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9 aprile 2012

Divide et impera Crotone e Catanzaro, Tacina


Divide le province di Crotone e Catanzaro. Ma li unisce anche. Indifferibilmente. È il fiume Tacina. Che si estende per 58 chilometri dall’Altopiano della Sila Piccola fino a sfociare nel golfo di Squillace. Inserito nella mappa dei Sic (siti di interesse comunitario) vomita di tutto. Bottiglie di plastica. Scaldabagni. Pneumatici. Tutto ciò che raccoglie lungo il cammino.

23 maggio 2011

Pasquale e Caterina, o della paralisi dell'amore


Crotone, omicidio suicidio: coniugi si gettano... di TMNews

Arriva spedito con la sua Volkswagen Passat al Porto di Crotone. Di fianco la moglie. Davanti il mare aperto. Si ferma un attimo. Saluta con la mano un amico. La consorte non riesce ad uscire. È paralitica. Urla e chiede aiuto. Lui alza i finestrini e guarda la distesa dell’acqua. Sa che di là dalla banchina non c’è una via d’uscita. È una scelta senza marcia indietro. Non c’è. Si gira e guarda per l’ultima volta la compagna della sua vita. La compagna e la vita, sua e di lei. La pellicola di un film si avvolge tra i due. Il film dell’esistenza.
Dalle scuole superiori che si sono voluti bene. Trent’anni insieme. Un amore per sempre. Poi la malattia di lei. E lui che non capiva. Perché? Perché proprio a lei? E a noi? Non capiva. Non ha mai capito. Un’angoscia che ti consuma giorno dopo giorno. Che non ti fa vedere il futuro e nemmeno il presente, e che fa scricchiolare il passato dei ricordi. Una disperazione che ti uccide l’esistenza. Non c’è una ragione ragionevole. Ah sì, c’è. Forse. La morte. L’omicidio e il suicidio.
Sa che non ha nessun potere su di lei. Ma sa anche che l’ama. Che l’ha sempre amata. Che non riesce a riconoscerla più in quelle condizioni. Forse un potere crede di averlo su di lei. Di disporre della sua vita. Lui l’ama. E chi ama può decidere per l’altro. Sente il diritto di avere l’altro come si ha il proprio corpo. Ingrana la prima. Questa basta per superare il limite. Nel vuoto. Incontro alla morte. Per lei e per lui. Una ragione la trova al di là della banchina. Solo il nulla può rendere giustizia all’angoscia e alla disperazione. Solo il nulla può colmare il vuoto della vita. L’auto tocca il pelo dell’acqua. Affonda. Nell’abitacolo c’è ancora ossigeno a sufficienza per un’altra chance. Qualcuno si butta per salvarli. Impossibile. Aveva chiuso le portiere. E lui che sbraccia a dire di andarsene. Il film ritorna tra i due. Che si guardano. Che rivedono il passato. Il passato dei ricordi. La gioia dei momenti insieme dei tempi felici. E della malattia poi. Pensieri sull’orlo di un precipizio che sta arrivando. È lì che chiede di entrare. Lei non capisce lui, il perché. E lui le chiede perdono. E spera in un Dio che possa avere pietà della sua follia. Un Dio giusto.
Potrebbe aprire gli sportelli e tornare indietro. Non lo fa. Il passato dei momenti felici è troppo lontano. Non lo vede più. Spera che il precipizio gli possa restituire quella pace che solo lei gli aveva dato. Perché non sapeva che l’amore si potesse ammalare. Come può un amore trasformarsi in dolore? La pellicola ritorna alle superiori. Agli attimi rubati durante i dieci minuti di ricreazione. Si ferma lì. L’immagine è in bianco e nero. Lui era più grande di lei. Di dieci anni. Lei una bambina. E lui già adulto con una rosa in mano. Un punto rosso in un mare nero. Il precipizio li ingoia. Sono mano nella mano. Si abbracciano. Lei non capisce, ma lo tiene stretto. Sa che non le farebbe mai del male. La macchina scende ancora. I loro cuori si fermano. Non battono più. All’unisono. Pace.
Si vedono i sommozzatori che provano a rianimarli. Invano. Se ne sono andati. Per sempre. Sono rimasti abbracciati. L’eco delle urla di lei ancora si sente sul pelo dell’acqua. Un gabbiano sorvola il cerchio sul mare lanciato dall’auto. E punta lo sguardo incuriosito.
Pasquale Lumare, 60 anni, e Caterina Criscuolo, 50, di Crotone, hanno detto addio alla vita così. Mano nella mano. Per non dimenticare più i momenti felici.

