Duecentoquaranta ulivi e un numero imprecisato di alberi da
frutta, curati come un giardino, andati a fuoco. In una sola notte. Tra mercoledì 11 e giovedì 12 luglio scorsi. È l’ultima intimidazione subita da Elisabetta
Grande, attivista sindacale e pioniera dell’agricoltura biologica a Soveria
Simeri. L’ennesima.
Pietro Baviera, di anni 48, originario di Zagarise, è morto questo pomeriggio travolto dal suo stesso trattore. Sulla via provinciale che conduce a Soveria Simeri l'automezzo si è ribaltato andando a finire la sua folle corsa lungo la scarpata schiacciando il conducente rimasto imbrigliato nell'abitacolo. Vani tutti i tentativi del vigili del fuoco di Sellia Marina, prontamente intervenuti, per salvargli la vita. La dinamica del tragico incidente è ancora tutta da accertare, ma sembra, secondo le prime ricostruzioni delle forze dell'Ordine, che nel tentativo di evitare un'auto, che proveniva dalla direzione opposta, l'uomo abbia perso il controllo del veicolo.
Su quello di Andali c’è una sezione dedicata a ciò che “Dicono di noi”. Basta cliccare e si possono sfogliare gli ultimi comunicati inviati dal Comune ai giornali. Un pezzo sui primi 365 giorni del sindaco, Giuseppe Costantini. Uno sulla copertura adsl, un altro sulla tassa degli Rsu abbassata dal gran lavoro della maggioranza. E così via. Se poi si vuole andare a leggere le delibere della giunta con la manina del mouse si arriva all’Albo pretorio on line. L’adsl sarà servita qualcosa, uno pensa. E, invece, con stupore, ci si deve accontentare dell’elenco fino a 31 dicembre 2008, senza download. Chiaramente, sarebbe troppo. Tuttavia, c’è quel che dicono di noi. “La sezione 'Dicono di noi' raccoglie gli articoli che i giornali locali dedicano alle iniziative della nostra Amministrazione, così da avere un punto di vista più distante, quindi più imparziale, sulla nostra attività”, spiega il sottotitolo della rubrica. Imparziale, sic!
Anche su quello di Belcastro c’è l’Albo pretorio. Il link c’è. La scritta ipertestuale che dovrebbe rimandare alla lettura. Ma degli atti, delle delibere degli organi amministrativi, manco a parlarne. In compenso c’è una dettagliata pagina biografica dedicata al primo cittadino, Ivan Ciacci, con tanto di opere realizzate. A Cerva hanno fatto di più. Hanno inserito la rubrica: Retribuzione dirigenti e segretario comunale. C’è la voce e basta. Cioè, in sostanza non c’è nessun dato. Meritevole, comunque, l’idea.
Quello di Zagarise è fermo a metà. C’è qualche accenno agli atti. Ma, in realtà, non ci sono. La pagina quando si clicca diventa bianca. Si saranno dimenticati di metterli gli atti. Di tutti, però. C’è un menù a tendina che sembra quello della Regione Calabria. Tanto fumo e niente arrosto.
Quello di Soveria Simeri è ricchissimo di notizie storiche e di fotografie panoramiche. Nella fretta ne hanno infilato una che ritrae la spiaggia. Questa, al contrario dei precedenti, è vera solo sul web. Soveria Simeri non è bagnato dal mare. E’ una certezza. Nota positiva: i bandi indetti del Comune. Negativa: le delibere dove sono? Come sopra.
Botricello è un po’ come Andali. Anziché mettere la sezione su ciò che Dicono di noi hanno inserito la rubrica: Avvisi vari. Dove trova spazio solo la voce della maggioranza. Le delibere sono ferme a quel dì! Al 2008. Solo del Consiglio, e neanche tutte. L’elenco. Come se da un elenco un cittadino potesse risalire a quello che realmente i consiglieri hanno disposto!
Il sito di Simeri Crichi è in aspettativa. La pagina sulle delibere dell’Amministrazione, avvisa il web, è “in allestimento”. Da qualche anno. Meglio che lasciarla totalmente bianca, avranno pensato. Almeno uno sa che la stanno allestendo. Gli trasmettono fiducia. Basta aspettare.
