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5 maggio 2013

Auto in fiamme sull'A3 nei pressi di Lamezia Terme

L'auto andata a fuoco sull'A3

Auto in fiamme sull'A3 nei pressi di Lamezia Terme. Incolume il conducente che ha fatto in tempo a raccogliere i suoi effetti personali e ad allontanarsi.

7 febbraio 2013

Il tasso usuraio della Conafi spa


"Se siamo cresciuti così tanto è anche merito del nostro accentò". Lo slogan mette l'accento sulla "o". Su tutte le "o". Soprattutto sulla "o" di prestito, che diventa "Prestitò". E' il marchio vincente della Conafi spa. Da oggi anche "tassò". Avrebbe superato il tasso soglia antiusura. Lo spiega una consulente tecnica d'ufficio del Tribunale di Lamezia Terme nominata a far chiarezza sugli interessi applicati ad un cliente a ristoro di un prestito. 

21 giugno 2012

La politica della pagnotta

Giuseppe Galati e Ida d'Ippolito Vitale

Giuseppe Galati e Ida D’Ippolito Vitale sono due parlamentari italiani. Calabresi doc e lametini d’eccezione. Due figli della nostra terra adottati ad Arcore. Una coppia così attaccata al padre putativo, Berlusconi, da non aver superato ancora il complesso d’Edipo.  L’Ida ha sempre cercato di imitarlo nella dialettica, lunga e severa, da veemente donna in carriera, immaginando un mutante Silvio con le tette; il Pino, invece, più pragmatico, nella coltivazione dei capelli. Con dei risultati davvero lusinghieri.  Che gli hanno valso la longevità a Montecitorio. Ci sanno fare, non c’è che dire. Quando sono in difficoltà con le scelte non vanno mai in crisi. Seguono l'odore della pagnotta.

16 maggio 2012

Il cemento "sereno" e "speziale" di Lamezia Terme

Il cementificio Calme della famiglia Speziali

Il cemento fa le strade. Innalza i ponti. Fonda le città. Il cemento è “speziale” a Lamezia Terme. Il gip del Tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, ha assolto Rocco AnelloFrancesco Iannazzo e Antonio Giuseppe Salvatore Speziali per non aver usato violenza aggravata nei confronti di Salvatore Mazzei, messo fuori dai giochi nell’affare della cava di Curinga. Perché il fatto non sussiste. 
Il fratello di Antonio è presidente di Confindustria di Catanzaro, Giuseppe. Il padre è senatore della Repubblica italiana, Vincenzo. Il cemento da questi parti gronda di spezialità. Salvaguardata dalla locale Antimafia e tenuta a battesimo dalla Chiesa. La narrazione che fa Rizzuti della quaestio è una pagina di storia che vede coinvolti mafiosi, esecutori materiali, politici, imprenditori, avvocati e preti. Una pagina scritta con la penna rossa, color sangue. Di Torquato Ciriaco, per esempio, la “colonna” dell’impresa di Mazzei.

10 novembre 2011

La speranza di Emma Leone

Il quadro di Maurizio Carnevali

A vederla, così minuta e costretta sulla sedia a rotelle, non ti aspetti quanto sia rivoluzionaria. A modo suo. Chiunque, se lo è, lo è a modo suo. Ma il suo modo è “differente”. Un concetto che le piace molto. Dà poco credito, invece, ad altre parole, come handicappato, diversamente abile, disabile. “Bisogna andare al di là di esse, al loro significato”, dice. Differente, come ognuno lo è nei confronti degli altri. È questa la ricchezza. Ogni persona è unica e irripetibile. Basta riconoscerlo e riconoscersi, “per non avere paura dell’altro. L’altro, oggi – spiega – viene valutato come un invasore, che si appropria di qualcosa che ci appartiene, come un oggetto da conquistare”. Accanto all’altro lei cita la speranza. Sono queste le parole che le stanno più a cuore. La speranza di vivere la propria vita nel rispetto del dono ricevuto. Emma Leone, 56 anni, orgogliosa cofondatrice del Progetto Sud. Un’associazione di disabili che vive in una comunità, in Calabria, a Lamezia Terme. Sud per “non essere deportati in Istituti del Nord”.

27 ottobre 2011

Rocambolesco incidente a Lamezia


La Mazda finita nel torrente Canne di via del Progresso di Lamezia Terme

Stava tornando a casa dopo aver prestato servizio al Centro Commerciale dei Due Mari. E lungo via del Progresso di Lamezia Terme ha perso il controllo della sua Mazda andando a finire nella scarpata del torrente Canne. Per fortuna non ci sono state gravi conseguenze per lei. Solo tanta paura. Un volo di una decina di metri oltre il guard-rail.
Dopo essere stata trasportata all’ospedale, nel corso della mattinata, sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco nella difficile operazione di recupero dell’auto.

