Poi c’è la piscina olimpionica. Mai completata. Una mega struttura sportiva che fa da pendant all’Hotel. In mezzo ai faggi, agli abeti e ai castagni. Un pugno nell’occhio. Più a monte un Centro per anziani. Idem.
Cemento vuol dire soldi e consenso. Quello che non ha mai perso il sindaco di Brognaturo, Cosmo Tassone, negli ultimi vent’anni. Sotto il suo governo si è realizzato in modo compiuto il sistema Alaco. Un capolavoro di sprechi e di saccheggio delle Serre. Ne ha fatto di strada il portaborse di Saverio Zavettieri, il socialista di lungo corso della politica italiana, e più pedissequamente calabrese. L'ultima notizia li dà entrambi aderenti al movimento politico-culturale, fondato dall’onorevole: “Mezzogiorno tradito, risorgi!”
Già. Risorgi! caro Mezzogiorno.
Liberati dai francesi e dai suoi fiancheggiatori, illustri e meno lustri.
Liberati dal sistema!
PS
Ringrazio i ragazzi del Coordinamento serrese per il diritto all'acqua per la fattiva collaborazione in vista della pubblicazione del presente reportage. In particolare: Sergio Gambino, Salvatore Albanese, Sergio Pelaia e Davide Schiavello.
Nella foto la schiuma rinvenuta nella diga dell'Alaco
di seguito:
L'inchiesta di Sergio Pelaia, già pubblicata su il Quotidiano della Calabria nel mese di luglio 2008
BROGNATURO – Del residence “Lacina” ormai si sente parlare solo nelle cronache locali, di tanto in tanto, perché qualcuno viene beccato dalle forze dell’ordine mentre tenta di portar via qualcosa che può tornargli utile. Eppure in questo megacomplesso alberghiero si era investito molto, in termini di risorse economiche ma anche di speranze di risollevare l’economia locale attraverso il turismo. Ma qualcuno, evidentemente, ha fatto male i conti.
Ci troviamo nel bel mezzo del monte Lacina, territorio di Brognaturo, nel cuore verde delle serre vibonesi. Il primo centro abitato è a circa sei chilometri da una parte, verso Serra San Bruno, e a dieci dall’altra, verso Elce della Vecchia, piccola frazione del Comune di Guardavalle. Il paesaggio è maestoso, toglie il fiato. Di fronte al super attrezzato hotel – costruito dal Comune di Brognaturo con i fondi della legge 64/1986 – c’è una suggestiva pianura che ospita il lago Lacina, che insieme all’oasi dell’Angitola rappresenta la più importante “zona umida” della provincia vibonese. A pochi metri dal residence è stata costruita una imponente piscina olimpionica. Manco a dirlo, mai entrata in funzione. A fianco anche un’altra costruzione, un centro per anziani, anche questo mai completato. Se non fosse per la vegetazione rigogliosa, verrebbe da usare la solita banale formula della “cattedrale nel deserto”. Il paradosso, invece, è che quest’opera è il frutto di una sorta di corsia politica “preferenziale” che Brognaturo aveva con Roma quando fu finanziata. Comunque i fatti parlano chiaro: il residence è stato completato nel 1998, però quando il Comune consegna l’opera – finita ma evidentemente ancora inadeguata – alla prima società che la gestisce, autorizza la stessa ad eseguire dei lavori di ampliamento. Questa società, meno di un anno dopo, cede il complesso alberghiero alla “Lacina s.r.l.”, che nel 1999 fallisce, pare in seguito alla condanna del titolare per associazione mafiosa. Entrambe le società a quanto sembra non hanno mai pagato alcun canone di affitto al Comune di Brognaturo, che in seguito gestisce direttamente la struttura perché c’è la certezza di ospitare un numero di militari presenti sul luogo. Sono lì per sorvegliare la vicina diga “Alaco”, che dopo l’11 settembre viene considerata “obiettivo sensibile”. Per la verità di terroristi islamici sul monte Lacina non ce ne sono molti, più probabile che in passato ci sia stato qualche latitante. Ma tant’è. In totale il finanziamento per la struttura residenziale ammonta a circa tre miliardi di vecchie lire. E mentre l’hotel per un periodo ha funzionato, la piscina olimpionica – come del resto la Casa albergo per anziani – non è mai stata completata. L’imponente complesso alberghiero, chiuso dal 2006, oggi giace in uno stato di abbandono totale, immerso nella suggestiva pianura al centro del massiccio montuoso che dalle alture delle serre scende verso la fascia costiera catanzarese.
Il monte Lacina è infatti situato a cavallo tra le province di Vibo e Catanzaro. Se si sale dalla costa ionica, partendo da Badolato, nonostante non ci sia il cartello, si capisce subito quando dal territorio catanzarese si passa in quello vibonese. Le condizioni del manto stradale non lasciano spazio a dubbi. E comunque: il problema del collegamento è centrale per questa struttura, perché a distanza di anni si può certamente concludere che la scelta del luogo, bellissimo ma totalmente isolato, non ha pagato in termini di attrazione turistica. E una grande quantità di denaro pubblico è stato sprecato senza che lo sviluppo locale si risollevasse da quella depressione che lo paralizza da anni. Anzi.
Ancora, paradossalmente, l’hotel Lacina è presente in alcuni siti web che elencano strutture ricettive per turisti che si avventurano alla scoperta delle serre vibonesi. Risulta essere un residence “per uomini d’affari”. Particolare non trascurabile: si trova all’interno del Parco Naturale Regionale delle Serre, e quindi è una zona “vincolata” perché situata in un’area protetta. Lo testimoniano, per la verità, solo gli innumerevoli cartelli piazzati nel territorio circostante. Per il resto tutta l’area è sprofondata nell’incuria più totale.