Cropani. Qui hanno avuto la creanza di non inserire nessuna cosa detta da altri. Le delibere? Sì, ci sono, ma non tutte. Quelle che non si vogliono far leggere hanno solo il titolo e il numero. L’errore del download è il numero 404: pagina non esistente e/o non è stata trovata. Fa lo stesso.
Sellia Marina. Senz’altro il sito istituzionale più visitato. Non solo per la tipica bellezza selliese nell’home page. Soprattutto per il forte interesse dei cittadini nel venire a conoscenza delle decisioni che si prendono nel Palazzo. Vi hanno inserito sia le delibere amministrative che le determine del personale dirigenziale. Manca un motore di ricerca. Non dovrebbe costare molto.
Infine, Petronà. Il modello del sito è identico a quello di Belcastro, Cerva e Andali. Solo le template, però. Perché gli atti del Comune non mancano. Qui la trasparenza amministrativa è di casa.
NB: se vuoi visitare i siti istituzionali dei Comuni citati leggi il post con la manina del mouse, ti guiderà nel viaggio interinale.
Il progetto della nuova 106, da Catanzaro a Crotone, presentato dall'Ordine degli ingegneri di Crotone alla Regione Calabria
C’è una strada, solo immaginaria, che mette in comunicazione Lamezia Terme con Crotone. Solo immaginaria perché nella realtà finisce a Germaneto di Catanzaro, e a Simeri Crichi, per i lavori in essere di un nuovo tratto della strada statale 106. Una proposta progettuale. Presentata dall’Ordine degli ingegneri di Crotone nelle sedi opportune della Regione Calabria negli anni scorsi è, al momento, chiusa in un cassetto.
È stata rispolverata durante l’assemblea del coordinamento ionico per la statale 106 “Franco Nisticò” che si è svolta questa mattina presso la sala consiliare di Sellia Marina. Presenti il segretario nazionale dei Socialisti Uniti, Saverio Zavettieri, gli assessori provinciali di Catanzaro, Natale Giamo e Michelangelo Ciurleo, e i sindaci del comprensorio: Giuseppe Amelio di Sellia Marina, Bruno Colosimo di Cropani, Amedeo Mormile di Soveria Simeri, Ivan Ciacci di Belcastro, Giovanni Camastra di Botricello. Ha preso parte all’iniziativa anche Antonio Bevilacqua, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Crotone.
L’assemblea è stata moderata da Franco Romeo, presidente del coordinamento dei comitati per la 106, e si è avvalsa della partecipazione anche di Francesca Monterossi, presidente del sodalizio attivo sul territorio del medio Ionio. Diverse, comunque, le assenze istituzionali. Del neo assessore all’Urbanistica, Piero Aiello, eletto a Palazzo Campanella proprio con i voti ricevuti nella provincia di appartenenza, e dei dirigenti dell’Anas, società proprietaria della strada statale. Assenze pesanti e disapprovate dai partecipanti. Un incontro che ha registrato un coro unanime: “Mai più morti sulla 106” da parte di tutti gli intervenuti.
“Sinergia fra gli enti”, questa la parola d’ordine per un obiettivo, questo della sicurezza, che riguarda l’intera comunità calabrese. E se fino a Simeri Crichi i lavori sono stati finanziati, da lì in poi sembra vigere la regola della dimenticanza, principalmente del governo centrale. “Non vogliamo essere considerati di cittadini serie B”, ha tuonato Franco Romeo. “Non siamo figli di un Dio minore”, ha incalzato Guerino Nisticò, figlio di Franco, che si è battuto per tutta la vita per la sicurezza della 106. “L’unione fa la forza”, ha incoraggiato Francesca Monterossi, sorella di Tommaso, deceduto a causa di un incidente verificatosi tra Cropani e Botricello il 28 marzo scorso. Questo il tenore degli interventi della società civile. Dei distinguo, invece, fra quelli degli organi istituzionali. Giuseppe Amelio ha puntato l’indice contro le Ferrovie dello Stato: “Non vogliono sganciare una lira”, ha accusato. “Il mio territorio presenta sei passaggi a livello. Capite bene che d’estate, soprattutto, con circa 20 mila presenze sul versante mare, è tagliato in due. Abbiamo chiesto un sottopasso, ma niente. Non ci vogliono rispondere”, ha motivato. Ivan Ciacci ha sollecitato: “E’ finito il tempo degli interventi a tampone. La 106 ormai è un centro abitato”. Diversa la visione sulla questione di Michelangelo Ciurleo: “Il progetto c’è, ma non ci sono i soldi. Tuttavia è provato che la maggior parte degli incidenti si verifica per colpa dei conducenti. Dobbiamo, quindi, agire con la soppressione. Maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine”, ha invitato. Un sillogismo il suo, che, però, non è stato accompagnato da ulteriori approfondimenti dagli altri intervenuti.
