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15 dicembre 2015

Catanzaro, a Natale si muore così

Pazienti in attesa al Pronto Soccorso del Pugliese Ciaccio di Catanzaro

Morire fissando le luci accecanti del corridoio. Morire eclissati dal via via dei sanitari. Morire senza il conforto dei familiari invitati ad accomodarsi nella sala d’attesa. Morire nell’indifferenza. È successo ieri sera al Pronto soccorso dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro.

4 giugno 2015

Quei malati che Scura non ha visto a Catanzaro

Pazienti nella Sala Osservazione breve del Pronto Soccorso del Pugliese Ciaccio di Catanzaro. Malati che Massimo Scura non ha visto durante la sua visita al Capoluogo 

Massimo Scura, quell’anziano che soffre di insufficienza renale, non l’ha visto. Neanche quello che per l’ematemesi che l’affligge vomita sangue ad ogni piè sospinto. E che per tutta la notte sono stati rintanati nella “Sala di Osservazione breve” (da occupare solo per qualche ora) del Pronto Soccorso del Pugliese di Catanzaro. No, questi, non li ha visti, Scura.

25 novembre 2014

Fogna nell'acqua potabile di Cropani Marina

L'ordinanza di limitazione all'uso dell'acqua potabile emessa dal sindaco Bruno Colosimo

C’è fogna e ferro nell’acqua potabile di Cropani Marina. In termini amministrativi si chiamano “coliformi”. E il sindaco emette un’ordinanza di “limitazione dell’uso per scopi alimentari”.

27 aprile 2014

Il ginocchio del patriota Orsomarso


Correva l'anno 2010 e una fitta schiera di seguaci di Scopelliti si diedero da fare per convincere il popolo calabrese che era tempo di voltare pagina. Alle elezioni regionali il sindaco più amato d'Italia se la contendeva con il governatore uscente, Agazio Loiero. Tra i più fidati della falange reggina, il cosentino Fausto Orsomarso

4 agosto 2013

"I soccorsi hanno toppato." Parla il bagnino che ha cercato di salvare la vita a Lucio De Stefano

Pierfrancesco Piro sulla spiaggia

Ancora ha la voce rotta dal rammarico di non aver potuto “fare di più”. “I soccorsi hanno toppato. L’ambulanza è arrivata dopo 45 minuti.” Parla Piefrancesco Piro, il bagnino del villaggio La Fenice che ha soccorso Lucio De Stefano, colpito da un’ischemia o da un infarto,  lo scorso 1 agosto sulla spiaggia di Sellia Marina e che gli è stato vicino fino all’ultimo respiro. 

1 agosto 2013

Sellia Marina defibrillata?


Il 17 maggio 2013 don Giuseppe  Cosentino (parroco) Franco (del comitato festa) e Giuseppe Amelio (sindaco) hanno una comunicazione importante da dare alla cittadinanza: San Nicola ha fatto la grazia. Non lui direttamente, ma i selliesi: due defibrillatori al servizio della comunità. Una grazia in collaborazione con “Catanzaro città cardioprotetta”. E così tutti a seguire il corso per usarli.

1 febbraio 2013

Soppressione del Day hospital. Appello al sindaco Abramo

Sergio Abramo
di Anna e Cesira Briatico

      Carissimo Sindaco,
innanzitutto auguri per la Sua riconferma,poi vorremmo segnalarLe un problema tutto catanzarese e cioè i tagli che sono stati fatti dal Governo Regionale sui Day Hospital. Siamo due sorelle con patologie croniche e da 5 anni siamo seguite, a dire poco egregiamente, in day hospital al reparto di Gastroenterologia del Pugliese, da pochi giorni abbiamo saputo che nel nostro Ospedale non si fanno più i Day Hospital. 

21 maggio 2011

Caso Baltov, entro fine mese l'autopsia

Dimitrov Baltov Zdravko, deceduto al Pugliese Ciaccio di Catanzaro a soli tredici anni lo scorso 17 ottobre 2010


Caso Baltov, la verità si avvicina. Entro fine mese sul tavolo del pubblico ministero, Alberto Cianfarini, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ventiquattro persone, tra medici e infermieri, dell’ospedale di Catanzaro, la relazione autoptica del medico legale, Giulio di Mizio. Presto, quindi, la verità sulla morte di Dimitrov Baltov Zdravko, di origine bulgara, deceduto al Pugliese Ciaccio, il 16 ottobre 2010 alla tenera età di tredici anni.
Nei giorni scorsi c’è stato un primo incontro ricognitivo presso l’Unità operativa di Anatomia patologica del nosocomio di Lametia Terme tra il consulente dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e il laboratorio analisi. Un confronto che, secondo indiscrezioni, avrebbe confermato una sorte di “infarto intestinale” che avrebbe colpito il ragazzo il 15 ottobre, il giorno del secondo ricovero, meno di ventiquattrore dopo le dimissioni dal nosocomio del capoluogo. Prossimamente, invece, un ulteriore colloquio relativo all’aspetto clinico più propriamente radiologico degli esami effettuati prima del decesso. Una volta raccolte tutte queste informazioni il medico legale potrà, quindi, concludere una relazione autoptica per la quale chiese novanta giorni di tempo, nell’immediatezza dell’incarico da parte del procuratore. E che oggi, a distanza di ben sette mesi, si fa attendere.
Rimangono, tuttavia, ancora fermi i dubbi, espressi dall’avvocato della famiglia, Giulio Calabretta, sulle motivazioni che hanno spinto i medici, che lo hanno avuto in cura a seguito dei forti dolori all’addome, giovedì 14 ottobre 2010, a dimetterlo, nonostante alcuni valori del sangue avrebbero potuto, o dovuto, indurli ad un più precauzionale ricovero. Come il dato sulla Glicemia (il glucosio nel sangue), e quello su una tipologia di globuli bianchi e rossi, della formula leucocitaria. Un po’ troppo sballati per rimandarlo a casa insieme a dei vivi consigli ad assumere più frutta e verdura.
Il giorno dopo, infatti, l’intervento chirurgico in extremis per salvargli la vita. Invano. Tardivo?

