30 gennaio 2010

Il caso Ici a Cropani. Per un timbro (Martin) Colosimo potrebbe perdere la cappa

Il Municipio del Comune di Cropani

Il caso ICI. A Cropani impazza. Il nuovo sindaco, Bruno Colosimo, eletto lo scorso 6 giugno, ha deciso di “far rispettare le regole”. Lo ha promesso il giorno del suo insediamento, durante il primo civico consesso post elezioni, e lo sta facendo adesso con determinazione. L’estate scorsa ha emesso un’ordinanza sullo smaltimento dei rifiuti, solo dalle 19 alle 4 del mattino, non più durante il giorno. Ma in questi giorni è l’Ici, l'imposta comunale sugli immobili, la scommessa di Colosimo. L’ufficio preposto sta spedendo cartelle Ici a raffica. Troppi i morosi e per molto tempo. Il “sindaco delle regole”, però, rischia un grosso flop. Ironia della sorte, sarebbe proprio la firma, posta a calce della contestazione, a non essere valida.
Un signore in pensione, con l’hobby della normativa tributaria, con la cartella in mano si è recato al Comune nei giorni scorsi. E ha fatto presente agli uffici preposti che ai sensi della sentenza numero 55 del 2008 della Commissione tributaria della Campania, la firma non “sarebbe valida”. Una confutazione che non sarebbe stata accettata e che, addirittura, avrebbe suscitato anche le risa dei presenti. La dicitura: “firma autografa sostituita a mezzo stampa” ai sensi della legge numero 549/95, così come si legge nelle cartelle spedite dal Comune, è stata licenziata a favore della firma autografa o digitale. E quella in questione non corrisponde a nessuna di queste due obiezioni. Non presenta nessuno “scarabocchio”, indicativo della firma. E non è aderente a quella digitale. Anche qualora il Comune fosse dotato di firma digitale dovrebbe, affinché la stessa sia stampata su carta, fornirsi di apposito "timbro digitale" come hanno fatto, per esempio, i vicini Comuni di Botricello e di Sersale. Dal sito anusca.it è possibile visionare gli enti locali accreditati, e Cropani sembrerebbe non essere ancora autorizzato, nonostante spenda a voce la "firma digitale".
L'indomito contribuente non si è dato per vinto e si è rivolto, allora, ad un consulente, esperto in materia. E hanno verificato insieme, con sentenze alla mano, le sue ragioni: "Sentenza numero 55 del 12.03.2008 Commissione Tributaria Regionale Campania". Dunque, con riferimento alla citata sentenza, tutti gli atti inviati dal Comune sarebbero facilmente impugnabili dinnanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro che li annullerebbe compensando anche le spese in quanto carenti di un requisito essenziale.
Una curiosità, la cartella del pensionato sarebbe anche già prescritta per effetto delle disposizioni di legge sull'accertamento dell'ICI ma lui, dinnanzi alla proposta del consulente di appellarsi alla sola prescrizione, ha ribadito che "per principio", così ha detto, vuole fare ugualmente ricorso avvalendosi anche della firma che renderebbe nullo l'atto ai sensi della citata sentenza.
E così, per un timbro (Martin) Colosimo potrebbe perdere la cappa.


La firma in calce alle cartelle Ici spedite dagli uffici comunali

29 gennaio 2010

L'utopia di una rotonda sul ponte Simeri

La rotatoria in costruzione sulla strada provinciale 11, nel territorio di Soveria Simeri.

Una rotonda su un ponte. Possibile? Certo. La rotatoria è in costruzione sulla strada provinciale per Soveria Simeri. Il ponte è a pochi metri di distanza, sul fiume Simeri, e fa raggiungere Zagarise e il capoluogo di Catanzaro. Ma la possibilità concreta è che gli zagaritani e i soveritani si ritroveranno con un pugno di mosche. Senza rotonda e senza ponte.
Il ponte, chiuso all’inizio dell’anno scorso, per le forti piogge, è stato poi riaperto per l’attraversamento delle sole auto, con larghezza fino ai due metri e mezzo. Salvo ancora, pochi giorni fa, interromperlo al transito, di tutti i veicoli. E la rotonda? Hanno iniziato i lavori nel 2009. Hanno affisso un cartello sulle informazioni dell’appalto della Provincia di Catanzaro, ma è completamente in bianco. Come in bianco sembrano essere le aspettative dei conducenti. Impossibile saperne di più. Quello che si sa, invece, è che è troppo stretta. Venendo da Soveria Simeri risulta difficoltoso girare l’isola rotatoria. A ogni modo, con il ponte chiuso e tremolante e la rotonda ristretta, quell’incrocio è destinato a dare del filo da torcere alle Amministrazioni coinvolte, Soveria Simeri e Provincia di Catanzaro. Qualora, infatti, l’ingegneristica del progetto, per la rotonda, venisse migliorata rimarrebbe sempre l’incognita del ponte. Cadrà o non cadrà?
La ditta che si aggiudicò i lavori di risanamento e di pulizia dell’alveo nel 2007 e 2008 “si fece prendere un po’ la mano” - citando un mio procedente post: L’anarchia sul fiume Simeri – trasportando sabbia, probabilmente, più del dovuto. Evenienza che tolse, ai piloni del ponte, come scrissi allora, “la terra sotto i piedi”. Pare che, al riguardo, ci sia anche un’inchiesta dei carabinieri che vogliono fare luce sulla vicenda. E sulla quale c’è il più stretto riserbo.
E, allora, con il ponte barcollante e il cartello in bianco della rotatoria - sintomatico di come vengono svolti alcuni lavori dalle nostra parti: in silenzio, nessuno deve sapere – gli zagaritani e soveritani devono mettersi l’anima in pace. Attraversare il ponte rimarrà un lontano ricordo da raccontare ai figli dei loro figli. Ma non è detto che, con le consultazioni elettorali regionali alle porte, qualche candidato, premuroso di far leva sul suo bacino di voti, non se ne esca con la promessa delle promesse: Una Rotonda sul Ponte. Solo per Soveria Simeri e Zagarise. Un po’ come il Ponte sullo Stretto. Anzi, di più.

