9 settembre 2011
AAA avvocato cercasi
31 agosto 2011
Lettera da Zagarise
5 luglio 2011
I hate facebook

13 giugno 2011
Il “dietro le quinte” dei Bronzi di Riace Testimonial del Turismo

9 giugno 2011
Psicosi da tubo
A volte ritornano. I fantasmi, se uno non li riesce a sconfiggere, a volte ritornano. È il caso di un mega impianto di depurazione sulla costa ionica catanzarese, da Simeri Crichi a Isola Capo Rizzuto. Un fantasma variopinto. Una grande opera, costruita dalla Regione Calabria, iniziata e mai finita. Un gigantesco sperpero di denaro pubblico. Tanto grande che nessuno ne conosce le dimensioni. Ancora prima, molto prima, di Poseidone, l’inchiesta aperta dall’ex pm Luigi de Magistris sui finanziamenti destinati alla depurazione in Calabria. Soldi andati a finire chissà dove. Nessuno lo sa. Al momento gli indagati sono diventati imputati, ma si dichiarano innocenti come in ogni democrazia che si rispetti.
Il fantasma, dunque, è stato costruito sul finire del secolo scorso. Una tubazione chilometrica sotto l’arenile e resistente alle intemperie. A prova di acido, con il beneficio di ogni concepibile interpretazione. Ecco, è ritornato. Ha alzato la testa da sotto la sabbia in tutta la sua virulenza. Qualcuno, certo, lo avrà tagliato e dei cocci, di considerevoli dimensioni, stanno sguazzando in lungo e in largo per tutto il golfo di Squillace. Sembra un’anaconda tanto è spaventoso. Per primo è stato un giovane blogger a immortalarlo, Giovanni Cristiano. Poi è stata la volta di un avvocato, Piero Granata, segnalare il pericolo alle attività preposte, compresa l’Amministrazione comunale. Tutti silenti. Volevano che scomparisse così come si era fatto vivo. E, invece, niente. Stava sempre lì. Comodamente appollaiato sul bagnasciuga. Sono stati necessari un escavatore e una ruspa per rimuoverlo. “Il caso si è subito sgonfiato” , ha riassunto un giornalista, Enzo Lucà.
Ma davvero? Non avevano fatto i conti con il fantasma che di lì a poco si è fatto rivedere in località Sena, precisamente alla foce dello Scilotraco di Roca, al confine con il comune di Cropani. E poi a Ruggero. Qui, sotto mentite spoglie, ha creato il vuoto attorno a sé proprio davanti alle case con vista mare da urlo che ancora urlano, non più per il mare ma per la pericolosa anaconda. Insieme al fantasma, finalmente con un nome, la cacca. L’avrà fatta lo stesso serpente. Anche lui fa i bisogni.
E dire che l’Amministrazione comunale per la prima volta aveva rotto il silenzio sul sito istituzionale con un comunicato che non lasciava adito a dubbi o fraintendimenti: “Non avendo il tubo in questione mai trasportato materiale fognario, non si ritengono assolutamente attendibili le voci allarmistiche provenienti da vari canali che sono state diffuse negli ultimi giorni”. Non solo, ma che “mani amiche lo avevano aiutato" a posizionarsi “nel punto dal quale è stato recuperato con l'ausilio di due mezzi meccanici privati”. Aiutato, sic! E da mani amiche, ancora sic!
Cresce la psicosi da tubo. Qualcuno dice di averlo avvistato in alto mare. Qualcun altro giura di averlo visto scendere dal cielo e strisciare sull’arenile per un posto all’ombra. E non manca il solito allarmista che è convinto si aggiri per le vie di Sellia Marina in cerca di un bagno per approvvigionarsi di liquami fognari.