4 aprile 2011

Farmacie e parafarmacie. Una breccia nella lobby

L'insegna di una delle due parafamarcie incriminate

Farmacie e parafarmacie, non è solo una croce a distinguerle. C’è molto di più. A Catanzaro, per esempio, è meglio se sei iscritto all’Ordine locale dei farmacisti, altrimenti la Croce non va più bene, per le parafarmacie. All’orizzonte due disposizioni normative, decreto Bersani del 2006 e virata con un altro decreto del 2009. E due parafarmacie della provincia, una di Sellia Marina e un’altra di Botricello, ree di esporre il simbolo accanto alla scritta “parafarmacia”. E, soprattutto, ree di non pagare la quota all’Associazione dei farmacisti del capoluogo. Forse un caso, ma discriminante.
E fu così che Vincenzo de Filippo, presidente di FederFarma, la federazione delle farmacie, nonché consigliere e legale rappresentante dell’Associazione provinciale titolari di farmacie di Catanzaro, perse le staffe. Ha diffidato i Comuni affinché rimuovessero “la croce di color verde”, e, forti dell’inadempimento degli stessi, ha fatto ricorso al T.A.R Calabria. Bandolo della matassa, l’insegna.
Facciamo un passo indietro. Con la liberalizzazione del Decreto Bersani nel 2006 le parafarmacie possono vendere anche alcuni tipi di medicinali non soggetti a prescrizione medica. Tuttavia, il legislatore non ha disciplinato la materia pubblicitaria degli esercizi commerciali. Dato il ginepraio di croci e crocette, farmacie e parafarmacie, scritte ingannevoli o meno, che ne è seguito, nel 2009 un nuovo decreto ha sentenziato: “Al fine di consentire ai cittadini un’immediata identificazione delle farmacie operanti nell’ambito del Servizio sanitario nazionale l’uso della denominazione “farmacia” e della croce di color verde, su qualsiasi supporto cartaceo, elettronico o di altro tipo, è riservato alle farmacie aperte al pubblico e alle farmacie ospedaliere”. Tutto chiaro, quindi, via le croci dalle parafarmacie. Non del tutto, però. Il decreto non è retroattivo. Non vale per quelle che avevano già avuto l’autorizzazione ad aprire, solo per le nuove. Non solo, ma la norma non considera l’eventualità della scritta “parafarmacia” accanto e contestuale alla Croce. È un discorso di interpretazione, come rileva il parere dello studio legale Stefanelli di Bologna richiesto dall’Anpi, Associazione nazionale delle parafarmacie italiane. Nel caso in specie conclude: “si reputa che prima di provvedere alla rimozione delle insegne valga la pena di provare a prendere contatto con i funzionari del Comune e dell’Asl per valutare se la presenza della denominazione “parafarmacia” faccia venire meno l’aspetto confusionario”. A Catanzaro, invece, è qualcosa in più. Non un “invito”, come da disposizione normativa, ma un obbligo “per tutelare il pubblico interesse”. I toni si fanno accesi. Con gli esercenti delle parafarmacie considerati alla stregua dei baristi. Con tutto il rispetto per il lavoro dei secondi, s’intende. Per meglio evidenziare la “lesione degli interessi dell’Associazione dei farmacisti” a causa della croce luminosa il legale rappresentante, tramite il suo avvocato, ci tiene a precisare che “i titolari delle farmacie offrono assistenza professionale specifica ed insostituibile ai cittadini, con risposte pronte ai loro problemi di salute, anche gravi. E che ora non sono facilmente individuabili, con grave pregiudizio anche per i cittadini”. E come se non bastasse il de Fillipo ha cura anche del “tempo prezioso” che perdono i cittadini andando in una parafarmacia: “Infatti, accadeva spessissimo di registrare lamentele di cittadini che, alla ricerca di un medicinale, venivano confusi, perdendo tempo prezioso, proprio per il fatto che comuni esercizi commerciali usavano la stessa insegna utilizzata dalle farmacie”, scrive rispondendo alla lettera inviata da Francesco di Lieto, vicepresidente del Codacons, l’associazione a difesa dei consumatori. Tempo prezioso? Evidentemente, per Federfarma vi sono farmacisti di seria A e farmacisti di serie B. Dimentica di rilevare il presidente, giusto per la cronaca, che nelle parafarmacie è presente per legge un farmacista, un professionista preparato almeno quanto quello delle altre farmacie. Forse, un lapsus rilevatore. Infatti, i due esercenti in questione sono iscritti in altri Ordini provinciali d’Italia, ma non in quello che conta, quello di Catanzaro. Qui sta il busillis. Che apre una breccia grande quanto una casa nella lobby dei farmacisti: la liberalizzazione del decreto Bersani grazie al quale anche altri, che non godono della fortuna di avere un padre farmacista, possono vendere dei medicinali. Quasi come se fosse di loro e circoscritta esclusiva competenza.
Sono finiti i tempi della verga di Esculapio che faceva uscire i vermi dal corpo degli ammalati con un bastone. Non basta più neanche il titolo per poter guarire, è sufficiente il nome del pater familias.

Anche su Mezzoeuro

13 febbraio 2011

Caso Baltov, l’altolà di Elga Rizzo

Da sinistra: Giulio Calabretta; Hadeza Baltova, madre di Baltov; Antonio Garapetta, familiare Da story

Il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera “Pugliese – Ciaccio”, Elga Rizzo, lancia l’altolà sul caso Baltov, il tredicenne di origine bulgara, ma residente a Sellia Marina, deceduto nel nosocomio di Catanzaro lo scorso 16 ottobre dopo essere stato ricoverato ben due volte nell’arco di poco più di 24 ore. “Non accettiamo sentenze anticipate”, replica alla conferenza stampa della famiglia che chiedeva verità e giustizia, considerato l’inspiegabile e non giustificato ritardo dell’esito dell’autopsia. Manda una lettera ai giornali, che lei tiene a sottolineare “lettera”, perché “il messaggio non vuole essere una risposta autoreferenziale a difesa del proprio comportamento, ma un contributo offerto alla collettività affinché si ricostituisca quel clima di fiducia e di serenità fondamentale per coloro i quali, alla presenza di un bisogno di salute, si rivolgono a una struttura sanitaria e per chi esercita una funzione pubblica di così alto valore e nobiltà”. Da quell’evento tragico la dott.sa Rizzo, e l’Azienda Ospedaliera di cui è commissario, non si sono degnati di una risposta alle legittime richieste dell’avvocato della famiglia, come il nome - almeno il nome - della società assicurativa dell’ospedale per aprire la pratica del risarcimento del danno. Per lunghi tre mesi non hanno avvertito quel clima di serenità - che ha chi non ha nulla da nascondere - per dimostrare la propria vicinanza, dall’alto del loro valore e della loro nobiltà, soddisfacendo le pretese dei familiari. Non hanno sentito questo, o almeno non lo hanno dimostrato, ma l’avvocato Rizzo ci tiene a dargli risalto, come nel gioco del calcio quando si dice che la migliore difesa è l’attacco. Rizzo attacca, sfodera l’altolà sul Pugliese Ciaccio e difende a spada tratta i professionisti dell’Azienda che rappresenta. Non fa un minimo cenno sul ritardo dell’autopsia ma, in compenso, dice di aspettare fiduciosa l'esito delle indagini da parte di chi “ne ha titolo”, rispetto a chi non ne ha, come il legale dei Baltov. E promette che “non si sottrarrà minimamente ai propri obblighi o celare la responsabilità propria o dei suoi professionisti” qualora fosse accertata. Le aspetta con impazienza la Rizzo, le conclusioni dell’Autorità giudiziaria, e comunque, anche mettendoci tutta la buona volontà, nobile o meno, non potrà mai e poi mai disattenderle. E lei, quale avvocato, ancora prima che commissario, è la prima a saperlo.
Valori e nobiltà per il piccolo Baltov cercansi.