Il ponte sul Simeri. Le frecce ne indicano la pendenza


Il cartello dei lavori alla rotatoria. In bianco, come le aspettative dei conducenti

Un incidente annunciato

L'auto andata a finire nel burrone, a lato della statale 106 a Cropani Marina

Un’auto con alcune persone a bordo è andata a finire nel burrone a lato della statale 106 di Cropani. Subito trasportati all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, le loro condizioni, sembra, non destino particolare preoccupazione. Solo tanta paura, dunque. Uno scontro con un’altra vettura che proveniva da Catanzaro e procedeva in direzione Crotone, intorno alle tre di questo pomeriggio, che avrebbe potuto risolversi con un esito ben più tragico. Forse una mancata precedenza. In ogni caso saranno i carabinieri della locale stazione, intervenuti immediatamente, a stabilire l’esatta dinamica dell’incidente.
Tuttavia si stratta di un incrocio, questo tra via Tirana e la statale 106, ai limiti della sicurezza stradale, senza guardrail, senza corsie preferenziali, scarsamente illuminato e con un bell’elenco di incidenti. Cioè, secondo i criteri degli Enti locali e dell’Anas, per rendere sicura una strada basta affiggere il cartello: Stop. E tutte gli accorgimenti, che aiutano a prevenire i rischi, diventano materia inaccessibile. Fino al morto. Quando, malauguratamente, capita, allora è diverso. E, forti degli interventi operati, magari diranno: “Noi siamo in prima linea per la sicurezza. E la nostra azione è indirizzata alla salvaguardia di tutta la comunità”. Ipse dixit.

28 gennaio 2010

Vero, consulente per Scopelliti

Antonio Scopelliti

Luigi Vero, 39 anni, di Cropani, è un consulente superstar. Tutti lo cercano. Tutti lo vogliono. Già revisore dei conti a Sersale, Sellia Marina, da qualche mese anche nella sua natia, Cropani. Ma il meglio di sé lo dà alla Regione Calabria. Il 18 gennaio scorso la giunta regionale ha emesso un decreto e lo ha incaricato, insieme a Giovanni Serra, di Cosenza, di redigere il rapporto di monitoraggio dell’Accordo di programma quadro Legalità e Sicurezza “Antonio Scopelliti”.
Solo 240 euro al giorno per 45 giorni. Quasi 11 mila euro. Ma chi lo avrebbe mai detto? Che anche per redigere un progetto sulla legalità, che ricorda il nome di un giudice, sulla cui morte ancora non è stata fatta giustizia, ci sarebbe stato bisogno di un consulente, anzi di due? Non bastano gli amministrativi impiegati alla Regione? Evidentemente no.
Luigi Vero, consulente. E che consulente! Segretario personale di Piero Aiello, attuale consigliere regionale eletto nelle file di Forza Italia, ora confluita nel Pdl, ed ex assessore alla Sanità sotto il governo di Giuseppe Chiaravalloti, riceve incarichi dappertutto. Senza distinguo. Nel suo comprensorio, Sersale, Sellia Marina e Cropani, dove le Amministrazioni sono riconducibili al centro destra. Forse questo potrebbe essere un limite per sbarcare con le sue competenze anche alla Regione guidata da Agazio Loiero, leader incontrastato del Pd calabrese. Forse! Ma non per lui. Il 24 dicembre 2008 la Giunta regionale, dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria, lo ha nominato quale componente della Struttura di assistenza tecnica all’accordo di programma quadro “Azioni di sistema”. 28.800,00 euro in 12 mesi. Qualche giorno prima, il 18, sempre la stessa Giunta, ma il dipartimento “Presidenza”, lo ha designato nella valutazione del bando di selezione per la redincontazione progetti di un Accordo di programma quadro “Legalità e sicurezza”. 34. 560,00 euro per 144 giorni.
Alla scadenza, il 15 gennaio scorso, eccone spuntare un altro. “Legalità e Sicurezza”, con tanto di nome. “Antonio Scopelliti”. Una garanzia. Contemporaneamente revisore a Cropani, dal 19 ottobre scorso, essendogli scaduto il contratto con il Comune di Sellia Marina.
E se nelle prossime elezioni dovesse vincere il candidato del Pdl? Quali altri incarichi potrebbe avere? Fate voi. Dicono che è libero un posto di consulente presso tutte le strutture amministrative della Regione. Una figura nuova. Consulente dei consulenti. Potrebbe essere. E perché non lui? Si accettano scommesse.

27 gennaio 2010

Bagnato indagato per Poseidone


Domenico Bagnato, commissario prefettizio di Rosarno, Comune sciolto per infiltrazioni mafiose e teatro della rivolta degli immigrati lo scorso 8 gennaio e del loro trasferimento forzato in altre sedi, è indagato nel procedimento Poseidone in qualità di ex commissario per l’Emergenza ambientale. L’inchiesta, iniziata dall'allora pm Luigi De Magistris, e conclusa il 13 gennaio da Giuseppe Borrelli, pubblico ministero della Procura di Catanzaro, verte sulla malversazione dei finanziamenti dell’Unione europea destinati alla depurazione delle acque in Calabria.
Le aspre polemiche, quindi, sulle precarie condizioni di vita degli immigrati, che vivevano ammucchiati in vecchi casolari abbandonati, sulla presunta strumentalizzazione della ‘ndrangheta della contro rivolta dei rosarnesi, e sul ritardo dello Stato nell’intervenire, si arricchisce di un nuovo motivo, dell’ “opportunità” della Prefettura di Reggio Calabria di mantenere Bagnato, quale commissario di un Comune sciolto per mafia, inquisito in un procedimento giudiziario. Poseidone. Avocato, come si ricorderà, all’attuale europarlamentare Luigi De Magistris dal suo capo, Mariano Lombardi, perché il pubblico ministero evitò di informarlo in merito all’avviso di garanzia che aveva firmato all’indirizzo di Giancarlo Pittelli, senatore dell’allora Forza Italia, in quanto nel suo studio vi lavorava il figlio della convivente di Lombardi, Pierpaolo Greco.
Insieme a Bagnato risultano indagate altre 38 persone. Tra cui, Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria, Domenico Basile ex assessore regionale all’Ambiente, Giovambattista Papello, ex subcommissario per l’Emergenza ambientale. Tutti, a vario titolo, finiti sotto la lente della magistratura, per associazione per delinquere, concussione, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio. Sulla richiesta di rinvio a giudizio si pronuncerà il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo.
In modo indiretto Domenico Bagnato, sempre nella sua veste di Commissario per l’emergenza ambientale, rientra anche in un’altra inchiesta. Quella della Procura di Crotone, denominata Energiopoli, e aperta dal sostituto Pierpaolo Bruni, in quanto il suo segretario, Antonio Principe, avrebbe preteso, secondo l’accusa, delle mazzette ai fini del buon esito della pratica per la costruzione della centrale a turbogas di Scandale.