Anche su Mezzoeuro

5 luglio 2010

La nuova 106. Il progetto Crotone - Catanzaro



di Antonio Bevilacqua*

Il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Crotone, nella seduta del 2.11.2009, ha deliberato tra le osservazioni inviate alla Regione Calabria, per la redazione del nuovo Quadro Territoriale Regionale, anche la proposta di modifica dell’attuale tracciato della SS 106 che collega Crotone a Catanzaro.
Proposta già approvata dai Consigli Comunali di Petronà e Mesoraca ed in fase di approvazione di altri Consigli Comunali delle provincia di Crotone e Catanzaro che gravitano nelle vicinanze del nuovo tracciato della SS 106.
Il nuovo tracciato, in alternativa a quello esistente, prevede la costruzione di
una Superstrada a Doppia Corsia e Doppia Carreggiata con spartitraffico centrale ma soprattutto prevede:

  1. la riduzione di ben 19 Km rispetto all’attuale tracciato della SS 106 dagli attuali 74 Km in 55 Km della distanza da Crotone (loc. Passovecchio) a Catanzaro (loc. Germinato).

  1. la distanza Crotone e Catanzato potrebbe essere raggiunta in appena 30 minuti, percorrendo i 55 Km alla velocità di 110 Km/h, come previsto dalle superstrade extra urbana principale.

  1. il risparmio di centinaio di miglioni di euro, se viene costruito il nuovo tracciato della SS 106 da Crotone (loc. Passovecchio) fino al bivio per Marcedusa, invece di allargare l’attuale tracciato, perché la distanza del nuovo tratto è ridotta a 23 Km rispetto agli attuali 35 Km.

  1. la maggiore sicurezza stradale, se il traffico pesante e veloce si sposterebbe sul nuovo tracciato della SS 106, mentre quello leggero e turistico rimarrebbe sull’attuale SS 106, con una ovvia riduzione della congestione del traffico a vantaggio della sicurezza.