7 maggio 2011
Il candidato ideale calabrese
23 ottobre 2010
Il Conte di Sellia Marina. La vendetta contro Poste italiane
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Le Poste di Sellia Marina. Aggiornamenti a cura del blogger Da story Anticamente la Posta era una stazione per fermarsi e rifocillarsi. Un sito di transito per i viaggiatori, che si spostavano principalmente con i cavalli attraverso lunghe distanze. Con il tempo divenne luogo di corrispondenza e si trasformò nell’Ufficio delle Lettere sia tra i cittadini che tra i cittadini e lo Stato. Poi nacquero le Poste Italiane su tutto il territorio italiano. Anche per il Sud. E anche per Sellia Marina, in provincia di Catanzaro. Infine, fecero la loro comparsa le Poste Italiane senza postino. Queste cominciarono un periodo di prova proprio a Sellia Marina: obiettivo: vedere come va per insaccarsi i 400 milioni di euro dello Stato per le località più difficili da raggiungere, come Feudo, Calabricata, Ruggero, S. Vincenzo, e le altre, sempre della cittadina catanzarese, facendo a meno del postino e risparmiare così mille euro al mese. Che non sono niente, ma che, moltiplicati agli altri del resto d’Italia, sono un bel gruzzoletto. Aggiunti ai 400 verdoni, di cui sopra, le Poste Spa seppero come fare per arricchirsi sulle spalle dei poveri cristi. L’esperimento andò bene perché l’Enel tagliò la corrente elettrica, anche se i cittadini si erano scapicollati ad andare a quelle di Catanzaro Lido a pagare, ma in ritardo proprio perché non avevano ricevuto in tempo le bollette. La Telecom recise la linea telefonica, anche se i cittadini avevano pagato, però in regime di morosità. Le Banche festeggiarono con i capi della Spa perché dopo che i cittadini avevano chiesto i prestiti potevano prendergli le case, gli immobili e tutto ciò che avevano, a loro insaputa, proprio perché non rispondevano alle lettere minatorie, non avendole mai ricevute. La gente iniziò a protestare. Ma contro un muro di gomma. Una lobby invalicabile. L’esperimento riuscì e venne esteso su tutta la Penisola italiana. Un giorno capitò un fatto sconvolgente. Si trovavano tutti insieme, l’Enel, la Telecom, le Banche e le Poste in vacanza, in una rinomata località del mar Rosso. Champagne e belle donne su uno yacht di proprietà del presidente delle Poste. Un sole accecante e un panorama mozzafiato. Arrivò un tizio in barca. Disse di chiamarsi Sellia Marina. Sellia di nome e Marina di cognome. Spiegò loro che li seguiva da un bel po’. E che aveva prosciugato tutti i loro conti bancari. E che avrebbero potuto continuare a vivere solo con un’altra identità. Quella di postino. Uno per ogni località irraggiungibile di Sellia Marina, Feudo, Ruggero, S. Vincenzo e Finocchiaro. E che erano solo liberi di scegliere la destinazione. “Secondo le vostre esigenze”, dichiarò in tono confidenziale ma autoritario. Si innervosirono. Un sudore freddo gli scendeva giù per il naso. Telefonarono con i cellulari satellitari le loro segretarie. Nessuna li riconobbe più. E nemmeno i familiari. Erano già morti da un pezzo. L'estraneo era riuscito a manomettere i server centrali e periferici di tutte le loro ricchezze e anche della loro vita privata. Le ragazze, prese dal panico, si buttarono in mare. E anche il conducente del panfilo. Non avevano scelta. Saltarono sull’imbarcazione di Sellia Marina e accettarono le condizioni dettate dallo sconosciuto. Fecero il periplo dell’Africa. Navigarono per il mar Mediterraneo fino al golfo di Squillace. Qui ormeggiarono davanti al Radar della Loran C Station a Ruggero. E conclusero la trattativa. Il presidente delle Banche rimase lì. Quello dell’Enel preferì Feudo. Quello della Telecom S. Vincenzo. Mentre quello delle Poste, che era un appassionato di botanica, scelse Finocchiaro. Una cosa, però, non si capacitavano: dove si trovavano esattamente. Lo chiesero vivamente al loro accompagnatore. E quando questi gli confessò il suo vero nome: il Conte di Montecristo, annuirono meravigliati. Associandolo a Sellia Marina, luogo del primo esperimento, compresero finalmente il contrappasso a cui erano stati destinati. |
22 ottobre 2010
Elton John a Catanzaro. Solo 10 euri i soldi "vivi" del biglietto