di seguito la replica dell'avvocato Calabretta, legale della famiglia di Baltov, alla lettera della Rizzo

Nella giornata di sabato u.s., ho letto l’articolo del Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliera “Pugliese Ciaccio” Elga Rizzo.
La dott.ssa Rizzo accusa il legale e i famigliari del piccolo Baltov di emettere condanne preventive. Sul punto è giusto precisare che la famiglia di Baltov, tramite il loro legale Calabretta Giulio, hanno semplicemente compiuto la ricostruzione della vicenda innanzi alla Stampa manifestando disappunto per il fatto che dopo quattro mesi nessuna risposta è pervenuta in merito alle concause che abbiano provocato la morte di Baltov. Infatti, non si sa questo bambino di cosa è morto. Dunque, dalla ricostruzione della vicenda la famiglia di Baltov, unitamente al suo legale, hanno tratto le loro conclusioni senza accusare nello specifico nessuno, ma certamente ritenendo che se un bambino che fino al giorno prima stava bene e non appena sentitosi male viene ricoverato (nello specifico presso l’Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio) e in tre giorni muore, ciò sta a significare che qualcosa non ha funzionato nel passaggio tra il primo ricovero ed il secondo. Quindi, solo un ragionamento logico e solo una considerazione su come sono andati i fatti. Nessuna Sentenza Preventiva.
Al contrario, il commissario Rizzo, invece di cercare di creare frasi specifiche per tutelare semplicemente l’immagine dell’Azienda Ospedaliera, dovrebbe dirci cosa di concreto è stato fatto per fare luce sulla morte sospetta del piccolo Baltov. A parere dello scrivente praticamente nulla. Quando il commissario asserisce di avere compiuto quanto necessario mettendo la documentazione sanitaria a disposizione dell’Autorità, non ha fatto nulla di eclatante e straordinario poiché era un obbligo giuridico dell’Azienda Ospedaliera fornire la documentazione alla Magistratura che sta indagando. Piuttosto, pongo formalmente ed ufficialmente una domanda alla Rizzo, vorrei sapere se il commissario ha aperto una inchiesta interna al fine di verificare delle responsabilità sulla morte sospetta di Baltov?
In attesa della risposta preciso, comunque, che lo scrivente comprende benissimo le ragioni che stanno alla base dell’intervento della Rizzo, però i casi sospetti e quelli accertati che di recente si stanno verificando anche presso l’Azienda Ospedaliera “Pugliese Ciaccio”, sono più di uno e se il personale Sanitario ritiene di mettere il massimo impegno a tutela della salute del cittadino, vi sono comunque, delle posizioni comportamentali all’interno dei vari reparti, e avvolte dello stesso P.S., che portano alla diretta conclusione dell’indifferenza, della superficialità e del lassismo. Purtroppo, questi intrecci negativi, anche di una sola persona, non possono coabitare con chi si rivolge ad una struttura sanitaria per la tutela del più importante dei diritto dell’uomo che è quello alla salute.
Su Baltov, riteniamo che il comportamento dei Sanitari, comunque vadano le cose, non è stato ineccepibile, anche in ragione della circostanza che i Sanitari erano stati anche edotti della patologia di cui aveva sofferto da piccolo e povero Baltov. Quindi, non si tratta di emettere Sentenze Preventiva, ma di lanciare un messaggio attraverso il quale si vuole chiedere ai Sanitari e alla Sanità intera di essere un po’ più sereni e disponibili nell’accogliere i pazienti, forse, in questa maniera si manterrà il rapporto di fiducia che è giusto esista tra la Sanità in generale ei cittadini. Quindi, nel caso di errore accertato, è anche giusto che ognuno paghi concretamente le sue responsabilità.
Nel frattempo, ad oggi la famiglia Baltov sta ancora attendendo il responso autoptico.

Satriano, 15.02.2011 Avv. Giulio CALABRETTA

5 febbraio 2011

"Di cosa è morto Baltov? Boh!" L'appello della famiglia

Da sinistra: Giulio Calabretta; Hadeza Baltova, madre di Baltov; Antonio Garapetta, familiare Da story