Pertanto il nuovo tracciato consiste nel prolungare il tratto già esistente della nuova SS 106 (costruito circa 15 anni fa e lungo 6 km) a Nord della Città di Crotone (loc. Passovecchio-Contrada Gabella) non più in direzione dell’area industriale e del Centro Città (loc. Poggio Pudano), ma seguendo il vecchio tracciato (abbandonato nel 1970) della ferrovia Calabro-Lucania che da Crotone portava a Petilia Policastro. In particolare il tratto che dallo svincolo di loc. Passovecchio passa sotto le colline dei centri abitati di Apriglianello e Papanice dalla parte del torrente Cacchiavia, oggi il rilevato ferroviario è diventato via Volturno prosegue verso la strada interpoderale sotto la Città di Cutro nei pressi della stazione abbandonata della ferrovia Calabro Lucana per poi raggiunge il fiume Tacina, nei pressi della contrada di Termine Grosso, per poi proseguire in direzione del bivio per Marcedusa. Da qui nei programmi dell’ANAS è già previsto un nuovo percorso della SS 106 che dovrebbe essere realizzato più a monte dei centri costieri di Steccato di Cutro, Botricello, Cropani Marina, Sellia Marina e Simeri Crichi fino a collegarsi dal megalotto 2 in costruzione di Simeri Crichi-Germaneto-Squillace e quindi raggiungere l’importante tratto stradale extraurbana principale Catanzaro-Lamezia Terme chiamato “due Mari” che ha attualmente il limite di velocità a 110 Km/h. In concreto il nuovo tracciato consiste nel riprendere i 6 km della nuova SS 106 già esistenti in località Passovecchio e realizzare un percorso alternativo ridotto di 12 Km per raggiungere da loc. Passovecchio la zona di Steccato di Cutro e bivio per Marcedusa. Realizzare questo tratto di strada più all’interno del territorio provinciale darebbe una nuova vitalità ed un reale sviluppo economico sociale ai paesi più interni, che oggi sono isolati per la mancanza di reti viarie e ferroviarie adeguate, come Cutro, Scandale, San Mauro Marchesato, Roccabernarda, Petila Policastro, Mesoraca, Petronà, Marcedusa, Belcastro, Cerva, … Inoltre dare priorità al collegamento Crotone – Catanzaro oltre ad essere un fattore strategico per lo sviluppo dell’intero territorio, è soprattutto una questione di sicurezza stradale. La messa in sicurezza della strada non deve essere mai a discapito della sua fruizione, mettendo rotatorie o semafori continuamente di fatto rallentano il traffico generando per chi guida un aumento dello stress per le continue variazioni di velocità dovuti ai troppi ostacoli e limiti presenti e come tutti sanno lo stress è dannoso in tutti per tutti i lavori anche per quello automobilistico. Infatti la SS 106 o E90 definita “strada della morte” per la sua pericolosità data l’elevata quantità di incidenti che registra, ma anche gli 84 Km della provincia di Crotone trovano particolare attenzione al punto da essere osservati costantemente dal Centro di Monitoraggio della provincia di Crotone, nel 2007 sono stati registrati 74 incidenti (con 143 feriti e 5 morti) e nel 2008 con circa lo stesso numero di incidenti 76 ci sono stati 151 feriti e 16 morti. Un dato di mortalità impressionante, un aumento del 220 %, con un costo sociale di 51 milioni di euro. Da un’analisi più attenta si osserva che i comuni più interessati agli incidenti stradali sono quelli della fascia costiera che gravitano attorno alla SS 106. In dettaglio i punti critici più pericolosi per la provincia di Crotone sono:

1. Km 241: il tratto di strada, tra l’uscita Sud di Crotone ed il bivio di Cutro, dove la SS 106 taglia in due il popoloso quartiere di Poggio Pudano. La maggior parte degli incidenti sono avvenuti per sbandamenti e tamponamenti dovuti alla presenza di fondo stradale bagnato e/o parzialmente ricoperto da detriti argillosi nei periodi di pioggia ed a scontri frontali per guida pericolosa ed eccesso di velocità.

2. Km 249: incrocio nei pressi del Centro Commerciale Auchan “Le Spighe” . La maggior parte degli incidenti dovuti a tamponamenti per svolte e sorpassi irregolari in direzione del Centro Commerciale.

3. Km 230, dopo il bivio Sud di Isola Capo Rizzato, dove la strada fa una corda molle di circa 2 km di lunghezza scendendo di quota per 50 m, per poi risalire. Gli sbandamenti registrati sono avvenuti soprattutto per fondo stradale bagnato, per causa di pioggia, ed eccesso di velocità ed alla presenza di mezzi agricoli sulla strada di notte.

Tutto ciò consentirebbe una notevole riduzione della pericolosità ed una riduzione dei chilometri da percorrere, inoltre questa nuova arteria della SS 106 favorirebbe:

1. il drenaggio del traffico pesante nell’attraversamento del tratto della SS 106 da loc. Passovecchio a loc. Poggio Pudano porterebbe al declassamento la strada da Statale ad Urbana perché di fatto così è diventata nel corso degli anni per la presenza di insediamenti abitativi, commerciali, artigianali ed industriali e ancor di più per le 4 rotatorie che l’ANAS costruirà prossimamente.