Elton John sul ponte di Catanzaro, un sogno che può diventare realtà. Solo dieci euri i soldi vivi del biglietto. Da story Una star internazionale a Catanzaro. Il sogno proibito di tutti i provinciali. Come solo alcuni calabresi sanno essere. Un Elton John fiammante con gli occhiali color viola e i capelli fulvi. Dietro a un pianoforte che ti fa sognare l’America, l’Oltreoceano. Poi il fato. Sciopero dei voli in Francia. Niente Italia. E nemmeno il Sud. E nemmeno la Calabria: Catanzaro. Il sogno infranto. Una delusione dolorosa. Che ti segna. Certo. Ma almeno i soldi del biglietto! Farebbe meno male. Il denaro come bilanciere ha sempre funzionato, anche con i sogni. 200 euri. Almeno il rimborso. Certo. Il magnate dell’operazione: Roberto Iacobino sembra sotto ad un treno. Per lui è doppia la delusione. Doppio tutto. Il sogno proibito è diventato un incubo. Ma c’è un modo per recuperare la faccia e la dignità: i soldi indietro. U Santu arreti, si dice da noi. Lui ce la mette tutta. Lo promette per il giorno dopo, il fu 24 settembre 2010. La data slitta di ora in ora. Di giorno in giorno. Di settimana in settimana. Si procede a singhiozzo. Alcuni si, altri no. Ma lui rassicura. Restituirò a tutti. Arriva anche a pronunciare queste fatidiche parole, che poi diverranno famose: “Preciso che restituiamo l'intero importo, comprensivo di prevendita”. Arriva, finalmente, il giorno del rimborso. Del sogno infranto per metterlo un po’ a tacere. Sorpresa! Mancano dieci euri. Iacabino non è più sotto ad un treno. Si è salvato dagli incubi. E ha capito che una cosa è scherzare, un’altra è dire le cose seriamente. Una cosa è sognare, un’altra è essere svegli. Dunque, è sveglio Iacobino. Al Codacons, l’associazione a difesa dei consumatori, che si è permesso di chiedere chiarezza di fronte a questa sorpresa iacobinita, dice: “I dieci euro sono le spese vive del biglietto”. Il biglietto vivo costa 10 euro? Sì, dieci euri tondi tondi. Sono come i soldi falsi, anche questi hanno un costo. E quella promessa, di restituire l’intero importo? Fa parte del sogno. Roberto Iacobino si è svegliato dal sogno dogmatico di vedere Elton John in concerto a Catanzaro e si è dimenticato di lavarsi la faccia. Anzi, se l’è dimenticata sotto le coperte. |
1 ottobre 2010
A Botricello l'Ambiente non è di casa
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Giovanni Camastra Da story Giovanni Camastra, sindaco di Botricello, rimpasta la giunta, ma si dimentica dell’Ambiente. La delega riservata alla maggiore risorsa del territorio, nel novero delle nomine, non c’è. Al suo posto il “Verde pubblico”. Certo è che anche l’Ambiente è verde, ma è l’argomentazione di tutto il contesto della natura, di tutto l’ecosistema, il principio ambientale, quale sede ospitante della vita di tutti gli esseri umani, che manca. Manca l’Ambiente sotto l’aspetto culturale e sociale, oltre che politico. Fino a pochi giorni fa esisteva addirittura la delega all’Ecologia, oltre che alle Politiche ambientali, affidate entrambe a Salvatore Procopio, autore di un libro: “Il mio Rifiuto”, dove testimonia la sua caparbia sensibilità verso la natura e i rifiuti, vero dramma dei tempi moderni. Procopio si è fatto da parte e, al suo posto - al posto dell’attenzione, almeno concettualmente, verso il mare, la spiaggia, l’aria, l’acqua, la terra - solo il Verde pubblico. Allora, le domande sono: Chi si occuperà della discarica nella zona Pip? Chi si occuperà del depuratore? Manca la delega. Dal punto di vista amministrativo la responsabilità, qualora manchi un assessorato specifico, ricade sempre in capo al sindaco, ma la dignità della tematica, della discussione, è bella bypassata. La Sanità e l’Igiene pubblica hanno retto al rimpasto. Sono salve. Ma ci potrà mai essere un paese sano e igienico senza la cultura dell’Ambiente? Sarà la volta buona che il Comune metterà le mani sul fatiscente Parco giochi per bambini? Mah, i più piccoli se lo augurano. Magari taglieranno l’erba e, arrivati alla discarica, la zona più degradata della villa, diranno: “Questo non è verde pubblico!” Già, mancano i requisiti. Per leggere il nuovo rimpasto della Giunta Camastra clicca qui |
9 maggio 2010
Il "cittadino D." di Sellia Marina
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27 marzo 2010
La Metamorfosi del candidato

26 dicembre 2009
Oroscop@ndo 2010

TORO Sei così amante di te stesso che nessuno sa anche odiarti come fai tu. Passi il giorno a negoziare con il tuo io. Un po’ di amore e un po’ di odio. Lo tratti come una merce. Invece l’io è qualcosa da cercare, conoscere, amare, e migliorare per darlo, e anche riceverlo dagli altri. Ti ci vorrebbe un pellegrinaggio a Santiago. Perché no nel 2010?
