31 luglio 2010

Tdl, i panni sporchi si lavano in famiglia

Il Palazzo della Procura di Catanzaro

Lui difende e lei giudica. Una coppia perfetta. Non sono marito e moglie, ma mamma e figlio. Lei è Aldagisa Rinardo, presidente del Tribunale della Libertà di Catanzaro. Lui è Giovanni Cefalì, avvocato di Lamezia Terme, nonché difensore della cosca Lo Bianco, operante a Vibo Valentia. Un rapporto tra magistrato e legale come tanti altri a Catanzaro. “Non è infrequente” nella città dei tre colli replica lei all’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Laura Garavini al ministro della Giustizia. Non è infrequente e “non ha mai destato sospetto”, continua. A Catanzaro è così.
L’incompatibilità non è una visione oggettiva delle cose. Ma soggettiva. È solo in chi la vede. In Laura Garavini, per esempio, e nei suoi “occulti suggeritori” che non avrebbero “il coraggio di comparire in prima persona”, dice la Rinardo. E, ancora, giù duro con chi sarebbe “lo sponsor ufficiale” dell’ “improvvida” (parola sua, della Rinardo, ndb) iniziativa della Garavini, Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto di Catanzaro. Incompatibilità? Quando mai?
I FATTI
Il Tribunale della Libertà nel mese di giugno scorso annulla, pressoché integralmente, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere della cosca ‘ndranghetista Lo Bianco. Adalgisa Rinardo, presidente del Tdl, viene invitata ad astenersi per motivi di “incompatibilità” dalla Procura perché il figlio aveva difeso, fino a gennaio 2010, Francesco Barba, uno degli associati della cosca. Lei non si astiene e giudica. Giudica l’annullamento, appunto, della misura cautelare. La Garavini chiede al ministro anche se “la dottoressa Rinardo abbia comunicato tale circostanza al Consiglio superiore della magistratura” dal momento che, lui, Giovanni, risulta iscritto nell’albo degli avvocati dal 2003 e il Csm non ha inteso prendere nessun provvedimento per la salvaguardia dell’ “immagine di terzietà e di indipendenza che deve caratterizzare l'operato dell'ordine giudiziario”.
Lei, Aldagisa Rinardo, di tutta risposta replica mettendo in fila alcuni eventi, entro i quali, si sarebbe consumata l’improvvida iniziativa ai suoi danni, tali da non consentire “ipotesi alternative”.
“Con riferimento alla iniziativa della parlamentare Garavini – esordisce – (…) “devo evidenziare come detta iniziativa (del tutto improvvida e infondata) intervenga a pochissimi giorni di distanza dalla decisione del Tribunale Penale di Milano, che ha condannato il giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio e l'ex direttore Paolo Mieli per un articolo diffamatorio in mio danno pubblicato nell'aprile del 2007; e intervenga, - continua - altresì a distanza di non molto tempo dalla richiesta di archiviazione formulata nei miei confronti dai pubblici ministeri presso il Tribunale di Salerno in relazione ai fatti a suo tempo lamentati dal dr. De Magistris. Tali pronunce – motiva - che hanno ristabilito la verità al di là del dato strettamente processuale, restituendomi intatte credibilità e professionalità evidentemente non sono state gradite a chi ormai riteneva (ahi lui sbagliando!) di avermi soppiantato nella prestigiosa carica di presidente del Tribunale del Riesame di Catanzaro: la cronologia degli eventi non consente ipotesi alternative”. Quindi, si tratta di un complotto orchestrato dalla Garavini, e dai suoi occulti suggeritori, contro di lei, proprio adesso che alcuni provvedimenti giudiziari le avevano restituito “credibilità e professionalità”. E non perché ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare alla cosca Lo Bianco difesa dal figlio il mese scorso. No! Bisogna essere proprio maliziosi a pensare con l’ordine di idee dell’incompatibilità. È lei stessa che lo scongiura. “Non sussiste alcuna ipotesi di mia incompatibilità a giudicare rispetto al procedimento "Lo Bianco", tanto meno in relazione all'attività professionale di mio figlio”. Lo sciorina fino al punto “d” della sua requisitoria, dove ammette, d’altro canto, che non è infrequente “il rapporto di stretta parentela tra magistrato e avvocato nel distretto della Corte di appello di Catanzaro”. Ipse dixit.