2. La riduzione delle criticità e pericolosità degli svincoli stradali della SS 106 delle località turistiche di Isola Capo Rizzato – Le Castella – Praialonga e Steccato di Cutro. Questo tratto potrebbe essere declassato da Statale a Provinciale “.

La seguente tabella evince che questo nuovo percorso ridurrebbe del 22% la lunghezza del tratto stradale di collegamento da Crotone loc. Passovecchio fino al collegamento con l’inizio del megalotto in costruzione bivio per Simeri Crichi e la riduzione maggiore si avrebbe nel tratto che riguarda la provincia di Crotone loc. Passovecchio (Crotone) con la loc. di Steccato di Cutro (bivio per Marcedusa) col 35%, infatti si farebbero ben 12 Km in meno sia per percorrerla sia per costruirla (ciò significa una notevole riduzione di costi).

Strada Statale 106

Attuale

Km

Proposto

Km

Riduzione

Km

Crotone (loc. Passovecchio) - Bivio per Marcedusa

35

23

35%

Bivio per Marcedusa - Bivio per Simeri Crichi

25

24

4%

TOTALE

60

47

22%

In pratica solo questo tratto darebbe una sostanziale riduzione all’intero tracciato di collegamento da Crotone a Catanzaro, mentre l’altro serve a non attraversare i centri costieri di Botricello, Cropani Marina e Sellia Marina. Infine, considerando che la nuova SS 106 diventerà una strada extraurbana principale significa che si impiegherà circa 30 minuti per collegare i 55 Km di distanza dei due capoluoghi, tale tracciato interamente pianeggiante quasi sul livello del mare e quindi transitabile anche in condizioni meteo sfavorevoli potrebbe rappresentare l’unico corridoio stradale trasversale in Calabria, percorribile tutto l’anno, per collegare il maggior numero di infrastrutture regionali già esistenti tra il mar Tirreno ed il mar Ionio:

  1. Gli aeroporti di Crotone e Lamezia Terme
  2. I porti di Gioia Tauro, Crotone e Corigliano.
  3. Lo svincolo autostradale di Lamezia Terme con la SS 106
  4. Le stazioni ferroviarie di Crotone, Catanzaro e Lamezia Terme
  5. Il Polo Universitario di Germaneto
  6. Il Policlinico Ospedaliero Mater Domini di Gernaneto .
  7. La cittadella degli Uffici Regionali della Calabria di Germaneto.

Con l’occasione si ringrazia per l’attenzione e per la volontà di MIGLIORARE il sistema VIARIO delle province di Crotone e Catanzaro, ma che riguarda soprattutto l’intera Calabria.

* Ing. Antonio Bevilacqua Presidente Commissione Infrastrutture, Ordine degli Ingegneri di Crotone

23 novembre 2009

Manifesto del Comitato Genitori Alcmeone


Di seguito il manifesto del "Comitato genitori Alcmeone". Il nome della scuola, e in particolare del plesso "San Francesco", è quello tristemente famoso perché costruita con i rifiuti tossici dell'ex Pertusola di Crotone, secondo l’indagine della magistratura Black Mountains. Uno screening, ordinato dalla Procura, eseguito nel sangue dei bambini, ha già rilevato la presenza di cadmio, nichel, arsenico e piombo in misura di 3/4 volte superiore ai valori normali, con il rischio, nel tempo, di patologie epatiche, renali, gastrointestinali e delle ossa.
I genitori chiedono che gli studi, nell’ambito del “progetto pilota Alcmeone”, voluto dagli organi amministrativi dello Stato, vengano compiuti su almeno il 60 per cento degli alunni, dei docenti, e del personale amministrativo che hanno frequentato i locali.
Che gli esami vengano ripetuti ogni sei mesi in un lasso di tempo almeno di cinque anni.
E chiedono, infine, la bonifica del sito, certi del fatto che “gli interlocutori istituzionali sono coscienti e condividono la necessità di porre in essere azioni amministrative volte a dare risposte chiare, non soggette ad interpretazioni, ma che rispondano al bisogno espresso di diritto alla salute, alla cittadinanza, alla piena conoscenza della verità. Azioni capaci di garantire alle famiglie ed ai bambini di vivere la scuola quale luogo di crescita e di confronto e nel quale, la legalità ed il rispetto per l’ambiente non siano meri concetti astratti o parole che ricorrono nelle recite scolastiche”.


