
L'Igv Club Le Castella
Superata l’ipotesi di sabotaggio - che sarebbe stato portato a termine da presunti appartenenti alle cosche ‘ndranghetiste - in merito all’intossicazione accorsa a circa 180 turisti del villaggio “Igv Club Le Castella" (caldeggiata inizialmente proprio dal direttore della struttura balneare, circostanza che gli è valsa l’accusa per calunnia) il pubblico ministero della Procura di Crotone, Pierpaolo Bruni, sta lavorando per venire a capo della vicenda che ha registrato l’avvelenamento dell’acqua con cui viene approvvigionato il villaggio. Ha già iscritto nel registro degli indagati il direttore dell’Igv, Luigi di Rodi, di 67 anni, di Vieste, e gli isolitani Antonio Papaleo, 44 anni, e Carlo Chiodo, di 54, e sono prossime le loro audizioni.
Su questa storia è possibile individuare alcuni elementi che potrebbero aprire la strada a una probabile pista di “rimpinguamento anomalo”, o quantomeno non autorizzato e pericoloso per la salute delle persone (per come si è già verificato), della condotta comunale e che spazzerebbero via definitivamente ogni ombra di sabotaggio, o tentativo di ritorsione verso i villeggianti con improvvise diarree e mal di pancia, eventualità lontanissime dall'immaginario di ogni operatore turistico che sappia fare, anche solo modestamente il suo lavoro, e a maggior ragione dagli interessi delle cosche che, ammesso, fino a smentita, il loro controllo sui flussi economici del crotonese, non si sognerebbero mai di remare contro i loro stessi interessi.
Gli elementi, a sentire quelli che conoscono i problemi della distribuzione dell’acqua in questa zona, approdano a un’ipotesi molto più semplice di una intimidazione bella e buona di stampo mafioso al villaggio, reo di non pagare pizzi e mazzette. La congettura parte dell’atavico bisogno d’acqua di queste strutture balneari ogni anno sempre di più accessoriate. Non c’è acqua, o meglio non è sufficiente per soddisfare la richiesta del liquido più prezioso per le migliaia e migliaia di turisti. I 50 litri al secondo che arrivano dall’impianto di Ritani, a Steccato di Cutro, non bastano. E allora i villaggi come farebbero a procurarsela? Allacciandosi alla condotta di irrigazione, utilizzata per lo più per irrigare campi, aiuole e fiori di paesaggi mozzafiato, all'uopo creati per meglio accogliere i clienti, e che all’occorrenza rimpinguerebbe anche la condotta comunale. Un “giochino” che sarebbe andato bene da "sempre". Un giochino, però, che sarebbe scoppiato lo scorso 24 luglio con il ricovero delle persone intossicate e del fuggi fuggi generale dall’Igv Club di Le Castella. D’altronde i primi rilievi dei tecnici dell’Asp e dei Nas non lasciano dubbi: “Si tratta di fogna”. I turisti, dunque, avrebbero bevuto acqua contaminata dagli scarichi fognari con tracce anche di detersivi. L’elevatissima quantità di elicobatteri rinvenuta, dai 20 ai 30 mila milligrammi al litro circa, ancora conferma la qualità “anomala” dell’acqua.
L’acqua di irrigazione, in genere, arriva dai fiumi, dai laghi e dagli invasi artificiali delle colline, e poi viene distribuita in modo capillare nel territorio per usi agricoli attraverso condotte che spesso sono parallele a quelle dell’acqua potabile e in alcuni punti facilmente allacciabili l’una all’altra. La condotta che giunge sulla costa del castello aragonese proviene dal lago di S. Anna dove confluirebbero scarichi abusivi o di acque non decantate dai Comuni vicini. Acqua inquinata, e non potabile, dunque, ma pur sempre acqua, avrebbero pensato coloro che hanno consentitto il riempimento delle vasche di accumulo dell’acquedotto dell’Igv Club. Un giochino, poi, anche ben congegnato. Lontano dalla competenza comunale e da occhi indiscreti, tra l’impianto di Ritani e il villaggio. Infatti, all’interno della rete del villaggio non è stata trovata nessuna falla da parte degli inquirenti. È integra, come integre sono anche le vasche di accumulo. Condizione che ha fatto sgonfiare la pista del sabotaggio intimidatorio. Un abbondante rimbocco d’acqua, perpetuatosi chissà da quanto tempo e che, all’indomani del rimbalzo della notizia in tutta Europa, sarebbe stato immediatamente occluso per non destare sospetti. Infatti, secondo le prime rilevazioni, la profondità dell’acqua nelle vasche è passata dal metro iniziale a soli 40 centimetri. Congetture, solo congetture, che, sa da una parte, potrebbero raffigurare qualche indicazione per il pubblico ministero per far luce su questa tristissima vicenda, che ha sfregiato l'immagine del turismo locale, dall’altra, danno il fianco alle critiche verso la Sorical, la società che ha ingestione il servizio di distribuzione dell’acqua calabrese fino alle reti comunali. Molti, infatti, sono quelli che lamentano il mancato controllo degli impianti da parte della società pubblico-privata. Un controllo che, prima della concessione da parte dell’Ente intermedio, veniva garantito dagli operai della Regione Calabria h 24, cioè tutto il giorno. Oggi, invece, il servizio è ridotto a un telecontrollo a distanza che limita di fatto la tempestività degli interventi perché affidati a una comunicazione poi girata alla disponibilità dei dipendenti. Se questa ipotesi venisse accertata la condotta idrica incriminata sarà quella di competenza della Sorical Spa, perchè sarebbe stata manomessa non all'interno del villaggio, e quindi di responsabilità comunale, bensì all'esterno.