Antonio Bevilacqua ha messo in evidenza la bontà della proposta, anche se ancora da approfondire nei dettagli. Si tratta di un vecchio tracciato di un tratto delle ferrovie dismesso nel 1970. Che farebbe risparmiare circa 19 chilometri di strada, da Catanzaro a Crotone. Un risparmio che si aggira sui 300 milioni di euro, considerato che i lavori per una strada extraurbana ruotano intorno a 10-15 milioni per soli mille metri.
Qualora gli organi competenti non dovessero prendere in considerazione questa proposta il coordinamento dei comitati per la 106 ha informato che non si fermerà. Che continuerà a battersi per chiedere la giusta considerazione di cittadini, non di serie B e nemmeno perché figli di un dio minore, a tutti gli enti che in modo o nell’altro hanno responsabilità per la salvaguardia della sicurezza dell’intera comunità calabrese.
Da sinistra: Saverio Zavettieri, Franco Romeo, Giuseppe Amelio e Giovanni Camastra
1929, “Anno VI” dell’Era fascista. 2010, 64° anno della Repubblica democratica italiana. Il Ponte sul fiume Simeri ha finito la sua storia. Le avvisaglie di cedimento negli ultimi due inverni sono diventati degli squarci irrimediabili. Il pilone centrale si è affossato. Non ha retto alla piena. Si aspetta il crollo spettacolare da un momento all’altro.
Una storia di resistenza, questa del ponte, costruito secondo tutti i crismi megalomani di Benito Mussolini. Con ancora in rilievo lo stemma del fascio e la data di fine dei lavori affisso nella parte bassa del ponte. Ma possente. Duraturo. Quasi per l’eternità. Ciò che forse il dittatore non aveva previsto è che nell’era “democratica” qualcuno avrebbe scavato a fondo il letto del fiume, troppo a fondo, così da fargli mancare la terra sotto i piedi rendendolo bersaglio facile delle intemperie. Nell’anno della grande piena del 1973 il ponte diede una lezione di ingegneria all’epoca moderna e democratica. Il fiume si trascinò come un giocattolo quello più a valle sulla statale 106, costruito molto tempo dopo, ma questo, più a monte, dell’era fascista, resistette. I suoi piloni non vennero minimamente scalfiti dai tronchi e dai massi che l’acqua gli scaraventò addosso. Oggi, invece, con cinque, sei, metri di sabbia in meno sul letto del fiume si avvia al declino. Al declino della sua sfortunata storia.
Chiuso. Riaperto. Chiuso ancora. Riaperto solo per i mezzi di piccole dimensioni. E infine off limits per tutti i veicoli, negli ultimi due anni, dall’Amministrazione provinciale di Catanzaro. In un balletto in cui si sono alternati ingegneri, architetti, uffici preposti e non, ma collaborativi, e pompose promesse di risanamento e messa in sicurezza.
Il ponte Simeri è, a buon diritto – se lo è guadagnato sul campo - la metafora di una Calabria che sta decadendo a pezzi. Che crolla. Sotto gli occhi di tutti. Senza che nessuno riesca a prendere i provvedimenti giusti. Opportuni. Necessari. Tempestivi. Di una Calabria che si perde in mille comunicati stampa, da parte degli organi amministrativi competenti. Che sa rassicurare. Che sa illudere. Ma che non sa darsi una mossa. Che aspetta impaziente la fine delle indagini per scoprire le responsabilità in capo a qualcuno. Magari individuandole pure, salvo poi archiviarle per decorrenza dei termini.
