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14 luglio 2009

La valigetta e i grembiulini. Stasera si recita a società


Alcuni degli oggetti che si usano durante i riti massonici

Vi sarebbe una loggia massonica occulta al centro del malaffare in Calabria. Una loggia con più di trecento affiliati, tra i quali giudici, avvocati, politici e imprenditori. Una loggia che, per depistare le indagini della magistratura, avrebbe cambiato più volte nome negli ultimi quindici anni. Si tratta di una discendenza della ormai estinta “Albert Pike” di San Mango d’Aquino, attiva fino alla fine degli anni ottanta. Luigi De Magistris l’aveva detto, all’indomani delle avocazioni delle sue indagini, Poseidone e Why Not, e del suo confino forzato in politica con Italia Dei Valori, che stava scoprendo la “Nuova P2” in Calabria. Pierpaolo Bruni, pubblico ministero di Crotone, lo ribadisce adesso, in merito all'indagine sui finanziamenti pubblici erogati per la realizzazione di una centrale a turbogas a Scandale, che ha coinvolto l’ex ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, l’ex assessore regionale, Diego Tommasi, e le solite facce del fior fiore dell’imprenditoria e della politica calabrese, Pino Galati, parlamentare ed ex sottosegretario alle Attività Produttive, Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria. E tanti altri. Fra cui una new entry d’eccezione, Giovanni Iannini, giudice, sospettato, insieme all'ex presidente della Regione, di aver partecipato a logge massoniche segrete e di aver "abusato del suo ruolo di magistrato" a vantaggio di società amiche. Questa lista, di trecento nomi, sarebbe stata, secondo alcune indiscrezioni, sempre a disposizione della Procura della Repubblica, e via via sta svelando intrecci di una lobby trasversale che, all’ideologia partitica, avrebbe sostituito quella del malaffare, tanto che l’appartenenza a un circolo di centrosinistra o di centrodestra sarebbe diventata solo una questione di stile, di immagine. Non di principi. Come una maschera. Non a tutti va bene quella di Pulcinella, come non a tutti va bene quella di Arlecchino. Dipende dalla faccia. Il protocollo è sempre lo stesso. Grembiulini e compasso per i nuovi aderenti. Ambasciate per gli altri. A dirigere l’orchestra, invece, i capi. I gran maestri. Sarà stato l’ex presidente della Regione Calabria il gran maestro? Lo diranno le indagini se, e solo se, a Pierpaolo Bruni sarà concesso di continuare a lavorare, e non ad abbandonare tutto per cambiare mestiere.


La centrale a turbogas di Scandale e Giuseppe Galati

Dal rito ai fatti. Si comincia a recitare, dunque. A soggetto. Anzi, a società. Il 18 novembre 2006 Pierangelo Moroni, membro della società Pianimpianti (una delle principali inquisite per i finanziamenti pubblici erogati nell’ambito dell’indagine Poseidone), così disse a Luigi De Magistris, pm titolare del procedimento penale. “Fu Roberto Mercuri che mi parlò della società “EUROSVILUPPO” dicendomi che vi era la possibilità, tramite questa società, di fare affari in Calabria nel settore della cogenerazione. Tale società fu voluta ed in realtà costituita dall'ing. BONALDI e dal MERCURI”. L’Eurosviluppo, di cui parla Moroni, è quella finita, recentemente, nell’inchiesta di Bruni per la costruzione di una centrale a turbogas a Scandale, nel crotonese. Bonaldi si chiama Aldo, ed è il suo amministratore delegato. Mercuri, invece, va Roberto di nome ed è comunque legato alla società. Negli intrecci figurano altri personaggi, Claudio Larussa, nell’entourage di Giuseppe Chiaravalloti, e Annunziato Scordo, commercialista dell’ex governatore, e già volto noto dell’inchiesta Poseidone. Talmente noto che, per sviare le intercettazioni, quando i suoi amici parlavano di lui usavano un eufemismo al telefono: “Non ti scordar di me”, con implicito riferimento alla famosa canzone. Il titolo della canzone valeva sia per lui, che per il fratello, Giuseppe, già responsabile per l’area di Reggio di Calabria presso l’Ufficio del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Calabria e segretario generale dell’ATO 2 Calabria, e anche lui investito dall’inchiesta.
E vai con le società, allora. È lo stesso Moroni che racconta come è stato gentilmente invitato ad andare via e a far posto al nuovo che avanzava. Il “nuovo” era Roberto Mercuri, cugino di Giuseppe Galati. Serviva, ai fini della recita, una società già collocata nel mondo del mercato. Leggiamo cosa dichiara in quella occasione a Luigi De Magistris:
"Ricordo che verso la fine degli anni '90 avevamo bisogno, in società, di qualcuno che si occupasse, con professionalità, del settore commerciale, per il nuovo settore della termovalorizzazione. Allora l'ing. Cochi della società De Bartolomeis, che conoscevo da tempo, mi disse che poteva propormi una persona molto capace che lavorava da loro e che poteva fare al caso nostro. Mi presentò,quindi, tale Roberto MERCURI, molto giovane, che apparse a me ed a JAMPAGLIA come persona competente del settore (…) Verso il1999/2000 il MERCURI rappresentò sia a me che a JAMPAGLIA che voleva avere un ruolo maggiore all'interno della società. Decidemmo, pertanto, dal momento che ci sembrava un giovane sul quale sipoteva puntare anche per il futuro, di cedergli un 5 per cento io ed un 5 per cento JAMPAGLIA. Il MERCURI diede 200 milioni di lire a me e 200 milioni di lire a JAMPAGl.IA. Ci disse che il denaro lo aveva ottenuto dalla Banca Carime.(…)Il MERCURI ci propose di dare un incarico ad un suo amico, il dotto SCORDO, presentandolo come commercialista, che poteva occuparsi del amo amministrativo. La PIANIMPIANTI fece, quindi, un contratto di consulenza con SCORDO.(…) Con il passare dei mesi - soprattutto dopo l'acquisto del 10 per cento, MERCURI cominciò ad essere sempre più arrogante. (…) Nel 2003 MERCURI - atteggiandosi sempre più quale vero dominus della società propose a IAMPAGLIA di cedergli le azioni. IAMPAGLIA, a quel tempo, era titolare del 35 per cento del pacchetto azionario. MERCURI pagò le azioni di IAMPAGLIA con la somma di 1.800.000.000 di lire. Ricordo che mi disse che i soldi li aveva in quanto un nonno materno aveva venduto delle proprietà in Calabria cd aveva ceduto una società che realizzava prefabbricati per l'edilizia. (…) Verso il febbraio/marzo del 2004 - mi propose l'acquisto del mio pacchetto azionario. Decisi di cedere le azioni perché non riuscivo più a sostenere il clima teso in società. MERCURI mi propose di acquistare le mie azioni - il 35 per cento della PIANIMPIANTI - per la somma complessiva di 1.500.000,00 euro, che mi avrebbe pagato in tre tranche. (…) Anche dopo la cessione del pacchetto azionario non lasciai la società in quanto i soci tedeschi, i quali avevano molta fiducia in me, mi chiesero di rimanere fino a fine anno (siamo nel 2004). (…) Ricordo ancora adesso un episodio che mi ha turbato moltissimo. Un giorno, ricordo ancora che era l'ultimo giovedi di settembre del 2004, SCORDO venne a chiamarmi nel mio ufficio della società dicendo di recarmi nella sala riunioni della società in quanto il MERCURI doveva parlarmi Come entrai, alla presenza di SCORDO, MERCURI, che mi sembrava invasato, mi minacciò dicendomi che se non fossi andato via immediatamente da PIANIMPIANTI avrebbe ammazzato me e le mie due figlie. SCORDO non disse una parola. Rimasi sconvolto e dissi loro che non avrei messo più piede in società. Ciò che effettivamente feci”.