Bagnato: “Indagato non vuol dire condannato"

Domenico Bagnato Da story

Come commenta la sua posizione di indagato in Poseidone e nello stesso tempo commissario prefettizio di un Comune, quale Rosarno, sciolto per infiltrazioni mafiose?
Essere indagato in un processo non vuol dire essere condannato in un processo. Io mi auguro che anche lei non sia indagato in qualche processo per diffamazione, o per altre cose. Nel caso in cui fosse indagato continuerebbe a svolgere la sua funzione di giornalista?
Si, però lei è indagato in quanto commissario per l’emergenza ambientale?
Essere commissario per l’emergenza ambientale non vuol dire essere a capo di un’associazione per delinquere. È un commissario nominato dal Governo per svolgere un certo tipo di attività per l’inazione o le inattività degli organi amministrativi regionali competenti. l’ho fatto per un anno e mezzo e spero di averlo fatto con coscienza, con lealtà, con serietà e con onestà. Un magistrato ritiene che io abbia commesso un abuso d’ufficio. È un corso un procedimento nel quale avrò modo di difendermi nelle sedi opportune. Per i quali non ho necessità di fare bandi nei dire se sono innocente o non sono innocente. E sarà un magistrato giudicante a stabilire se io ho commesso o meno un abuso d’ufficio. Se l’ho commesso sarò il primo a dimettermi nel momento in cui accadrà. Mi dimetterei come già mi sono dimesso come commissario per l’emergenza ambientale nel momento in cui ho visto che non c’erano più le condizioni perché io potessi con la mia onestà, la mia preparazione, o la mia impreparazione, a seconda dei casi, andare avanti. E l’ho fatto senza chiedere niente a nessuno. Con estrema chiarezza e onestà nei confronti soprattutto dello Stato e delle persone alle quali dovevo dare delle risposte.
Grazie, è stato chiarissimo. Le volevo chiedere solo un commento.
E più commento di questo!
Appunto grazie. Un’ultima cosa. Mi sembra che lei sia coinvolto indirettamente anche in Energiopoli.
Le devo fare, però, delle precisazioni….(Tu. tu. tu. tu. Cade la linea, credito insufficiente….. Nota del blogger)

26 gennaio 2010

Per contestare una multa bisogna pagare 40 euro. Cronache dalla finanziaria 2010

Per non incorrere in qualche multa per divieto di sosta conviene portarsi qualche capra appresso. Non sono nè veicoli e nè velocipedi. Al massimo i vigili ti potranno contestare un'infrazione per il "pubblico decoro" e chiederti di allontanarti... con le pecore. (Vignetta a cura del blogger)

Se violi il codice della strada e ti fanno una multa di 48 euro devi spenderne quasi altrettanto, 40, per impugnarla. E’ questo uno dei momenti più alti - che più alti non si può! - della giurisprudenza presente nella normativa della finanziaria 2010.
E chi è così matto da fare ricorso se addirittura si “paga”, e così tanto? Nessuno. Ma ci sono eccezioni. Gli stessi legislatori. In quanto a follia, infatti, a follia pura, quella che non ti aspetti, quella che sta nero su bianco sui testi dei codici, i legislatori del Parlamento italiano sembrano insuperabili. Ma davvero? Sì. E bene sì. Perché vengono bypassati, secondo il Codacons, gli articoli 24 e 113 della Costituzione italiana. A tutto vantaggio degli uomini in divisa e delle Amministrazioni locali affamate di soldi, non di tutti.
Articolo 24: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari. Con i 40 euro per fare ricorso pochi potranno accedere alla tutela dei “propri diritti”…(ndb)
Articolo 113: “Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti. La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa. E’ sempre ammessa, sembrano le ultime parole famose….. perché la Pubblica Amministrazione, in particolare: i vigili urbani e i carabinieri, godrà un inaccessibile piedistallo….(ndb)
Lo chiamano “contributo”. “Certo, per soli ricchi”, denuncia Francesco Di Lieto, vicepresidente del Codacons. “Compromettendo, di fatto, - continua - la possibilità per i soliti noti di poter far valere le proprie ragioni. Ma non è tutto! La Finanziaria 2010 è piena di sorprese, davvero sorprendenti. Come il quarto grado di giudizio. “Ma non volevano fare il processo breve?”, obietterà qualcuno. Infatti, anziché diminuirlo lo allungheranno! “Si tratta – accusano dal Codacons - del tentativo stragiudiziale di conciliazione per buona parte delle cause ordinaria, che finirà per incidere ulteriormente sui costi per l’accesso alla giustizia per tutti i comuni mortali”.
La finanziaria 2010 è un golpe bianco. Una rivoluzione dall’interno della Costituzione. Cioè come rivoltarla come un calzino senza che nessuno se ne accorga. “Viene meno – contestano ancora dall’associazione a difesa dei consumatori - l'esenzione sia per le cause relative alle controversie di lavoro che per quelle inerenti a controversie di previdenza e assistenza obbligatorie”.
Una finanziaria, questa 2010, per pochi eletti. Ricchi e pure eletti. Berlusconi imperando.