30 luglio 2010

Sit-in Seteco. Lo scandalo e la speranza


Seteco, cchi cazzu te fumi?” Davvero, perché fuma così tanto da almeno quattro anni a questa parte? E poi: “Seteco, licenza di uccidere”. Una fabbrica con la concessione di produrre fertilizzanti trasformata nel tempo, a seguito del doppio sequestro da parte della Procura di Catanzaro nel 2006 e nel 2010, in un capannone di diecimila metri quadrati con licenza di uccidere. Le esalazioni che emana, derivanti dall’autocombusione dei rifiuti, infatti, non sono certo un toccasana sia per la natura circostante che per l’uomo. Sono gli slogan del Comitato “Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti” che stamattina ha presieduto in piazza Grimaldi del capoluogo di Regione. Un Comitato intercomunale, ne fanno parte cittadini di tutta la provincia di Catanzaro. E apartitico, diverse le preferenze politiche. Tutti uniti per un solo obiettivo: la sua bonifica, immediata. Per una sola richiesta: la verità su quello che è stato e su quello che è, tempestiva. Quattro anni di silenzi, da parte del Palazzo di Giustizia, sono un tempo infinito durante il quale la Seteco, di certo, non ha smesso di fumare. H 24, una puntualità invidiabile. Soprattutto di sera e nelle ore notturne, grazie all’umidità che ne costringe la distribuzione orizzontale più capillare, del fumo.
“Una denuncia giusta e legittima”, sono le parole di Sonia Munizzi, vicecapo di Gabinetto della Presidenza della Regione Calabria, rivolte ad una delegazione di cittadini ricevuta a Palazzo Alemanni durante il presidio di questa mattina a Catanzaro. “Investiremo di questa vostra protesta il presidente, Giuseppe Scopelliti”, ha continuato. “Il tempo di contattare e di concertare le cose da fare con tutti gli organi competenti. Entro la settimana prossima. E vi assicuriamo un pronto intervento della Regione”, ha concluso.
Il Comitato ha reso noto che “se le risposte non saranno soddisfacenti per garantire la salute dell’uomo e la salubrità dell’ambiente” provvederà a programmare “una manifestazione direttamente sul posto”, nella zona industriale di Marcellinara, sulla strada statale 280, che mette in collegamento il capoluogo con Lamezia Terme.
Un sit-in sposato fin da subito da cittadini e sodalizi. Tante, tuttavia, le assenze importanti, come Legambiente, proprio l’associazione che si occupa di difendere e proteggere il territorio, e l’Amministrazione comunale di Marcellinara, che pure è stata sempre sensibile alla question Seteco.
Appuntamento, dunque, alla settimana prossima. Altrimenti ad un’altra forma di protesta, magari più spettacolare di quella di oggi, sulla stessa 280. Che non potrà mai, però, superare le gesta dello spettacolo dei veleni sprigionati dai SErvizi Tecnologici ed ECOlogici di Pasquale Leone, ora affidati alla curatela fallimentare di Vincenzo Iiritano. H 24, senza riposo.

Il fumo uccide. E la Seteco?

Vignetta a cura del blogger

Se il fumo delle sigarette uccide, come si legge a norma di legge sui pacchetti, quello della Seteco S.r.l., generato da 10 mila metri quadrati di rifiuti di vario genere in autocombustione da almeno quattro anni a questa parte, che fa? Il solletico?

Sit-in di protesta oggi, dalle ore 10 in Piazza Grimaldi a Catanzaro. E successivo incontro con il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti.

28 luglio 2010

Vincenzo Falcone, dici che fine hai fatto

Vincenzo Falcone e Romano Prodi

Vincenzo Falcone, dici che fine hai fatto. Da sottosegretario della Giunta per i Fondi comunitari, Agazio Loiero imperando, a compagno di tavolo nei seminari elettorali di Filippo Capellupo, candidato con Idv nelle ultime elezioni regionali in Calabria. Da dimissionario del Partito democratico ad antesignano di una “Maratona per la Calabria” proposta dal fondatore di Calabria Agorà, tu stesso. Maratona che non è mai partita. Ma il libro c’è. Lo hai fatto distribuire a suo tempo, durante il groviglio di accuse, idee, lamentazioni e proposte - come succede ogni cinque anni - dell’ultima campagna elettorale. (Per chi se l’è perso lo può scaricare a questo link)

Falcone, dici che fine hai fatto.

Calabria, che vuoi? Dì la tua”, è l’intestazione dell’Agorà di pensieri e interventi da cui è nato il tuo testo. “”, quindi. Ma nelle pagine delle aree tematiche il curatore del tuo sito sembra affezionato ad un atavico “dici” - piuttosto che al più corretto “” - che si alterna a un “dai il tuo contributo” per iniziare la maratona. Diccelo, che fine hai fatto.

Nel mese di ottobre scorso, in tempo utile, prima che la nave affondasse del tutto, hai scaricato Loiero e il Pd, dopo avergli giurato fedeltà nel 2005, con queste parole: “Piuttosto che un partito alle prese con delle consultazioni per eleggere segretario e organismi direttivi, il Pd calabrese si rivela sempre più come un campo di Agramante dove la litigiosità è l’elemento dominante e che maggiormente risalta al suo esterno”. E poi hai dato man forte al comitato promotore della Maratona. Che già contava, durante la piantagione elettorale, più di cento iscrizioni.