Il crollo del ponte Simeri non era un fatto imprevedibile, come la montagna di Maierato. No! Tutti sapevano della sabbia. Tutti hanno visto. Tutti sanno. E tutti tacciono.
Anno VI dell'Era fascista. 1929, l'anno di costruzione del ponte
La rotatoria in costruzione sulla strada provinciale 11, nel territorio di Soveria Simeri.
Una rotonda su un ponte. Possibile? Certo. La rotatoria è in costruzione sulla strada provinciale per Soveria Simeri. Il ponte è a pochi metri di distanza, sul fiume Simeri, e fa raggiungere Zagarise e il capoluogo di Catanzaro. Ma la possibilità concreta è che gli zagaritani e i soveritani si ritroveranno con un pugno di mosche. Senza rotonda e senza ponte.
Il ponte, chiuso all’inizio dell’anno scorso, per le forti piogge, è stato poi riaperto per l’attraversamento delle sole auto, con larghezza fino ai due metri e mezzo. Salvo ancora, pochi giorni fa, interromperlo al transito, di tutti i veicoli. E la rotonda? Hanno iniziato i lavori nel 2009. Hanno affisso un cartello sulle informazioni dell’appalto della Provincia di Catanzaro, ma è completamente in bianco. Come in bianco sembrano essere le aspettative dei conducenti. Impossibile saperne di più. Quello che si sa, invece, è che è troppo stretta. Venendo da Soveria Simeri risulta difficoltoso girare l’isola rotatoria. A ogni modo, con il ponte chiuso e tremolante e la rotonda ristretta, quell’incrocio è destinato a dare del filo da torcere alle Amministrazioni coinvolte, Soveria Simeri e Provincia di Catanzaro. Qualora, infatti, l’ingegneristica del progetto, per la rotonda, venisse migliorata rimarrebbe sempre l’incognita del ponte. Cadrà o non cadrà?
La ditta che si aggiudicò i lavori di risanamento e di pulizia dell’alveo nel 2007 e 2008 “si fece prendere un po’ la mano” - citando un mio procedente post: L’anarchia sul fiume Simeri – trasportando sabbia, probabilmente, più del dovuto. Evenienza che tolse, ai piloni del ponte, come scrissi allora, “la terra sotto i piedi”. Pare che, al riguardo, ci sia anche un’inchiesta dei carabinieri che vogliono fare luce sulla vicenda. E sulla quale c’è il più stretto riserbo.
E, allora, con il ponte barcollante e il cartello in bianco della rotatoria - sintomatico di come vengono svolti alcuni lavori dalle nostra parti: in silenzio, nessuno deve sapere – gli zagaritani e soveritani devono mettersi l’anima in pace. Attraversare il ponte rimarrà un lontano ricordo da raccontare ai figli dei loro figli. Ma non è detto che, con le consultazioni elettorali regionali alle porte, qualche candidato, premuroso di far leva sul suo bacino di voti, non se ne esca con la promessa delle promesse: Una Rotonda sul Ponte. Solo per Soveria Simeri e Zagarise. Un po’ come il Ponte sullo Stretto. Anzi, di più.
Il ponte sul Simeri. Le frecce ne indicano la pendenza
Il cartello dei lavori alla rotatoria. In bianco, come le aspettative dei conducenti
I lavori in corso di recinzione dell'ex base Loran C
Qualcosa si muove al “mare di Soveria Simeri”, cosiddetto ma appartenente al Comune di Sellia Marina . La Capitaneria di Porto di Crotone, su proposta della Marina militare, ha affidato a una ditta i lavori di recinzione del sito che un tempo ospitava la famosa Antenna degli americani, facente parte del sistema Loran C, in collegamento con l’isola di Lampedusa. Smantellata l’anno scorso è stata sostituita con altre due di dimensioni più piccole, sempre di ausilio alla radionavigazione.