13 ottobre 2011

La denuncia di un padre. Scuola dell'Infanzia Prunia cercasi

Il Plesso scolastico Prunia di Lamezia Terme 

Bambini rinchiusi in poche e anguste aule. Servizi igienici misti. Vestiti ammassati sulle sedie. È la grave situazione che vivono i ragazzini della scuola dell’Infanzia del Plesso “Prunia” del circolo “Francesco Costabile” di Lamezia Terme. È un padre a denuncialo. Ha preso a carta e penna e ha scritto al dirigente scolastico, al sindaco, Giovanni Speranza, e al presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro.

16 settembre 2011

Auto in fiamme a Lamezia in pieno giorno

La Seicento andata a fuoco 

Auto in fiamme a Lamezia Terme. In pieno giorno.
Era da poco passata l’una e mezza di ieri quando una Seicento ha preso fuoco nella centralissima via Tagliamento di Lamezia Terme. Immediato l’intervento dei Vigili del fuoco che hanno provveduto a spegnere le fiamme che stavano avvolgendo l'auto come una torcia e che stavano avvicinandosi pericolosamente a ridosso delle abitazioni. Sul posto anche i carabinieri della Compagnia locale. Nessun segno ha lasciato immaginare che si sia trattato di dolo. Comunque le indagini sono tutt’ora in corso. Sentito anche il proprietario dell’autovettura.

31 agosto 2010

Lo Zuccherificio dal sapore amaro

L'ex Zuccherificio inserito tra i Beni testimoniali della città nel PSC Da story

All’interno del Piano Strutturale Comunale è ricordato con orgoglio tra i nove “Beni testimoniali” della città, accanto a quelli “monumentali”, come il Castello normanno svevo di Nicastro, perché fungono da testimonianza dello svolgersi della storia di Lamezia Terme. “Rappresentò per i lametini il luogo del lavoro per eccellenza, dell’industria strettamente connessa all’attività agricola dell’intera regione. Il luogo della possibilità (…) Era per noi la Fabbrica. Il riscatto. Un’alternativa al lavoro agricolo”, dice la scrittrice Giuliana de Fazio. La Fabbrica, lo Zuccherificio di S. Eufemia. La punta di diamante della bonifica operata dal governo fascista sull’intera area negli anni ’30. Abbandonato fin dall’inizio dell’era repubblicana e moderna, negli anni ’50, ora si appresta a cedere le armi della storia a favore del cemento. Quello nuovo di zecca che tutto trasforma e tutto rigurgita. “Un centro polifunzionale al servizio di tutta la Calabria”. Sembra una reclame di propaganda. Ma non lo è. È il progetto della società Cissel, proprietaria dello stabilimento, stilato dall’architetto Pompeo Fabbri e dal geometra Tommaso de Pace. Tutti d’accordo. Tra gli occupanti gli scranni del Palazzo comunale solo Teresa Benincasa, del Pdl, alza il dito per dire al Consiglio di obbligare la Cissel a rispettare il progetto originario. Bocciato il suo emendamento. E fuori dalle mura del Palazzo si sente l’esponente del Pd, Italo Reale, gridare invano di recuperarlo.
Testimonianza e recupero. Le maestranze non mancano. La letteratura scientifica e storica è ricchissima. Come il recente recupero dell’ex zuccherificio Eridania di Parma ad opera dell’architetto Renzo Piano. Come la proposta di restauro di Italia Nostra all’ex ministro dei Beni culturali, Sandro Biondi, proprio di questo, di S. Eufemia. Come gli appelli del Forum delle associazioni culturali lametine, dell’associazione Amici dei poeti del Reventino, del Movimento democratico, nonché dell’ultimo movimento, un blog interamente dedicato a questa battaglia, dall’intitolazione chiara: non buttiamolozuccherificio.blogspot.com. Sordi sono al Palazzo. Forse sono altre le sirene più suadenti rispetto a quelle culturali, artistiche ed etnoantropologiche. C’è chi dice che dietro ci sia la brutta copia dell’Opus dei. Chi la manomorta di Antonio Saladino. Chi i tentatoli della ‘Ndrangheta. I dubbi sull’opportunità di un polo funzionale - che si potrebbe fare comunque inglobando lo Zuccherificio restaurato – che cancella la storia, danno spazio alla fantasia. Quando poi senti il sindaco, Gianni Speranza, nonché professore di storia e filosofia, dire che “con questa iniziativa vogliamo dimostrare la nostra attenzione verso l'intero complesso che, con questo progetto, può davvero trasformarsi da realtà abbandonata in centro moderno e funzionale”, poggi i piedi per terra e ti accorgi che forse sei tu a non capire: “Forse non lo abbatteranno!” E, invece, sì. Ci pensa l’architetto Fabbri a mettere i puntini sulle “i”: “Il vecchio stabile fatiscente e a grave rischio ambientale sarà completamente demolito, e in seguito si procederà alla bonifica dell'area e alla costruzione del centro”. Niente da fare, ironia della sorte: il professore è rimandato in storia. Forse non ci ha capito niente neanche lui. Tra testimonianza, recupero e modernità avrà convenuto lui, del Pd, che anche i fascisti, come i comunisti, mangiavano i bambini.

