
31 ottobre 2009
Il Polifunzionale di Zagarise. De gustibus

30 ottobre 2009
La ministra e l'antidoto alle navi dei veleni

28 ottobre 2009
Il lodo Pietramale
26 ottobre 2009
Il Cip6 per gli inceneritori. Battaglia del Codacons per il rimborso

25 ottobre 2009
In nome del popolo inquinato

C’erano i ragazzi delle scuole.
C’erano i familiari di quelli che sono morti per i rifiuti tossici.
C’erano i pescatori del Tirreno.
C’erano gli operatori turistici del mare.
C’erano le associazioni ambientaliste e le associazioni antimafia.
C’erano i sindacati.
C’erano i politici.
C’erano i sepolcri imbiancati.
C’erano i giornalisti di tutte le testate.
C’erano i Comuni.
C’erano i poliziotti.
C’erano gli striscioni delle scuole.
C’erano gli striscioni dei familiari di quelli che sono morti per i rifiuti tossici.
C’erano gli striscioni dei pescatori.
C’erano gli striscioni degli operatori turistici.
C’erano gli striscioni delle associazioni ambientaliste e antimafia.
C’erano gli striscioni dei sindacati.
Non c’erano, buon per loro, gli striscioni dei politici. Salvo le bandiere del partito dei Valori.
C’erano le passeggiate dei sepolcri imbiancati.
C’erano le macchine fotografiche e le penne dei giornalisti.
C’erano i gonfaloni dei Comuni.
C’erano gli scudi antisommossa dei poliziotti.
C’erano i ritornelli dei ragazzi delle scuole medie e superiori. “Le scorie in Parlamento!”
C’era il dolore dei familiari che sono morti per i rifiuti tossici.
C’erano le parole piene di rabbia dei pescatori.
C’erano le parole piene di sconforto degli operatori turistici.
C’erano le urla delle associazioni ambientaliste e antimafia.
C’era lo sgomento dei sindacati.
C’erano i silenzi dei politici.
C’erano le facce dei sepolcri imbiancati.
C’era la curiosità dei giornalisti.
C’erano i vigili con il cappello in testa che portavano i gonfaloni dei Comuni.
C’era l’elicottero dei poliziotti.
C’erano le domande della gente inconsapevole.
C’erano le domande dei politici consapevoli che dovevano, invece, rispondere.
Ad Amantea c’erano tutti quanti per manifestare contro le case e le scuole costruite con i rifiuti tossici.
Ad Amantea c'erano tutti quanti per manifestare contro le navi di rifiuti radioattivi affondate nel mar di Calabria.
Ventimila. Forse. O anche di più.
Qualcuno dice che erano di meno.
Ad Amantea non c’erano i mafiosi.
22 ottobre 2009
Sepolcri imbiancati alla manifestazione di Amantea
Ad Amantea il prossimo 24 ottobre, alla manifestazione di protesta per conoscere la verità sulle navi a perdere, organizzata da associazioni di cittadini, come il comitato “Natale De Grazia” e Legambiente Calabria, parteciperanno dei sepolcri imbiancati. Affianco ai calabresi, stanchi della corruzione che ha permesso questa pugnalata mortale alla Calabria, si stanno mobilitando pure quelli che direttamente o indirettamente si sono resi protagonisti di questo dramma. Hanno dato la loro adesione quelli del Pd. Una delegazione di amministratori e parlamentari sarà guidata Marco Minniti, longa manus dei vertici nazionali del partito democratico nella regione di tutti i mali. Lo stesso che guida la nostra regione con Agazio Loiero a cui bisogna dare atto di aver finanziato, quest’estate, la spedizione per l’esplorazione delle navi. Ma solo questo. Hanno già dato la loro adesione quelli del Prc a cui non si può rimproverare nulla che noi sappiamo fino a prova contraria. Parteciperà Michelangelo Tripodi, assessore regionale all’Urbanistica e al governo del Territorio. “Bisogna protestare con forza - ha detto - per chiedere un serio intervento del Governo, quello targato Silvio Berlusconi e Lega Nord, che nonostante le ripetute sollecitazioni a