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10 giugno 2015

Cerva saluta il suo Augusto

L'ultimo saluto ad Augusto Canino

di Enzo Bubbo*

L’orologio non ha ancora scavalcato le ore sedici di Martedì 9 Giugno 2015: un giorno come tanti finché un particolare, un dettaglio, una sensazione non raccontano che è un giorno diverso dagli altri. Segni premonitori inequivocabili di una storia triste si susseguono uno dopo l’altro: un fiume di gente, necrologi  con belle parole, un silenzio assordante, un feretro portato a spalla dagli amici. C’è un lutto. Saracinesche serrate, macchine parcheggiate: un paese si ferma e riflette. 

5 giugno 2015

Ritrovato il corpo senza vita di Augusto Canino a Monaco. Intervenne in soccorso di un amico

Augusto Canino

E’ intervenuto nella rissa per soccorrere un suo collega di lavoro, Alessio, un ragazzo sardo di 29 anni. Con un tutore alla spalla non si è tirato indietro. Ma non ha avuto la meglio. Il tedesco avrebbe buttato anche lui giù dal ponte che sovrasta il fiume Lech della città di Füssen nei pressi di Monaco di Baviera. È morto così, Augusto Canino, a soli 33 anni, originario di Cerva (CZ) e in Germania per motivi di lavoro. Il suo corpo è stato rinvenuto pochi giorni fa. Non più riconoscibile, è stato necessario identificarlo con il Dna. Mentre Alessio si è salvato, nonostante la temperatura dell’acqua fosse meno quattro gradi. Era la notte tra il 22 e il 23 aprile scorsi.

8 settembre 2010

www.trasparenzacercasi.medioionio

Da story

Su quello di Andali c’è una sezione dedicata a ciò che “Dicono di noi”. Basta cliccare e si possono sfogliare gli ultimi comunicati inviati dal Comune ai giornali. Un pezzo sui primi 365 giorni del sindaco, Giuseppe Costantini. Uno sulla copertura adsl, un altro sulla tassa degli Rsu abbassata dal gran lavoro della maggioranza. E così via. Se poi si vuole andare a leggere le delibere della giunta con la manina del mouse si arriva all’Albo pretorio on line. L’adsl sarà servita qualcosa, uno pensa. E, invece, con stupore, ci si deve accontentare dell’elenco fino a 31 dicembre 2008, senza download. Chiaramente, sarebbe troppo. Tuttavia, c’è quel che dicono di noi. “La sezione 'Dicono di noi' raccoglie gli articoli che i giornali locali dedicano alle iniziative della nostra Amministrazione, così da avere un punto di vista più distante, quindi più imparziale, sulla nostra attività”, spiega il sottotitolo della rubrica. Imparziale, sic!
Anche su quello di Belcastro c’è l’Albo pretorio. Il link c’è. La scritta ipertestuale che dovrebbe rimandare alla lettura. Ma degli atti, delle delibere degli organi amministrativi, manco a parlarne. In compenso c’è una dettagliata pagina biografica dedicata al primo cittadino, Ivan Ciacci, con tanto di opere realizzate. A Cerva hanno fatto di più. Hanno inserito la rubrica: Retribuzione dirigenti e segretario comunale. C’è la voce e basta. Cioè, in sostanza non c’è nessun dato. Meritevole, comunque, l’idea.
Quello di Zagarise è fermo a metà. C’è qualche accenno agli atti. Ma, in realtà, non ci sono. La pagina quando si clicca diventa bianca. Si saranno dimenticati di metterli gli atti. Di tutti, però. C’è un menù a tendina che sembra quello della Regione Calabria. Tanto fumo e niente arrosto.
Quello di Soveria Simeri è ricchissimo di notizie storiche e di fotografie panoramiche. Nella fretta ne hanno infilato una che ritrae la spiaggia. Questa, al contrario dei precedenti, è vera solo sul web. Soveria Simeri non è bagnato dal mare. E’ una certezza. Nota positiva: i bandi indetti del Comune. Negativa: le delibere dove sono? Come sopra.
Botricello è un po’ come Andali. Anziché mettere la sezione su ciò che Dicono di noi hanno inserito la rubrica: Avvisi vari. Dove trova spazio solo la voce della maggioranza. Le delibere sono ferme a quel dì! Al 2008. Solo del Consiglio, e neanche tutte. L’elenco. Come se da un elenco un cittadino potesse risalire a quello che realmente i consiglieri hanno disposto!
Il sito di Simeri Crichi è in aspettativa. La pagina sulle delibere dell’Amministrazione, avvisa il web, è “in allestimento”. Da qualche anno. Meglio che lasciarla totalmente bianca, avranno pensato. Almeno uno sa che la stanno allestendo. Gli trasmettono fiducia. Basta aspettare.
Cropani. Qui hanno avuto la creanza di non inserire nessuna cosa detta da altri. Le delibere? Sì, ci sono, ma non tutte. Quelle che non si vogliono far leggere hanno solo il titolo e il numero. L’errore del download è il numero 404: pagina non esistente e/o non è stata trovata. Fa lo stesso.
Sellia Marina. Senz’altro il sito istituzionale più visitato. Non solo per la tipica bellezza selliese nell’home page. Soprattutto per il forte interesse dei cittadini nel venire a conoscenza delle decisioni che si prendono nel Palazzo. Vi hanno inserito sia le delibere amministrative che le determine del personale dirigenziale. Manca un motore di ricerca. Non dovrebbe costare molto.
Infine, Petronà. Il modello del sito è identico a quello di Belcastro, Cerva e Andali. Solo le template, però. Perché gli atti del Comune non mancano. Qui la trasparenza amministrativa è di casa.