Leggi i post de la VOCE DEL REVENTINO

30 luglio 2010

Sit-in Seteco. Lo scandalo e la speranza


Seteco, cchi cazzu te fumi?” Davvero, perché fuma così tanto da almeno quattro anni a questa parte? E poi: “Seteco, licenza di uccidere”. Una fabbrica con la concessione di produrre fertilizzanti trasformata nel tempo, a seguito del doppio sequestro da parte della Procura di Catanzaro nel 2006 e nel 2010, in un capannone di diecimila metri quadrati con licenza di uccidere. Le esalazioni che emana, derivanti dall’autocombusione dei rifiuti, infatti, non sono certo un toccasana sia per la natura circostante che per l’uomo. Sono gli slogan del Comitato “Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti” che stamattina ha presieduto in piazza Grimaldi del capoluogo di Regione. Un Comitato intercomunale, ne fanno parte cittadini di tutta la provincia di Catanzaro. E apartitico, diverse le preferenze politiche. Tutti uniti per un solo obiettivo: la sua bonifica, immediata. Per una sola richiesta: la verità su quello che è stato e su quello che è, tempestiva. Quattro anni di silenzi, da parte del Palazzo di Giustizia, sono un tempo infinito durante il quale la Seteco, di certo, non ha smesso di fumare. H 24, una puntualità invidiabile. Soprattutto di sera e nelle ore notturne, grazie all’umidità che ne costringe la distribuzione orizzontale più capillare, del fumo.
“Una denuncia giusta e legittima”, sono le parole di Sonia Munizzi, vicecapo di Gabinetto della Presidenza della Regione Calabria, rivolte ad una delegazione di cittadini ricevuta a Palazzo Alemanni durante il presidio di questa mattina a Catanzaro. “Investiremo di questa vostra protesta il presidente, Giuseppe Scopelliti”, ha continuato. “Il tempo di contattare e di concertare le cose da fare con tutti gli organi competenti. Entro la settimana prossima. E vi assicuriamo un pronto intervento della Regione”, ha concluso.
Il Comitato ha reso noto che “se le risposte non saranno soddisfacenti per garantire la salute dell’uomo e la salubrità dell’ambiente” provvederà a programmare “una manifestazione direttamente sul posto”, nella zona industriale di Marcellinara, sulla strada statale 280, che mette in collegamento il capoluogo con Lamezia Terme.
Un sit-in sposato fin da subito da cittadini e sodalizi. Tante, tuttavia, le assenze importanti, come Legambiente, proprio l’associazione che si occupa di difendere e proteggere il territorio, e l’Amministrazione comunale di Marcellinara, che pure è stata sempre sensibile alla question Seteco.
Appuntamento, dunque, alla settimana prossima. Altrimenti ad un’altra forma di protesta, magari più spettacolare di quella di oggi, sulla stessa 280. Che non potrà mai, però, superare le gesta dello spettacolo dei veleni sprigionati dai SErvizi Tecnologici ed ECOlogici di Pasquale Leone, ora affidati alla curatela fallimentare di Vincenzo Iiritano. H 24, senza riposo.

Il fumo uccide. E la Seteco?

Vignetta a cura del blogger

Se il fumo delle sigarette uccide, come si legge a norma di legge sui pacchetti, quello della Seteco S.r.l., generato da 10 mila metri quadrati di rifiuti di vario genere in autocombustione da almeno quattro anni a questa parte, che fa? Il solletico?

Sit-in di protesta oggi, dalle ore 10 in Piazza Grimaldi a Catanzaro. E successivo incontro con il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti.