Nel sito tuo personale: vincenzofalcone.it, che all’uopo hai collegato con l’Università Magna Graecia di Catanzaro in quanto docente-professore di Politica economica, hai inserito i tuoi collaboratori, in qualità di cultori della Materia. Tra i quali anche Marco Mannucci, dottore commercialista e vice presidente dell’UGDC – Unione giovani dottori commercialisti di Catanzaro. Diccelo, Falcone, come collaboravate insieme. Parlaci della Multivoice Srl e della Web Call Center Ring Srl del gruppo Phonomedia, di come hanno mandato a casa duemila lavoratori. Diccelo. Dicci qualcosa. Marco Mannucci, il tuo braccio destro della Materia di Politica economica, era amministratore delegato di Multivoice s.r.l. (e amministratore unico della società B2B Integrated Services. Ed è stato arrestato su disposizione della Procura di Catania per l’inchiesta sui Call center perché avrebbe fatto a pezzi, insieme ad altri, la legge 488 sulle agevolazioni fiscali. Diccelo, facci sapere qualcosa.
Qualcosa, in verità, la leggiamo già sul tuo sito. E ci spieghi che “Queste predette società presentano alla regione Calabria una serie di progetti per l’ottenimento di bonus occupazionali a fronte del quale vengono concessi contributi pubblici all’interno del POR Calabria 2000/2006”. Ci racconti come è andata. Bene. Ci esponi anche le tue perplessità. Che “Non abbiamo modo di sapere per quale motivo la proprietà (facente capo al gruppo Phonemedia) delle società beneficiarie dei contributi cede le medesime società al Gruppo Omega S.p.A. già attiva nel settore dell’ITC in altre regioni italiane con risultati ancora poco chiari e ancora meno soddisfacenti”. E ti poni anche delle domande. Del tipo: “A questo punto, ci poniamo le seguenti questioni: perché la prima società ha abbandonato il campo?, perché il gruppo Omega comincia a ritardare il pagamento degli stipendi? Tutti sanno che una società in crisi dopo un solo anno di lavoro può essere l’avanguardia della chiusura o del fallimento”. E ti rivolgi, infine, anche all’ex assessore Maiolo, con delega al Lavoro e Fondi Comunitari “di rafforzare la vigilanza a favore di questi 2000 giovani e chiedere conto di questa “sofferenza” alla società beneficiaria dei contributi pubblici, obbligata per legge, al rispetto delle regole nazionali e comunitarie”.
Ma come? Professore Falcone, dov’eri tu quando Mannucci, tra una lezione e un’altra, faceva richiesta di finanziamenti Por? Non eri tu delegato ai Fondi Comunitari? Possibile che una parolina, il tuo cultore della Materia, non te l’abbia detta su come si possono dilapidare le risorse pubbliche? Certo, questo dice la Procura, bisogna vedere ora, nei fatti, se riuscirà a mantenere l’accusa. Bisogna vedere perché, come sappiamo ormai da un po’ di tempo a questa parte, non ci riesce quasi mai.
Intanto i tuoi cari duemila lavorati Phomomedia sono a spasso e senza un euro bucato in tasca per quello che hanno lavorato. E, come dici bene tu, il mancato pagamento degli stipendi “non solo provoca tensione fra i lavoratori stessi, ma sicuramente determina una certa disaffezione dei committenti verso una struttura che dimostra difficoltà gestionali”.
Dici qualcosa, Dottor Falcone. La pagina facebook di Calabria Agorà è ferma ai postumi della campagna elettorale vinta da Giuseppe Scopelliti. Al 2 maggio. Quando hai scritto che “questa Pro Calabria è la stessa di quella degli inizi del 1900 quando Lucifero, Chimirri e Barracco (2250 chilometri di proprietà in Calabria) promosserro la legge speciale per la Calabria.......non so se ridere o piangere ... la storia è una cosa seria!
Allora, dicci qualcosa. Tu ci sei stato dentro. Tu vali tanto. Lo sappiamo. La Regione Calabria ti ha liquidato, per poco più di due mesi di lavoro, dal 15 novembre 2006 al 22 gennaio 2007 - per l’incarico di Responsabile dell’Unità Organizzativa Autonoma «Affari della Presidenza», di cui all’art. 34 della L.R. n. 13/2005 - ben 24.117,88 euro. Solo per questo compituccio. Ne hai avuti tanti altri. Quello dei Fondi comunitari, per esempio, calza alla perfezione.
Dici qualcosa.