GEMELLI Sei molto ricco dentro. Ma non puoi stare sempre rinchiuso nel tuo recinto sacro. Devi uscire ogni tanto. E dare più di te stesso, e non far finta di essere altruista. Gli altri hanno bisogno delle tue qualità. Se non le sfrutti non le valorizzerai mai abbastanza. In amore viaggerai molto bene. Per quanto riguarda il lavoro il prossimo anno ti capiterà il treno della vita. Mi raccomando, prendilo in tempo…
CANCRO Sei così testardo che non fai altro che litigare. Solo con il tuo lui, o la tua lei, riesci a dialogare. Se vuoi mantenere il tuo posto di lavoro ti conviene spegnerlo un po' il tuo essere ribelle. Quando vuoi spaccare il mondo, siediti e conta fino a dieci, come consigliano i saggi indiani. Se non ti sono sufficienti, continua fino a cento.
LEONE Sei nato baciato dalla fortuna. Non sei uno genio, ma ti va bene tutto. Dall’amore al lavoro. Quest’anno però la sorte sarà ballerina nei tuoi riguardi. Ma tu affrontala con l’umiltà di sempre, altrimenti ti porterà via tutto quanto.
VERGINE Sei troppo metodico. Ogni tanto dà libero sfogo alla fantasia. Ti serviranno sia nell’amore che sul lavoro. Chi l’ha detto che la vita per viverla si deve solo progettare? I miei sono consigli preziosi, apprendili! Altrimenti nel 2010 ti ridurrai a fare l’uncinetto, lei. O ai semafori, lui.
BILANCIA Il tuo segno è sempre stato un mistero per tutti gli astrologi, professionisti e dilettanti. Sei impulsivo e riflessivo. Sei lunatico e fedele. Sei tutto il contrario di tutto. Hai la corda della vita sempre tirata al massimo. Datti una calmata! Se no si spezza. Il 2010 ti metterà alla prova duramente.
SCORPIONE Hai un giardino che fai vedere solo a pochi eletti. Ogni tanto spezza l’incantesimo e lasciati andare! Sembri un irriducibile romantico che non vuole abbandonare il suo iperuranio di sogni. Sappi che nel 2010 dovrai scendere un po’ sulla terra.
SAGITTARIO Ti piace stare al camino familiare. Ti piace viaggiare. Dare il meglio di te sul lavoro, e con gli altri. Fai troppe cose, insomma. E alcune ti escono male. Devi rinunciare a qualcuna. Scegli quello che è meglio per te. Nel 2010 ti troverai davanti a un bivio enorme. O il lavoro o la famiglia. Scegli secondo coscienza. Io ti dico il lavoro. Poi fai tu.
CAPRICORNO Sei troppo conservatore. Se dipendesse da te il mondo rimarrebbe tale e quale. Non ti dico di cambiare dall’oggi al domani, ma di provarci almeno. Il 2010 sarà l’anno della tua vita. Della tua scelta esistenziale. Una donna metterà scompiglio alla tua esistenza. Amala! Ma per farlo devi uscire dal guscio altrimenti quella (o) se ne andrà con il primo che gli capiterà dopo di te.
ACQUARIO Sei un sognatore nato. Il tuo posto è fra le nuvole. Il tuo cibo il sole splendente. Nel 2010 molti proveranno a tirarti giù. Ma tu non demordere. Rimani dove sei. È nel 2011 che dovrai scendere per un affare imperdibile. Vincerai un sacco di soldi. Almeno per prenderteli. Poi, potrai goderteli dove più ti piace.
PESCI Sei permaloso, insicuro e pessimista. Viva la vita! Se le persone parlano male di te alle tue spalle, fregatene! Il grande Socrate diceva: “potessero anche picchiarmi in mia assenza!” La loro è solo invidia. Sappi che nel 2010 sul lavoro avrai tantissime difficoltà. Tutti si accaniranno contro di te. Tieni duro perché chi la dura la vince.
