31 luglio 2010
30 luglio 2010
Sit-in Seteco. Lo scandalo e la speranza
Il fumo uccide. E la Seteco?
28 luglio 2010
Vincenzo Falcone, dici che fine hai fatto
Vincenzo Falcone e Romano Prodi
Vincenzo Falcone, dici che fine hai fatto. Da sottosegretario della Giunta per i Fondi comunitari, Agazio Loiero imperando, a compagno di tavolo nei seminari elettorali di Filippo Capellupo, candidato con Idv nelle ultime elezioni regionali in Calabria. Da dimissionario del Partito democratico ad antesignano di una “Maratona per la Calabria” proposta dal fondatore di Calabria Agorà, tu stesso. Maratona che non è mai partita. Ma il libro c’è. Lo hai fatto distribuire a suo tempo, durante il groviglio di accuse, idee, lamentazioni e proposte - come succede ogni cinque anni - dell’ultima campagna elettorale. (Per chi se l’è perso lo può scaricare a questo link)
Falcone, dici che fine hai fatto.
“Calabria, che vuoi? Dì la tua”, è l’intestazione dell’Agorà di pensieri e interventi da cui è nato il tuo testo. “Dì”, quindi. Ma nelle pagine delle aree tematiche il curatore del tuo sito sembra affezionato ad un atavico “dici” - piuttosto che al più corretto “dì” - che si alterna a un “dai il tuo contributo” per iniziare la maratona. Diccelo, che fine hai fatto.
Nel mese di ottobre scorso, in tempo utile, prima che la nave affondasse del tutto, hai scaricato Loiero e il Pd, dopo avergli giurato fedeltà nel 2005, con queste parole: “Piuttosto che un partito alle prese con delle consultazioni per eleggere segretario e organismi direttivi, il Pd calabrese si rivela sempre più come un campo di Agramante dove la litigiosità è l’elemento dominante e che maggiormente risalta al suo esterno”. E poi hai dato man forte al comitato promotore della Maratona. Che già contava, durante la piantagione elettorale, più di cento iscrizioni.
Nel sito tuo personale: vincenzofalcone.it, che all’uopo hai collegato con l’Università Magna Graecia di Catanzaro in quanto docente-professore di Politica economica, hai inserito i tuoi collaboratori, in qualità di cultori della Materia. Tra i quali anche Marco Mannucci, dottore commercialista e vice presidente dell’UGDC – Unione giovani dottori commercialisti di Catanzaro. Diccelo, Falcone, come collaboravate insieme. Parlaci della Multivoice Srl e della Web Call Center Ring Srl del gruppo Phonomedia, di come hanno mandato a casa duemila lavoratori. Diccelo. Dicci qualcosa. Marco Mannucci, il tuo braccio destro della Materia di Politica economica, era amministratore delegato di Multivoice s.r.l. (e amministratore unico della società B2B Integrated Services. Ed è stato arrestato su disposizione della Procura di Catania per l’inchiesta sui Call center perché avrebbe fatto a pezzi, insieme ad altri, la legge 488 sulle agevolazioni fiscali. Diccelo, facci sapere qualcosa.
Qualcosa, in verità, la leggiamo già sul tuo sito. E ci spieghi che “Queste predette società presentano alla regione Calabria una serie di progetti per l’ottenimento di bonus occupazionali a fronte del quale vengono concessi contributi pubblici all’interno del POR Calabria 2000/2006”. Ci racconti come è andata. Bene. Ci esponi anche le tue perplessità. Che “Non abbiamo modo di sapere per quale motivo la proprietà (facente capo al gruppo Phonemedia) delle società beneficiarie dei contributi cede le medesime società al Gruppo Omega S.p.A. già attiva nel settore dell’ITC in altre regioni italiane con risultati ancora poco chiari e ancora meno soddisfacenti”. E ti poni anche delle domande. Del tipo: “A questo punto, ci poniamo le seguenti questioni: perché la prima società ha abbandonato il campo?, perché il gruppo Omega comincia a ritardare il pagamento degli stipendi? Tutti sanno che una società in crisi dopo un solo anno di lavoro può essere l’avanguardia della chiusura o del fallimento”. E ti rivolgi, infine, anche all’ex assessore Maiolo, con delega al Lavoro e Fondi Comunitari “di rafforzare la vigilanza a favore di questi 2000 giovani e chiedere conto di questa “sofferenza” alla società beneficiaria dei contributi pubblici, obbligata per legge, al rispetto delle regole nazionali e comunitarie”.
Ma come? Professore Falcone, dov’eri tu quando Mannucci, tra una lezione e un’altra, faceva richiesta di finanziamenti Por? Non eri tu delegato ai Fondi Comunitari? Possibile che una parolina, il tuo cultore della Materia, non te l’abbia detta su come si possono dilapidare le risorse pubbliche? Certo, questo dice la Procura, bisogna vedere ora, nei fatti, se riuscirà a mantenere l’accusa. Bisogna vedere perché, come sappiamo ormai da un po’ di tempo a questa parte, non ci riesce quasi mai.