Muretto e staccionata tutt’intorno dunque, con buona pace degli allevatori di bovini e di equini che ancora persistono a utilizzare tutta la “zona militare” come pascolo. I lavori dovrebbero terminare al massimo fra dieci giorni, ci assicurano alcuni operai, maltempo permettendo. Nessun coinvolgendo, in questo appalto, del radar che, a differenza di quanto scritto anche da questo blog, dovrebbe appartenere non alla Marina bensì al ministero della Difesa. Tuttavia, è anche vero che l’ordinanza di “interdizione al pubblico transito, della sosta e di qualsiasi altra attività ricadente nella zona demaniale marittima a partire dal limite della stradina di accesso alla spiaggia in località “Carbonello” verso Sud, per un fronte totale di metri 665” è stata emessa, per competenza, dalla stessa Capitaneria di Crotone in data 18 giugno 1998 causa forza maggiore l’installazione del radar della presumibile Difesa “atto ad individuare eventuali unità navali tendenti a perpetrare il reato di ingresso clandestino nel territorio italiano di cittadini stranieri”. “Per procedere a porre in essere tutte le misure necessarie a salvaguardia e tutela della pubblica incolumità”, riteneva ancora l’organo di controllo della costa ionica. Una recinzione che, stando alle usuali intenzioni del dicastero della Difesa o della Marina, dovrebbe coinvolgere anche un raggio di cento metri della spiaggia. Dovrebbeperché, in seguito alle mareggiate degli anni passati, non è rimasto più niente, se non dei grossi piloni in ferro conficcati nell’arenile. E né alla ditta è stato commissionato, stando alle loro testimonianze, di provvedere a porre “in sicurezza” anche la spiaggia. In compenso, però, la Capitaneria ha installato dei cartelli nuovi di zecca. Dello stesso tenore dei precedenti: “E’ vietato l’accesso ai sensi dell’ordinanza numero 30 del 1998”. Sulla vicenda, della distanza dal radar, se i lettori dell’Url-blog ricorderanno, è intervenuto più volte Giancarlo Spadanuda, esperto di elettromagnetismo, che paventava la necessità di allungare tale distanza fino a circa cinque chilometri.
Rimangono ancora pressoché immutate le condizioni di abbandono in cui versa la costa. Ridotta a una discarica di inerti e di amianto. Mentre, per quanto concerne la vecchia stazione militare degli americani voci (sono solo voci) la indicano come prossima a una ristrutturazione per destinarla ad abitazione dei militari della Guardia Costiera di Crotone.
La nuova cartellonistica sulla spiaggia
L'ordinanza della Capitaneria di Porto di Crotone numero 30 del 18 giugno 1998
L’isola ecologica è custodita. I cittadini per il deposito degli ingombranti devono rivolgersi agli uffici preposti. Gli orari sono fissi, annuncia il cartello. Tre ore la mattina nei giorni dispari, e tre il pomeriggio nei giorni pari. L’Amministrazione comunale di Soveria Simeri ha avuto la brillante idea di individuarla, con la sola funzione di sito di stoccaggio, proprio in una zona sottoposta a diversi vincoli, idrogeologico, forestale e paesaggistico ambientale. In poche parole comprende un bellissimo bosco di macchia mediterranea. Da salvaguardare e custodire. E, invece, ci hanno fatto un immondezzaio. L’anno scorso il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro confermò il sequestro, ad opera del Corpo forestale dello Stato. Da allora la discarica si è ingrandita. È diventata più grossa, anche fuori della recinzione. Per dissuadere i malintenzionati il Comune fissò un cartello che avvisa della presenza di una videocamera, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legge numero 22 del 1997. Ma non c’è nessuna telecamera, come non c’è, altresì, nessun controllo. Quando il Nucleo investigativo provinciale di Polizia ambientale e forestale (NIPAF) di Catanzaro fece il sopralluogo rimase colpito da un episodio particolare. All’interno del recinto