9 ottobre 2009
Il cliente è morto. E Telecom pretende l'autocertificazione

Il cliente è morto. Ma per Telecom non è una scusa valida. Questa, in sintesi, la vicenda: un utente Telecom muore e, ricevuta la notizia del triste evento da parte dei familiari dello scomparso, l’inflessibile compagnia telefonica pensa bene di scrivere al defunto, per informarlo di aver “tentato di contattarla telefonicamente nei giorni scorsi, purtroppo senza successo”. E così, per istruire la pratica di cessazione, Telecom invita il defunto a spedire copia del certificato di morte, ovvero una “autocertificazione” debitamente sottoscritta proprio da lui … il defunto !!! Ovviamente tale documentazione è difficile da produrre, soprattutto per chi ormai è stato costretto a dire basta, e per sempre, alle stupidità umane. Curioso, poi, che Telecom manifesti “piena disponibilità” per le “future esigenze” … sempre del defunto. Ma non finisce qui, si verifica un ulteriore colpo di scena. Per la mancata produzione di quell’autocertificazione, vengono minacciate gravi azioni giudiziarie … direttamente al caro estinto. Una grottesca commedia dell'assurdo? Un capitolo inedito della Metamorfosi di Kafka? Niente di tutto ciò, solo la triste realtà. Questo è quanto denuncia il Codacons Calabria, in un dettagliato esposto all’Autorità Giudiziaria. Protagonista della triste vicenda è un calabrese che, dopo la morte del genitore, ha avuto l’ardire di chiedere alla Telecom la cessazione dell'utenza telefonica intestata al padre, che viveva da solo. La scomparsa del genitore era stata immediatamente segnalata alla compagnia telefonica, specificando che la causa andava ricercata proprio nel decesso del titolare dell’utenza e, in seguito, su specifica richiesta della compagnia, veniva fornito il codice fiscale dello scomparso e, successivamente, anche il certificato di morte. Ma Telecom è stata inflessibile, necessita l’autocertificazione sottoscritta dal defunto! Oggi, a distanza di oltre sei mesi Telecom invita il defunto a contattare il servizio clienti onde fornire chiarimenti. Francesco Di Lieto, vicepresidente dell'associazione in difesa dei consumatori, commenta l’accaduto citando uno dei più grandi scrittori contemporanei, Andrea Camilleri: “la burocrazia italiana, di solito lentissima, diventa fulminea quando si tratta di fottere il cittadino”. Ma quella sorta di linea diretta della Telecom con l'oltretomba prosegue, nientemeno, con la minaccia di una azione giudiziaria. Il Codacons si è rivolto a Telecom pretendendo delle formali scuse per un comportamento “arrogante e privo di rispetto anche per la morte ed il dolore dei congiunti”, in mancanza, sarà richiesto il presidio dell’Autorità Giudiziaria per ottenere il risarcimento dei danni in favore dei parenti dello scomparso.
18 settembre 2009
Amelio come il Marchese del Grillo. Multe ai commercianti

Caricatura a cura del blogger
di Francesco Di Lieto*
L'estate si avvia al termine ma nel comune di Sellia Marina questa e' stata una stagione estremamente piovosa per gli operatori economici. No, non si sono registrati strani fenomeni meteorologici, sono semplicemente piovute delle multe... circa 500 euro a verbale. Di certo un bel guadagno per le casse comunali. Ma cosa mai avranno combinato questi inisciplinati commercianti da spingere l'intero schieramento dei vigili urbani a passare al setaccio tutto il territorio comunale? Non vogliamo tenervi sulle spine e passiamo a svelare l'arcano: hanno apposto delle insegne. Sì, delle semplici targhe, utili per segnalare a turisti ed automobilisti l'esistenza delle loro attività commerciali. A dir la verità, la maggior parte dei cittadini aveva posizionato quelle insegne da tempo immemorabile e molti di loro hanno, perfino, pagato per poterle applicare. Ma il Comune si è dimostrato inflessibile. E così, appena terminate le fatiche elettorali, ha "sguinzagliato" la Polizia Municipale per "appioppare" multe a tutti colori si sono macchiati del più terribile dei reati: segnalare la propria attività commerciale. Magari, osserveranno i più maliziosi, di abusi ce ne sarebbero da sanzionare ... abitazioni non abitabili, allacci abusivi, stabilimenti balneari fantasma, scarichi incontrollati... Ma tutto può tollerarsi, le targhe no!