“Di cosa è morto? La mamma potrebbe dire: Ho avuto un figlio e poi una disgrazia. Così come stanno andando le cose, se qualcuno glielo chiede, può solo rispondere: Boh! Ecco, questo vogliamo sapere, la verità”. A parlare è Giulio Calabretta, difensore della famiglia di Baltov Dimitrov Zdravko, un ragazzo di origine bulgara, deceduto all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro il 16 ottobre scorso. La sala consiliare del Comune di Sellia Marina, gentilmente concessa dal sindaco, Giuseppe Amelio, è quasi vuota. Pochi i giornalisti accorsi all’invito. Poche anche le persone comuni. Ma questo interrogativo è riuscito a colmarne l’assenza. Sarà difficile fermarne l’eco. “Chiediamo di conoscere la verità perché - ha continuato - il personale sanitario deve sapere che se c’è stata negligenza e superficialità vi sono le Istituzioni che intervengono per prendere i dovuti provvedimenti. Perché non si verifichino più”.
Baltov, un bambino che stava bene. Che aveva 13 anni e una vita davanti. Che ad un certo punto si sente male a scuola. Un dolore improvviso e lancinante allo stomaco. Che viene portato in ospedale e qui sottoposto alle cure dei sanitari. Personale sanitario prontamente informato, secondo la ricostruzione del legale, della patologia che soffriva. All’età di due anni gli avevano ricostruito l’esofago a seguito dell’ingerimento accidentale di soda caustica. Un intervento riuscito tanto che ne non aveva mai più sofferto. Fino a quel fatidico giovedì 14 ottobre. E qui, nel nosocomio del capoluogo, i medici avrebbero diagnosticato, quale causa del malessere, una semplice indigestione. E via con i clisteri e i lassativi. Tanti. Che, sospetta la famiglia, avrebbero favorito l’acutizzarsi di una presumibile infezione. Dimesso e ritornato a casa, il giorno dopo il dolore si ripresenta. Ennesima corsa in ospedale. A questo punto i medici si rendono conto che non c’è più tempo da perdere e intervengono con il bisturi. Due operazioni chirurgiche, una dopo l'altra. Il tutto per tutto. Ma non basta. La mattina del sabato, 16 ottobre, la linea retta e continua dell’encefalogramma fa capire a tutti che non si può più tornare indietro. Decesso alle ore 7 e 00. Il sostituto procuratore, Alberto Cianfarini, iscrive nel registro degli indagati ben 24 persone, tra medici e infermieri e dispone l’autopsia sul corpo del piccolo Baltov. Esito per il quale il medico legale, Giulio di Mizio, chiede 90 giorni di tempo. Una relazione autoptica delicata. Caso complesso. Si avvicina il quarto mese da quel dì e ancora si fa attendere, nonostante i ripetuti solleciti del pm. L’autopsia dirà, infatti, qual è stata la reale causa della sua morte. E quali i responsabili del presunto caso di malasanità. Lassativi permettendo.


Di seguito l'elenco degli iscritti nel registro degli indagati dell'ospedale di Catanzaro per omicidio colposo:

dott. Maurizio Marini Mirante,
dott.sa Maria Conetta Costantino,
dott. Stellario Capillo,
dott. Eugenio Celia Magno,
dott.sa Marisa Gigliotti,
dott. Aurelio Mazzei,
dott. Giuseppe Stranieri,
dott. Domenico Salerno,
dott. Antonio Cantaffa,
dott.Giannantonio Manasia,
dott. Antonio Sergi,
dott. Anselmo Galasso,
dott. Vincenzo Tortorella,
dott. Giuseppe Serafino,
dott.sa Maria Laura Guzzo,
dott. Maria Conetta Zinzi,
inf.Venanzio Ciampa,
inf. Luigi Corticelli,
inf. Adele Racco,
inf.Salvatore Olivadese,
inf. Emanuele Scerbo,
inf. Giuseppe Muraca,
inf. Mario Angotti,
inf. Antonio Loprete.

19 gennaio 2011

Baltov, verità in trincea

Baltov Dimitrov Zdravko 

Si fa attendere l’autopsia disposta dal sostituto procuratore Alberto Cianfarini sul corpo del piccolo Baltov Zdravko, deceduto presso il Pugliese Ciaccio di Catanzaro il 16 ottobre dell’anno scorso. Il medico legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Giulio di Mizio, all’indomani dell’inchiesta aperta dalla Procura di Catanzaro, chiese novanta giorni di tempo per stilare una relazione autoptica che facesse luce sulla causa della morte del ragazzino di origine bulgara ma residente a Sellia Marina. Una relazione che, sollecitata ben due volte dal magistrato, ancora non è stata depositata in Procura. Un ritardo anche inconsueto, considerato il tempo richiesto per redigerla. Ovvio che si tratti di un rapporto che “scotta”. Non vi è dubbio, infatti, che farà da spartiacque sulle presunte responsabilità del personale sanitario del nosocomio in merito all’improvviso decesso del tredicenne prima ricoverato, poi dimesso, e infine sottoposto ad un intervento chirurgico, l’estremo, forse tardivo, per salvargli la vita. Ricordiamo che nel registro degli indagati per omicidio colposo figurano ventiquattro persone, sedici medici e otto infermieri.
La famiglia di Baltov chiede verità e giustizia. Il suo legale, Giulio Calabretta del foro di Catanzaro, ha scritto all’assessorato regionale alla Sanità e al ministero della Salute denunciando l’Azienda ospedaliera Pugliese - Ciaccio – reparto Pediatria affinché venisse aperta “un’inchiesta nei confronti dei sanitari che hanno operato sul ragazzo Zdravko Dimitrov Baltov, considerando che è già intervenuta la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro (procedimento penale n. 5382/10 R.G.N.R. Mod. 21) la quale ha altresì disposto il sequestro di tutta la documentazione inerente il decesso del ragazzo”. Nessuna risposta, fino ad oggi, dagli organi amministrativi interpellati. Come nessuna risposta alla richiesta, avanzata dall’avvocato all’Azienda, di risarcimento dei danni subiti.
Un silenzio assordante regna intorno a questa tragedia. Dopo l’exploit della notizia, finita sul tg nazionale, è caduto il sipario su ciò che accadde realmente quel fatidico giovedì 14 ottobre. Quando venne dimesso con la seguente diagnosi: “Dolore addominale diffuso trattato in osservazione presso chirurgia pediatrica”. Un po’ poco i dolori addominali se poi lo hanno portato alla morte. Come appaiono del tutto insufficienti gli integratori minerali suggeriti dal personale medico al fine di farli scomparire.