25 luglio 2010

Nasce il Comitato per la Seteco. Sit-in venerdi prossimo da Scopelliti

L'interno della Seteco

Un comitato per la verità e la bonifica della Seteco. Un comitato per far luce sulla poltiglia di rifiuti in autocombustione da almeno quattro anni in località Serramonda di Marcellinara. Un comitato, infine, che chiede interventi immediati e non più derogabili per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente. Si è costituito ieri nei pressi della stessa fabbrica di Servizi e Tecnologie ecologiche della zona industriale della cittadina sulla strada dei Due Mari che mette in collegamento il capoluogo di Regione con Lamezia Terme raccogliendo l’invito del gruppo nato sul social network più diffuso, facebook: Seteco, La fabbrica dei veleni nascosti.
Un gruppo di cittadini provenienti da tutta la provincia di Catanzaro. Che chiede legalità e giustizia.
Molte le denunce registrate negli ultimi anni tra la popolazione limitrofa e il paese più a monte. Tante le richieste di intervento da parte dell’Amministrazione locale. Quotidiani i malumori tra gli automobilisti che sono costretti ad abbassare i finestrini per non respirare i fumi che sprigiona la Seteco h 24. Come un inceneritore impazzito.
Un sit-in subito, venerdi prossimo, 30 luglio dalle nove del mattino, presso il Palazzo Alemanni, sede della giunta calabrese, per un incontro con la più alta carica della Regione: il presidente Giuseppe Scopelliti. Ad oltranza per avere delle risposte. “E’ arrivato il momento di alzare la testa”, questo il motto del comitato. E questa la decisione presa nell’immediatezza della sua costituzione.
Nel prossimo periodo, invece, una manifestazione di protesta sulla Due Mari e dalla parte di sotto, davanti alla Fabbrica che produceva fertilizzanti, per porre all’attenzione dell’opinione pubblica e di tutte le istituzioni dello Stato un dramma che continua giorno dopo giorno ad avvelenare l’ambiente e l’uomo, che la natura, invece, dovrebbe rispettare e preservare secondo i canoni della morale comune. Al giorno d’oggi anche legge e vanto dello Stato democratico e repubblicano. Eppure bypassata da lobby senza scrupoli e meccanismi burocratici a volte, sembra, guidati da mani occulte.

24 luglio 2010

San Piero, protettore dei lidi calabresi

Piero Aiello, caricatura a cura del blogger

Piero Aiello, assessore all’Urbanistica e al Governo del territorio della Regione Calabria. Segni particolari: protettore e salvatore degli stabilimenti balneari. Ieri, 23 luglio, il Consiglio regionale ha approvato la sua proposta di modifica della legge numero 17 del 2005 in tema di funzioni amministrative sulle aree del demanio marittimo.

“In via del tutto eccezionale”, se pur senza “il diritto di insistenza”, ha salvato la stagione estiva del turismo calabrese. Dicasi sanatoria. Oppure stravolgimento, con due modifiche ad altrettanti articoli, della legge che fu il cavallo di battaglia di Loiero & company.

L’essere tra l’incudine della redazione del Piano Comunale di Spiaggia, da parte degli Enti locali, e il martello del rilascio delle autorizzazioni, demandato sempre agli stessi, lo ha risolto “in via del tutto eccezionale” perché fin ad oggi “oltre il 50 per cento dei comuni costieri non è ancora dotato di PCS”. Ha tagliato la testa al toro ad una battaglia amministrativa che da cinque anni a questa parte attanagliava avvocati, geometri, architetti, sindaci, assessori, consiglieri, impiegati comunali, imprenditori, carabinieri, vigili urbani, Capitaneria di Porto, Finanza. E perché no? Anche i turisti. Almeno per la stagione in corso. Poi si vedrà.

Che fine faranno, ora, tutte le carte accumulate per i ricorsi alle ordinanze di sgombero. E per le udienze presso il Tribunale amministrativo? Sono carta straccia. A saperlo prima uno avrebbe lasciato le cose come stanno senza scapicollarsi a pagare avvocati e geometri per ricorsi e progetti. Ma Piero è fatto così. Quando si muove lui lascia il segno. Ora, siccome la Regione e i Comuni in cinque anni non sono riusciti a redigere questi benedetti Piani Comunali di Spiaggia, finita l’estate, è presumibile pensare che ne proponga un’altra di sanatoria. Questa volta “non via eccezionale” ma “ordinaria”. Per sempre. Così facendo potrà candidarsi per le prossime elezioni non come assessore alla Sanità – sua grande aspirazione – ma direttamente come governatore. E passerà alla storia come il governatore delle sanatorie.

L’Amicizia è un valore che va oltre”, così aveva ringraziato i suoi elettori all’indomani della vittoria dello schieramento Giuseppe Scopelliti

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president. “Va oltre”. Anche oltre la legge. Solo a pochi è dato saperlo e metterlo in pratica. E Piero è uno di questi.