distanza di oltre un mese dal ritrovamento a Cetraro della motonave Cunsky, con a bordo un carico di rifiuti probabilmente radioattivi, ha dimostrato di essere totalmente insensibile e distante rispetto a questo drammatico problema”. Al momento sembrano essere solo questi i sepolcri imbiancati che andranno su e giù per il lungomare di Amatea per confondersi con i cittadini. E da questi isolarsi come solo i regnanti di un tempo sapevano fare. Ma non è escluso che da qui a qualche ora se ne accoderanno degli altri, bisognosi di fare la loro passarella mangia voti e applausi “per il bene del popolo”. Vuoi vedere che quelli di sinistra se la prenderanno in massa con Berlusconi? È lui la panacea di tutti i mali, anche di quelli calabresi. Un modo per dirigere la sinfonia dei suoni di protesta. Meglio puntare il dito contro Berlusconi che contro noi stessi. Ad ogni modo ci proveranno. Ci saranno. Magari, faranno un’eccezione al portamento istituzionale, e si uniranno anche loro agli slogan. Oppure pagheranno altri perché lo facciano al loro posto. Il popolo deve essere comandato. Il popolo ha bisogno di un despota. Loro sono i primi a saperlo. Queste occasioni, poi, sono imperdibili per trovare, procacciarsi consensi senza rifarsi ai rimborsi elettorali. Sono gratis. E fanno più effetto. Perché sono lungimiranti.
Ma questi personaggi dove erano quando il 18 aprile del 2007 la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca perché nel mare c’erano già allora arsenico e cobalto? Dove erano quando il 7 agosto dell’anno successivo in una riunione in cui parteciparono la stessa Capitaneria, l’Asl di Paola, la Provincia di Cosenza, l’Arpacal e la Procura venne ritirata? Perché non si chiesero il motivo? Perché non alzarono un dito per saperne di più? Non erano loro i nostri amministratori profumatamente pagati?
Ma questi personaggi dove erano quando il medico di base Cosimo De Matteis lanciò l’allarme dell’aumento di tumori nel Comune di Paola pari a quattro volte la media nazionale?
Ma questi personaggi dove erano quando a Praia a Mare nella fabbrica di Marlene vennero accertati 40 decessi per tumori e altri 40 colpiti da diverse forme tumorali?
Di casi. Di esempi. Cari sepolcri imbiancati, ve ne sarebbero a migliaia. L’ultimo è quello di quest’anno, quando l’assessore Silvio Greco il 6 luglio, durante una conferenza stampa sul malfunzionamento dei depuratori, alle porte dell’estate, si preoccupò con una certa virulenza di bocciare come “calunniose” le notizie sulla presenza di rifiuti radioattivi nella nostra terra, che già circolavano per qualche bocca. Salvo poi ricredersi, insieme a tutta la giunta, il 12 settembre successivo, a stagione quasi finita. Ma il 6 luglio si lasciò sfuggire una frase che, pronunciata per salvaguardare il trend delle presenze delle strutture ricettive, dei danni che avrebbero subito a seguito della divulgazione di informazioni di tale natura, si rilevò invece corretta. Malauguratamente corretta. Il sito ufficiale della Regione Calabria, poi, quel famoso 12 settembre lanciò un comunicato che, forse ingenuamente, sconfessò l’assessore. E suona così: “Si precisa che la Regione Calabria il 13 maggio 2009 è stata informata del problema dal procuratore Giordano, (quello che ha smosso le acque sull’inchiesta delle navi a perdere”, ndb) a cui va espressa gratitudine a nome dei calabresi e due giorni dopo, pur non avendo competenze né sul mare né sui rifiuti tossico-radioattivi, ha inviato una lettera, a firma dell'assessore all'Ambiente Silvio Greco al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, e ai sottosegretari Bertolaso e Letta, nella quale, su incarico del Presidente