prossime elezioni del 2019. I dipendenti e le ditte che ruotano intorno alla So.Ri.Cal sono una fetta importante dell’elettorato cosentino e calabrese.

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