dell’isola c’erano, e ci sono tutt’ora, due carcasse di auto sottoposte a sequestro giudiziario. In altre parole, nonostante la “custodia” dell’isola, degli orari rigidi degli uffici comunali, della videocamera, qualcuno è riuscito nell’intento di sbarazzarsi di rifiuti molto, ma molto, ingombranti. Alla faccia del (video)controllo! Questa deliziosa macchia mediterranea è diventata tutta una discarica. La montagnola, a lato dell’isola, è fatta, in realtà, di rifiuti ricoperti dalla terra. Una variante più grande, per proporzioni, di chi, come si dice, vuole nascondere la polvere sotto il tappeto. Mentre, i burroni della zona sono specializzati nel lancio dei rifiuti pericolosi. Lastre di amianto e di batterie esauste. Si intravedono da lontano anche alti pali della luce in cemento. Sono tanti. Molto probabilmente coloro che hanno sostituito i vecchi per quelli nuovi hanno pensato bene di farli precipitare nel dirupo. Troppo pesanti per trasportarli nei depositi autorizzati. Il controllo amministrativo del Comune sembra limitato ai manifesti, agli avvisi. Cioè gli uffici preposti hanno disseminato tutto il territorio di grandi cartelli di questo tenore: “Divieto di discarica, sono vietati il deposito e l’abbandono incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo, ai sensi della legge ecc. ecc." E, dove c’è un cartello, guarda caso c’è una discarica. L’avviso anziché dissuadere la formazione di immondezzai li incita. In ognuno di essi è presente l’amianto, rifiuto pericoloso altamente cancerogeno. Il calcolo delle probabilità insegna che chi ha abbandonato l’eternit lo ha fatto in posti diversi per non dare nell’occhio. Un po’ qua e un po’ là. Piccole micro discariche di amianto diffuse in tutto il territorio. All’altezza del bivio per Uria. Nella zona Pip. In particolare in un posto preciso della zona industriale, denominata “Area ristoro”, ignoti hanno fatto in tempo, in un primo momento, a depositare pneumatici delle auto per incendiarli e portarsi via i fili metallici che si trovano al loro interno in un secondo momento. Sono rimasti i rimasugli delle gomme bruciate. A Soveria Simeri non mancano i segnali che vietano l’abbandono dei rifiuti “sul suolo e nel suolo”, ma non mancano nemmeno gli immondezzai che contaminano quell’ambiente che i roboanti avvisi vogliono scongiurare. A Soveria Simeri si recita a cartello. Più cartelli più discariche.
Lastre di amianto (sopra) e rimasugli di pneumatici bruciati (sotto) nell' "Area ristoro" di Soveria Simeri
Sotto, dei pali della luce abbandonati nel burrone a lato della discarica sottoposta a sequestro
Sabbia e cemento. Sabbia e denari. Sabbia e anarchia. Sul fiume Simeri, ricadente nel territorio di Soveria Simeri, la sabbia vale oro. E non c’è ponte che tenga. Sul fiume Simeri regna l’anarchia. I soveritani ancora ricordano l’alluvione del 1973 quando i flutti minacciosi del fiume scavalcavano l’impalcato del ponte e quando i tronchi degli alberi, trascinati giù a valle dalla Sila, si precipitavano furiosamente sui piloni. Quando si spezzavano. Ma il ponte resistette. Il ponte resse l’urto. Nel mese di gennaio scorso, invece, il ponte ha cominciato a cedere. Le burrasche e le piogge sono state meno violente di 36 anni prima, tuttavia, il pilone centrale ha dato i primi segni di cedimento. Off limits per due mesi finché l’ufficio competente della Provincia non lo ha riaperto, seppure limitandone il transito ai veicoli con una larghezza inferiore ai due metri e mezzo e con un’altezza non superiore a due. I cittadini di Soveria Simeri sono stati costretti a raddoppiare la distanza per recarsi a Catanzaro. Ai piloni, quest’anno, è mancata la terra sotto i piedi. Almeno di qualche metro. La ditta che si aggiudicò il progetto di risanamento e di pulizia dell’alveo del fiume tra gli anni 2007 e 2008 si è fatta prendere un po’ la