21 luglio 2010

La "fattura" di Calabria Ora


Caricatura a cura del blogger
A differenza di Leporace non ho chiesto loro (gli editori di Calabria Ora, ndb) né fideiussioni né contratti scritti. Possono licenziarmi quando vogliono. Fin quando non lo faranno sarò il solo responsabile della fattura del Giornale. Non ho mai subito alcun tentativo di condizionamento dagli editori (… ) Certo con loro ho concordato la linea politica, con loro mi confronto sempre ed a loro riferisco la quotidianità del Giornale: riferisco, appunto”. Sono le ultime parole famose di Paolo Pollichieni nel sudaticcio editoriale del 19 giugno scorso contra il suo ex amico, Paride Leporace, nonché ex direttore de il quotidiano Calabria Ora. Sono famose perché ieri, nella lunghissima giornata che ha caratterizzato le sue dimissioni da primo attore dell’Ora di Calabria, è stata la fattura del Giornale a far traboccare il vaso. Secondo Pollichieni sarebbero stati proprio gli editori, Fausto Aquino e Piero Citrigno, a richiedere “un diretto coinvolgimento nella fattura del giornale”. Mentre, a stretto giro di comunicati, la replica è risuonata così: “non è vero che gli è stata richiesta una presenza più forte degli editori nella fattura del giornale ma bensì di ripristinare dei normalissimi e corretti rapporti di collaborazione”. Certo è che la fattura di questo quotidiano è talmente preziosa da aver fatto saltare due direttori in meno di quattro anni. Una confezione pregiata, meglio se simpatica al governo in carica.
E così, prima, con Paride Leporace, quando le inchieste di Luigi de Magistris stavano cominciando a scottare il Pd e la maggioranza di Agazio Loiero il suo fondatore, tutto ad un tratto, non andava più bene. Ritiro silenzioso, il suo, senza squilli di tromba. Eccetto qualche sassolino dalla scarpa tirato fuori un po’ di tempo fa. “Sin dall’inizio sapevo – ha dichiarato al giornalista Walter Molino - chi fossero i miei editori, eppure non hanno fatto una piega quando ho chiesto pieni poteri. Ho avuto la possibilità di fondare un giornale, ho scelto quasi tutti i giornalisti e messo su una squadra di valore, ho deciso perfino il nome della testata, con un chiaro riferimento storico e culturale a L’Ora di Palermo. All’inizio ci hanno lasciati liberi, la nostra informazione d’assalto faceva comodo a tutti. Io stesso speravo che quell’area di centrosinistra a cui facevamo riferimento potesse produrre qualcosa di buono. Ma mentre il giornale si consolidava tra i lettori, diventava anche uno strumento di interessi economici che in Calabria sono saldati alla politica. E quando le inchieste di De Magistris sono entrate nel vivo le lobby calabresi hanno serrato le fila, ed è stato deciso che il giornale doveva cambiare linea per garantire determinati equilibri. Il mio terzismo è diventato un impiccio”. Paolo Pollichieni, con la sua velata simpatia e verso i magistrati nemici di de Magistris e verso il governatore della Calabria, andava benissimo. Il Giornale fa il largo di lettori. “Vende tre volte di più” rispetto a quando l’aveva lasciato Leporace Paride, il 31 marzo 2007, parola del suo successore (lo cita così Pollichieni, con il cognome prima del nome). A de Magistris nei mesi a seguire vengono levate le indagini. A Gioacchino Genchi, consulente del pm, revocati gli incarichi. Le richieste di archiviazione fanno a gara. E Calabria Ora stappa lo champagne.
Tutto fila liscio fino all’ultima campagna elettorale che ha rinnovato il Consiglio regionale della Calabria. Vince Giuseppe Scopelliti. Rivale del presidente uscente. I conti non tornano. Probabilmente qualche “orticello”, amorevolmente curato o da Pollichieni o dai Citrigno, comincia a soffrire di siccità. Troppi i galli nel pollaio. Montecristo, suo pseudonimo, fa marcia indietro. E spiega a caldo: “quello che è accaduto era prevedibile. Sapevo che raccontando le inchieste giudiziarie delle ultime settimane, che scrivendo dei rapporti tra la mafia e la politica, raccontando anche i retroscena più inquietanti di quella zona grigia avremmo pagato dei prezzi altissimi”. La zona grigia è quella di Scopelliti che “incontra i mafiosi a Milano”. Articolo di prima pagina di due giorni fa.
Sarà vera gloria? È una questione di fattura.

17 luglio 2010

Ennesimo incidente sulla 106


Le auto coinvolte nell'incidente
L’ennesimo incidente sulla statale 106. Per fortuna senza conseguenze per i conducenti. Si è verificato a Sellia Marina, all’altezza dei lavori per la nuova rotatoria, intorno all’una e mezza di oggi. Una Fiat 500, che proseguiva in direzione Catanzaro, si è scontrata con una Golf Volkswagen nell’atto di immettersi in una traversa laterale. Solo tanta paura per gli occupanti delle due auto. Immediato l’arrivo dei carabinieri della locale stazione di Sellia Marina. E anche dell’ambulanza che ha provveduto a trasportare le due persone della 500.
Un incidente, tuttavia, che registra ancora una volta la pericolosità della statale a causa della capillarità degli svincoli che, a detta dell’Anas nell’incontro per la sicurezza della viabilità promosso dal Comitato 106 Tommaso Monterossi, “non sono sempre stati autorizzati”. E poi quel marciapiede, appena eseguito per i lavori della rotatoria che, secondo fonti ufficiose del Palazzo comunale della cittadina ionica, avrebbe dovuto essere realizzato non sul ciglio della statale bensì sulla strada locale parallela per dare più respiro all'arteria. Marciapiede che avrebbe dato agio, in alcuni casi, ai destinatari delle licenze commerciali, di recintarsi l'intera strada locale in barba alla legalità e alla sicurezza dei pedoni e degli automobilisti.