NB: se vuoi visitare i siti istituzionali dei Comuni citati leggi il post con la manina del mouse, ti guiderà nel viaggio interinale.

17 gennaio 2009

L’erba e Dio nella filosofia di Swami Atmananda


Probabilmente è la canapa che lo divide dal resto del mondo. Quella “canapa” che lui considera “benevola”, “perché non fa male”, e "celebrativa” perché “dà quella spintarella verso la conoscenza di sé, e di sé insieme al mondo e a Dio”, così dice. Probabilmente, perché oltre ai carabinieri che lo accusano di detenzione e spaccio di stupefacenti, avendolo trovato in possesso di 41 grammi di hascisc, di 1 di marijuana e 870 semi di canapa indiana lo scorso 24 agosto, vi sarebbe anche padre Raphael, quello che gli ha dato una mano nella sua personale ricerca spirituale, a metà fra Rivelazione cristiana e Upanisad indiani (scritti esoterici della filosofia Veda), a prendergli le distanze dopo aver capito la sua predilezione per i paradisi artificiali. Ma vi sarebbero anche quelli che “lo hanno tradito”. Cioè quelli che, sentendosi protetti dal suo carisma tutto “erba e meditazione” agli occhi dei più, avrebbero approfittato di lui piantando nei pressi della sua abitazione marijuana a iosa e, che una volta sbocciata, sono andati con i sacchi per portarsela a casa. Lasciandolo di nuovo solo. Ma lui solo c’era già. Avrebbe, invece, preferito continuare la “meditazione giornaliera” insieme a loro. Ma loro, chiaramente, avevano altri progetti. “Quando c’era don Mimmo Leonetti (ex parroco di Cerva ndr) – raccontano i più informati – lui era in una botte di ferro perché lo proteggeva, cercando di stargli vicino nella sua meditazione, allontanandolo dalle persone senza scrupoli che tentavano di circuirlo. Ora che se n’è andato, è in balia di se stesso, e soprattutto di quelli che vogliono abusare della sua particolare condizione, o di quelli, addirittura, che vogliono liberarsi di lui per prendergli via la casa”. Il suo casolare, infatti, dove ha iniziato a vivere fin dal 1983, prima era senza il tetto. Il proprietario della zona gli concesse di abitarvi. E con l’aiuto di un certo Fratel Carlo Carletto, figura storica indiscussa del cattolicesimo del secondo dopoguerra italiano, l’ha resa più ospitale, anche se, tutt’ora, è senza acqua e luce. Ma è un “castello” sul piano dell’estetica pura, si gode un panorama impareggiabile, che scende dai crinali di Andali e Cropani fino al golfo di Squillace dove sorge il sole. Nei pressi vi è anche una sorgente del fiume Crocchio. Una leccornia per palati raffinati, ora che va di moda il turismo no global, prezioso e raro, e lontano dai pacchetti vacanza tutto compreso. E anche per chi, questi palati, vuole assecondare. Ma lui Piero Bucciotti, riconosciuto “maestro” dal monaco inglese Bede Griffiths, uno dei fondatori del asrham hindu-cristiano in India, e come tale non più Piero, ma Svami Atmananda, non si cura di queste cose, se non della sua “libertà”. Per questa sua ovvia considerazione di ogni uomo sufficientemente attento alla sua vita, lui ha due episodi da raccontare. Il primo si è verificato in una caverna sulle montagne dell’Himalaya dove si era rifugiato negli anni settanta per vivere da solo, come richiedeva la tradizione eremitica che stava seguendo. Allora lo presero quelli della polizia del governo centrale di New Dheli, (“con delle catene grosse così - ricorda indicandone la grandezza con le mani - Altro che quelle dei carabinieri della compagnia di Sellia Marina!”) e lo portarono in prigione perché pensavano fosse un malvivente o una spia. “Lì io