25 gennaio 2010

L'Ipsaa in Fieri a Sersale


La bagarre sul trasferimento della sede dell’Ipsaa (Istituto professionale dell’ambiente e dell’agricoltura) dalla località Fieri di Belcastro a Sersale, con l’Amministrazione comunale di Sersale e della scuola, da una parte, e sindaci di Belcastro e di Botricello, dall’altra, è quanto di meglio il campanilismo, tipico nostrano, e la cultura del comico, caricatura dello stesso provincialismo, possano offrire.
Campanilismo, per primo. Le Amministrazioni di Belcastro e di Botricello in tutti questi anni non hanno mai fatto niente per aiutare concretamente la scuola, che da molto tempo registra una diminuzione sempre crescente degli studenti, (quest’anno sono solo 36, suddivisi in quattro classi, ndb). L’allarme che, ogni anno, contemporaneamente al primo squillo della campanella scolastica, veniva lanciato dai direttori che si sono succeduti non è stato mai preso in seria considerazione dalle Amministrazioni coinvolte, né da Belcastro, perché la scuola rientra nel suo territorio, e né da Botricello, perché il plesso si trova sulla statale 106 ed è parte integrante del tessuto sociale della cittadina ionica. Qualche anno fa Ivan Ciacci, sindaco di Belcastro, si iscrisse lui stesso per incrementare il numero degli alunni, nonostante fosse già laureato in medicina. Ma all’apprezzabile gesto non seguì un progetto vero e proprio per sensibilizzare la cittadinanza su questa opportunità, che forma i ragazzi sulle risorse ambientali e agricole presenti nel territorio.
Ora che la dirigente dell’Istituto d’istruzione superiore di Sersale, Silvana Afeltra, a cui è stata annessa anche la scuola di Belcastro, ha fatto presente la necessità non più prorogabile, per la sopravvivenza della stessa scuola, di un suo trasferimento, qualcuno ha alzato il proprio campanile, lasciato per molto tempo nel ripostiglio di casa. “Vi garantisco 50 iscritti, se non verrà trasferita”, ha tuonato il sindaco di Botricello, Giovanni Camastra. Mentre il Consiglio comunale di Belcastro ha addirittura deliberato la propria “contrarietà” alla dislocazione del plesso scolastico.
Ma dove erano questi signori quando da ben 35 anni gli studenti sono costretti a convivere con l’amianto, di cui è ricoperto il tetto del convitto, affianco il plesso scolastico, mai portato a termine?
Dove erano questi signori quando da ben 35 anni gli studenti sono costretti a convivere con una struttura, di più di mille metri quadrati, attorniata da cocci di vetro, per le finestre rotte, e da cancelli arrugginiti?
Dove erano questi signori quando il convitto non veniva collaudato?
Dove erano questi signori quando il convitto non veniva mai consegnato alla scuola, nonostante i diversi miliardi di lire, spesi negli anni settanta del secolo scorso?
Dove erano? Ve lo dico io. Erano a lucidare il proprio campanile. Che oggi - quando finalmente qualcuno ha pensato di fare qualcosa - stanno facendo suonare. Per dire: “No, la scuola è nostra!”. Si è visto come ci hanno tenuto in tutti questi anni! E la tempistica dei loro interventi dà la misura di come lo hanno preservato a dovere, il proprio campanile, per sfornarlo al momento opportuno, in modo che nessuno in futuro potrà dire che “non ce l’hanno messa tutta” per lasciare le cose come stavano. E cioè la scuola al suo posto, dove è sempre stata. A gemere per incuria e isolamento.
Cultura del comico, infine. Anziché riconoscere la bontà di una scelta, per evitarne la chiusura, in un contesto, quale quello sersalese, già avviato alla cultura della valorizzazione della natura e delle risorse ambientali, come lo testimonia la nascita di associazioni e cooperative ambientaliste, fatte da giovani, fanno ridere: “No! La scuola è nostra!”. Preferiscono la cultura del comico rispetto a quella della realtà.
Anziché preoccuparsi di proporre una soluzione, magari, per restaurare i plessi esistenti e per avviarci una struttura ricettiva alternativa recitano: "La scuola è nostra, e non potete portarcela via”. Sempre per la storia che un domani nessuno potrà loro obiettare che “non hanno difeso il territorio", e le potenziali risorse del proprio elettorato.
Il comico è sempre presente dalle nostre parti. Assistervi è quasi gratis. Basta acquistare i giornali. E goderselo. Ogni mattina. Prima intona uno. Il giorno dopo l’altro.
Ora, se veramente verrà trasferita la sede dell’Ipsaa, perchè la decisione spetta alla Provincia di Catanzaro, il comico acquisterà anche un lato tragico. Cioè, tutta la località Fieri ne risentirà, e sarà definitivamente abbandonata.  Contestualmente al pascolo delle greggi nelle aule dove un tempo si faceva lezione, avranno la faccia tosta di ribadire: “Glielo avevo detto io: che era meglio se ci tenevano la scuola!”. E poi veramente non si saprà se continuare a ridere o a lasciarsi andare in un pianto finalmente liberatorio.

NB

Il convitto ricoperto di amianto e mai ultimato

24 gennaio 2010

Al Pugliese mancano cento operatori socio sanitari. La denuncia della Cgil

Il nosocomio di Catanzaro

Di seguito la lettera della Cgil Funzione Pubblica ai vertici della direzione sanitaria sul sottodimensionamento dell’organico sanitario del Pugliese Ciaccio

Dott. Andrea GUERZONI

Direttore Generale

Dipartimento Regionale alla Salute

Via Buccarelli

CATANZARO

Dott. Giuseppe PERRI

Direttore Generale

Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio

CATANZARO

La Cgil Funzione Pubblica a seguito di assemblea del personale dell’Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio ha raccolto le segnalazioni e le criticità evidenziate e rappresenta al Dipartimento Regionale della Salute e alla Direzione Generale della stessa che non esistono gli elementi per i prossimi mesi per garantire i livelli di assistenza fino ad oggi assicurati.

Si rileva che il sottodimensionamento dell’organico sanitario rispetto ai posti letto che l’Azienda ha previsto nella sua dotazione organica, il ricorso improprio a prestazioni ospedaliere perché l’utenza continua a non avere risposte dal territorio di provenienza, nonché, la mancata sostituzione delle figure professionali infermieristiche e di operatori socio sanitari temporaneamente assenti per gravidanza e/o gravi patologie, non consentono in alcuni reparti di garantire l’assistenza per i posti letto previsti.

Accanto all’adempimento imposto dal Piano di Rientro, circa la copertura del turn-over, si aggiunge la mancata riqualificazione professionale dei 18 ausiliari che pur avendo conseguito il titolo di OSS, viene impropriamente utilizzato, senza il relativo inquadramento economico.