Loiero, si portava a conoscenza la situazione esposta dalla Procura. L'11 giugno, non avendo ricevuto notizie, la Regione sollecitava informazioni sulle iniziative fino ad allora assunte da parte del Governo. L'unica risposta ufficiale è arrivata dal sottosegretario Bertolaso il quale dava assicurazione che avrebbe informato il Ministro dell'Ambiente. A parere della Giunta regionale della Calabria la situazione che si è determinata con la scoperta della cosiddetta "nave dei veleni", impone risposte emergenziali adeguati di cui il governo centrale deve farsi carico”. Dunque lo sapevano tutti, e da tempo, (tralasciando il fatto che il pentito Foti aveva già nel 2004 raccontato tutto agli uomini della Procura). Solo che non vollero dare la notizia, forse per scongiurare un picco del turismo calabrese per l’estate in corso. I politici calabresi sono così buoni che tengono di più al Pil che alla salute dei propri concittadini. Vuoi vedere che gli stessi che adesso arrivano anche a perdere la voce per protestare contro il governo Berlusconi, nel mese di giugno del prossimo anno, con l’arrivo della bella stagione, diranno che sarà tutto a posto? L’economia deve andare avanti, a costo di farne morire altri mille, altri diecimila di calabresi e di turisti. Si accettano scommesse.
Intanto, mentre i cittadini si stanno preparando per protestare contro di loro. Loro si stanno facendo belli, a dispetto dei vermi. Sepolcri imbiancati.
21 ottobre 2009
Il Marchese del Grillo è diventato un clown
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Caricatura a cura del blogger |
Di seguito le parole piene di sconforto di Francesco Di Lieto che si aspettava un miglioramento del Marchese, e non una defezione di se stesso.
Prendo atto, con estrema amarezza, come non c’è da fidarsi delle parole e delle strette di mano di alcuni soggetti. Durante questi giorni ho avuto una serie di incontri con i vertici dell’Amministrazione comunale di Sellia Marina, per tentare di trovare una soluzione alla vicenda dei verbali relativi alle insegne pubblicitarie. Ultimo atto lo scorso venerdì 16 ottobre, presso la casa comunale. “Ultimo” perché quel giorno l’incontro si è concluso con piena soddisfazione di tutti i presenti. Prendo atto che c'è la volontà politica di annullare le multe ai commercianti e che entro lunedì si procederà ad emanare l’atto di annullamento. Calorose strette di mano, quindi, auspicando che i Cittadini sappiano apprezzare la disponibilità dimostrata dall’Amministrazione. Cosa chiedere di più. Altro che Marchese del Grillo ! Eppure ieri mi giunge notizia di un improvviso cambiamento di rotta. Si è deciso di non annullare più le multe. Che dire … delle due l’una. O il Sindaco è stato un burlone quando ha dato la sua parola garantendo l’annullamento di tutte le multe oppure le decisioni vengono prese altrove. E così, nel dubbio se ho stretto la mano ad un clown ovvero ad un fantoccio, non rimane che proporre ricorso.
20 ottobre 2009
Il depuratore "fertile" di Zagarise
È un appezzamento di terra molto fertile. Ci trovi i fichi, verdi e fieri, i finocchi selvatici, profumati ed eleganti, le ginestre, gialle e lussureggianti, i rovi di more, capillari e pungenti, e anche qualche zucca pronta per essere servita sulle tavole. Se non fosse per l’odore nauseabondo lo scambieresti veramente per un campo ben curato da qualche esperto contadino. E, invece, è l’impianto di depurazione del Comune di Zagarise. Un lucchetto serra l'ingresso. “Vietato l’accesso a chi non è autorizzato”, dice il cartello. Tuttavia, pochi sembrano essere i dubbi sul fatto che neanche le persone "autorizzate" vi sono entrate ultimamente.