mano. I tubi dell’acqua del consorzio rappresentavano un limite invalicabile del letto del fiume, secondo il progetto concessionario. Nel corso dei lavori, però, è stato abbondantemente sorpassato. Sul pilone centrale, nei tempi che furono, qualcuno ci scrisse qualcosa, una cosa volgare. Ma ci riuscì proprio grazie al letto del fiume che arrivava fino a lassù. Oggi ci vorrebbe una scala. Ai piloni è mancata la terra sotto i piedi quest’anno. E c’è mancato poco che qualcuno non ci finisse sotto le macerie se l’alluvione fosse stata più violenta. Milioni di metri cubi di sabbia grezza. Quella che viene poi lavorata per costruire le case. Sono un bel po’ di denari, dicono quelli se ne intendono. A lato, sulla via alzaia del fiume c’è un crinale di terra. Una montagna. Non è stata madre natura a formarla. Quasi certamente è la sabbia di scarto dei lavori, a ridosso di un altro tubo dell’acqua del Consorzio che serve per irrigare i campi coltivati. Sul Simeri l’anarchia è sovrana. Più a monte è stato addirittura modificato il corso del fiume. Per centinaia di metri sono stati depositati rifiuti edilizi, molto probabilmente provenienti da lavori su tratti stradali. Lastre intere d’asfalto e di cemento che hanno spostato il flusso del torrente. Ignoti. Non si può risalire agli autori. Tuttavia è molto improbabile che siano stati dei semplici privati cittadini. Le opere sulle strade comunali e provinciali le fanno le ditte aggiudicatrici di appalti di gara ad evidenza pubblica. Il deposito autorizzato per lo smaltimento più vicino si trova a Lamezia Terme. Buttarli nel fosso del torrente ha significato un sicuro ritorno economico, di ben 80 chilometri di benzina al giorno, di operai e di spese varie. Denari. Tanti denari guadagnati che hanno, però, minato al regime e alla salubrità del fiume Simeri. Per ricostruire il Ponte e bonificare il fiume ce ne vogliono ancora, e di più. La Provincia, a cui è passata la competenza dei corsi dei d’acqua dalla Regione Calabria, non li ha. Ancora soldi, dunque, quando ne sarebbero bastati molti di meno per effettuare i relativi controlli in tempi utili. Il Comune di Soveria Simeri, che sarebbe dovuto essere il primo Ente a verificare la bontà dell’intervento di pulizia ricadente nel suo territorio, sembra “non aver visto niente”. Sabbia e cemento. Sabbia e denari. Sabbia e anarchia sul Simeri.
La montagna di terra "scartata" dalla ditta a ridosso del tubo delle acque di irrigazione
Lastre di asfalto e di cemento abbandonate sul corso originario del fiume Simeri
Pubblichiamo di seguito la lettera che i consiglieri di minoranza del Comune di Soveria Simeri, Pietro Donato Ippolito, Crispino Antonio Giulino, Luca Tundo, Giuseppe Grande, indirizzarono lo scorso 5 giugno al sindaco di Sellia Marina, Giuseppe Amelio, al prefetto di Catanzaro, Sandro Calvosa, al Corpo forestale dello Stato, e al presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro. Nell’oggetto della missiva sottolinearono: “Emergenza ecologica zona mare ex Base Nato”. Ad onor di cronaca c’è da ricordare che circa un mese dopo, il 17 luglio, la Capitaneria di Porto di Crotone sequestrò il lido incriminato ordinandone al proprietario, grazie al coinvolgimento del sindaco, la messa in sicurezza. Al momento è aperta un’inchiesta contro tutti quei soggetti che hanno permesso che il reato, di cui il sequestro dei manufatti, venisse perpetrato. Infatti, venne recintato già nei giorni successivi. Tuttavia fino ad allora le tegole di amianto, di cui è verosimilmente ricoperto il lido, sono state a diretto contatto con le onde del mare. E anche successivamente nessuno degli organi competenti è intervenuto per restituire un minimo di decoro all'arenile. Nessuno si è mosso per ripulire la spiaggia dal ferro spinato, dagli speroni in metallo di cui è disseminata, e dagli altri rifiuti, pericolosi e non.