27 novembre 2010

Disabili per mestiere

Vignetta a cura del blogger Da story

Scaricati come dei pacchi. Rimossi come delle macchine consumate che non servono più. Sono alcuni disabili che vivono presso la struttura della Fondazione Betania Onlus. L’Asp di Catanzaro, su richiesta del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria, ha effettuato, nei giorni scorsi, “una rivalutazione straordinaria dei propri rappresentati, ai fini del loro trasferimento dalle strutture di Fondazione Betania Onlus”. Così, su due piedi. Senza chiedere loro un parere. Ora, si dà il caso che alcuni di essi siano anche incapaci di intendere e di volere. Forse lo avranno fatto per questo. Non c’era bisogno di domandare loro alcunché. Tuttavia, il principio numero 3 della Costituzione italiana, in virtù dell’uguaglianza di tutti i cittadini, e soprattutto del comma secondo, il cosiddetto “principio sostanziale” - che è compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli “di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” - ha riservato per quelli di cui sopra la potestà legale o la tutela. Niente, nemmeno ai familiari. Forse avranno fretta di far rientrare il buco sulla Sanità. Il fatto che se ne occupi la Tutela della Salute della Regione Calabria dovrebbe rassicurare. È per il loro bene. Purtroppo per la Tutela, niente è al di sopra della legge, neanche le rivalutazioni straordinarie per interventi straordinari al fine di rendere più piccolo il buco straordinario sulla Sanità.
Ed è per questo motivo che il Comitato delle famiglie, dei Tutori, degli Amministratori di sostegno dei disabili ricoverati presso Fondazione Betania Onlus, nella persona del loro portavoce l’avvocato, Alessandro Migliaccio, e il Codacons, Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e Consumatori, in persona dell'avvocato, Francesco di Lieto, quale vice-presidente nazionale dell'associazione e, per la carica legale rappresentante, hanno scritto un appello indirizzato a tutti gli organi responsabili di questa grigia pagina della sanità calabrese. A Giuseppe Scopelliti due volte, quale presidente della Regione Calabria e quale commissario per Piano di Rientro Sanitario della Regione Calabria; poi al commissario straordinario Azienda ospedaliera provinciale di Catanzaro, Gennaro Mancuso; al presidente Fondazione Betania onlus, Antonio Biagio; al prefetto di Catanzaro, Giuseppina Di Rosa; al subcommissario per Piano di rientro sanitario della Regione Calabria, Luciano Pezzi; al Subcommissario per Piano di rientro sanitario della Regione Calabria, Giuseppe Navarria al Presidente III Commissione Consiliare Consiglio Regionale Regione Calabria, Nazareno Salerno; e al direttore generale Dipartimento 13 Tutela della Salute e Politiche Sanitarie, Antonio Orlando. Invitano gli organi sopra elencati “ad annullare e comunque sospendere ogni determinazione che possa ledere il diritto dei propri rappresentati” e a “consentire, comunque, ai legali rappresentanti (esercenti la potestà, tutori, amministratori di sostegno) delle persone, legalmente incapaci, interdetti e/o inabilitati ricoverati presso le strutture di Fondazione Betania Onlus interessate dal potenziale procedimento di loro trasferimento in altre strutture di poter partecipare al procedimento amministrativo relativo alle predette persone incapaci”. Diffidano, sempre i soggetti su indicati, a “porre in essere qualsiasi ulteriore determinazione mirata al trasferimento dei propri rappresentati dalle strutture di Fondazione Betania Onlus verso altre strutture, con riserva di ogni tutela, azione e ragione anche in sede giudiziaria”. E, infine, chiedono di esercitare il diritto di accesso al procedimento amministrativo finalizzato al trasferimento "coatto" dei nostri rappresentati, ivi compresi i documenti attestanti il consenso "informato" preventivamente acquisito onde procedere alle visite straordinarie, che sarebbero state effettuate sugli stessi pazienti, nonché tutte le determinazioni assunte”.

Di seguito la lettera nella sua interezza:

Ill.mo Signor Presidente Regione Calabria
On.le Giuseppe Scopelliti
Palazzo Alemanni
88100 CATANZARO

Ill.mo Signor Commissario
per Piano di Rientro Sanitario della Regione Calabria
On.le Giuseppe Scopelliti
Palazzo Alemanni
88100 CATANZARO

Ill.mo Commissario Straordinario
Azienda Ospedaliera Provinciale di Catanzaro
Dott Gennaro Mancuso
Via Vinicio Cortese
88100 CATANZARO

Ill.mo Signor Presidente
Fondazione Betania ONLUS
Via Molise, 21
88100 CATANZARO

E. p.c.
Ill.mo Signor Prefetto di Catanzaro
S.E. Dott.ssa Giuseppina Di Rosa
Piazza Prefettura
88100 CATANZARO

Ill.mo Signor Subcommissario per Piano di Rientro Sanitario della Regione Calabria
Gen.le Luciano Pezzi
Via Buccarelli 30
88100 CATANZARO

Ill.mo Signor Subcommissario per Piano di Rientro Sanitario della Regione Calabria
Avv Giuseppe Navarria
Via Buccarelli 30
88100 CATANZARO

Ill.mo Signor Presidente III Commissione Consiliare Consiglio Regionale Regione Calabria
Dott. Nazareno Salerno
Palazzo Campanella
89100 REGGIO CALABRIA

Ill.mo Dir. Generale Dipartimento 13 Tutela della Salute e Politiche Sanitarie
Dott. Antonio Orlando
Via Buccarelli 30
88100 CATANZARO