Nonostante il personale si prodighi in turni massacranti, tutto ciò si riflette in maniera indiscutibile sia sull’assistenza che sulla qualità dell’offerta. Al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza e nel contempo di tutelare i dipendenti per gli eventuali rischi connessi allo stress psico-fisico derivante da tale situazione, si chiede un urgente intervento volto ad integrare il personale infermieristico mancante.

Si chiarisce che nell’immediato mancano 8 unità infermieristiche nell’unità operativa di ortopedia e traumatologia e 40 nel resto del presidio mentre sono complessivamente 100 gli Operatori socio sanitari che mancano nell’ospedale.

Si comunica che il personale dipendente ha sin da ora proclamato lo stato di agitazione ed è disposto ad intraprendere ulteriori forme di lotte, allo scopo di garantire alla cittadinanza un servizio di qualità e di assoluta sicurezza.

Si resta in attesa di urgente riscontro

Vincenzo Lacroce - Segretario Aziendale Azienda Pugliese Ciaccio

Marisa Palasciano - Segretaria Comparto Sanità Fp CGIL provinciale

Tonino Meliti - Segretario Generale Fp CGIL provinciale

23 gennaio 2010

La Capitaneria di Porto manda all'aria la movida selliese. Multato anche il capo dei vigili


Il "Jamaika", riconducibile al comandante dei vigili urbani, Palmiro Impera, "protetto" da un muro di sabbia.

La Capitaneria di Porto di Crotone ha multato i proprietari degli stabilimenti balneari di Sellia Marina. E tra questi, anche quello riconducibile al comandante dei vigili urbani, Palmiro Impera. Articoli 54 e 1161 del Codice di navigazione, occupazione abusiva spazio demaniale, e articolo 54 del Codice penale, deturpamento delle bellezze naturali. Sanzione amministrativa e obbligo di smantellamento.
Delle vere e proprie gatte da pelare, ora, per tutta la Sellia Marina on the beach. Sia per l’approvazione del Piano spiaggia, di cui vincolante è proprio la rimozione dei lidi entro il 30 settembre di ogni anno (a fine stagione, quindi), come indica la licenza di esercizio, che per la posizione imbarazzante del capo dei vigili. Lui, proprio lui, che dovrebbe vigilare sul regolamento cittadino, si è visto recapitare queste notizie di reato dal Nucleo operativo Difesa del mare della Capitaneria, su disposizione del comandante, Giuseppe Meli, per il Jamaika, uno dei locali più frequentati della movida selliese.
La rimozione delle strutture balneari sul demanio marittimo, nel corso dell’ultimo decennio, è stata operata una sola volta, durante l’Amministrazione Biamonte. E poi mai più. All’incirca quindici mila euro cadauno, questa la spesa necessaria per lo smantellamento. Troppi per gli imprenditori della bella stagione. Motivo sufficiente per far chiudere un occhio e alle Amministrazioni degli anni successivi e al corpo dei vigili urbani. La notizia desta un ulteriore imbarazzo perché, in particolare, sempre il lido riconducibile al comandante della polizia urbana, vincitore di un regolare concorso cittadino nel 2007, risulta “protetto” da un muro di sabbia sul versante del bagnasciuga. Non solo, quindi, non è stato rimosso, ma qualcuno ha pensato bene di ripararlo dalle mareggiate invernali. Quando, durante l’estate appena trascorsa, in vista dell’approvazione del Piano spiaggia, l’assessore all’Urbanistica, Antonio Cosentino e il vicesindaco, Walter Placida, rilasciavano opinioni contrastanti sulla rimozione o meno dei lidi, il capo dei vigili, o chi per lui, già sapeva che non lo avrebbe fatto. Tanto da salvaguardarlo con un muro di sabbia.
Con la multa e l’obbligo di rimozione i commercianti lamentano danni economici enormi. Sgomento e rabbia si leggono sui loro volti. “Ne va di mezzo il turismo della prossima stagione!”, si lascia scappare qualcuno.
La Capitaneria di Porto ha messo il dito in una piaga, questa delle licenze degli stabilimenti balneari, fino all’altro ieri mai sanata a norma di legge.