Intanto i tuoi cari duemila lavorati Phomomedia sono a spasso e senza un euro bucato in tasca per quello che hanno lavorato. E, come dici bene tu, il mancato pagamento degli stipendi “non solo provoca tensione fra i lavoratori stessi, ma sicuramente determina una certa disaffezione dei committenti verso una struttura che dimostra difficoltà gestionali”.
Dici qualcosa, Dottor Falcone. La pagina facebook di Calabria Agorà è ferma ai postumi della campagna elettorale vinta da Giuseppe Scopelliti. Al 2 maggio. Quando hai scritto che “questa Pro Calabria è la stessa di quella degli inizi del 1900 quando Lucifero, Chimirri e Barracco (2250 chilometri di proprietà in Calabria) promosserro la legge speciale per la Calabria.......non so se ridere o piangere ... la storia è una cosa seria!”
Allora, dicci qualcosa. Tu ci sei stato dentro. Tu vali tanto. Lo sappiamo. La Regione Calabria ti ha liquidato, per poco più di due mesi di lavoro, dal 15 novembre 2006 al 22 gennaio 2007 - per l’incarico di Responsabile dell’Unità Organizzativa Autonoma «Affari della Presidenza», di cui all’art. 34 della L.R. n. 13/2005 - ben 24.117,88 euro. Solo per questo compituccio. Ne hai avuti tanti altri. Quello dei Fondi comunitari, per esempio, calza alla perfezione.
Dici qualcosa.
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25 luglio 2010
Nasce il Comitato per la Seteco. Sit-in venerdi prossimo da Scopelliti
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L'interno della Seteco Un comitato per la verità e la bonifica della Seteco. Un comitato per far luce sulla poltiglia di rifiuti in autocombustione da almeno quattro anni in località Serramonda di Marcellinara. Un comitato, infine, che chiede interventi immediati e non più derogabili per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente. Si è costituito ieri nei pressi della stessa fabbrica di Servizi e Tecnologie ecologiche della zona industriale della cittadina sulla strada dei Due Mari che mette in collegamento il capoluogo di Regione con Lamezia Terme raccogliendo l’invito del gruppo nato sul social network più diffuso, facebook: Seteco, La fabbrica dei veleni nascosti. Un gruppo di cittadini provenienti da tutta la provincia di Catanzaro. Che chiede legalità e giustizia. Molte le denunce registrate negli ultimi anni tra la popolazione limitrofa e il paese più a monte. Tante le richieste di intervento da parte dell’Amministrazione locale. Quotidiani i malumori tra gli automobilisti che sono costretti ad abbassare i finestrini per non respirare i fumi che sprigiona la Seteco h 24. Come un inceneritore impazzito. Un sit-in subito, venerdi prossimo, 30 luglio dalle nove del mattino, presso il Palazzo Alemanni, sede della giunta calabrese, per un incontro con la più alta carica della Regione: il presidente Giuseppe Scopelliti. Ad oltranza per avere delle risposte. “E’ arrivato il momento di alzare la testa”, questo il motto del comitato. E questa la decisione presa nell’immediatezza della sua costituzione. Nel prossimo periodo, invece, una manifestazione di protesta sulla Due Mari e dalla parte di sotto, davanti alla Fabbrica che produceva fertilizzanti, per porre all’attenzione dell’opinione pubblica e di tutte le istituzioni dello Stato un dramma che continua giorno dopo giorno ad avvelenare l’ambiente e l’uomo, che la natura, invece, dovrebbe rispettare e preservare secondo i canoni della morale comune. Al giorno d’oggi anche legge e vanto dello Stato democratico e repubblicano. Eppure bypassata da lobby senza scrupoli e meccanismi burocratici a volte, sembra, guidati da mani occulte. |
24 luglio 2010
San Piero, protettore dei lidi calabresi
Piero Aiello, assessore all’Urbanistica e al Governo del territorio della Regione Calabria. Segni particolari: protettore e salvatore degli stabilimenti balneari. Ieri, 23 luglio, il Consiglio regionale ha approvato la sua proposta di modifica della legge numero 17 del 2005 in tema di funzioni amministrative sulle aree del demanio marittimo. “In via del tutto eccezionale”, se pur senza “il diritto di insistenza”, ha salvato la stagione estiva del turismo calabrese. Dicasi sanatoria. Oppure stravolgimento, con due modifiche ad altrettanti articoli, della legge che fu il cavallo di battaglia di Loiero & company. L’essere tra l’incudine della redazione del Piano Comunale di Spiaggia, da parte degli Enti locali, e il martello del rilascio delle autorizzazioni, demandato sempre agli stessi, lo ha risolto “in via del tutto eccezionale” perché fin ad oggi “oltre il 50 per cento dei comuni costieri non è ancora dotato di PCS”. Ha tagliato la testa al toro ad una