A Zagarise qualcuno, l’ex sindaco, Pagliaro, in campagna elettorale, siamo nei primi anni del 2000, aveva promesso che non avrebbe fatto pagare il canone della depurazione. In tempi non sospetti, aveva anticipato la sentenza della Corte Costituzionale, la numero 335 dell’11 ottobre 2008, che ha stabilito il principio che nei Comuni di residenza, dove non sono attivi i depuratori per le acque reflue, la quota della bolletta destinata alla depurazione non deve essere pagata dai cittadini. Ne nacquero polemiche con l’opposizione di allora. Ma lui ebbe come un sussulto. Un’ispirazione. Tanto che alcuni cittadini interpretarono come un invito le parole del sindaco protempore. Ne seguirono ricorsi e appelli ai tribunali. Finché questi diedero ragione ai cittadini, in virtù della contestuale sentenza della Consulta. A Zagarise il tema della depurazione è molto caro. Soprattutto sulle carte. Da pagare, il Comune continua a richiedere le spese della decantazione delle acque. E negli uffici degli avvocati, per le cause di rito. Ma non vola neanche una mosca quando ci si deve rimboccare le maniche per farlo funzionare per davvero, il depuratore. La canalizzazione trasuda nei campi, questa volta realmente coltivati dagli agricoltori per le loro tavole, fino a raggiungere l’alveo del fiume Simeri. E poi al mare.
I componenti di opposizione al Consiglio comunale a spese loro si sono presi la briga quest’estate di far analizzare le acque reflue del canale di scolo presso un laboratorio accreditato dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione Calabria. Pochi giorni fa i risultati. Il campionamento è stato effettuato l’8 luglio scorso, quando il paese era quasi disabitato per l’emigrazione in massa nelle località marine. Eppure non sono per niente incoraggianti. Il Cod, che misura il consumo di ossigeno delle sostanze e il livello di inquinamento delle stesse, ha un valore altissimo, ben al di sopra della media. Il limite di legge è di 160, secondo il decreto legislativo 152 del 2006, ma a Zagarise misura 385. In altre parole, all’impianto non è stata effettuata nemmeno la manutenzione ordinaria che prevede la ricorrente fornitura di ossigeno. E, in assenza di ossigeno, spiega il laboratorio di analisi, “si innescano fenomeni putrefattivi anaerobici con trasformazione degli inquinanti in ammoniaca, acido fosforico, idrogeno solforato: sostanze dannose e nocive che pregiudicano possibili utilizzi dell’acqua”. E, infatti, anche la presenza dell’ammoniaca è altissima. Ben 52,65 quando il limite consentito è di 15. Rilevante anche la presenza di grassi e di oli. Ben 82, quando la legge indica come valore massimo 20.
A Zagarise l’impianto di depurazione non funziona da un bel po’, ma per gli ortaggi va bene.
19 ottobre 2009
Un "Presidente" per De Magistris, Bruni e Pittelli cercasi
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| Vignetta a cura del blogger Da l'Url di emilio grimaldi |
Di seguito le dichiarazioni rese da Luigi De Magistris alla Procura di Salerno il 24 settembre 2008:
DOMANDA: In prosieguo alle dichiarazioni da Lei già rese a questo Ufficio e con specifico riguardo al provvedimento del 14 ottobre 2007, a sua firma, di iscrizione del nominativo di Clemente MASTELLA nell'ambito del procedimento penale n. 2057/06/21 c.d WHYNOT può specificare all'Ufficio quali fossero gli elementi emersi dall'inchiesta da cui evincersi il collegamento delle vicende relative alla FINCALABRA e aDa erogazione di finanziamenti pubblici al gruppo TESI/CONSORZIO CLIC/CM SISTEMI, coinvolgenti Antonio SALADINO, Vincenza BRUNO BOSSIO, Nicola ADAMO ed altri, con l'allora Senatore e Ministro della Giustizia Clemente MASTELLA?
