
28 febbraio 2010
La città "storta" di Catanzaro

27 febbraio 2010
Mario Maiolo: "Mio fratello è figlio di mamma"

Mario Maiolo, caricatura a cura del blogger
“Mio fratello è figlio unico”, cantava Rino Gaetano. “Perché non ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato, non ha mai pagato per fare l'amore e non ha mai vinto un premio aziendale”, continuava a cantare il grande artista crotonese. “La presenza nell’Arssa (Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo della Regione Calabria, ndb) e il ruolo di mio fratello al suo interno è datata, non ha avuto alcuna interazione con la mia attività politica e, in assoluto, non ha avuto alcuna attenzione da chicchessia. Anzi quando le ha avute sono state tutte attenzioni penalizzanti, provenienti strumentalmente sia dal centrodestra che dal centrosinistra”, dice adesso Mario Maiolo, assessore alla Programmazione nazionale e comunitaria, alle Politiche del lavoro ed alle Politiche sociali della Calabria. Sembrano due facce di una stessa medaglia. La medaglia dell’eccesso. Dell’idealismo. E del materialismo. Della sfiga di non vincere nessun premio aziendale, da un lato. E di vincerlo sempre con tanto di protocollo istituzionale, timbrato dal fratello, dall’altro. La Calabria è questa medaglia. Dai due volti. Non puoi scegliere l’uno senza dover accettare anche l’altro. È un pacchetto tutto compreso. La morale amara e nostalgica di uno Stato idealista, bramato da un artista andato via troppo presto. E una morale, fatta di incarichi e di soldi di due fratelli che, invece, non se ne vogliono proprio andare.
Bruno era stato anche bocciato al concorso regionale “pur avendo titoli e meriti”, spiega il fratello assessore. Quando lui era solo consigliere, però. Poi è stato nominato assessore. E ne ha beneficiato anche lui, il fratello scartato, diventando dirigente, promosso da un commissario liquidatore, Valerio Donato, che doveva solo liquidare. Ma, evidentemente, avrà pensato di anticipare i tempi in Calabria, facendosi antesignano delle analisi di Zygumt Bauman in politica, costituzionalmente orientata, invece, al bene della comunità, non della famiglia. Il piede dello Stivale italiano si deve sempre distinguere. Eccellere. Lo ha sempre fatto. Nel bene e nel male.
Secondo il fratello di quello scartato, diventato assessore regionale, Angela Napoli, con la sua interrogazione parlamentare, ha cagionato “un inutile esborso finanziario per l’erario dello Stato” perché le ispezioni ministeriali si concluderanno con un nulla di fatto. Su questo sono d’accordo con lui. È probabile. Con i ministeri che ci ritroviamo, che amano la Calabria per il sole e le soppressate, è possibile. Ma Angela Napoli non si scompone. Replica che anche lui ha provveduto a far spendere altri soldi all’Erario dello Stato avendo richiesto “l’intervento degli organismi superiori di controllo amministrativo”.
Poi quella cosa criptica della farina del suo sacco. “Mi auguro, come credo, che sia tutta farina del suo sacco”, intercala nel suo comunicato, doverosamente ripreso anche dal sito ufficiale della Regione Calabria, l’assessore, rivolgendosi al componente della Commissione Antimafia. Sembra una minaccia. Però se lo augura. Ci crede.
"Mio fratello è figlio unico". Caro Rino, ci manchi!
23 febbraio 2010
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20 febbraio 2010
La discarica di Alli, la pattumiera dell'intera Calabria

18 febbraio 2010
Toro Seduto

17 febbraio 2010
"O tutti o nessuno!" Il grido di giustizia di La Porta

16 febbraio 2010
Servizio socio sanitario di Catanzaro, valgono bene i pesci

"Lamonica, prodotti ittici". Il distretto sociosanitario è un capannone che si trova alle spalle di questo, nella foto, ancora in uso dalla ditta
Quando ci devi andare fai subito mente locale sul fatto che il concetto di “barriere architettoniche” è troppo astratto. Non basta un’utilitaria per arrivarci dall’incrocio della strada comunale. Ci vuole un fuoristrada a causa delle buche. Quando sei dentro, invece, la puzza di pesce ti entra nelle narici e ti accompagna per tutto il tempo. Ieri una ditta di pulizie ha abusato con il deodorante per smorzarla. In programma c’era per oggi la visita di Maurizio Rocca, direttore sanitario dell’Azienda provinciale di Catanzaro. Volevano fare bella figura. A volte salta anche la fogna. Ma questo è un optional. Esalazioni di pesce misto al profumo di cannella. Al distretto socio sanitario di Catanzaro Lido non si fanno mancare niente.
Settecentonovantaquattromila euro per sei anni. Questo il contratto di affitto che l’Azienda ha stipulato con la ditta Lamonica Ferdinando. “Dopo opportune indagini, mirate alla verifica di immobili pronti all’uso, richieste dal direttore sanitario, - così scriveva il direttore generale, Pietro Morabito nella delibera numero 1088 dell’8 luglio 2009 - si è pervenuto alla determinazione di opzionare due immobili nel quartiere Lido ove allocare rispettivamente i servizi Distrettuali e l’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile che ha la necessità di una struttura distaccata allo scopo di garantire una maggiore privacy per le tipologie di pazienti trattati”. Hanno fatto un’indagine, dicono. E hanno individuato un capannone dove fino all’altro giorno la ditta Lamonica ci lavorava il pesce. Tutta la struttura è organizzata per tale scopo. Pareti altissime. Pavimento ondulato per far confluire l’acqua. Finestre inaccessibili. E riscaldamenti inesistenti. Però il responsabile della direzione gestione attività tecniche, Carlo Nisticò, anche consigliere al Comune di Catanzaro, ha espresso la “regolarità tecnica”, dichiarando la disponibilità di destinazione d’uso dell’immobile. Quindi se l’ha assunta lui perché, in realtà, non c’è. È un capannone. Non un edificio abitabile. Ma per i minori, affetti da disabilità, e gli anziani va bene.
Settecentonovantaquattromila euro per sei anni. Una montagna di soldi fluente dai metri quadrati. Ben 1466. Sei euro per il primo biennio. Sette per il secondo. E otto per il terzo. All’azienda sanitaria provinciale hanno un disavanzo di 70 milioni di euro. Uno in più per offrire un servizio “migliore” agli anziani e ai bambini con difficoltà neuromotorie non fa una piega. E nemmeno una voragine in più. Il buco sulla Sanità in Calabria passa anche da questi contratti fatti “dopo opportune indagini”. E senza uno stralcio di bando pubblico.