Riteniamo che siffatto comportamento costituisca il "de profundis" per la vocazione turistica del territorio. Così come non è tollerabile che tali iniziative vengano assunte nel periodo estivo e, cosa ancor più grave, senza contraddittorio con i cittadini. Con ciò non vogliamo stare, a priori, dalla parte dei "peccatori", ma esigiamo da tutti il rispetto delle regole e quei verbali, riteniamo, fanno "acqua" da tutte le parti. Come Codacons abbiamo ricevuto segnalazioni da numerosi commercianti, pronti ad insorgere contro quelle multe. Tuttavia, per la dovuta correttezza, prima ancora di adire l'Autorita' Giudiziaria abbiamo chiesto al Comune di emettere un provvedimento in autotutela capace di annullare tutti quei verbali.
E' ormai trascorso più di un mese da quella richiesta ed il silenzio è stata l'unica risposta. Tuttavia sia chiaro a tutti, ove mai la magistratura dovesse confermate le nostre tesi difensive, allora qualcuno dovrà rispondere del proprio operato, anche davanti la Corte dei Conti.
Caro sindaco, non ricorda quando, solo tre mesi addietro, si urlava: "partecipazione", "casa comunale aperta"... possibile che questi concetti debbano rimanere lettera morta, che siano buoni solo per farcire discorsi elettorali.
Del resto non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e così prendiamo atto che la giunta Amelio persevera nei soliti comportamenti. Quelli del Marchese del Grillo, tanto per intenderci: "io sono io e voi non siete un ...".
* Vicepresidente del Codacons
15 settembre 2009
"L' infermiere" è di scena al Pugliese Ciaccio

Di personaggi che gravitano intorno al “Pugliese Ciaccio”, il più grande ospedale della Calabria, ce ne sono tanti. Medici, infermieri e donne delle pulizie se potessero parlare e raccontare le loro storie qualcuno sarebbe in grado anche scriverci un libro. Ma fra tutti merita un minimo di attenzione un personaggio unico nel suo genere. Il genere è quello dell’ “infermiere personale”. Si tratta di una categoria di persone che svolgono la loro attività di notte. Sono molto richieste. Specie se il malato è in fin di vita e i familiari sono avanti con l’età e non ce la fanno a stare al suo capezzale tutte e 24 ore ogni giorno. Sono persone umili e molto disponibili. Compensano i buchi temporali e assistenziali degli infermieri che spesso non hanno il tempo di occuparsi di un intero reparto. E anche loro, pagati dallo Stato, accettano di buon grado l’ausilio di questi badanti, pagati dai familiari del moribondo. Il paradosso è quando gli infermieri ospedalieri si arrabbiano con gli infermieri privati perché magari non svolgono bene “il loro dovere”. Ma questa è un’altra storia. La mia premura, adesso, è raccontarvi ciò che mi è stato riferito. Mettere per iscritto l’attività svolta da questo presunto “infermiere professionale”, così si presenta. Chiedo venia se le mie parole non saranno all’altezza del resoconto orale. Ne vogliono, tuttavia, essere solo una copia. Ma fedele. Ad ogni modo vi assicuro che mai e poi mai questo mio testo potrà essere paragonato alla perfomance da cabaret a cui ho assistito. Che farebbe rodere dall’invidia i più famosi comici italiani.