MANIFESTO Comitato Genitori Alcmeone


Spett.le

Sindaco di Crotone – Peppino VALLONE;

Presidente della Provincia – Stanislao ZURLO;

Assessore regionale all’ambiente – Silvestro GRECO;

Presidente della Regione CALABRIA – Agazio LOIERO

Direttore ASP Crotone – Vincenzo SCUTERI


Le vicende legate all’indagine portata avanti dalla Procura della Repubblica di Crotone denominata “Black Mountains”, ha avuto nel corso di questi mesi tanti risvolti sulla nostra quotidianità e su quella vissuta dai nostri figli, alunni dell’Istituto Comprensivo Alcmeone.

I dati emersi dalle relazioni “Sindona” e “Andò” e dalla più recente relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, che abbiamo letto a mezzo stampa, ci obbligano a redigere questa serie di richieste da inoltrare agli interlocutori istituzionali.

Tali richieste, che definiamo Manifesto Comitato Genitori, pensiamo possano contribuire a determinare chiarezza nella definizione della situazione ambientale e sanitaria che ci troviamo a vivere, approntando uno studio serio che tenga conto di oltre 80anni di presenza di industrie pesanti nel nostro territorio.

Le richieste fanno espresso riferimento sia al Piano di intervento concordato per garantire la sorveglianza sanitaria, sia alla struttura Plesso San Francesco.

Nello specifico chiediamo

in merito al Piano di intervento concordato per garantire la sorveglianza sanitaria


1) di includere nella Fase 2 del già citato Piano di intervento già sottoscritto e presentato, che prevede sia lo screening atto a valutare il dosaggio delle concentrazione dei metalli presenti nelle diverse matrici organiche (siero, sangue, urine e capelli), che gli esami dello studio della funzionalità degli organi bersaglio (sangue, fegato, rene, osso) il “
Progetto pilota Alcmeone”, costituito da

- almeno il 60% degli alunni che hanno frequentato il plesso San Francesco in un lasso temporale che va dalla data del 1° giorno di apertura scolastica alla data dell’ultimo giorno di chiusura per ordinanza comunale;

- almeno il 60% dei docenti che hanno operato presso il plesso San Francesco in un lasso temporale che va dalla data del 1° giorno di apertura scolastica alla data dell’ultimo giorno di chiusura per ordinanza comunale;

- almeno il 60% dei lavoratori (amministrativi e non) che hanno operato presso il plesso San Francesco in un lasso temporale che va dalla data del 1° giorno di apertura scolastica alla data dell’ultimo giorno di chiusura per ordinanza comunale.

Questo consentirebbe, come suggerito dall’Istituto Superiore di Sanità, di confrontarsi con “una casistica maggiormente rappresentativa”, da analizzare utilizzando “alcuni aspetti metodologici nello studio di altre possibili modalità di esposizione e sorgenti di contaminazione”, i cui risultati siano quindi immediatamente leggibili, anche dall’Istituto Superiore di Sanità, come determinati da fattori inquinanti circostanziati oppure no.

Inoltre, considerato il lasso temporale trascorso, tale campione consentirebbe di verificare l’effetto tempo dell’eventuale evento contaminante sulle matrici biologiche, come si legge dalla relazione a firma Istituto Superiore di Sanità.

2) di stabilire che il Piano di intervento sanitario già sottoscritto e presentato, preveda che gli esami dello studio della funzionalità degli organi bersaglio, vengano ripetuti ogni sei mesi per un periodo non inferiore ai 5 anni, con spese a carico del Ministero della Salute o dell’Ambiente (a discrezione degli interlocutori istituzionali).