RISPOSTA: Con riguardo al MASTELLA intendo aggiungere, facendo seguito a quanto già dichiarato al Suo Ufficio in precedenti audizioni, quanto segue. Personaggio che ritenevo centrale, mentre svolgevo le indagini nel procedimento WHY NOT. Prima che anche il Ministro me lo impedisse, quale anello di collegamento tra il MASTELLA ed ambienti politici ed istituzionali, oltre che professionali, in Calabria ed anche a Roma, era, ed è tuttora ritengo, l'Avv. Fabrizio CRISCUOLO, il cui nominativo emergeva anche nelle agende e rubriche rinvenute durante le perquisizioni precedentemente effettuate nei confronti del SALADINO e delle società a lui riconducibili. Nello studio associato dell'A vv. Fabrizio CRISCUOLO presta servizio quale avvocato anche Pellegrino MASTELlA, flglio dell'ex Ministro della Giustizia. Il predetto CRISCUOLD, tra l'altro, risulta aver coperto la carica di Consigliere di Amministrazione della Aeroporto S. Anna SPA, con sede in Isola Capo Rizzuto (area nella quale, al momento della sottrazione illegale del procedimento Why Not, stavo espletando delicata attività, anche di natura intercettiva, con riferimento al settore ambientale, ed in particolare quello eolico), il cui Presidente era il prof Giorgio SGANGA, coinvolto nelle indagini Poseidone e Why Not, in quanto compariva nell'ambito della compagine della società TESI (con riferimento alla quale ho già reso ampie dichiarazioni al Suo Ufflcio). Il Comune di Isola Capo Rizzuto, tra l'altro, compare anche tra i soci della predetta società aeroportuale. Le società TESI e CM SISTEMI rappresentavano il fulcro dell'inchiesta Why Not e degli intrecci tra politica (in modo assolutamente trasversale) ed affari, nonché per le commistioni con vari ambienti istituzionali. Nell'ambito dei rapporti tra la TESI SPA e la società flnanziaria della Regione Calabria, la FINCALABRA, evidenzio che il consigliere di amministrazione anziano di tale società e, quindi, il presidente di fatto, è risultato essere Antonino GA TTD ed i due consiglieri Pier Paolo SGANGA ed Antonio CARBONE Con riguardo a Pier Paolo SGANGA ero in procinto di verificare, prima dell'illegale avocazione delprocedimento WhyNot da parte della Procura Generale di Catanzaro, se si trattasse, innanzi tutto, di un parente del commercialista Giorgio SGANGA (il quale mipare che fu già coinvolto nel passato in vicende giudiziarie di rilievo penale), nonché dell'omonimo Pier Paolo SGANGA commercialista segretario amministrativo dell'UDEUR. A tal proposito evidenzio che il segretario amministrativo (quindi anche il tesoriere) dell'UDEUR, prima delle elezioni politiche del 2006, era tale TANCREDI CIMMINO, il quale era anche l'amministratore de IL CAMPANILE Il MASTELLA decise, pare per forti contrasti intervenuti tra i due, di non candidarlo alle elezioni politiche e nel suo ruolo gli fa subentrare l'A vv. Davide PERROTTA dello studio associato CRISCUOLO (in cui è inserito anche Pellegrino MASTELIA). Successivamente subentrava, se non ricordo male, quale segretario amministrativo, prima uno degli uomini di strettissima fiducia di MASTELLA, Mauro FABRIS, ed a giugno, quando MASTELIA mi pare fosse già Ministro della Giustizia, il commercialista Pier Paolo SGANGA.
DOMANDA: In sostanza, dagli accertamenti da Lei svolti in qualità di Pubblico Ministero titolare del procedimento c.d. l-VHY NOT, emergevano nominativi di esponenti politici dell’UDEUR ovvero soggetti riconducibili alpredetto partito politico neUe compagini costitutive e/o amministrative delle società interessate alla gestione e/o captazione di finanziamenti pubblici regionali, nazionali ed europei?