battaglia amministrativa che da cinque anni a questa parte attanagliava avvocati, geometri, architetti, sindaci, assessori, consiglieri, impiegati comunali, imprenditori, carabinieri, vigili urbani, Capitaneria di Porto, Finanza. E perché no? Anche i turisti. Almeno per la stagione in corso. Poi si vedrà. Che fine faranno, ora, tutte le carte accumulate per i ricorsi alle ordinanze di sgombero. E per le udienze presso il Tribunale amministrativo? Sono carta straccia. A saperlo prima uno avrebbe lasciato le cose come stanno senza scapicollarsi a pagare avvocati e geometri per ricorsi e progetti. Ma Piero è fatto così. Quando si muove lui lascia il segno. Ora, siccome la Regione e i Comuni in cinque anni non sono riusciti a redigere questi benedetti Piani Comunali di Spiaggia, finita l’estate, è presumibile pensare che ne proponga un’altra di sanatoria. Questa volta “non via eccezionale” ma “ordinaria”. Per sempre. Così facendo potrà candidarsi per le prossime elezioni non come assessore alla Sanità – sua grande aspirazione – ma direttamente come governatore. E passerà alla storia come il governatore delle sanatorie. “L’Amicizia è un valore che va oltre”, così aveva ringraziato i suoi elettori all’indomani della vittoria dello schieramento Giuseppe Scopelliti for president. “Va oltre”. Anche oltre la legge. Solo a pochi è dato saperlo e metterlo in pratica. E Piero è uno di questi. |
21 luglio 2010
La "fattura" di Calabria Ora
17 luglio 2010
Ennesimo incidente sulla 106
14 luglio 2010
Prossima una manifestazione contro lo scandalo Seteco
Il foglio della raccolta firme per segnalare il caso Seteco a Striscia la notizia È prossima una manifestazione pubblica contro lo scandalo Seteco. La fabbrica che produceva fertilizzanti, sita a ridosso della strada dei Due Mari - che collega il capoluogo di Regione con Lamezia Terme - posta sottosequestro a più riprese, nel 2006 e nel 2010 per reati contro l’ambiente, senza che la Procura fino ad adesso sia riuscita a cavarne un ragno dal buco. Gli abitanti che vivono e lavorano nelle vicinanze non ce la fanno più. La puzza è sempre più insopportabile. I rifiuti, infatti, che occupano tutti e diecimila metri quadrati del capannone, sono in autocombustione. Scarti di macelleria da cui la ditta avrebbe dovuto produrre un particolare composto chimico da utilizzare nella coltivazione dei campi come concime. Ma non si esclude la presenza - che non sarebbe stata autorizzata - anche di Rsu e di altre tipologie di rifiuti tali da generare una miscela devastante sul piano della salute pubblica. Un odore così nauseabondo da rendere la zona industriale di Serramonda, nel territorio di Marcellinara, ormai invivibile. All’ordine del giorno - come si ricorderà dalla lettura dei post precedenti - le denunce dei cittadini presso gli organi competenti nel corso degli ultimi anni. Diverse anche le ordinanze di smaltimento e bonifica del sindaco, Giacomo Scerbo. Lo Stato appare fermo al palo. Dal primo sequestro effettuato dal pubblico ministero Salvatore Murone nel novembre 2006 il nulla, sia in riferimento al proseguo dell’istruttoria per risalire ai responsabili dei reati allora contestati, come l’inquinamento del fiume Amato e lo sbancamento abusivo di una collinetta per smaltire i rifiuti, che alla bonifica della fabbrica che già cominciava a sprigionare le prime e incontrollate esalazioni. Un’inchiesta che sembra si sia dispersa come i fumi della stessa Seteco. Che, ora, grazie ai nuovi magistrati titolari del fascicolo, ci si augura possa far luce sull’intera attività della srl di Servizi e tecnologie ecologiche fin dall’anno della sua inaugurazione, avvenuta nel 2001 alla presenza dell’allora ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Difficile, infatti, capire il suo collasso senza approfondire le cause che l’avrebbero favorito. Dunque, i cittadini ora sono decisi a scendere in piazza. Cittadini comuni, Istituzioni ed associazioni. Tutti insieme per manifestare la propria insofferenza contro la Fabbrica dei veleni nascosti. Leggi anche: L’inceneritore Seteco e La fabbrica dei veleni nascosti Iscriviti al gruppo sul social network Facebook: Seteco, la Fabbrica dei veleni nascosti |
La festa democratica di Liberazione
12 luglio 2010
L'anarchia sulla 106

Il marciapiede sul ciglio della statale 106
Per chi se l'è perso, leggi il post: L'impero di Giuseppe Procopio
11 luglio 2010
Idv, la Calabria dei carbonari
10 luglio 2010
A Sellia Marina morire costerà di più
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| Il Manifesto affisso in paese |









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