In merito alla struttura Plesso San Francesco, la richiesta fa seguito alle dichiarazioni dell’Assessore regionale GRECO inerenti l’impegno dichiarato dalla Regione Calabria di fondi reperiti per la bonifica dei 24 siti inquinati dislocati sul territorio della Provincia di Crotone, e tiene altresì conto di quanto afferma l’Istituto Superiore di Sanità, ossia che l’utilizzo del CIC è da escludersi nell’uso di civili abitazioni (figurarsi quindi per l’edilizia scolastica!!).

Chiediamo pertanto:

1) alla Regione Calabria, di procedere a formalizzare quanto dichiarato, attraverso la determina che attesti l’impegno di spesa per la Bonifica del Plesso San Francesco;

2) la Bonifica del Plesso San Francesco.

I genitori degli alunni dell’Istituto Alcmeone, sono certi che gli interlocutori istituzionali sono coscienti e condividono la necessità di porre in essere azioni amministrative volte a dare risposte chiare, non soggette ad interpretazioni, ma che rispondano al bisogno espresso di diritto alla salute, alla cittadinanza, alla piena conoscenza della verità.

Azioni capaci di garantire alle famiglie ed ai bambini di vivere la scuola quale luogo di crescita e di confronto e nel quale, la legalità ed il rispetto per l’ambiente non siano meri concetti astratti o parole che ricorrono nelle recite scolastiche.

Il Comitato Genitori Alcmeone

14 luglio 2009

La valigetta e i grembiulini. Stasera si recita a società


Alcuni degli oggetti che si usano durante i riti massonici

Vi sarebbe una loggia massonica occulta al centro del malaffare in Calabria. Una loggia con più di trecento affiliati, tra i quali giudici, avvocati, politici e imprenditori. Una loggia che, per depistare le indagini della magistratura, avrebbe cambiato più volte nome negli ultimi quindici anni. Si tratta di una discendenza della ormai estinta “Albert Pike” di San Mango d’Aquino, attiva fino alla fine degli anni ottanta. Luigi De Magistris l’aveva detto, all’indomani delle avocazioni delle sue indagini, Poseidone e Why Not, e del suo confino forzato in politica con Italia Dei Valori, che stava scoprendo la “Nuova P2” in Calabria. Pierpaolo Bruni, pubblico ministero di Crotone, lo ribadisce adesso, in merito all'indagine sui finanziamenti pubblici erogati per la realizzazione di una centrale a turbogas a Scandale, che ha coinvolto l’ex ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, l’ex assessore regionale, Diego Tommasi, e le solite facce del fior fiore dell’imprenditoria e della politica calabrese, Pino Galati, parlamentare ed ex sottosegretario alle Attività Produttive, Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria. E tanti altri. Fra cui una new entry d’eccezione, Giovanni Iannini, giudice, sospettato, insieme all'ex presidente della Regione, di aver partecipato a logge massoniche segrete e di aver "abusato del suo ruolo di magistrato" a vantaggio di società amiche. Questa lista, di trecento nomi, sarebbe stata, secondo alcune indiscrezioni, sempre a disposizione della Procura della Repubblica, e via via sta svelando intrecci di una lobby trasversale che, all’ideologia partitica, avrebbe sostituito quella del malaffare, tanto che l’appartenenza a un circolo di centrosinistra o di centrodestra sarebbe diventata solo una questione di stile, di immagine. Non di principi. Come una maschera. Non a tutti va bene quella di Pulcinella, come non a tutti va bene quella di Arlecchino. Dipende dalla faccia. Il protocollo è sempre lo stesso. Grembiulini e compasso per i nuovi aderenti. Ambasciate per gli altri. A dirigere l’orchestra, invece, i capi. I gran maestri. Sarà stato l’ex presidente della Regione Calabria il gran maestro? Lo diranno le indagini se, e solo se, a Pierpaolo Bruni sarà concesso di continuare a lavorare, e non ad abbandonare tutto per cambiare mestiere.