È un ragazzotto sui 35 anni. Si presenta bene. Alto. Robusto. Sguardo profondo. Ispira fiducia. Specie quando arriva e controlla subito le flebo. Responsabile. I familiari pendono dalle sue labbra. E quando questi gli dice di “andarsene”, che da “adesso in poi ci penso io” si sentono sollevati. “È nelle mani giuste”, li senti mormorare. Ah, già dimenticavo. Il suo arrivo è già una notizia. Sdraio, sacco a pelo, penna con led luminoso e macchina fotografica. Non passa inosservato. Sembra uno di quei pellegrini in partenza per Santiago. E, invece, deve solo badare a un moribondo per una notte. Dopo il rituale dei saluti con i familiari accomoda le sue cose al lato del letto. Spegne la luce e visita il suo paziente. Non è un medico, ma più di un medico. È un “infermiere professionale”, così dice rilasciando bigliettini agli altri con il suo numero di cellulare. Ma perché spegne le luce? Per guardare bene dentro la bocca e gli occhi del suo ammalato. Poi arriva il momento della macchina fotografica. Sembra debba fotografare un morto. E invece lo fotografa da vivo. Nelle sue intenzioni deve sembrare talmente vivo che con una mano aziona la macchina e con l’altra alza le pupille dell’allettato. In tempi in cui non tutti si possono permettere la videochiamata con i cellulari alla moda lui va oltre. Fa vedere oltre la realtà. Ciò che i familiari desiderano. Un pronto miglioramento. E con quegli occhi sgranati sembra sia arrivato veramente. Grazie a “mister infermiere”. Questo tradizionale appuntamento lo aspettano tutti i suoi coinquilini ogni notte. Non vedono l’ora che arrivi. È come assistere a uno spettacolo dal vivo. E senza pagare il biglietto. Poi continua la sua performance da “infermiere professionale”. Riaccende le luci, le rispegne. Controlla le flebo. Guarda il suo orologio. Calcola il tempo che ci vuole. Il tutto cadenzato da un ragionare a voce alta in modo che gli altri sentano e si rendano conto dell’ “alta professionalità” dell’infermiere. Subito dopo si prepara per la notte. Sacco a pelo. E sveglia. Sì, proprio la sveglia. Non si sa mai, se i parenti il giorno dopo lo trovano che dorme ci fa veramente una figuraccia. Lui dice che riposa. Che non dorme in realtà. E, infatti, se gli squilla il cellulare non lo sente. Sono gli altri che gli si avvicinano per svegliarlo. Lui sobbalza e si giustifica: “Mi ero appisolato, solo un momento”. E poi ricomincia a dormire. Un volta è capitato che è suonato l’allarme del letto del suo assistito. Stessa prassi. Lo hanno dovuto svegliare i vicini. Per recuperare la fiducia di chi ha presenziato alla scena ha preso la penna con il led luminoso e ha ricominciato la visita da capo. Se poi non li vede convinti della sua immensa professionalità e generosità fa di più. Prende una bottiglietta d’acqua e la fa rigurgitare al suo paziente. Gli apre la bocca con una mano e con l’altra gliela fa scendere in gola, anche se lui non sente il bisogno.
In genere la notte la passa sempre così. Dentro il sacco a pelo e con la sveglia, che non sente, a lato. La mattina, stessa perfomance della sera prima. Macchina fotografica. Appunti. Occhi sgranati. E la sua voce che segue passo dopo passo la visita medica certosina. Questa delle foto, comunque, è proprio la sua specialità. La sua fissazione. Una mattina è arrivato un prete per somministrare la Santa Comunione al malato terminale. E lui è stato tutto il tempo impegnato a immortalare il momento fatidico. Peccato che il moribondo non riusciva ad ingoiare, e quindi l’ostia il prete l’ha dovuta spezzettare. Non si vedeva più. Gli sarà sfuggito certamente uno scoop.
Dopo la colazione ritira tutto, sacco a pelo, sdraio, sveglia, cellulare, macchina fotografica, penna luminosa e se ne va. Prima di abbandonare la sala non dimentica, però, di rilasciare bigliettini a chi non ha avuto la fortuna di riceverli dalle sue mani il giorno prima.
Le sue parole famose? “Io sono in grado di lavorare per 52 notti di seguito senza stancarmi mai”. Come dargli torto.
8 settembre 2009
La gita domenicale

Il tema
Il seguente tema, svolto da una bambina di 9 anni, raccoglie quanto di meglio possano offrire alcuni stereotipi calabresi. La donna “schetta”, che non ha ancora raggiunto l'autenticità della sua natura, che può vantarsi di acquisire solo con il matrimonio. La donna “maritata”, che è tale solo se diventa anche mamma. La preghiera “ala Madona” per avere un figlio. Lei, la Madre di Dio, che porta a compimento tutte le nostre richieste. Ma nulla può fare quando sono gli stessi uomini a “cunfunnarsi” (confondersi).
Brillante. Geniale. Imperdibile. Come solo i bambini sanno esserlo nella loro sorprendente ingenuità. Humour puro. Liberatorio.