RISPOSTA: Assolutamente sì. Come già riferito al Suo Ufficio, in particolare, la TESI s.p.a. era il tipico esempio di gestione, anche illegale, del denaro pure di provenienza pubblica in modo trasversale da parte di quasi tutti gli schieramenti politici. Ricordo perfettamente che in quella società vi era anche un rappresentante del partito dell’UDEUR. Così come esponenti riconducibili a quel partito s irinvenivano in altre società. A tal proposito voglio anche aggiungere quanto segue. La CRA TI s.c.r.l è un consorzio per la ricerca e le applicazioni di tecnologie innovative ed è un consorzio universitario, senza fini di lucro, costituito dalle tre Università calabresi di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, dall'Università di Roma Tor Vergata, dall'Università di Perugia, dal CNR, da FINCALABRA (oggetto di inchiesta nell'ambito dei procedimenti penali Poseidone e Why Not) e da altri Tale società risultava anche quale socio fondatore del BIC Calabria (anch 'esso da me monitorato in diversi procedimenti, tra cui quelli appena citati), nonché socio del Parco Scientifico e Tecnologico della Calabria, cd. CALPARK (oggetto delle indagini Why Not prima della sottrazione illecita da parte del dr. FA VI). Se non erro nel consiglio di amministrazione della predetta società vi erano, tra gli altri, Antonino Gatto e Franco PRODI (in Why Not era indagato, come noto, il Presidente del Consiglio dei Ministri Prof Romano PRODI); tra i Sindaci della predetta società vi era Pierpaolo SGANGA - omonimo del Pier Paolo SGANGA commercialista segretario amministrativo dell'UDEUR. Tale società mi risulta fosse destinataria di finanziamenti da parte dell'Unione Europea e mi risulta anche che avesse un laboratorio in Lamezia Terme. Il Consorzio CIES (centro di ingegneria economica e sociale) mi risulta essere stato presieduto dall'avv. Fabrizio CR/SCUOLO, tra i consiglieri vi è anche Don Biagio AMATO, già da me indagato per gravi fatti di reato negli anni 1997/1998 nell'ambito di un 'inchiesta che aveva ad oggetto soprattutto truffe della Fondazione Betania, della quale AMATO era il fondatore e/o il Presidente. Presidente del Collegio Sindacale della CIES è il dr. Giorgio SGANGA. Socio fondatore è la UNICAL, Università della Calabria con sede località Arcavata di Rende in provincia di Cosenza. Tra i soci sostenitori vi è la Fondazione Betania, il Ministero della Comunicazioni (di cui è stato titolare l'allora Ministro Maurizio GASPARRI, coinvolto nell'inchiesta Poseidone, seppur formalmente ancora non indagato prima che il dr. LOMBARDI me la revocasse in modo illegale) e l'ARSSA (già oggetto di investigazioni da parte del mio Ufficio). Con riguardo ad illeciti commessi nell'ambito dei Consorzi Universitari e delle Università (tra cui l'Università Tor Vergata di Roma) mi stavo accingendo, lo avrei fatto di certo entro il mese di ottobre 2008, a depositare l'avviso chiusura indagine ai sensi dell'art. 415 bis c.p.p., unitamente ad un provvedimento di sequestro di somme molto ingenti di denaro e forse anche, se avessi fatto in tempo, di atto cautelare, nell'ambito della più imponente inchiesta sulla gestione illecita dei corsi di formazione professionale. Dell'imminente chiusura di tale inchiesta ne ho parlato spesso per telefono e nel mio ufficio con il personale di PG delegato, dico questo perchè ritengo anche di essere, in qualche modo, illegalmente controllato, tenuto anche conto dell'immediato ed ingiustificato decreto emesso dal Ministero della Giustizia per allontanarmi repentinamente da Catanzaro (per evitare che non formulassi la richiesta di rinvio a giudizio nel procedimento Toghe Lucane e non definissi altri delicatissimi procedimenti di cui era imminente la chiusura, entrambi aventi, appunto, ad oggetto le Università).