La centrale a turbogas di Scandale e Giuseppe Galati

Dal rito ai fatti. Si comincia a recitare, dunque. A soggetto. Anzi, a società. Il 18 novembre 2006 Pierangelo Moroni, membro della società Pianimpianti (una delle principali inquisite per i finanziamenti pubblici erogati nell’ambito dell’indagine Poseidone), così disse a Luigi De Magistris, pm titolare del procedimento penale. “Fu Roberto Mercuri che mi parlò della società “EUROSVILUPPO” dicendomi che vi era la possibilità, tramite questa società, di fare affari in Calabria nel settore della cogenerazione. Tale società fu voluta ed in realtà costituita dall'ing. BONALDI e dal MERCURI”. L’Eurosviluppo, di cui parla Moroni, è quella finita, recentemente, nell’inchiesta di Bruni per la costruzione di una centrale a turbogas a Scandale, nel crotonese. Bonaldi si chiama Aldo, ed è il suo amministratore delegato. Mercuri, invece, va Roberto di nome ed è comunque legato alla società. Negli intrecci figurano altri personaggi, Claudio Larussa, nell’entourage di Giuseppe Chiaravalloti, e Annunziato Scordo, commercialista dell’ex governatore, e già volto noto dell’inchiesta Poseidone. Talmente noto che, per sviare le intercettazioni, quando i suoi amici parlavano di lui usavano un eufemismo al telefono: “Non ti scordar di me”, con implicito riferimento alla famosa canzone. Il titolo della canzone valeva sia per lui, che per il fratello, Giuseppe, già responsabile per l’area di Reggio di Calabria presso l’Ufficio del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Calabria e segretario generale dell’ATO 2 Calabria, e anche lui investito dall’inchiesta.
E vai con le società, allora. È lo stesso Moroni che racconta come è stato gentilmente invitato ad andare via e a far posto al nuovo che avanzava. Il “nuovo” era Roberto Mercuri, cugino di Giuseppe Galati. Serviva, ai fini della recita, una società già collocata nel mondo del mercato. Leggiamo cosa dichiara in quella occasione a Luigi De Magistris:
"Ricordo che verso la fine degli anni '90 avevamo bisogno, in società, di qualcuno che si occupasse, con professionalità, del settore commerciale, per il nuovo settore della termovalorizzazione. Allora l'ing. Cochi della società De Bartolomeis, che conoscevo da tempo, mi disse che poteva propormi una persona molto capace che lavorava da loro e che poteva fare al caso nostro. Mi presentò,quindi, tale Roberto MERCURI, molto giovane, che apparse a me ed a JAMPAGLIA come persona competente del settore (…) Verso il1999/2000 il MERCURI rappresentò sia a me che a JAMPAGLIA che voleva avere un ruolo maggiore all'interno della società. Decidemmo, pertanto, dal momento che ci sembrava un giovane sul quale sipoteva puntare anche per il futuro, di cedergli un 5 per cento io ed un 5 per cento JAMPAGLIA. Il MERCURI diede 200 milioni di lire a me e 200 milioni di lire a JAMPAGl.IA. Ci disse che il denaro lo aveva ottenuto dalla Banca Carime.(…)Il MERCURI ci propose di dare un incarico ad un suo amico, il dotto SCORDO, presentandolo come commercialista, che poteva occuparsi del amo amministrativo. La PIANIMPIANTI fece, quindi, un contratto di consulenza con SCORDO.(…) Con il passare dei mesi - soprattutto dopo l'acquisto del 10 per cento, MERCURI cominciò ad essere sempre più arrogante. (…) Nel 2003 MERCURI - atteggiandosi sempre più quale vero dominus della società propose a IAMPAGLIA di cedergli le azioni. IAMPAGLIA, a quel tempo, era titolare del 35 per cento del pacchetto azionario. MERCURI pagò le azioni di IAMPAGLIA con la somma di 1.800.000.000 di lire. Ricordo che mi disse che i soldi li aveva in quanto un nonno materno aveva venduto delle proprietà in Calabria cd aveva ceduto una società che realizzava prefabbricati per l'edilizia. (…) Verso il febbraio/marzo del 2004 - mi propose l'acquisto del mio pacchetto azionario. Decisi di cedere le azioni perché non riuscivo più a sostenere il clima teso in società. MERCURI mi propose di acquistare le mie azioni - il 35 per cento della PIANIMPIANTI - per la somma complessiva di 1.500.000,00 euro, che mi avrebbe pagato in tre tranche. (…) Anche dopo la cessione del pacchetto azionario non lasciai la società in quanto i soci tedeschi, i quali avevano molta fiducia in me, mi chiesero di rimanere fino a fine anno (siamo nel 2004). (…) Ricordo ancora adesso un episodio che mi ha turbato moltissimo. Un giorno, ricordo ancora che era l'ultimo giovedi di settembre del 2004, SCORDO venne a chiamarmi nel mio ufficio della società dicendo di recarmi nella sala riunioni della società in quanto il MERCURI doveva parlarmi Come entrai, alla presenza di SCORDO, MERCURI, che mi sembrava invasato, mi minacciò dicendomi che se non fossi andato via immediatamente da PIANIMPIANTI avrebbe ammazzato me e le mie due figlie. SCORDO non disse una parola. Rimasi sconvolto e dissi loro che non avrei messo più piede in società. Ciò che effettivamente feci”.