Il Comitato delle famiglie, dei Tutori, degli Amministratori di sostegno dei disabili ricoverati presso Fondazione Betania Onlus, nella persona del loro portavoce Avv. Alessandro Migliaccio, con Studio in Catanzaro alla Via della Stazione n.87, e il CODACONS Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e Consumatori, in persona dell'avv. Francesco di Lieto, quale vice-presidente nazionale dell'associazione e, per la carica legale rappresentante, domiciliato in Catanzaro al Corso Mazzini n.164 premesso che:
• sono venuti a conoscenza da parte di Fondazione Betania Onlus, che l’ASP di Catanzaro, su richiesta del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria ha effettuato, nei giorni scorsi, una rivalutazione straordinaria dei propri rappresentati, ai fini del loro trasferimento dalle strutture di Fondazione Betania Onlus;
• ciò è avvenuto senza alcuna formale comunicazione dell’avvio del procedimento e comunque in totale violazione del diritto dei nostri rappresentati - in gran parte interdetti, inabilitati e in genere situazioni precarie di salute – alla partecipazione dell’iter burocratico ai sensi della legge 241/1990;
• gravissime appaiono appalesarsi le determinazioni della Regione Calabria, che ha disposto accertamenti medici straordinari nei confronti di persone spesso totalmente incapaci di intendere e volere, senza nemmeno richiedere,al fine di quelle visite, il consenso informato da parte degli stessi disabili, dei loro familiari e comunque degli esercenti la loro legale potestà o tutela;
• altrettanto grave è che quelle visite siano capaci di incidere profondamente sui diritti di quelle persone che non sono giuridicamente capaci di autodeterminarsi ad avviso degli istanti, nemmeno attraverso i loro legali rappresentanti, dacché la determinazione in ordine al loro trasferimento da Fondazione Betania Onlus, d’essere preventivamente sottoposta, all’esame dell’Ufficio del Giudice tutelare del Tribunale di Catanzaro territorialmente competente;
• il trasferimento delle persone da noi rappresentate, da Fondazione Betania Onlus (sincerata più che positivamente, per il servizio reso negli anni in favore dei nostri assistiti, dall’ASP provinciale e dalla stessa Regione Calabria) per destinazioni al momento sconosciute rappresenta, quantomeno, un modo per NON garantire ai nostri cari la “libera scelta della struttura pubblica o privata accreditata per servizi e prestazioni finalizzati a garantire la esigibilità del livello di intensità individuato e riportato nel Piano di assistenza individuale“ per come previsto anche dal vigente Regolamento regionale;
• è ferma intenzione degli istanti tutelare i diritti dei loro rappresentati, garantiti, in ogni caso, dalla Costituzione e dalla legislazione nazionale e regionale vigente. Tanto premesso il Comitato delle Famiglie, dei Tutori e degli Amministratori di sostegno dei disabili ricoverati presso Fondazione Betania Onlus ed il CODACONS
INVITANO
1. La Regione Calabria in persona del Suo Presidente legale rappresentante On.le Giuseppe Scopelliti;
2. Il Commissario Straordinario per il Piano di rientro Sanitario della Calabria nella persona del Presidente della Regione Calabria, On.le Guseppe Scopelliti ;
3. Il Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro dott Gennaro Mancuso;
• ad annullare e comunque sospendere ogni determinazione che possa, per i motivi sopra esposti, ledere il diritto dei propri rappresentati;
• a consentire, comunque, ai legali rappresentanti (esercenti la potestà, tutori, amministratori di sostegno) delle persone, legalmente incapaci, interdetti e/o inabilitati ricoverati presso le strutture di Fondazione Betania Onlus interessate dal potenziale procedimento di loro trasferimento in altre strutture di poter partecipare al procedimento amministrativo relativo alle predette persone incapaci.
Nel contempo
DIFFIDANO
1. La Regione Calabria in persona del Suo Presidente legale rappresentante On.le Giuseppe Scopelliti;
2. Il Commissario Straordinario per il Piano di rientro Sanitario della Calabria nella persona del Presidente della Regione Calabria, On.le Guseppe ;
3. Il Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro dott Gennaro Mancuso;
4. La Fondazione Betania Onlus in persona del Suo Presidente Sac. Amato Biagio;
Dal porre in essere qualsiasi ulteriore determinazione mirata al trasferimento dei propri rappresentati dalle strutture di Fondazione Betania Onlus verso altre strutture, con riserva di ogni tutela, azione e ragione anche in sede giudiziaria. Ad ogni buon conto e per poter compiutamente tutelare i diritti dei nostri assistiti, ai sensi e per gli effetti di cui alla legge n.241/90,
si CHIEDE
di esercitare il diritto di accesso al procedimento amministrativo finalizzato al trasferimento "coatto" dei nostri rappresentati, ivi compresi i documenti attestanti il consenso "informato" preventivamente acquisito onde procedere alle visite straordinarie, che sarebbero state effettuate sugli stessi pazienti, nonché tutte le determinazioni assunte.

Per il Comitato delle famiglie dei Tutori, degli Amministratori di sostegno
dei disabili ricoverati presso Fondazione Betania Onlus
( Avv Alessandro Migliaccio )

Per Il CODACONS
( Avv Francesco Di Lieto )

27 ottobre 2010

La Calabria è prima. Per i morti di malasanità

Vignetta a cura del blogger Da story

Negli ospedali calabresi si entra da vivi e si esce da morti. Chiaramente un’esagerazione. Che enfatizza, però, un dato incontrovertibile. Si muore di più. Molto di più che nelle altre regioni italiane.
Nella classifica stilata dalla Commissione parlamentare sugli errori sanitari la Calabria è prima. 64 casi di malasanità (di cui 50 i decessi) su un totale di 242 in poco più di un anno. Se si rapportano i dati alla popolazione residente c’è da rabbrividire. I numeri si moltiplicano. La Calabria conta solo 2 milioni di cittadini. In Lombardia, che di cittadini ne ha più di nove, i casi sono “solo” 15. Questo vuole dire che in Calabria si muore dieci volte tanto che nel Nord. Di più. Se la Calabria avesse avuto tanti abitanti quanti ne ha la Lombardia, per esempio, i casi sarebbe stati 320, e 250 i decessi, suppergiù. Solo per dare l’idea.
Numeri che non sono un’opinione.

19 ottobre 2010

Solo codice "giallo" per il piccolo Baltov. 24 gli indagati per omicidio colposo

 
Baltov Dimitrov Zdravko 

Con il "codice giallo" è stato valutato all’ingresso del Pronto soccorso del Pugliese Ciaccio e con il codice giallo ne è uscito. Insieme ad un foglio di via che invitava i familiari a tornare di nuovo qualora il ragazzino avesse avuto gli stessi disturbi. E dei vivi consigli a mangiare frutta e verdura. Probabilmente perché sospettavano una forte indigestione allo stomaco, quale causa dei dolori lancinanti all’addome. E, invece, poi è morto. Nell’arco di nemmeno 24ore dal primo soccorso, quando era stato accompagnato in ambulanza dalla scuola, si è ripresentato ancora in ospedale insieme alla madre Nadezhda, di origine bulgara, e al compagno di lei, Antonio Garrapetta. Intervento chirurgico alle ore 17 del 15 ottobre. E poi il decesso la mattina presto del giorno successivo.
E così dovranno rispondere per il reato di omicidio colposo nei confronti di Baltov Dimitrov Zdravko, un bambino di 13 anni appena compiuti, ventiquattro persone del nosocomio del capoluogo: sedici medici e otto infermieri. Mezzo ospedale, insomma. Lo ha disposto il magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Alberto Cianfarini. Il dott. Maurizio Marini Mirante; dott.ssa Maria Conetta Costantino; dott. Stellario Capillo, dott. Eugenio Celia Magno, dott.ssa Marisa Gigliotti, (da identificare, nda); dott. Aurelio Mazzei; dott. Giuseppe Stranieri; dott. Domenico Salerno; dott. Antonio Cantaffa; dott. Giannantonio Manasia; dott. Antonio Sergi, dott. Anselmo Galasso; dott. Vincenzo Tortorella, dott. Giuseppe Serafino; dott.ssa Maria Laura Guzzo; dott. Maria Conetta Zinzi; inf. Venanzio Ciampa, inf. Luigi Corticelli; inf. Adele Racco; inf. Salvatore Olivadese, inf. Emanuele Scerbo, inf. Giuseppe Muraca, inf. Mario Angotti, inf. Antonio Loprete. Tutti difesi d’ufficio dall’avvocato Francesco Ansani, del foro di Catanzaro.