Tema
Gita domenicale
Svolgimento
L’altra domenica abbiamo andati a
Tintari io, mio papà, la mia mamma,
mia sorella schetta, mia sorella maritata
senza figli e mio cognato e ci siamo
mangiati al ristorante.
Poi abbiamo andato ala Madona a
pregare che ci dava un bambino a mia
sorella maritata.
Ma, sarà, o abbiamo pregato male o
che la Madona non ci ha capito,
il bambino la avuto mia sorella schetta.
Mia mamma dice che la
Madonna non si è cunfunnuta,
si è cunfunnuto mio cognato
14 giugno 2009
Lo Tsunami e le Nanoparticelle della fogna. Il sale dell'humour il giorno dopo la rielezione di Amelio a sindaco di Sellia Marina

Il manifesto affisso in paese
Il laboratorio “Selli@mare” sarebbe stato colpito dallo Tsunami “Mamma a capu”, l’ Ambulatorio “Uniti per il bene comune”, invece, dalle Nanoparticelle che sprigiona la fogna che farebbero vedere, agli sventurati, loro “solo ciò che vogliono vedere”, e quindi non riuscirebbero a riconoscere i problemi tipici della cittadina ionica, la potabilità dell’acqua e la depurazione degli scarichi fognari, appunto. Sono il botta e risposta dei due movimenti civici dell’ultima campagna elettorale che hanno decretato vincitore Giuseppe Amelio, candidato a sindaco per la lista: “Uniti per il bene comune”. Il tutto ha avuto inizio con un manifesto affisso in paese, presumibilmente dai sostenitori del sindaco uscente e riconfermato. Un manifesto “scherzoso”, a detta di una solerte fiancheggiatrice, appena ne viene data pubblicazione sul social network Facebook. E come tale doveva essere interpretato. E come tale essere accettato. Un manifesto che, alla stregua di quelli funebri, declamava:
“Uniti per il bene comune si associa al dolore degli amici per la scomparsa del laboratorio “Selli@mare”, colpito dallo tsunami “mamma a capu” del 08.06.2009 (cioè dal giorno del responso delle urne ndr)”. Un annuncio seguito dall’elenco dei dispersi (l’elenco, quindi, dei componenti della lista. E "di altre 1709 persone (cioè gli elettori complessivi del movimento ndr) "che si trovavano all’interno del laboratorio".
Una palla scherzosa, e intrisa di humour, che viene prontamente raccolta da una concorrente della lista perdente sul social network perché “ridere – dice – fa bene al cuore, al fegato, all’intestino, al pancreas”. E anche alla pelle perché, spiega, “la rende più liscia, e io, da donna - continua - sono strafelice se succede ciò”. Parafrasando il famosissimo dialogo tratto dal film “Il sesto senso” scrive:
“Vedo della gente. Non sanno di essere malati.
“Li vedi spesso?”
“Continuamente. Sono dappertutto. Vedono solo quello che vogliono vedere”.
“E cosa, invece, non vedono?”
“L’acqua inquinata nelle loro case; la fogna per la strada; la fogna in mare; le strade che non ci sono, e loro invece le vedono”.
Il laboratorio Selli@mare annuncia il ricovero urgente di tutti i medici dell’Ambulatorio “Uniti per il bene comune”. Anziché guarire gli altri si sono ammalati loro, colpiti dalle nano particelle che sprigiona la fogna”. Mentre altri 2544 pazienti che non solo hanno bisogno di cure per le loro malattie, ma vanno anche in giro con le macchine rotte, a causa delle strade che non ci sono, ma loro non lo sanno, dicendo che “la fogna fa bene, che aiuta la circolazione del sangue nelle vene e che andrebbe consigliata anche nelle saune come specialità taumaturgica tipica della località marina”.
La vis comica della polemica innescata finisce con l’invito, da parte di un sostenitore del laboratorio "Selli@mare" a quella vincente di, “invece di "scherzare", di utilizzare tutte queste energie per occuparvi dei problemi di tutti i selliesi. Vi siete presi altri cinque anni di tempo dopo aver sprecato gli ultimi cinque”. E di un altro che sollecita il movimento “Uniti per il bene comune” a non “sprecare energie per le polemiche, ma di conservarle “per questo vostro paese che sta andando alla...deriva (speriamo di acqua pulita)”.