ACQUISITA la società, la recita cambia registro, e assume dei tratti davvero pittoreschi. Ed è così che inizia il numero della valigetta. All’interno ci sono 6.708 banconote da 500 euro. Il padre e il fratello di Roberto Arcuri, Giuseppe e Cesare, nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2005 la trasportavano tranquillamente per il valico di Brogeda quando la Guardia di Finanza di Domodossola durante un normale controllo li scoprì in flagrante. Una valigetta del valore complessivo di 3 milioni 354 mila euro. La tempistica è importante perché il tentativo di trasbordo dei Mercuri avviene il giorno dopo le perquisizioni richieste da Luigi De Magistris nell’ambito dello stesso procedimento penale. La notizia (delle perquisizioni), su cui pende la spada di Damocle della “fuga (della notizia)” - che ne avrebbe compromesso la buona riuscita, secondo gli inquirenti -, pare abbia preso origine dalla comunicazione che il 10 maggio precedente il sostituto procuratore fece al suo capo, Mariano Lombardi, il cui figliastro, Pierpaolo Greco , era socio in affari con Giancarlo Pittelli, avvocato penalista, parlamentare, e altro indagato illustre nel medesimo procedimento. Grazie alla fuga della notizia criminis i familiari di Roberto Mercuri riescono ad organizzare la spedizione dalla cassetta di sicurezza della Banca popolare di Brescia fino al confine, però.
LA RECITA delle società e della valigetta deve essere un vizio tutto calabrese. E, infatti, continua qualche anno più tardi. E sempre con gli stessi personaggi. Si tratta di un sequel. Con l’Eurosviluppo elettrica, costola della Pianimpianti di Mercuri, che è in affari con la Need (altra società conosciuta a Luigi De Magistris per le sue inchieste). E con la valigetta da 21 milioni di euro. Siamo nell’aprile scorso, del 2009, a Thonon les Bains, al confine con la Svizzera, un manager di Eurosviluppo, quella che si è aggiudicato i lavori della costruzione della centrale a turbogas di Scandale, viene sorpreso con una valigetta con titoli per 21 milioni di euro.
Il numero della valigetta, come da consuetudine, segue un rito massonico. A essere coinvolti imprenditori, politici, galoppini e un giudice. Facile capire chi ha indossato i grembiulini, difficile, invece, scoprire chi ha diretto la scena. Sempre che, a fare la valigia, ma per andarsene, non debba essere lo stesso pm, Pierpaolo Bruni.