Al sindaco di Sellia Marina Al signor prefetto di Catanzaro Al Corpo forestale dello Stato Coordinamento prov.le di Cz Al presidente della Provincia di Catanzaro
Soveria Simeri, 05 giugno 2009 Oggetto: emergenza ecologica zona mare ex Base Nato Sellia Marina
Con la presente, i sottoscritti consiglieri comunali di Soveria Simeri, Pietro Donato Ippolito, Crispino Antonio Giulino, Luca Tundo, Giuseppe Grande, pongono alla Vostra autorevole attenzione l’emergenza in oggetto. Tale fatto si è venuto a determinare in seguito alle mareggiate di questo inverno, ma ad oggi nulla è stato fatto per eliminare il gravissimo stato di pericolo (in seguito alla distruzione dei manufatti diversi quintali di amianto sono adagiati proprio sulla battigia). Considerato che la zona è prevalentemente frequentata da cittadini di Soveria Simeri e da turisti che in esso vengono a trascorrere le vacanze, ma a prescindere da ciò, si sottolinea che l’amianto è altamente cancerogeno e al mare ci si reca per ritemprare il corpo e lo spirito dalle fatiche invernali e non per rischiare di ammalarsi di cancro, sollecitano un vostro immediato intervento per rimuovere il su esposto pericolo, che attenta alla salute dei cittadini che si recano in tale zona. Pertanto, in virtù del fatto che la stagione balneare è quasi iniziata, confidano in un celerissimo intervento per quanto di vostra competenza e inviano distinti saluti di buon lavoro, i consiglieri comunali.
Un'immagine che documenta come il lido "in amianto" sia stato a contatto con le onde del mare almeno fino all'intervento della Capitaneria di Porto
Tubazioni di una fogna mai realizzata sparsi di qua e di là, speroni in ferro sporgenti l’arenile, minacciose tegole di amianto, un radar della Marina militare che ti punta alle spalle. Ei fu il mare di “Soveria Simeri” della costa ionica catanzarese. Quattrocento metri di spiaggia a ridosso di una verde e sovrastante pineta. Quattrocento metri di paradiso perduto. I turisti si alternano. Arrivano la mattina insieme ai bambini, ormai ci sono e fanno di necessità virtù. Il giorno dopo non li vedi più. “Troppo pericoloso”, dicono. “Ci sono finanche dei ferri sporgenti, i nostri figli si possono fare male”, continuano. Il blog si è già occupato di questo sito ai limiti dell’anarchia nei mesi scorsi. Ma non è cambiato niente da allora. Nemmeno la recinzione per le onde elettromagnetiche del Radar è stata ripristinata dopo le mareggiate di questo inverno che l’hanno spazzata via. Nemmeno quella misura di sicurezza di soli cento metri di distanza a raggio dalla radio detecting and ranging, così come ordina la Capitaneria di Porto di Crotone dal giorno della sua installazione. E poi quella struttura balneare, posta sottosequestro recentemente dalla Guardia Costiera perché costituisce “parte del reato”, è ormai un relitto che ostruisce il passaggio dei bagnanti. Cemento, ferro, pezzi di bottiglie, lastre ondulate di amianto. Inerti di cui dissemina tutta la spiaggia. A poca distanza dal mare regge ancora la storica “Loran C Station” degli americani. “Sorveglianza armata” dice il cartello. Ma poi vedi gli animali che ci pascolano all’interno e realizzi subito il fatto che non c’è più nessuno che controlla. Oggi è un allevamento di cavalli. Gli accessi rimangono serrati. E a prendere il posto dei militari ci hanno pensato i proprietari dei puledri. Sono loro a non permettere che nessuno entri nell’area “militare”. Sembra che nemmeno i vicini abitanti H 24 del Radar ne sappiano niente. Eppure i cavalli si vedono anche da lì. Nessuno sa niente. Nessuno dice niente. Nessuno fa niente. A nessuno interessa che questa sito torni alla normalità e alla fruizione turistica. La gente arriva e poi se ne va. Domani è un altro giorno. Domani si va in un’altra spiaggia. In un altro mare.
La storica Loran C Station degli americani. Oggi è un allevamento di cavalli