22 gennaio 2010

Casabona, qui Milano. Grazie ....all'inceneritore

Casabona

Casabona, qui Milano. Non è una provocazione. È fantasioso affiancare, infatti, il paesino collinare crotonese, di poco più di due mila anime, con la città più industrializzata d’Italia. Ma c’è un punto dove i due Comuni potrebbero essere somiglianti. I gas. Le polveri sottili. Parola del sindaco, Natale Carvello che ha proposto la costruzione di un inceneritore nel territorio di cui è primo cittadino. Ha paragonato i fumi di un ipotetico termovalorizzatore a Casabona “ad un incrocio nel centro di Milano”. Lui, sì, che ci tiene alla salute dei suoi cittadini. Ha fatto fare un sopralluogo all’impianto di rifiuti ospedalieri presente nel Comune. Ha denunciato la mancanza di una farmacia ben fornita per la sua comunità. E ha evidenziato il disagio di soli due medici di base. Tutto nella stessa seduta consiliare. Un colpo al cerchio e uno alla botte. “L’installazione di un termovalorizzatore è un’opportunità da cogliere e un’occasione di sviluppo e cambiamento per il paese”, ha detto. Problemi di salute? Quando mai. Il sindaco cita addirittura il Politecnico di Milano. Si dimentica di citare altre fonti, come l’Isde, ovvero l’International Society of Doctors for the Environment, un’associazione di medici apartitica, senza scopo di lucro, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, che accusa le amministrazioni di alterare i dati scientifici che attestano la loro pericolosità, ma il Politecnico. Politecnico dixit. E poi alla botte: farmacia e medici di base. Come se già si stesse preparando all’emergenza. Alla futura emergenza sanitaria della sua comunità.
La notizia è rimbalzata sui giornali, e la rete si sta facendo valere. Sul gruppo del social network più diffuso, facebook, “Casabona Regna”, si sono aperte discussioni sull’argomento. Tutti contrari. E propositivi, pur di non respirare un inceneritore sotto casa. Eccetto qualcuno, come Francesco Capria, figlio dell’assessore al Comune di Casabona, studente fuori sede. Che invita “alla prudenza e all’ammorbidimento dei toni, evidentemente provocatori e strumentali, coloro che con presunzione (ed un filo di pedanteria) affermano perentoriamente l’esclusività delle loro “verità””. Ma di verità ce ne sarebbero molte altre. Come la proposta al Trattamento Meccanico Biologico (TMB) di Santo Curcio, altro studente fuori sede, nell’ambito di una lettera aperta al primo cittadino. “Questa tecnica – scrive - crea in primo luogo una “filiera” legata alla differenziazione dei rifiuti, senza la quale non potrebbe esistere il TMB, con la possibilità di vendita di plastica, vetro e carta alle industrie che ne fanno richiesta, creando cosi molti più posti di lavoro rispetto al personale previsto dal un Termovalorizzatore che non è più di 10 persone”. Ribaltate in due battute le tesi sanitarie e occupazionali del sindaco. “Ma bisogna moderare i toni” suggerisce il figlio dell’assessore. La discussione si stava accendendo troppo, e quindi hanno costituito un gruppo più esplicito: “Noi k l’inceneritore a Casabona non lo vogliamo…!!!”. In soli due giorni ha raggiunto il numero di 260 iscritti. Ma il sindaco non si dà per vinto. Oggi stesso è di nuovo intervenuto sulla questione, in una televisione locale. Non ha risposto all’appello di Curcio, ma ha ribadito la bontà della sua proposta. Evidentemente avrà assistito a qualche dimostrazione di procacciatori d’affari senza scrupoli che vanno in giro per tutta la Calabria con portatili in mano zeppi di slide sui vantaggi, soprattutto economici, all’indirizzo degli enti locali. Solo il due, massimo tre per cento, dell’energia prodotta dall’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti. Qualche migliaio di euro, comunque manna per le casse dei Comuni, sempre al verde. Figuriamoci per i conti in rosso di Casabona, che deve all’Akros, la società che si occupa dello smaltimento proprio dei rifiuti, circa 850 mila euro. Il resto alla grancassa della società, amante dell’ambiente e della salute del cittadini.

Solidarietà unanime all'Amministrazione di Sellia


Forse sono proprio le regole, ciò che a qualcuno non va di rispettare. Forse è proprio l’interesse generale, quello che a qualcuno sta troppo stretto. Forse. Forse è proprio questo il motivo che ha indotto “qualcuno” ad appendere sul cancello dello studio del vicesindaco di Sellia, Salvatore Rotella, la tassa mozzata di un tasso la mattina di domenica scorsa. Lo ha fatto intendere il sindaco, Davide Zicchinella, durante il consiglio straordinario aperto alla cittadinanza e ai primi cittadini del comprensorio, svoltosi per l'occasione ieri sera, nel Comune presilano.
“Ancora sto cercando di convincermi su quello che è successo. Mi sto sforzando di farlo, ma ho difficoltà”, ha confessato. “Sellia è un paese piccolo e con una storia millenaria. Un paese tranquillo. Ma, ultimamente, il clima stava diventando insopportabile. È questo – ha detto – il motivo che ci ha convinti che era arrivato il momento di reagire”. Telefonate anonime, anche nel cuore della notte alla casa del primo cittadino. Alberi tagliati a un consigliere di maggioranza. Intimidazioni varie. E, ultimo, il più grave, la testa mozzata di un animale selvatico sul cancello di casa del vicesindaco. Il clima, dunque, quello sì, stava diventando insopportabile. Un appello, questo della maggioranza dell’assemblea consiliare, accolto da molti sindaci del comprensorio. C’erano tutti. Giovanni Camastra, di Botricello, Bruno Colosimo, di Cropani, Santino Bubbo, di Petronà e presidente della Comunità montana della Presila catanzarese, Mario Marchio, di Cerva, Giovanni Piccoli, di Albi, Raffaele Mirenzi, di Pentone, e i delegati di Taverna, di Simeri Crichi, di Zagarise. Nonchè l’assessore regionale all’Agricoltura, Pierino Amato, e Giuseppe Valentino, segretario della Cgil di Catanzaro. E quasi tutta la comunità di Sellia.
Una solidarietà unanime, senza se e senza ma. E una condanna, altrettanto, unanime, dell’atto. Del gesto. Dell’“emulazione mafiosa”. Possibile la mafia a Sellia? I presenti lo hanno escluso, ma alla stessa stregua hanno evidenziato e censurato il significato “culturale” dell’azione, non molto lontano dalla mafia di prima mano. Dunque, una sonora bocciatura. Un coro, allora, che ha fatto valere quel senso di Stato che mira al “generale”. All’interesse generale, ha ricordato Zicchinella, in contrasto con quelli particolari. Dei singoli individui.
Una voce fuori dal coro, invece, quella dell’ex sindaco di Sellia, Antonella Folino, la quale, pur deplorando il gesto denominandolo “una pagina grigia”, ha parlato di “atti che non per forza debbono essere inseriti in un contesto politico”. Di atti, dei quali anche lei sarebbe stata vittima in passato e che non “avrebbe pubblicizzato”. Un argomentare, il suo, che tuttavia non ha convinto i presenti tanto che ne hanno preso le distanze. Ne è seguito un battibecco, tra gli esponenti della maggioranza e l’ex sindaco, attuale capogruppo di minoranza, che probabilmente avrebbe giovato di più all’interno di un “chiuso” civico consesso che non a un’assemblea aperta alla cittadinanza e ai sindaci del vicinato. Un diverbio, ciò nonostante, soffocato sul nascere perché la volontà di tutti è stata quella di ritrovarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Quella della solidarietà unanime e incondizionata a tutta l’Amministrazione dinnanzi ad atti di questa portata. E perché venisse ripristinato quel clima “pacifico” che aveva invocato anche il parroco, don Francesco Cristofaro. Il quale, intervenendo, ha concluso il suo contributo con una battuta, che ha di certo agevolato i partecipanti a stemperare gli animi: “Mi auguro solo che almeno, nel tagliare la testa a quel povero animale, abbiano scelto uno che era già morto, altrimenti, quelli che lo hanno fatto, hanno peccato due volte!”