Dopo che il Comune, il 7 agosto 1998, consegna l’opera alla società “Pulesco”, la autorizza ad eseguire dei lavori di adeguamento della struttura. Successivamente, con scrittura privata del 7 maggio 1999, la Pulesco cede la struttura alla società Lacina s.r.l., che in data 8 giugno 1999 fallisce. Sia la Pulesco sia la Lacina s.r.l. non hanno mai pagato nessun canone al Comune di Brognaturo.
La procedura legale per il rilascio della struttura ha inizio quattro anni dopo, il 28 ottobre 2003: a conclusione della vertenza l’amministrazione comunale risulta creditrice della somma di 58.891,85 euro. Però, ad oggi, non sembra che il credito sia stato recuperato. Ottenuto il rilascio della struttura, il Comune si impegna direttamente nella gestione dell’attività alberghiera, resa necessaria dalla presenza a Brognaturo di vario personale del Ministero della Difesa che garantisce un’entrata mensile sicura. Quindi viene assunto il personale che viene collocato all’interno della struttura, e il Comune bandisce una gara d’appalto vinta dalla società Imis s.r.l., per l’importo annuo di 42.000 euro, con canone mensile anticipato. Ancora, il Comune stipula un mutuo per l’adeguamento della struttura per 133.524 euro. I lavori sono ritenuti necessari dall’amministrazione comunale e dalla società perché la stessa possa iniziare la gestione. Anche in questo caso, il Comune non riceve il pagamento del canone.
E’ interessante scoprire come ancora alcuni siti web specializzati annoverino l’hotel residence Lacina tra le strutture alberghiere presenti nella zona. Il turista in cerca di informazioni, prima di arrivare alla piccola scritta a fine pagina che chiarisce come al momento non sia possibile prenotare in questo albergo, si trova di fronte ad un lungo e dettagliato elenco di notizie riguardanti il residence. Innanzitutto l’indirizzo: via Castagnarella, Brognaturo. Da nessuna parte però è specificato che la struttura si trova in piena montagna, a sei chilometri di strada tortuosa e malconcia dal primo centro abitato. Ma d’altronde è un hotel “per uomini d’affari”, qui c’è tutto quello che vi serve, è il messaggio implicito. Un albergo a tre stelle, con ristorante e bar, che dispone di 32 camere. Alcune hanno accesso diretto al giardino e anche, addirittura, il giardino privato. Ma non dimentichiamo che è anche un residence. Si affittano quindi mini appartamenti con angolo cucina. Non manca proprio nulla: tv satellitari, sale convegni, strutture sportive, parcheggio riservato, spazi ad hoc per prendere il sole. Peccato che la struttura sia chiusa dal 2006.
La Casa albergo per anziani e la piscina, in alta montagna. Le due opere incompiute fanno da cornice al residence
BROGNATURO – Se dal canto suo il residence avrebbe dovuto generare occupazione e risollevare l’economia locale, una menzione ulteriore la merita anche la struttura socio-sanitaria che dovrebbe essere una “Casa albergo per anziani e particolari categorie sociali”. Il centro per anziani non è mai stato completato, sebbene i finanziamenti stanziati dalla Regione ammontino complessivamente a tre miliardi di vecchie lire, tanto quanto è costato il residence adiacente. Di tale somma sono stati spesi all’incirca un miliardo e mezzo di lire. E il Comune ritiene che occorra ancora una cifra ulteriore, oltre a quella residua, per poter completare la Casa albergo. Viene spontaneo porsi qualche dubbio sull’utilità sociale del progetto, visto che questa casa d’accoglienza è stata costruita in alta montagna, a diversi chilometri dal centro abitato. Ma il problema della distanza non si è mai posto, perché la “Casa albergo” non è mai entrata in funzione.
La realizzazione è stata appaltata all’azienda “Linguardo”, che arrivata al settimo Sal (Stato avanzamento lavori) abbandona l’opera. Nel 2003 il Comune rescinde il contratto con la Linguardo. In un verbale di consiglio comunale del 2004 si legge che “per la Casa albergo per anziani si provvederà a mandare in appalto la parte non realizzata a seguito della risoluzione del contratto con l’impresa inadempiente”. L’opera è ancora incompiuta.
Su questo centro, preso ormai atto della parabola discendente del residence, si erano concentrate, già dal 2002, sia le attese della popolazione in termini di sollievo occupazionale, sia le promesse elettorali dei politici locali. Alcuni Lsu e Lpu, per i quali il Comune ha portato di recente a termine il piano di stabilizzazione, dovevano essere destinati a quella struttura, che però oggi è ancora incompleta. Assolutamente inservibile. In preda al degrado. Così come lo è la piscina comunale, che doveva essere consegnata nel 1999: è stata realizzata la struttura, imponente, in cemento armato, con la relativa copertura. Poi è stata abbandonata. Al di là delle concrete opportunità di utilizzo di una struttura – già di per sé di difficile gestione – collocata in un luogo così isolato, anche per la piscina, così come per l’albergo, si parla di una spesa di circa 1,5 milioni di euro. Se lo sviluppo che la politica avrebbe dovuto favorire è questo, forse sarebbe stato meglio che questi finanziamenti fossero andati altrove. Alle infrastrutture, per esempio. Vedi la Trasversale delle Serre per la quale ancora mancano fondi.