25 luglio 2010

Nasce il Comitato per la Seteco. Sit-in venerdi prossimo da Scopelliti

L'interno della Seteco

Un comitato per la verità e la bonifica della Seteco. Un comitato per far luce sulla poltiglia di rifiuti in autocombustione da almeno quattro anni in località Serramonda di Marcellinara. Un comitato, infine, che chiede interventi immediati e non più derogabili per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente. Si è costituito ieri nei pressi della stessa fabbrica di Servizi e Tecnologie ecologiche della zona industriale della cittadina sulla strada dei Due Mari che mette in collegamento il capoluogo di Regione con Lamezia Terme raccogliendo l’invito del gruppo nato sul social network più diffuso, facebook: Seteco, La fabbrica dei veleni nascosti.
Un gruppo di cittadini provenienti da tutta la provincia di Catanzaro. Che chiede legalità e giustizia.
Molte le denunce registrate negli ultimi anni tra la popolazione limitrofa e il paese più a monte. Tante le richieste di intervento da parte dell’Amministrazione locale. Quotidiani i malumori tra gli automobilisti che sono costretti ad abbassare i finestrini per non respirare i fumi che sprigiona la Seteco h 24. Come un inceneritore impazzito.
Un sit-in subito, venerdi prossimo, 30 luglio dalle nove del mattino, presso il Palazzo Alemanni, sede della giunta calabrese, per un incontro con la più alta carica della Regione: il presidente Giuseppe Scopelliti. Ad oltranza per avere delle risposte. “E’ arrivato il momento di alzare la testa”, questo il motto del comitato. E questa la decisione presa nell’immediatezza della sua costituzione.
Nel prossimo periodo, invece, una manifestazione di protesta sulla Due Mari e dalla parte di sotto, davanti alla Fabbrica che produceva fertilizzanti, per porre all’attenzione dell’opinione pubblica e di tutte le istituzioni dello Stato un dramma che continua giorno dopo giorno ad avvelenare l’ambiente e l’uomo, che la natura, invece, dovrebbe rispettare e preservare secondo i canoni della morale comune. Al giorno d’oggi anche legge e vanto dello Stato democratico e repubblicano. Eppure bypassata da lobby senza scrupoli e meccanismi burocratici a volte, sembra, guidati da mani occulte.

14 luglio 2010

Prossima una manifestazione contro lo scandalo Seteco

Il foglio della raccolta firme per segnalare il caso Seteco a Striscia la notizia

È prossima una manifestazione pubblica contro lo scandalo Seteco. La fabbrica che produceva fertilizzanti, sita a ridosso della strada dei Due Mari - che collega il capoluogo di Regione con Lamezia Terme - posta sottosequestro a più riprese, nel 2006 e nel 2010 per reati contro l’ambiente, senza che la Procura fino ad adesso sia riuscita a cavarne un ragno dal buco.
Gli abitanti che vivono e lavorano nelle vicinanze non ce la fanno più. La puzza è sempre più insopportabile. I rifiuti, infatti, che occupano tutti e diecimila metri quadrati del capannone, sono in autocombustione. Scarti di macelleria da cui la ditta avrebbe dovuto produrre un particolare composto chimico da utilizzare nella coltivazione dei campi come concime. Ma non si esclude la presenza - che non sarebbe stata autorizzata - anche di Rsu e di altre tipologie di rifiuti tali da generare una miscela devastante sul piano della salute pubblica. Un odore così nauseabondo da rendere la zona industriale di Serramonda, nel territorio di Marcellinara, ormai invivibile.
All’ordine del giorno - come si ricorderà dalla lettura dei post precedenti - le denunce dei cittadini presso gli organi competenti nel corso degli ultimi anni. Diverse anche le ordinanze di smaltimento e bonifica del sindaco, Giacomo Scerbo. Lo Stato appare fermo al palo. Dal primo sequestro effettuato dal pubblico ministero Salvatore Murone nel novembre 2006 il nulla, sia in riferimento al proseguo dell’istruttoria per risalire ai responsabili dei reati allora contestati, come l’inquinamento del fiume Amato e lo sbancamento abusivo di una collinetta per smaltire i rifiuti, che alla bonifica della fabbrica che già cominciava a sprigionare le prime e incontrollate esalazioni. Un’inchiesta che sembra si sia dispersa come i fumi della stessa Seteco. Che, ora, grazie ai nuovi magistrati titolari del fascicolo, ci si augura possa far luce sull’intera attività della srl di Servizi e tecnologie ecologiche fin dall’anno della sua inaugurazione, avvenuta nel 2001 alla presenza dell’allora ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Difficile, infatti, capire il suo collasso senza approfondire le cause che l’avrebbero favorito.
Dunque, i cittadini ora sono decisi a scendere in piazza. Cittadini comuni, Istituzioni ed associazioni. Tutti insieme per manifestare la propria insofferenza contro la Fabbrica dei veleni nascosti.

Iscriviti al gruppo sul social network Facebook: Seteco, la Fabbrica dei veleni nascosti

11 luglio 2010

Idv, la Calabria dei carbonari

Da sinistra: Enzo Perri, Giuseppe Calabretta, Carolina Marcianò e Roberto Gigliotti