dissi che se mi toglievano la libertà mi toglievano la vita. Non mi diedero subito credito, allora restai quattro giorni senza mangiare e né bere. All’ultimo mi liberarono perché avevano compreso la mia natura, realmente pacifica. E mi festeggiarono pure”. Il secondo è stato l’anno scorso nelle aule del tribunale di Catanzaro. Accusato, sempre dai carabinieri, di detenzione e spaccio di stupefacenti, al suo avvocato d’ufficio scrisse (perché in quel periodo praticava la muna, cioè non parlava per “attuare il potere senza forma”, spiega in un linguaggio ieratico che ha la pretesa di trascendere quello quotidiano) la stessa cosa. Il suo legale scosse la testa e si avvicinò al giudice per rinunciare all’incarico. “La mia deontologia non me lo permette”, così si è giustificato il difensore dei diritti dello Stato italiano, rammenta l’allora silente maestro.
Piero Bucciotti è un libro vivente.
Originario di Orvieto, a vent’anni esatti è andato a Parigi per combattere con gli studenti durante il ’68. “Ci andai in autostop – racconta – come gli scrittori della beat generation della letteratura americana”. Ha praticato la boxe durante la gioventù, per poi abbandonarla in nome della non violenza. Ha esercitato il romitaggio in Abruzzo, in Sicilia, in Israele, nell’Himalaya, e in Calabria. Lo spartiacque ai capitoli più importanti della sua vita, però, glielo ha dato don Lorenzo Milani. Che lui ha conosciuto quando stava per andare a Parigi per unirsi alla battaglia dei 68ini.
La sua vita, dopo don Milani
Il prete di Barbiana lo smaschera subito del suo falso pacifismo. Ma non gli da molto peso. Finché un giorno, verso la fine del 1969, leggendo un articolo sulla sua morte ha un malore. Sviene. E quando si riprende decide che era l’ “Essere”, la sua guida, la voce che doveva cercare. Si rifugia al monastero della Tappa delle Fontane a Roma. Entra nell’ordine dei Camaldoli e conosce padre Raphael e padre Bede Griffits. Viene in contatto con il neo panteismo religioso contemporaneo: il Vedanta non-Duale. Che è anche un principio filosofico occidentale, quello parmenideo, arricchito dalla lunga meditazione esistenziale per scacciare il contingente del mondo in divenire. Nei giorni nostri si propone il dialogo e la comunicazione con le altre religioni liberando l’uomo dall’intolleranza. Si rifugia in una caverna dell’Himalaya. E dopo i fatti delle catene e della libertà fa ritorno in Italia. Qui conosce l’eremo di Padre Giovanni Vennucci, e poi quello di fratel Carlo Carretto. Ritorna nuovamente in India. Prima però ha un incontro personale con padre Raphael. Propedeutico al conferimento della Samnyasa da parte di padre Bede. Dalle cui mani riceve il battesimo per la ricerca hindu-cristiana della Verità, completamente nudo nelle acque del fiume Tamil Nadu dell’India del Sud. Nel 1983 accetta l’invito di don Mimmo Leonetti di venire in Calabria. Inizia, per lui, un romitaggio silenzioso nell’ “Armonia Primigenia” della sua casa in località Colle di Andali nel territorio di Cerva. Padre Raphael lo aiuta a fare diventare la sua abitazione un centro spirituale di accoglienza. Poi qualcosa va storto. Litiga con il suo guru, e don Mimmo si trasferisce. Per lui inizia la vera sfida per la sua scelta, senza più protettori. Da solo con la sua libertà, e con la libertà di “ascoltare la voce dell’Essere” con l’aiuto dell’erba “benevola e celebrativa”.

Già pubblicato sul numero di settembre de L'OPINIONE


Ps
Nello scorso mese di dicembre il giudice lo ha scagionato da ogni accusa perchè il fatto "non sussiste"