21 gennaio 2010

La comunic@zione secondo Kierkegaard



Video della presentazione del libro: "Kierkegaard e la dialettica della "comunicazione della verità""a Sellia Marina lo scorso 15 gennaio 2010

20 gennaio 2010

Smaltire gli ingombranti, un privilegio per pochi ...sciocchi

La raccolta degli ingombranti vicino il cimitero

Smaltire i rifiuti ingombranti a Sellia Marina può trasformarsi in una vera e propria odissea. Nonostante i rigidissimi provvedimenti normativi, che sanciscono la tolleranza zero in materia di rifiuti, nella cittadina jonica la raccolta di elettrodomestici, materassi, divani ... resta un privilegio.
La denuncia è del vicepresidente del Codacons, Francesco di Lieto, che qualche giorno fa, per provvedere a liberarsi di un vecchio divano, ha inutilmente tentato di ottenere indicazioni dall'Amministrazione comunale. "Ho provato a contattare il Comando della Polizia Municipale, - racconta - per avere il numero di chi si occupa del ritiro degli "ingombranti", visto che non esistono piazzole ecologiche e non vi sono indicazioni sui cassonetti. Dopo numerosi tentativi, finalmente, una gentile ragazza mi ha dato ascolto e mi ha garantito che presto sarei stato contattato telefonicamente per concordare le modalità del ritiro dei rifiuti. Passano i giorni e non arriva nessuna chiamata, allora - prosegue - decido di recarmi personalmente presso il Comando dei Vigili. Riesco a parlare con il comandante il quale mi rappresenta che della vicenda se ne occupa l'Ufficio tecnico del Comune dove mi invita a recarmi per ottenere tutte le informazioni che cerco. Ovviamente vado in Comune e rivolgendomi all'impiegato dell'ufficio tecnico chiedo la cortesia di avere quel numero misterioso. Il mio interlocutore mi riferisce che il numero lo ha il dirigente, invitandomi a recarmi nella sua stanza per avere ciò che cerco. Nella stanza, purtroppo, il dirigente non c'è ... e come mi dicono le persone presenti nell'ufficio "oggi e' difficile che torna"... Chissà il motivo di tanta segretezza - ironizza - . Non voglio darmi per vinto e provo finanche a disturbare il sindaco, ma evidentemente anche lui ha impegni lavorativi e non può rispondermi". Nel prendere atto di tale incresciosa situazione il Codacons rinnova l’appello ai cittadini affinché siano parte attiva nella difesa del territorio dagli scempi ambientali e rispettosi delle severissime norme che prevedono perfino l’arresto per chi abbandona rifiuti in strada. Tuttavia delle riflessioni si impongono. Com’è possibile che una Amministrazione sia sorda alle richieste di chi non vuole deturpare il territorio? Il Codacons pretende delle spiegazioni sia sulla segretezza delle procedure per smaltire i rifiuti ingombranti e sia sul perché esistano insormontabili ostacoli agli "sciocchi" che si ostinano a non abbandonare i rifiuti per strada.

Di seguito alcuni stralci del contratto derivante dal Bando di gara mediante pubblico incanto, tra il Comune di Sellia Marina e la ditta vincitrice, per “L’appalto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani, interni, esterni ed assimilati agli urbani, degli ingombranti, della pulizia dei luoghi di raccolta e del lavaggio dei cassonetti

Art. 21: Vigilanza e controllo

La vigilanza e il controllo dei servizi gestiti dall’Impresa appaltante appartengono alla Polizia Municipale. Alla Polizia Municipale spetta, in modo particolare, di effettuare la sorveglianza accurata affinché siano rigorosamente osservata tutte le disposizioni che regolano il Servizio della nettezza urbana. Tutte le mancanze agli obblighi del presente capitolato oltre alle sanzioni prescritte da leggi e regolamenti speciali, saranno accertate dagli Agenti Municipali mediante verbali dei quali sarà data comunicazione all’appaltatore. Questi entro due giorni dalla data di notifica, dovrà produrre le eventuali deduzioni. Trascorsi i due giorni sopraindicati si intenderà riconosciuta la mancanza e saranno applicate, dal Responsabile del Servizio, le penalità indicate nell’art. 28, delle quali sarà data comunicazione scritta all’appaltatore da parte della Polizia Municipale. In occasione del lavaggio dei cassonetti, l'appaltatore è tenuto ad informare con anticipo via fax la polizia Municipale indicando data, orario e punto d'inizio delle operazioni.

Art. 25: Penalità

DESCRIZIONE INADEMPIENZE SANZIONI (NOTE)

- Personale in servizio privo di divisa regolamentare e indumenti di sicurezza secondo il d.lgs.81/08: €. 15,00 (1)

- Personale in servizio privo della targhetta di riconoscimento: €. 5,00 (1)

- Mezzi privi del logo della “Ditta” : €. 25,00 (2)

- Mancata manutenzione, pulizia o riverniciatura dei mezzi a seguito di richiesta del Comune: €. 100,00 (3)

- Mancata documentazione di pesatura dei rifiuti contestualmente alle operazioni di raccolta: €. 150,00 (2)

- Mancata effettuazione di un servizio a cadenza giornaliera: €. 500,00 (4)

- Mancata pulizia dei luoghi di raccolta dei rifiuti: €. 1.500,00 (6)

- Mancata rimozione discariche abusive: €. 500,00 (5)

- Mancata svuotatura dei Cassonetti: € 500,00 (6)

- Mancato lavaggio cassonetti: €. 1.000,00 (7)

- Immissione di rifiuti nel circuito di raccolta del Comune provenienti da circuiti di altri Comuni: € 5.000,00 (8)

(1) - per addetto e per giorno

(2) - per mezzo e per giorno

(3) - per ogni mezzo sanzionato

(4) - per giorno di ritardo

(5) - per giorno di ritardo dopo il primo successivo a quello di richiesta del “Comune”

(6) - per giorno

(7) - mensile

(8) - per sanzione

Per l’eventuale mancato rispetto di qualsiasi altra norma contrattuale che non sia espressamente prevista nella tabella sopra riportata o nel Regolamento Comunale, si applicherà una penale di € 200,00. Il Comune procede al recupero delle penalità, mediante ritenuta diretta sul canone del mese nel quale è assunto il provvedimento definitivo. è ammessa, su motivata richiesta della Ditta, la totale o parziale disapplicazione della penale, quando si riconosca che il ritardo non è imputabile alla Ditta, oppure quando si riconosca che la penale è manifestamente sproporzionata, rispetto all’interesse dell’Amministrazione Comunale.