14 luglio 2010

Prossima una manifestazione contro lo scandalo Seteco

Il foglio della raccolta firme per segnalare il caso Seteco a Striscia la notizia

È prossima una manifestazione pubblica contro lo scandalo Seteco. La fabbrica che produceva fertilizzanti, sita a ridosso della strada dei Due Mari - che collega il capoluogo di Regione con Lamezia Terme - posta sottosequestro a più riprese, nel 2006 e nel 2010 per reati contro l’ambiente, senza che la Procura fino ad adesso sia riuscita a cavarne un ragno dal buco.
Gli abitanti che vivono e lavorano nelle vicinanze non ce la fanno più. La puzza è sempre più insopportabile. I rifiuti, infatti, che occupano tutti e diecimila metri quadrati del capannone, sono in autocombustione. Scarti di macelleria da cui la ditta avrebbe dovuto produrre un particolare composto chimico da utilizzare nella coltivazione dei campi come concime. Ma non si esclude la presenza - che non sarebbe stata autorizzata - anche di Rsu e di altre tipologie di rifiuti tali da generare una miscela devastante sul piano della salute pubblica. Un odore così nauseabondo da rendere la zona industriale di Serramonda, nel territorio di Marcellinara, ormai invivibile.
All’ordine del giorno - come si ricorderà dalla lettura dei post precedenti - le denunce dei cittadini presso gli organi competenti nel corso degli ultimi anni. Diverse anche le ordinanze di smaltimento e bonifica del sindaco, Giacomo Scerbo. Lo Stato appare fermo al palo. Dal primo sequestro effettuato dal pubblico ministero Salvatore Murone nel novembre 2006 il nulla, sia in riferimento al proseguo dell’istruttoria per risalire ai responsabili dei reati allora contestati, come l’inquinamento del fiume Amato e lo sbancamento abusivo di una collinetta per smaltire i rifiuti, che alla bonifica della fabbrica che già cominciava a sprigionare le prime e incontrollate esalazioni. Un’inchiesta che sembra si sia dispersa come i fumi della stessa Seteco. Che, ora, grazie ai nuovi magistrati titolari del fascicolo, ci si augura possa far luce sull’intera attività della srl di Servizi e tecnologie ecologiche fin dall’anno della sua inaugurazione, avvenuta nel 2001 alla presenza dell’allora ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Difficile, infatti, capire il suo collasso senza approfondire le cause che l’avrebbero favorito.
Dunque, i cittadini ora sono decisi a scendere in piazza. Cittadini comuni, Istituzioni ed associazioni. Tutti insieme per manifestare la propria insofferenza contro la Fabbrica dei veleni nascosti.

Iscriviti al gruppo sul social network Facebook: Seteco, la Fabbrica dei veleni nascosti

La festa democratica di Liberazione

La locandina della Festa

Dall’Officina creativa per bambini alla raccolta firme contro il nucleare. Passando per la musica reggae di Giovanni e Marco Morelli. La quinta festa di Liberazione del circolo Prc “Ciccio Chiravalloti” di Cropani Marina in programma per il prossimo 17 luglio si preannuncia più democratica che mai. Il tutto avrà inizio alle ore 18 con il Laboratorio artistico di esperienze grafiche per i più piccoli. “Per la costruzione di questa Officina creativa – spiega Sergio Scalese, segretario del partito - si fa riferimento ai ”Laboratori Creativi” realizzati da Bruno Munari, dove l’artista ha lavorato con l’intenzione di valorizzare la personalità dei piccoli fruitori attraverso momenti ludico/educativi”. Modalità e regole artistiche “sono estratte – continua - da opere d'arte visiva di qualunque epoca antica o recente e vengono presentate sotto forma di gioco, con spiegazioni più visive che verbali. I bambini sono liberi di scegliere la tecnica che più gli piace, di sperimentarne anche più di una, e non viene dato loro nessun tema da svolgere. La conoscenza attraverso la sperimentazione stimolerà una progettazione creativa completamente libera”. Per le 22 in programma il concerto di GIOMAN & KILLACAT. Giovanni e Marco Morelli, due fratelli uniti “dall’amore e la passione per la musica della lontana Giamaica”. Ovviamente, dato il clima festoso, non mancheranno appetitosi stand enogastronomici. Mentre, per il tutto il tempo, si potrà apporre la propria firma contro il “nucleare” che la neocultura ambientale, politica, nonchè affaristica, vorrebbe appioppare al nostro Pese nonostante il rifiuto referendario urlato dagli italiani dopo Chernobyl.