17 ottobre 2009
La tangente della depurazione. Il Codacons diffida i Comuni che non hanno rimborsato i cittadini. Firma anche tu
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I Comuni che non hanno depuratori per le proprie fognature devono restituire la quota parte della tariffa destinata alla depurazione. "Questo in sintesi quanto affermato dalla Corte Costituzionale – si legge in una nota diffusa dal Codacons – che ha dichiarato illegittima la quota della tariffa-depurazione nei Comuni in cui i liquami e detersivi finiscono dalle abitazioni direttamente nei fossi, nei mari o nei fiumi".
Stando alla sentenza della Consulta tanti Comuni calabresi dovrebbero rimborsare ai cittadini la quota della depurazione pagata senza l’apposito servizio. Per l’associazione a tutela dei cittadini si tratta di una cifra davvero considerevole, spesso ben oltre 1.000 euro a famiglia. Ma non basta, sempre secondo il Codacons sono a rischio anche i Comuni dove la depurazione funziona solo a «metà». “Riceviamo tante segnalazioni da parte di cittadini – spiegano dall’Associazione – che ci chiedono cosa fare se il depuratore è presente nel territorio comunale, ma non funziona!” Ovviamente anche in questo caso gli utenti hanno pieno diritto a vedersi riconoscere le somme indebitamente percepite dal loro Comune a titolo di canone versato oltre, ovviamente, l’iva pari al 10 per cento nonché agli interessi maturati. Solo per fare un esempio, il canone di depurazione nel nostro paese può variare da 0,3 ad 1 euro a metro cubo. E così, anche partendo da un costo minimo di 0.3 euro a metro cubo, per un consumo medio di acqua per una famiglia di quattro persone di circa 200 metri cubi, ecco che questa famiglia sarà chiamata a pagare ogni anno solo per la depurazione la somma di 66,00 euro, e così in 10 anni avrà speso circa oltre 660 euro, oltre addizionali erariali e interessi vari … e questo prevedendo il canone minimo di 0,30 euro a metro cubo! E’ passato sotto silenzio il fatto che lo scorso 1 ottobre sia scaduto il termine (previsto dall’art. 8 sexies della legge nr. 13/2009) per l'avvio dei rimborsi da parte dei Comuni della quota della tariffa di depurazione pagata dai Cittadini in assenza del servizio. La restituzione delle somme poteva avvenire anche in forma rateizzata ed in periodo massimo di cinque anni.
Preso atto del silenzio serbato da molte Amministrazioni pubbliche, il Codacons invita i cittadini a far sentire la propria voce, facendo valere i propri diritti, leggendo con attenzione le richieste di pagamento e ribellandosi alle “tangenti” pubbliche.
PS
Per chi volesse partecipare a questa campagna può liberamente rilasciare un commento in cui accetta di farne parte. E sarà premura del blogger via via aggiornare l'elenco con nome, cognome e paese di residenza.
Firma anche tu:
1) Emilio Grimaldi, Cropani
2) Francesca Angelucci, Decollatura
3) Nadia Carminati, Milano
4) Domenico Dragone, Milano
5) Massimo Scalzo, Sellia Marina
6) Piero Granata, Sellia Marina
7) Anna Rita Sarro, Torano Castello
8) Elisabetta Marchio, Cropani
9) Rosanna Coroniti, Sellia Marina
10) Domenico Procopio, Sersale
11) Antonio Pugliese, Cropani
12) Claudio Ortolini, Catanzaro
13) Francesco Rubino, Lamezia Terme
14) Rosario Cricelli, Catanzaro
15) Pasquale Viscomi, Catanzaro
16) Gianluca Bruno, Lamezia Terme
17) Mario Dragone, Sellia Marina
18) Maria Andreani, Sellia Marina
19) Damiano Zito, Rizziconi
20) Luigi Pingitore, Sersale
21) Santino Dragone, Cropani
22) Raffaella Talarico, Bergamo
23) Rino Lo Prete, Sellia Marina
24) Paolo Talarico, Soveria Simeri
25) Luisa Pedrelli, Sellia Marina
26) Salvatore Federico Lo Prete, Simeri Crichi
27) Giannina Marzorati, Milano
28) Gabriella Lo Prete, Simeri Crichi
29) Maria Miliè, Sellia Marina
30) Rosalba Lacopo, Botricello
31) Romina Lamanna, Melbourne Australia (nel cuore il mio paese Soveria Simeri!)