Dai settemila voti nelle ultime elezioni provinciali di due anni fa ai tre mila e cinquecento delle regionali di qualche mese addietro. Ridotto della metà anche il numero dei tesserati. L’Idv a Catanzaro e provincia è in caduta libera. Per gli iscritti di Lamezia Terme il motivo di tale disfatta è uno solo: Gianluca Silipo, appena eletto coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori. Ed è proprio il rispetto delle regole in seno alla sua elezione da commissario uscente ad aver scatenato le ire della seconda città più grande della Provincia. Giuseppe Calabretta, Roberto Gigliotti, Carolina Marcianò ed Enzo Perri ne sono convinti tanto da aver inviato un documento di riflessione sullo svolgimento del Coordinamento provinciale di Catanzaro “al commissario regionale, al commissario provinciale, ai componenti del direttivo provinciale e agli organi di garanzia ai quali chiediamo di ravvisare eventuali estremi di nullità delle operazioni congressuali ripristinando le minime garanzie di democrazia interna che necessariamente intendiamo far valere all’interno del nostro partito”.
“Venti giorni prima del congresso ha mandato a casa tutti, cioè ha sciolto il coordinamento provinciale, cioè “quelli che gli potessero fare ombra” ed è rimasto da solo senza aver avuto l’onestà morale di dimettersi probabilmente per preparare il terreno per la sua elezione”, ha detto Calabretta. “Noi riteniamo non corretto eticamente che un commissario si possa preparare un congresso a suo uso e consumo”, spiega il documento congiunto. “Italia dei Valori vuol dire principalmente rispetto delle regole e noi vogliamo che siano rispettate. La lista di Silipo dei candidati al congresso era di 13 persone, mentre doveva essere di 15. Non è pignoleria ma perseguimento delle norme statutarie. Noi riteniamo che questi comportamenti non debbano essere messi in secondo ordine”, ha incalzato Roberto Gigliotti.
Non solo avrebbe sciolto d’autorità il coordinamento provinciale venti giorni prima ma, in prossimità del congresso, avrebbe anche nominato i cinque responsabili dei giovani di Idv. “Forse per prepararsi il terreno favorevole”, ha accusato ancora Calabretta. Stilettate anche per la mozione presentata da Silipo, “scadente. Che non parla di alleanze naturali e strategiche e che non si prefigge nessuno obiettivo qualificante né sotto l’aspetto politico né sotto l’aspetto organizzativo”. Della quale il commissario “con una escamotage ha tentato finanche di evitare la relazione introduttiva in apertura della fase congressuale, tanto tutto poteva chiudersi con una acclamazione al futuro re”. Dalla sua acclamazione, ancora, si sarebbe svolta già una prima riunione del direttivo provinciale. “Carbonara”, l’hanno bocciata quelli di Lamezia Terme, visto il riserbo assoluto che avrebbero mantenuto i quadri provinciali di Idv. “Le riunioni carbonare – spiegano nel documento - non sono mai state tenute fino ad oggi in questo partito ma se la nuova linea di comportamento è questa ce lo si dica apertamente, sapremo così regolarci di conseguenza”.
Una conferenza stampa, questa convocata nella sede di corso Nicotera di Lamezia Terme, senza peli sulla lingua da parte degli aderenti al partito degli ex pm Antonio di Pietro e Luigi de Magistris, che si inserisce in un forte e acceso dibattito, che investe tutto l’Idv calabrese, sulla modalità e sulla scelta degli uomini da parte dei leaders maximi.

3 luglio 2010

L'inceneritore Seteco

La polemica tra chi è a favore e chi è contrario agli inceneritori - tanto che i primi li chiamano proprio inceneritori, che polverizzano i rifiuti emettendo a loro volta ulteriori sostanze tossiche, e i secondi che preferiscono il più eufemistico termovalorizzatori, che li “valorizzano” appunto, attraverso l’elevata temperatura - in Calabria non ha luogo a procedere. Ce n’è uno che per una volta potrebbe mettere d’accordo entrambe le categorie di cittadini, sia i più convinti sostenitori di una politica ambientale, basata sulla differenziata e il riciclaggio – in verità questi lo sarebbero a prescindere – che quei tecnici che pur di far produrre energia termovalizzerebbero anche le costruzioni edilizie.

Bene, si chiama Seteco. Un opificio che produceva fertilizzanti. Si trova nella zona industriale di Marcellinara, sulla strada dei Due Mari che mette in collegamento Catanzaro e Lamezia Terme. Fuma. E’ un fumo generato dall’autocombustione dei rifiuti. Che sarebbero dovuti servire per fornire i concimi. Il fumo è bianco. Maleodorante. Zeppo di diossina. Tossico. Devastante. Un vera boccata di veleno per l’ambiente e gli abitanti del posto, che si disperde per ventiquattrore al giorno. Da quasi quattro anni a questa parte. È una copia venuta male, veramente male, dei comunque ingegnosi inceneritori realizzati dai brillanti ingegneri dei nostri tempi. Non reggerebbe al confronto. Tuttavia, è questo che è diventata la Srl di servizi e tecnologie ecologiche. Ecologiche, certo. Un inceneritore impazzito, dunque.