Non è bastato, dunque, il comunicato diramato dall’Azienda ospedaliera domenica sera, che palesava la “non prevedibilità” della patologia, a convincere il magistrato della bontà dell’operato del personale sanitario. La Procura vuole vederci chiaro intorno a questa morte assurda. Assistito con il codice giallo (che indica i malati che non sono in pericolo di vita, ndb) dimesso perché “migliorato”, secondo il riscontro della commissione ospedaliera, e poi deceduto dopo un tentativo in extremis di salvarlo. Troppi i lati oscuri che vanno accertati. Rischiano da sei mesi a cinque anni di carcere.
Intanto oggi pomeriggio sul corpo del piccolo Baltov verrà effettuato l’esame autoptico. Il magistrato ha incaricato il medico legale Giulio Di Mizio, dell’Università "Magna Graecia" di Catanzaro.
Verità e giustizia è quanto chiedono i familiari. “Perché se sono stati commessi degli errori non si ripetano più”.

18 ottobre 2010

"Baltov era migliorato". Il Pugliese si difende

Baltov Dimitrov Zdravko Da story
Le condizioni del ragazzo "erano migliorate” e la patologia di cui soffriva “non era prevedibile”. Queste la versione dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro in merito al decesso di Baltov Zdravko, avvenuto sabato scorso dopo che lo stesso era stato dimesso il giovedi precedente. “Come donna e madre – si legge in un comunicato diramato dall’Azienda - il commissario Rizzo esprime vicinanza ai familiari del piccolo per la sua tragica scomparsa; in qualità di manager, nella stessa serata di ieri, acquisita la notizia, ha costituito immediatamente una Commissione per l’accertamento dei fatti, invitandola a formulare le proprie conclusioni già nella successiva mattinata di oggi. La Commissione, costituita dal direttore sanitario di Presidio, Nicola Pelle, dal direttore del Dipartimento di Emergenza, Mario Verre, dal direttore facente funzioni dell’Unità operativa di Chirurgia, Alfredo Cosentini, dal risk manager aziendale, Giuseppe Leone, dal medico legale Piercarlo Rizzi ha presentato le sue conclusioni”.
Mantenuto in osservazione per circa sette ore il 14 ottobre per dei forti dolori addominali, veniva sottoposto a visite specialistiche nel reparto di Chirurgia pediatrica e in Pediatria. “Il ragazzo presentava – spiega il medico legale - gli esiti di pregresso intervento di esofagogastroplastica cui era stato sottoposto all’età di due anni, a seguito di ingestione di caustici. In esito alla terapia praticata, le condizioni del ragazzo miglioravano, al punto da consentire, alle 18.59, la dimissione, con esplicita raccomandazione verbale, anche scritta sul foglio consegnato all’accompagnatore, di riportare il ragazzo in ospedale, in caso di ricomparsa della sintomatologia”. La patologia, dunque, non era prevedibile, eppure l’ospedale lo ha dimesso perché le condizioni generali del piccolo sarebbero migliorate. A distanza di 24ore, infatti, Baltov avvertiva gli stessi sintomi. Riportato in ospedale i medici accertavano il ricorrere di un “infarto intestinale esteso e perforazione ileale in paziente con esiti di pregresso intervento di sostituzione esofagea con trasposizione gastrica”. Trasporto in Rianimazione, intervento chirurgico e decesso alle ore sette e mezza del mattino di sabato 16 ottobre.
L’ultima parola su questo presunto caso di malasanità la dirà la perizia, richiesta dalla Magistratura che ha aperto un’inchiesta. Solo allora si saprà se il nosocomio di Catanzaro ha fatto tutto il possibile per salvare la vita del piccolo Baltov, che è vero che ha ingerito coda caustica all’età di due anni, ma che fino al giovedi scorso ha condotto un’esistenza normale, come tutti gli altri della sua età. Frequentava la prima classe della scuola primaria di secondo grado dell’Istituto scolastico di Sellia Marina.

16 ottobre 2010

Muore a 13 anni in ospedale. La Procura apre un'inchiesta

Il cartello che indica l'Obitorio del Pugliese Ciaccio Da story

Baltov Zdravko, un ragazzino di soli 13 anni di origini bulgare, ma residente a Sellia Marina insieme alla famiglia, è deceduto questa mattina all’ospedale Pugliese Ciaccio. La Procura di Catanzaro ha aperto un’inchiesta. Sequestrata la cartella clinica e disposta l’autopsia, che sarà effettuata nelle prossime ore nell’obitorio dello stesso nosocomio del capoluogo. Trasportato d’urgenza ieri sera per dei dolori all’intestino i medici hanno fatto di tutto per salvargli la vita. Fino al tragico epilogo alle ore sette di oggi.
I genitori hanno presentato una denuncia ai carabinieri, che hanno subito trasmesso al Palazzo di Giustizia, per fare chiarezza intorno alla morte del loro unico figlio. Baltov, infatti, si era sentito male due giorni prima a scuola (frequentava il primo anno della scuola media dell’istituto di Sellia Marina) sempre per i medesimi disturbi. Accompagnato con l’autoambulanza all’ospedale sarebbe stato poi dimesso la sera stessa dopo alcuni accertamenti. Nulla lasciava presagire il peggio.
Una perforazione dell’intestino fulminante, sarebbe stata questa la causa del decesso. Tuttavia sarà l’autopsia a stabilire l’esatta complicazione medica che lo hanno portato alla morte.
Presunto caso di malasanità? I dubbi ci sono tutti.

