Una pagina del vecchio sito della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sul nuovo non c'è traccia né di don Roberto Mastro e né dell'avvocato Aldo Truncè.
Nei
suoi appartamenti è padrone. Nella sua città, Crotone, è vescovo. Per tutti,
invece, è don Mimì. Mons. Domenico Graziani, presule della diocesi di
Crotone-Santa Severina. Sorride. Benedice. E soprattutto guida le sue pecorelle
come un vero pastore. Da qualche tempo, però, una preoccupazione lo affligge. E
si sente come Gesù in Croce. Perseguitato dai fedeli. Inviso dai suoi sacerdoti. Don Roberto Mastro è colpevole o innocente?
Da qualche tempo il dubbio gli fa sanguinare il cuore e disorientare la mente. Almeno
da quattro anni a questa parte, quando i carabinieri, la sera del 10 dicembre
2010, lo invitano a scappare dalla parrocchia di Belcastro. E lui, in tutta
fretta, a contattare una sede per ospitarlo. Lontano dalla Calabria. Lontano dai
presunti delitti. È da quel giorno che fa di tutto per recuperare la pecorella
smarrita. Il Vangelo gli suggerisce la parabola di quando Gesù caccia i
mercanti del tempio. Ma a lui la figura del pastore è sempre piaciuta. Sempre e
comunque. Nel bene e nel male. Ed eccolo chiamare il suo avvocato di fiducia, Aldo Truncè, per difenderlo e toglierlo
da questa impasse. Le famiglie
belcastresi tengono duro. Non se l’aspettava. E lui, diritto per la sua strada.