Posta sottosequestro il 27 novembre 2006 dalla Procura di Catanzaro per aver sotterrato abusivamente i rifiuti prodotti dalla fabbrica, ha avuto una proroga per smaltire le attività in essere. Miracolosamente, queste “attività”, si sono moltiplicate. E il capannone di miglia e miglia di metriquadrati si è riempito come una poltiglia. Il calore generatosi dai rifiuti favorisce l’autocombustione. E qualche volta anche il fuoco. Incalcolabili i danni. Quelli che lavorano nelle vicinanze sono nauseati da questa situazione. La stazione dei carabinieri di Marcellinara è piena zeppa di denunce, che poi vengono trasmesse, per competenza, alla Procura perché la Seteco, nel frattempo, è stata nuovamente messa sotto sequestra, lo scorso 20 gennaio. La comunità locale è allarmata. La rappresentanza amministrativa, maggioranza e sindaco, Giacomo Scerbo, da una parte, e minoranza del Partito democratico, dall’altra, se pur con le consuete stilettate politiche, anche. Il primo cittadino ha emesso ordinanze di rimozione e smaltimento dei rifiuti a ripetizione. Ha coinvolto tutte le autorità preposte, il prefetto, l’Arpacal, l’Ufficio per l’emergenza ambientale e la Regione Calabria. Non sa più che pesci pigliare.

Non ci sarebbero “le sostanze economiche”. Questo l’unico cenno di risposta. Mentre la Procura continua il suo lavoro di istruttoria per risalire ai responsabili di questo scempio ambientale.

Intanto, ogni giorno che passa la ferita aperta sulla Due Mari si squarcia sempre di più.

Leggi anche: Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti

19 giugno 2010

L'Ospedale senza nome

L'avviso degli orari dell'Ambulatorio di Chirurgia

È senza nome. Ospedale di Lamezia Terme, azienda sanitaria provinciale. Già senza nome è come se gli mancasse qualcosa. Spersonalizzato e senz’anima. Non ce l’ha. E nessuna Istituzione ha in mente di darglielo. Il personale è ridotto al lanternino. Quei pochi che vi lavorano a volte se la prendono tra di loro. Non sanno come fare. I pavimenti sono rattoppati alla meno peggio. L’aria condizionata, per fortuna, c’è nelle sale di intervento. C’è. Solo lì, però. I presupposti per qualche scandalo di mala sanità ci sono tutti. Può darsi che qualche poltrona poi cadrà. Può darsi, e qualche rivoluzione proverà a migliorarlo. Fino ad allora la comunità si deve accontentare di un servizio a metà. “Per grave carenza di personale”, così dice un cartello posto al V piano, l’attività ambulatoriale può essere effettata soltanto nei giorni dispari la settimana. Dalle 8 e 30 alle 13 e 30. Poi il cartello è stato corretto a penna e anticipato di mezz’ora. Solo giorni dispari e solo la mattina.
Questa storia è la storia di un punto non messo durante un piccolo intervento ambulatoriale. La persona che ne ha avuto bisogno ora sta bene. È passato tutto. Ma se all’anonimo ospedale non sanno come rimediare alle piccole cose come faranno con quei pazienti che lottano tra la vita e la morte?
Un cittadino di una certa età prende appuntamento all’Ambulatorio di Chirurgia al V piano per togliersi una cisti. Un intervento di routine. In genere dura non più di dieci minuti. Alle nove è nella sala d’attesa. Dopo un po’ il medico lo interpella. Fatto. Intervento riuscito. Garza e cerotto. A casa. Intorno a mezzogiorno passa l’anestesia e incomincia a far male. Il cerotto s'impregna tutto di sangue. Va dal medico curante. Questi accerta che “i punti sono stati messi male perché troppo larghi”. E lo invita a ritornare subito al pronto soccorso. Di corsa all’ospedale. Al pronto soccorso gli dicono di tornare su, al V piano, dove avevano già fatto l’intervento e male. Sono già passate le 13 e 30 e l’ambulatorio è “chiuso” per “carenza di personale”. Ad ogni modo un sanitario si da fare per medicare ancora la ferita ma gli consiglia di ritornare giù, al pronto soccorso “dove hanno gli strumenti per operare… perché all’ambulatorio sono già stati sterilizzati”. Al pian terreno dell’unità di urgenza gli rifanno tutto da capo. Gli tolgono quelli messi la mattina e glieli rimettono ex novo, compreso quello in più che mancava. Questa volta senza anestesia.