12 luglio 2010

L'anarchia sulla 106

A sinistra la nuova Caserma dei Vigili del fuoco e lo sportello della Bnl di Giuseppe Procopio al lato della strada statale 106

L’anarchia sulla 106. Venti metri la distanza da rispettare dalla principale arteria di circolazione per costruire. Tredici, se compresa di un porticato di accesso agli esercizi commerciali. All’uopo anche una complanare parallela alla Statale. Il Piano regolatore è stato fatto apposta. Per dare ordine a un fai da te che stava diventando indifferibile. Oggi c’è anche chi costruisce a cinque metri. Per il dio mattone si fa questo e altro. Basta poi un bollo di delibera consiliare per sanare il tutto. A Sellia Marina si fa così. Le chiamano Varianti al Prg.
La Caserma dei vigili del Fuoco del Grande Ufficiale Giuseppe Procopio, appena ultimata, fiancheggiata da una sede della Bnl, Banca amica dell’Immobilfin del Commendatore, è a meno di dieci metri. E la sua sopraelevazione rispetto alla statale costringe i veicoli - che si recano allo sportello dell’Istituto bancario o alla sede dei vigili del fuoco - ad inchiodare prima di svoltare per immettersi nel nuovo impero di Procopio. Nuovo perché quello vecchio, costruito quando addirittura non c’era il Piano regolatore, almeno gode di una spaziosa piazza antistante le Caserme e dei Carabinieri e della Finanza. I rumors sostengono che abbia provato negli anni passati in tutti i modi ad acquistare il terreno di quello di sotto al suo per tagliare la testa al toro dei requisiti di legge per la sicurezza della statale. Al diniego avrebbe fatto di necessità virtù. Vai con la Caserma e la Banca. E vai! E lui ci è andato. E con lui, e la sua società, è arrivato anche il portentoso affitto (circa dieci mila euro al mese, ndb) da parte dello Stato che gli ha pure elargito i finanziamenti per fabbricarlo.
Dalla parte opposta della statale 106 prende forma la sua “Casa del Mobile”, subito dopo la Chiesa. Recentemente l’ha addobbata con delle ospitanti casupole che si trovano a meno di cinque metri dalla 106. Il Comune ha salutato il suo eccesso con una fresca delibera consiliare. Una variante. Più avanti è costruenda ormai uno dei sogni dei selliesi e dei suoi amministratori: una rotatoria nel centro del paese. Vi stanno facendo anche i marciapiedi a ridosso dell’arteria di circolazione. Ma qualcuno, visto l’andazzo, ha pensato bene di chiudersi lo spazio della complanare. Ormai c’era. C’era! Qualcun altro si è confuso con i metri di distanza. Morale della favola: ne sta venendo fuori un’accozzaglia di banchine, propilei, ingressi faraonici e modesti, viuzze che iniziano e poi finiscono con una corsa forsennata a chi chiude per prima. Prima è e meglio è. Quando si dice la varietà rende bello il mondo. E così fino al bivio di Uria. Meno di un chilometro. Il cuore pulsante della futura economia selliese. Che già puzza.
Al Comune, durante la seduta consiliare di appoggio al Gran Commendatore Procopio, la maggioranza promise l’istituzione di una Commissione di studio sul reale rispetto dell’intervallo dalla 106. Sarebbe bastato anche uno studente di un istituto tecnico fornito di un metro. No, addirittura una Commissione di esperti! Non se ne fece niente. Troppi i nodi familiari da sciogliere.

Il marciapiede sul ciglio della statale 106

Per chi se l'è perso, leggi il post: L'impero di Giuseppe Procopio

11 luglio 2010

Idv, la Calabria dei carbonari

Da sinistra: Enzo Perri, Giuseppe Calabretta, Carolina Marcianò e Roberto Gigliotti