19 gennaio 2010

Qui Banche. Prestiti con riserva di ...truffare


Vignetta a cura del blogger

L’offerta era proprio allettante … la possibilità di utilizzare subito fino a due mila euro e poterli restituire in minuscole rate mensili. E per attivarla non veniva chiesta nessuna spesa. Peccato che dietro si celasse una vera e propria truffa. Per cui, occhio quando vi sottopongono contratti di finanziamento, leggete bene ciò che firmate. Ma andiamo per ordine.
Cinque anni addietro un padre di famiglia, per poter sbarcare il lunario, vincendo le proprie ritrosie e con estremo imbarazzo si reca in una delle tante società finanziarie per chiedere un prestito di poche migliaia di euro. Nessuna difficoltà. La scelta è ampia. “Del resto – spiegano dal Codacons – il termometro della crisi è fornito proprio dal continuo proliferare di società finanziarie che sorgono quasi come fossero funghi”. Nel sottoscrivere la richiesta di finanziamento vi è uno spazio dedicato a coloro i quali vogliono richiedere il rilascio di una carta di credito, per poter compiere acquisti e pagare a rate. A dire il vero i caratteri sono praticamente invisibili ma il povero padre di famiglia, purtroppo già miope, non tenta neppure di leggere e, pur di avere quel piccolo tesoretto indispensabile a mandare avanti la propria famiglia, firma in tutti gli spazi riportati sula contratto. Il tempo passa ma, come spesso accade, la povera gente è solita adempiere alle proprie obbligazioni ed il signor Mario non si sottrae alla regola. Infatti paga le rate del prestito in maniera impeccabile, con una puntualità quasi maniacale e quasi sempre in anticipo. Nel luglio dello scorso anno, tuttavia, riceve una richiesta di pagamento che lo allarma. Non è la cifra a non farlo dormire, in fondo si tratta appena di 33 euro, bensì la motivazione. Quella somma è richiesta quale quota annuale della sua carta di credito...una carta di credito che non ha mai ricevuto. Dopo una notte travagliata, pensando a chi possa essere in possesso della carta, decide di chiamare la finanziaria. E così viene tranquillizzato: “Se non ha ricevuto nulla non si preoccupi, la blocchiamo subito”. Ma Mario non si fida, scrive una lettera per chiedere conferma sull’avvenuto blocco della carta che, spiega, non ha né ricevuto né, tantomeno, utilizzato. Passano i giorni e non ricevendo nessuna risposta si reca dai Carabinieri, Mario è curioso, vuole sapere se qualcuno utilizza una carta di credito a lui intestata. Ma, come scriveva il grande De Gregori, “Cercavi giustizia trovasti la legge”. E così è proprio il povero Mario a trovarsi sotto accusa, il crimine è “simulazione di reato”. In buona sostanza “cornuto e mazziato”. La finanziaria, infatti, ha chiarito che la carta risulta attiva fin dal 2005 e che Mario è moroso di ben 33 euro. “Il Codacons – spiega il suo vicepresidente, Francesco Di Lieto – è deciso ad andare fino in fondo alla vicenda. Non condividiamo il fatto che si sia accettato come Vangelo quanto sostenuto dalla società finanziaria. Non possiamo accettare che la Finanziaria per celare il tentativo di sottrarre danaro al povero Mario abbia omesso di spiegare perché – se la carta è attiva dal 2005 – non ha mai richiesto nulla al signor Mario; perché non sono mai stati inviati gli estratti conto che – sempre secondo la società – hanno cadenza mensile e, soprattutto, quando sarebbe stata consegnala la carta di credito al povero Mario. Siamo più che certi – continua – che si sia trattato di una tentata truffa nei confronti di un povero cittadino e chiediamo che l’Autorità Giudiziaria voglia procedere nei confronti della società finanziaria. E non ci lasceremo intimidire – conclude Di Lieto - dal fatto che si tratta di uno dei più importanti gruppi bancari europei”.

18 gennaio 2010

Un pirata della strada uccide una donna sulla statale 106

Il lenzuolo bianco che copre il corpo senza vita della donna

Una donna di 78 anni è stata investita da un fuoristrada sulla statale 106 a Cropani. Ed è morta sul colpo. Rosa Comberiati, originaria di Petilia Policastro ma domiciliata a Catanzaro Lido, stava attraversando la strada intorno alle ore 17 e 20 di oggi, per recarsi a un esercizio commerciale, quando una macchina di grossa cilindrata l’ha presa in pieno e trascinata per una ventina di metri. Il conducente non si è fermato. Difficile pensare che non se ne sia accorto. Il corpo della donna, raccontano i primi soccorritori, con molta probabilità, è andato a finire sotto il quatto ruote prima di venire scaraventato sull’asfalto, ormai privo di vita.
Lei era insieme alla figlia, al genero e alla nipote. Sono stati loro ad indicare la mole dell’auto che l’ha investita. Forse un Suv. Ma, sembra, che non siano riusciti a ricordare il modello preciso della macchina.
Sul posto immediato l’arrivo dei carabinieri della Stazione di Cropani e della Compagnia di Sellia Marina, che hanno sentito le testimonianze di coloro che hanno assistito all’incidente, e dei sanitari del 118 i quali, dopo i primi accertamenti, sono andati via in attesa del medico legale che certificasse la morte della donna di Petilia Policastro. Potranno certamente fornire elementi utili, sull’identità del pirata della strada e sulla dinamica dell'incidente, le telecamere a circuito chiuso in dotazione ad almeno due esercizi commerciali a pochi metri dalla tragedia.
A parte la responsabilità diretta, del pirata della strada, c'è anche da rilevare la pericolosità di quel tratto di 106, che si integra perfettamente alla nomea della statale, quale strada della morte. Senza strisce pedonali e scarsamente illuminata.