29 maggio 2010

A Lamezia Terme la mafia non esiste

La sirena di Lamezia Terme

Chi l’ha detto che la mafia divide? Chi l’ha detto che il malaffare forma degli steccati - chi sta di qua non sta di là, e viceversa? Chi l’ha detto che i giudici minacciati dalle malepiante vengono lasciati da soli?
Il contrasto alla ‘ndrangheta in Calabria è una merce troppo preziosa. Tanto che riesce a fare andare d’accordo tutti. Ma proprio tutti. Politici di destra. Di sinistra. Di centro. La Chiesa cattolica. Se la massoneria deviata decidesse un giorno di venire alla luce e di legalizzarsi si accoderebbe pure al grido: “Contro ogni forma di mafia!” Oppure, gli basterebbe presenziare alle passerelle a favore di telecamera. È una moda. E alle mode non si può dire di no.
“Vedi? C’era pure lui. Lo Stato c’era”. Si sente dire. Non ci sono steccati in Calabria. O meglio ce n’è solo uno, grande come una casa. I mafiosi, da una parte, e gli altri, dalla parte opposta. Ma chi è che gli da quel potere che gli consente di agire come agiscono. Chi entra a patti con loro per spartirsi i soldi dei finanziamenti pubblici? Chi fa in modo che alcune inchieste si devono fermare dove devono fermarsi per non incriminare persone vicine a quelle altre amiche di chi si potrebbe sentire offeso da un simile trattamento dal primigenio fratello fidato? Chi viene votato dalla mafia? A Lamezia Terme nessuno. Ci sono solo i mafiosi e gli altri. Non esistono vie di mezzo. Non ce ne sono.
Al sit-in di questa mattina - organizzato dalla scorta civica Calabria-Caltanissetta-Palermo per sostenere i procuratori della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Vitello e Giuseppe Spadaro, e Pierpaolo Bruni, della Procura di Crotone - c’erano Gianni Speranza, sindaco confermato del Pd, Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, del Pdl, Francesco Talarico, presidente del neo Consiglio regionale della Calabria e segretario regionale dell’Udc, Ida d’Ippolito, parlamentare del Pdl, uscita sconfitta nell’ultimo ballottaggio comunale proprio con Gianni Speranza. Francesco Grandinetti, terzo polo e avversario politico dei primi due. E dulcis in fundo – non per importanza - monsignore Luigi Antonio Cantafora, vescovo della Chiesa di Lamezia Terme. Non c’erano, però, Angela Napoli, vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, e Luigi de Magistris, deputato europeo di Idv, ma soprattutto il magistrato che è stato cacciato per incompatibilità ambientale al colluso sistema di Catanzaro e Provincia. Loro, però, non c’erano.
A Lamezia Terme è la ‘ndrangheta ad essere isolata, non i magistrati che la combattono. E rimane un mistero come mai ogni giorno che passa guadagna sempre più punti in fatto di operatività e di potere se tutte le Istituzioni gli fanno guerra. Comune, Provincia e Regione.
A Lamezia la mafia non esiste.

15 maggio 2010

Ninja's psichosis

Via del Progresso di Lamezia Terme, ieri sera alle 22 e 30

Li chiamano “ninja”. Per la loro abilità nello scavalcare i piani delle case. Entrano dalle finestre, con uno spray immobilizzano gli occupanti e fanno razzie di soldi e beni di vario genere. E poi scappano. A Lamezia Terme ormai è psicosi.
Ieri sera in Via del Progresso intorno alle 21 e 15 qualcuno ha avvertito dei rumori. Chiamata d’emergenza e immediato l’arrivo dei poliziotti. Che hanno fatto il giro degli appartamenti e dei condomini senza cavarne un ragno dal buco. “La gente sembra veda delle ombre”, si è lasciato scappare uno delle forze dell'ordine. Già, è psicosi. Alimentata dalla paura di essere le prossime vittime. Alcuni cittadini sono arrivati al punto di fare i turni nel proprio quartiere per difendersi da questi ladri espertissimi. E non è escluso il fatto che si siano anche approfittati sessualmente di alcune donne, anestetizzate dallo spray.
Proprio una settimana la gente è scesa in piazza a protestare. Non ne può più. Anche ieri, appena si è sparsa la voce di un ennesimo colpo dei ninja, sono accorsi dalle zone limitrofe per dare man forte ai poliziotti. Inutili, tuttavia, i tentativi di distinguere le ombre dai malviventi.

4 maggio 2010

La fabbrica dei veleni nascosti

È di sera che la “fumata bianca” si espande di più. Dicono intorno alle nove. Quando piove, poi, anche il cielo diventa bianco. Sarà la combinazione chimica. Certo che sì. La puzza è devastante. Le stazioni dei carabinieri sono piene zeppe di denunce presentate dagli operai delle aziende limitrofe. Per inquinamento ambientale. L’albo pretorio del Comune ogni mese viene aggiornato con una nuova ordinanza. Di bonifica, di dotarsi di certificato antincendio, di accesso per smaltire quello che c’è. Che la Procura di Catanzaro di volta in volta annulla d’autorità. È da quattro anni che avanti questa storia.

La fabbrica è la Seteco di Pasquale Leone, che si trova nel territorio di Marcellinara sulla Strada dei due mari. Produceva fertilizzanti. Posta sotto sequestro il 27 novembre 2006, su disposizione della Procura di Catanzaro - perché i rifiuti organici prodotti dalla lavorazione di concimi biologici sarebbero stati sotterrati in una collinetta all’uopo e abusivamente sbancata - è stata di nuovo sequestrata lo scorso 22 gennaio. Non perché il primo provvedimento non fosse arrivato a destinazione ma perché gli è stata poi concessa una proroga di attività per “smaltire” tutto il materiale ivi presente. Tre anni abbondanti non sono stati sufficienti. Come è possibile? Nessuno lo sa.

I Nas ci vanno sempre. Sono tre anni che fanno su e giù. Chiudono e riaprono. L’ultima volta l’hanno chiusa del tutto. Anche il sindaco, Giacomo Scerbo, come il suo predecessore, in qualità di autorità sanitaria locale, sta facendo la sua parte per contestare questo scempio ambientale. “Le ordinanze non si contano più”, ci risponde. “L’ultima è quella di accesso nell'immobile per smaltire il materiale, ma ancora non si sa se lo dobbiamo fare noi o quelli della Procura. La penultima riguarda la bonifica dei luoghi. La stanno ancora valutando. Non gli era arrivata”. “Venga al Comune che c’è un fascicolone”. Già, le carte si ammucchiano. Comprese quelle di annullamento delle ordinanze del primo cittadino. Per motivi di istruttoria, si dice così. Mentre la fabbrica continua ad esalare i suoi veleni.

Quelli che vi lavorano nella zona industriale di Marcellinara ormai ci hanno fatto il naso. Lamentano problemi di respirazione. Ogni tanto vanno dai carabinieri e denunciano. E la Procura non risponde.

“Come mai è possibile che ancora “fuma”, dopo quattro anni dalla chiusura?” Chiediamo. “E’ alle nove di sera che il fumo si alza di più. Venga alle nove. Le ho detto tutto”, ci risponde un impiegato di un’azienda vicina costretto a respirare questa puzza tutto il giorno. “Cosa vuol dire alle nove?” replichiamo. “Vi ho detto tutto”. Ripete. Si allontana e se ne va.

“Che cosa è questa puzza?” chiediamo a un altro. “Non si sa. E’ da tre anni che è sequestrata la fabbrica. Produceva concimi”. “Ma perché fuma?”. “L’altra volta sono venuti pure i vigili del fuoco. Non si riesce proprio a spegnere. Certe volte non si sente nemmeno. Dipende dal vento. Ormai ci siamo abituati”. “Ma non vi da fastidio?” “Certo, siamo andati anche dai carabinieri. Sono tre anni che va avanti questa situazione".

Sembra un ritornello, questo dei tre o quattro anni. Come il fumo che continua a espandere i suoi veleni, scoperti e nascosti. Alla luce del sole.

25 aprile 2010

Il gigante e la Speranza


Gianni Speranza, del Pd, riconfermato sindaco di Lamezia Terme, durante la festa in suo onore a corso Nicotera, si scusa se non è riuscito a ringraziare tutti quelli che gli hanno scritto, come avrebbe voluto, ma legge due messaggi di auguri, che meglio di altri spiegano il significato del suo successo contro un’agguerrita Ida d’Ippolito, del Popolo della libertà. Uno è di un “grande giornalista italiano”, dice, e di cui non rivela il nome, che recita: “L’entusiamo dei ragazzi della tua città che conosco, per la tua vittoria, è diverso da quello di chi ha vinto contro qualcuno”. L’altro è di un giovane ricercatore lametino. Che non ama i “bis”, cioè i secondi mandati dei sindaci. Ma lo prega: “Rimanga se stesso e non si faccia burocratizzare dalla politica. Non perda l’entusiamo dei primi anni di amministrazione. Vogliamo che lei diventi un gigante sulle cui spalle un domani noi giovani possiamo salire per guardare avanti”. Gianni Speranza si commuove. Gli succede spesso. Per la fiducia della gente che lo ha premiato ancora, come cinque anni fa. Sente addosso l’orgoglio e il peso di una grande responsabilità. Ma invita: “Se qualcosa non la faccio bene non abbiate timore di dirmelo”.

A chi dedica la sua vittoria a sindaco, riconfermato, della città di Lamezia Terme?
Alla città. A tutta. No?
Come giudica la presa di distanza del nuovo governatore della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, da Ida d’Ippolito, che aveva minacciato di ritirare i suoi consiglieri all’indomani dell’esito elettorale?
L’ho apprezzato e l’ho detto pubblicamente.
Lei è conosciuto come il sindaco delle rotonde…
No, delle rotatorie.
Si, vero, ma in gergo vengono chiamate anche rotonde, perché avrebbero caratterizzato i suoi cinque anni di Amministrazione appena trascorsa. Cosa farà nei prossimi cinque anni? Farà costruire una metropolitana fino a Catanzaro o fino a Reggio Calabria?
(rimane un po' perplesso per la domanda, ma non si scompone. ndb) Abbiamo un finanziamento per aggiustare la linea ferroviaria che c’è, passando anche da Sambiase. Sarebbe molto importante se nei prossimi cinque anni partissero questi lavori.
Se dipendesse da lei quale città calabrese meriterebbe il titolo di capoluogo di Regione?
Dopo Lamezia Terme, Cosenza.
Un’ultima domanda. Oggi è una grande festa per lei, qui a Corso Nicotera. Ma più in là ci sono dei tavolini dove stanno raccogliendo le firme per promuovere un referendum per l’acqua pubblica. Ha firmato?
No, ma lo farò.
Personalmente o come sindaco di Lamezia?
Come sindaco.