Dai settemila voti nelle ultime elezioni provinciali di due anni fa ai tre mila e cinquecento delle regionali di qualche mese addietro. Ridotto della metà anche il numero dei tesserati. L’Idv a Catanzaro e provincia è in caduta libera. Per gli iscritti di Lamezia Terme il motivo di tale disfatta è uno solo: Gianluca Silipo, appena eletto coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori. Ed è proprio il rispetto delle regole in seno alla sua elezione da commissario uscente ad aver scatenato le ire della seconda città più grande della Provincia. Giuseppe Calabretta, Roberto Gigliotti, Carolina Marcianò ed Enzo Perri ne sono convinti tanto da aver inviato un documento di riflessione sullo svolgimento del Coordinamento provinciale di Catanzaro “al commissario regionale, al commissario provinciale, ai componenti del direttivo provinciale e agli organi di garanzia ai quali chiediamo di ravvisare eventuali estremi di nullità delle operazioni congressuali ripristinando le minime garanzie di democrazia interna che necessariamente intendiamo far valere all’interno del nostro partito”.
“Venti giorni prima del congresso ha mandato a casa tutti, cioè ha sciolto il coordinamento provinciale, cioè “quelli che gli potessero fare ombra” ed è rimasto da solo senza aver avuto l’onestà morale di dimettersi probabilmente per preparare il terreno per la sua elezione”, ha detto Calabretta. “Noi riteniamo non corretto eticamente che un commissario si possa preparare un congresso a suo uso e consumo”, spiega il documento congiunto. “Italia dei Valori vuol dire principalmente rispetto delle regole e noi vogliamo che siano rispettate. La lista di Silipo dei candidati al congresso era di 13 persone, mentre doveva essere di 15. Non è pignoleria ma perseguimento delle norme statutarie. Noi riteniamo che questi comportamenti non debbano essere messi in secondo ordine”, ha incalzato Roberto Gigliotti.
Non solo avrebbe sciolto d’autorità il coordinamento provinciale venti giorni prima ma, in prossimità del congresso, avrebbe anche nominato i cinque responsabili dei giovani di Idv. “Forse per prepararsi il terreno favorevole”, ha accusato ancora Calabretta. Stilettate anche per la mozione presentata da Silipo, “scadente. Che non parla di alleanze naturali e strategiche e che non si prefigge nessuno obiettivo qualificante né sotto l’aspetto politico né sotto l’aspetto organizzativo”. Della quale il commissario “con una escamotage ha tentato finanche di evitare la relazione introduttiva in apertura della fase congressuale, tanto tutto poteva chiudersi con una acclamazione al futuro re”. Dalla sua acclamazione, ancora, si sarebbe svolta già una prima riunione del direttivo provinciale. “Carbonara”, l’hanno bocciata quelli di Lamezia Terme, visto il riserbo assoluto che avrebbero mantenuto i quadri provinciali di Idv. “Le riunioni carbonare – spiegano nel documento - non sono mai state tenute fino ad oggi in questo partito ma se la nuova linea di comportamento è questa ce lo si dica apertamente, sapremo così regolarci di conseguenza”.
Una conferenza stampa, questa convocata nella sede di corso Nicotera di Lamezia Terme, senza peli sulla lingua da parte degli aderenti al partito degli ex pm Antonio di Pietro e Luigi de Magistris, che si inserisce in un forte e acceso dibattito, che investe tutto l’Idv calabrese, sulla modalità e sulla scelta degli uomini da parte dei leaders maximi.

10 luglio 2010

A Sellia Marina morire costerà di più

Il Manifesto affisso in paese

A Sellia Marina morire costerà di più. L’ultimo Consiglio comunale ha deliberato l'aumento pari al 125 per cento delle concessioni dei loculi cimiteriali. A fronte dei quasi 310 euro del vecchio regolamento ora ce ne vogliono 700 tondi tondi per prenotare un posto in vista del riposo eterno. Lo denunciano i consiglieri di opposizione, Antonio Biamonte, Francesco Mauro, Domenico Garcea, Giuseppe Madia e Salvatore Lamanna che hanno affisso un manifesto per le vie del paese. “Dopo l’Ici, l’acqua, la fognatura, l’Addizionale Irpef, gli Oneri di costruzione, - si legge nel documento - la maggioranza continua a togliere soldi dalle tasche dei cittadini!! aumentando fino al 125 per cento le concessioni dei loculi cimiteriali”. Una politica di sole tasse, dunque, questa della maggioranza amministrativa guidata dal sindaco, Giuseppe Amelio, che non risparmia nemmeno i morti. Aumenti, infatti, sono stati deliberati per ogni variante e ogni modalità di sepoltura dei selliesi che lascieranno questa terra. I loculi del vecchio e del nuovo cimitero passano da 103,29 euro a 175. Quelli dell’ampliamento del vecchio da 309,29 a 700. Le tombe di famiglia non regolamentate da 129,11 a 250. Le inuminazioni delle tombe singole da 154,54 a 250. Le tumulazioni, invece, da 413,17 a 525. L’ossario singolo da 103,29 a 150. E, infine, l’ossario doppio da 154,94 a 250.
Un “No” deciso, continuano, al Turismo, all’Ambiente, al Sociale e alla Cultura. In cambio i consiglieri di minoranza si domandano sarcasticamente: “A quando la tassa sull’aria?” Per fortuna, verrebbe da pensare a questo punto, che i morti non ne hanno più bisogno, altrimenti anche per loro si potrebbe adottare una misura più restrittiva al fine di rimpinguare le casse comunali. Ad ogni modo, i firmatari del manifesto si appellano, infine, “ai partiti, alle associazioni, ai cittadini per arginare insieme la politica dissennata di questa maggioranza che in pochi mesi ha aumentato tasse e tributi, impoverendo i bilanci delle famiglie selliesi per fare cassa e coprire sperperi”.