1 settembre 2010

Medici senza frontiere

La ricevuta fiscale rilasciata dalla Guardia medica a un disabile Da story

A Sellia Marina, alla Guardia medica di Sellia Marina, i medici sono senza frontiere. Visitano tutti, bambini, adulti, anziani, diversamente abili, turisti e turisti stranieri. L’unica frontiera è data dal confine calabro. Chi sta di là deve sborsare 15 euro. Con tanto di ricevuta fiscale se richiesta, insistentemente richiesta.
Roberto (il nome è di fantasia) si reca insieme ai suoi genitori alla guardia medica della cittadina ionica. Soffre della sindrome di Down fin dalla nascita. È evidente. Ma è un tipo simpatico. Abbraccia tutti quelli che lo salutano. Ha mal di gola. E fa fatica a respirare. Un giorno di mare e già l’influenza si sarà preso. Bussano e qualcuno li invita ad entrare. La dottoressa è brava. Sa il fatto suo. Qualche antibiotico e passerà tutto, rassicura la mamma, un po’ più apprensiva del marito. Nel frattempo la segretaria del chirurgo segna sul librone della scrivania la prestazione effettuata. E poi chiedono: “Quindici euro!”. Né uno in più e né uno in meno. La tariffa è la tariffa. C’è scritto anche fuori. Al che i signori, che vivono nel nord Italia e vengono ogni anno a Sellia Marina per le vacanze, chiedono una ricevuta fiscale per la detrazione dalle tasse. Temporeggiano, ma date le insistenze dei “turisti” si convincono. Eccola: bianca e blu, come quelle delle vendite all’ingrosso. All’interno nessun riferimento al servizio della Guardia medica. Solo del medico che ha eseguito la “prestazione medica professionale quale visita ambulatoriale”. Fuori, in effetti, c’è un avviso che spiega tutto. Ed è firmato dal responsabile delle Unità operativa cure primarie, dottoressa Ivana Immacolato. L’oggetto è indicativo: “Assistenza ai turisti”. Ed è rivolto a tutti i medici, anche a quelli della “Continuità assistenziale”. E ai sensi del vigente contratto ACN-MMG (accordo collettivo nazionale e medici di medicina generale) viene stabilito che “l’assistenza ai turisti sarà svolta presso gli studi medici di assistenza primaria, nei giorni feriali e nelle ore diurne, nonché presso tutte le postazioni di continuità assistenziale nelle ore notturne, prefestive e festive”. E che – la cosa più importante – “le visite effettuate a favore dei turisti, se non residenti nel territorio degli ambiti di riferimento aziendale, sono compensate direttamente dall’assistito con le tariffe onnicomprensive previste dagli ACN di MMG e PLS”. Questo vale anche per i “turisti stranieri”, al di là della frontiera italiana. Il confino, quindi, è dato solo da quello calabro. Si dà il caso, però, che ai sensi, sempre di questi accordi tra medici, nessun riferimento nella ricevuta in oggetto viene fatto della Guardia medica, cioè della “postazione di continuità assistenziale” dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, dove è stata fisicamente eseguita la prestazione. E’ come se il medico avesse visitato nel suo studio personale, non in una struttura pubblica. Ma vi è di più. Sempre secondo gli ACN dei MMG il medico avrebbe dovuto stilare un complesso modello, denominato “M”, “al fine di assicurare la continuità assistenziale in capo al medico di libera scelta”, comma 8 dell’articolo 67. Questa norma, il dirigente Immacolato non l’ha citata. Ma neanche la dottoressa in servizio lo ha compilato. Eh già, per farlo avrebbe dovuto scrivere che era in servizio presso una struttura pubblica. Un’altra annotazione: ma i diversamente abili non godono della gratuità di ogni assistenza? Forse fuori dal confino calabro. Forse sì.

6 marzo 2010

La Fondazione Campanella allo sbaraglio

Vignetta a cura del blogger

Bruno Calvetta, ex direttore amministrativo dell’Istituto Tumori di Milano, ha rinunciato all’incarico di presidente della Fondazione Campanella, propostogli con tanto di decreto dal presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero, in sostituzione di Anselmo Torchia, che ha lasciato per buttarsi, lui, proveniente dall'attività forense, nella mischia politica delle prossime elezioni regionali tra le file dell’Udc. Quasi contemporaneamente gli Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri hanno impugnato davanti alla Consulta per illegittimità costituzionale la legge numero 48 del 2009 della Regione Calabria che ha prorogato di altri dodici mesi, fino al 31 dicembre 2010, il termine ultimo per il suo riconoscimento in Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
La Suprema Corte dovrà pronunciarsi anche in merito alla legge, modificata dal Consiglio presieduto da Loiero nel dicembre scorso, numero 11 del 2009 sul “Piano di rientro delle spese sanitarie”, già impugnata precedentemente dal Governo, laddove il termine, entro il quale la Fondazione sarebbe dovuta essere riconosciuta Irccs, era stato fissato al 31 dicembre 2009 e, in caso contrario, ne disponeva il recesso con la contestuale nomina di un commissario liquidatore con il compito di trasbordare il personale medico e sanitario presso l’Azienda ospedaliera Mater Domini. Il Governo, in riferimento a questa legge, ne palesava l’incostituzionalità in quanto il rapporto di lavoro di diritto privato, al quale è sottoposto il personale della Fondazione, venendo trasferito in un’azienda pubblica, avrebbe comportatomaggiori oneri per la finanza pubblica, non quantificati e privi di copertura, in violazione dell'art. 81 Cost.”. Non solo, ma avrebbe consentito “l'accesso all'impiego pubblico in assenza di pubblico concorso in violazione dei principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, nonché del principio del pubblico concorso, di cui agli artt. 3, 51 e 97 Cost.”.
Non vi è dubbio che il prossimo governo regionale, subito dopo le elezioni, tra le prime cose da risolvere si troverà sul banco la questione: “Campanella”. Una vera e propria gatta da pelare non solo perché orfana di mamma (la legge) e di papà (il presidente) ma anche per il danno erariale palesato dalla Corte dei Conti, che si aggira sui novanta milioni di euro. Sia per Giuseppe Scopelliti, candidato a presidente della Calabria e sostenuto dal Pdl, sia per Pippo Callipo, sostenuto dall’Idv, che per Agazio Loiero, governatore uscente e accanito sostenitore della “finchè la barca va lasciala andare”.
Se per il Re del tonno le idee appaiono chiare sul da farsi grazie a Marisa Palasciano, sindacalista della Cgil Reparto sanità, candidata al suo fianco, che ne ha sempre denunciato il clientelismo e lo sperpero dei soldi pubblici, per gli altri due si tratta di un terno all’otto. Scopelliti, che seppur sembra non avesse mai approvato l’opportunità di tenere in piedi un “mostro giuridico”, così come bollato dalla Commissione Serra-Riccio, vanta tra i suoi sostenitori proprio il presidente uscente, Anselmo Torchia. Per Loiero, infine, sarebbe un riprendersi una barca, sempre più malconcia, per la quale potrebbe sancire un altro ticket. Questa volta, a differenza di quello sul rientro della spesa sanitaria, potrebbe aguzzare l’ingegno della fantasia politica con un nome che non lascerebbe dubbi sul suo inderogabile, nonché lungimirante, obiettivo: Scs, che sta per: “Suona la Campanella della Sanità” ripristinando la tanto odiata Ici sulla prima casa. Magari omaggiando i cittadini calabresi di una campanella di carta ad ogni versamento. Che non potrà suonare perché di carta ma che andrà bene lo stesso perché l’importante sarà - come, d’altronde, lo è sempre stata la Sanità calabrese - apparire non essere.