32) Irene Vaccaro, Sellia Marina
Alla scuola di Botricello 60 sedie cercasi

16 ottobre 2009
Genchi - Procura di Roma: 2 a 0

Nella specie gli ermellini evidenziano che “essendo Genchi abilitato a consultare i dati presenti nel sistema informatico dell'agenzia delle entrate, non è ipotizzabile una volontà contraria del titolare dello “ius excludendi””. Questo scrivono quelli del Palazzaccio di Roma, ma il pubblico ministero della Procura, sempre al di qua del Tevere, nel presentare ricorso aveva cercato in tutti i modi il pelo nell’archivio. Aveva ravvisato che “il giudice del Riesame, esorbitando dal compito demandatogli dal codice di rito, ha ritenuto di poter compiere un accertamento di merito e non di verifica della qualificazione giuridica data dal pm al fatto ipotizzato e si è arrogato il potere di escludere ogni responsabilità di Genchi, prima ed a prescindere da un’effettiva e compiuta analisi dei dati informatici sequestrati proprio al fine di verificare la fondatezza o meno dell’ipotesi accusatoria”. Sembra ostrogoto ma il seguito ci aiuta a capire meglio la bontà del ricorso della Procura di Roma contra Genchi. “Secondo l’indirizzo interpretativo richiamato dal ricorrente - continua la Cassazione ripercorrendo le fasi della quaestio – questo modo di procedere non si addice alla fase iniziale e fluida delle indagini, nella quale vengono attivati i mezzi di ricerca della prova e rischia di condurre a un circolo vizioso, in forza del quale la fisiologica incompletezza iniziale delle indagini si traduce in ostacolo all’acquisizione di atti, documenti o altri elementi di prova e tale ostacolo a sua volta perpetua l’incompletezza delle indagini”. In altre parole la Procura non mette in dubbio il fatto che Genchi avesse l’autorizzazione ad accedere nel sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate, cosa pacifica oltre che procedimento iniziale dell’attività del consulente, ma guarda con sospetto a quell’ “ostacolo” che andava “rimosso” per andare a fondo nelle indagini. È questo il luogo e il momento in cui il consulente avrebbe, secondo la Procura, agito “abusivamente”, violando il domicilio informatico. Di cui il Riesame avrebbe negato “la sussistenza del fumus commissi delicti in prdine al reato”. A conferma di ciò la Procura capitolina avanza anche un altro fine. Quello del profitto. E cioè “il maggiore compenso conseguente all’acquisizione e al trattamento dei dati che non dovrebbero essere acquisiti e analizzati”.
La V sezione scioglie così, come neve al sole, il busillis proposto dal pm: “La qualificazione di abusività va intesa in senso oggettivo, con riferimento al momento di accesso e alle modalità utilizzate dall’autore per neutralizzare e superare le misure di sicurezza, apprezzate dal titolare dello ius excludendi, al fine di impedire eccessi indiscriminati”. L’asserzione della Procura secondo la quale Genchi “abusivamente si introduce” diventa per la Cassazione “ambigua e foriera di pericolose dilatazioni della fattispecie penale, se non intesa in senso restrittivo di “accesso non autorizzato”. Genchi – Procura di Roma: 2 a 0.
15 ottobre 2009
La Fondazione Campanella fa 90. Di danno erariale e di indagati
Mi sembra doveroso e opportuno, a questo punto, ripubblicare quanto questo piccolo blog ha rilevato in tempi non sospetti, il 10 marzo scorso:


