Il 6 giugno 2008 il sindaco di Catanzaro, Rosario Olivo, in vista della dismissione della stazione da parte delle Ferrovie dello Stato – una settimana più tardi: il 15 giugno – ne chiedeva addirittura la consegna anticipata “nelle more di procedere a quanto necessario per tale acquisizione”, scriveva ufficializzando la manifestazione d’interesse del Comune alla custodia dei fabbricati e dei siti. Oggi di quell’interesse e di quella custodia si sono perse le tracce. La Stazione di Catanzaro Sala è diventata un rifugio per i senza fissa dimora. Per i tossicodipendenti. E i residenti lamentano che sia anche meta privilegiata per lo spaccio nel capoluogo.
Dalla Stazione si sopraeleva “un percorso pedonale meccanizzato”. 1.169.875 euro. Di collegamento con la funicolare. Una cattedrale nel deserto delle idee e dell’inefficienza amministrativa del Comune. C’è solo la cattedrale. Chiusa a lutto. Sono finiti i soldi. Dicono. Si saranno fermati insieme alla mobilità della Scala.
Tra le caratteristiche e le curiosità della stazione c’è il cartello. Scritto, probabilmente, per un errore, solo con la lettera iniziale in maiuscolo: Catanzaro, a differenza delle altre del resto d’Italia con tutte le lettere. E da allora venne sempre ricordata così. Certamente un errore di stampa. Un lapsus. Rilevatore, però, non solo di un nome ma anche di un’intera città in minuscolo.
Le battaglie del Comitato di quartiere
Nel quartiere è vivo un comitato. Che si è sempre battuto per la realizzazione di un centro di aggregazione giovanile e/o per anziani, visto che gli ultimi pagavano anche l’affitto in uno stabile al Rione Samà fino a qualche mese fa. Parole di cortesia. Parole di incoraggiamento. Parole di impegno da parte dei rappresentanti della democrazia partecipata. Solo parole. Mentre i soldi si buttano. In quel quartiere i finanziamenti pubblici sembra abbiano le tasche bucate. Vige l’anarchia. Pressoché inesistente il controllo della polizia locale e statale. Nel 2006 il Comune “riqualificò” la piazza antistante: poco meno di un milione di euro. Fontane ornamentali. Illuminazione che partiva dalle mattonelle della pavimentazione. Una scenografia degna di una città capoluogo. Un sogno diventato realtà. Nemmeno un anno è durata. I soliti vandali si sono portati via tutto. L’Ente locale è stato in grado solo di chiudere il rubinetto dell’acqua “perché non sapeva come fare per fermarne il flusso visto che allagava tutta la piazza creando ulteriore disagio ai cittadini”, ricorda Francesco Vallone, presidente del Comitato.
La Stazione di Sala
La Stazione venne aperta il 31 luglio 1899 ed è stata dismessa il 15 giugno 2008. 108 anni di storia. Di gloriosa storia. Nel sito è presente anche un grosso centro di smistamento delle Poste. E due ampi stabili adibiti allo scalo merci per l’intera Calabria. Oggi è tutto abbandonato. Abbandonato a com’era l’ultimo giorno di attività. Con la visita dei soliti vandali. Cartelle piene di documenti. Estintori. Tavoli, sedie. Finanche una damigiana. Rotaie. Rifiuti edili. Bombole del gas. L’argano per i pacchi. E non è escluso il fatto che vi sia anche qualche corrispondenza non raggiunta. Alla mercé delle intemperie, dei cani randagi e dei topi. Ma quelli che fanno più danni sono sempre gli uomini.
I vandali non hanno risparmiato nemmeno l’edificio del posto di polizia con annesso l’appartamento del maresciallo di Stazione. Gli infissi sono divelti. I resti di qualcuno che vi ha abitato sono ancora lì. Bottiglie di alcol e viveri in scatola.
La riconversione: un parcheggio
Il Comune si sta muovendo per riconvertire il sito in un’autostazione. Dall’altra parte della binari c’è, infatti, un’altra stazione delle locali Ferrovie Calabro Lucane. Ecco, forse, la custodia che intendeva Olivo per l’acquisizione. Il minuscolo va sempre per la maggiore nel capoluogo di Regione.
Il percorso meccanizzato
Il Comune di Catanzaro annunciò nell’ottobre 2005 attraverso il settore Gestione del Territorio un Programma di recupero urbano: “Percorso pedonale meccanizzato di collegamento tra la stazione di valle della funicolare e la stazione di Catanzaro Sala”. Ad onor di cronaca ancora non si sapeva niente della futura dismissione da parte delle Ferrovie dello Stato contestualmente all’apertura della Stazione di Germaneto. L’ultimazione dei lavori prevista era il 1 febbraio 2007. La ditta che si aggiudicò l’opera fu un’associazione temporanea d’impresa, composta dalla Caruso Costruzioni e dalla Vibo Elevators di Vibo Valentia. Quasi completata già da qualche anno non è stata mai aperta. Una faraonica sopraelevazione, di cui è visibile il simulacro, a futura memoria. Come dire: “volevano farlo!” volevano. La contemporanea dismissione della stazione tolse d’impiccio l’Ente che avrebbe dovuto rassicurarsi sugli obiettivi che si prefigge la Pubblica Amministrazione. A parte l’efficacia e l’efficienza, anche l’economia. Cioè, che i soldi vengano spesi bene, per delle opere di interesse e di fruibilità pubblici. Un cioè di non poco conto.
Non tutto è perduto: sembra che, nel progetto di mobilità del capoluogo, ci abbiano inserito anche questo monumento allo spreco. Solo parole fino ad oggi. I fatti sono un’altra cosa. “Forse saranno solo i nostri figli a recarsi finalmente alla Funicolare dalla Stazione attraverso la scala mobile. Forse”, dice scoraggiato Vallone.
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