ACQUISITA la società, la recita cambia registro, e assume dei tratti davvero pittoreschi. Ed è così che inizia il numero della valigetta. All’interno ci sono 6.708 banconote da 500 euro. Il padre e il fratello di Roberto Arcuri, Giuseppe e Cesare, nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2005 la trasportavano tranquillamente per il valico di Brogeda quando la Guardia di Finanza di Domodossola durante un normale controllo li scoprì in flagrante. Una valigetta del valore complessivo di 3 milioni 354 mila euro. La tempistica è importante perché il tentativo di trasbordo dei Mercuri avviene il giorno dopo le perquisizioni richieste da Luigi De Magistris nell’ambito dello stesso procedimento penale. La notizia (delle perquisizioni), su cui pende la spada di Damocle della “fuga (della notizia)” - che ne avrebbe compromesso la buona riuscita, secondo gli inquirenti -, pare abbia preso origine dalla comunicazione che il 10 maggio precedente il sostituto procuratore fece al suo capo, Mariano Lombardi, il cui figliastro, Pierpaolo Greco , era socio in affari con Giancarlo Pittelli, avvocato penalista, parlamentare, e altro indagato illustre nel medesimo procedimento. Grazie alla fuga della notizia criminis i familiari di Roberto Mercuri riescono ad organizzare la spedizione dalla cassetta di sicurezza della Banca popolare di Brescia fino al confine, però.
LA RECITA delle società e della valigetta deve essere un vizio tutto calabrese. E, infatti, continua qualche anno più tardi. E sempre con gli stessi personaggi. Si tratta di un sequel. Con l’Eurosviluppo elettrica, costola della Pianimpianti di Mercuri, che è in affari con la Need (altra società conosciuta a Luigi De Magistris per le sue inchieste). E con la valigetta da 21 milioni di euro. Siamo nell’aprile scorso, del 2009, a Thonon les Bains, al confine con la Svizzera, un manager di Eurosviluppo, quella che si è aggiudicato i lavori della costruzione della centrale a turbogas di Scandale, viene sorpreso con una valigetta con titoli per 21 milioni di euro.
Il numero della valigetta, come da consuetudine, segue un rito massonico. A essere coinvolti imprenditori, politici, galoppini e un giudice. Facile capire chi ha indossato i grembiulini, difficile, invece, scoprire chi ha diretto la scena. Sempre che, a fare la valigia, ma per andarsene, non debba essere lo stesso pm, Pierpaolo Bruni.

5 marzo 2009

La Loggia Massonica Albert Pike di S. Mango D'Aquino



Il 14 maggio 1983 la loggia massonica Albert Pike (652) all’Oriente di S. Mango d’Aquino si è riunita nel punto geodetico noto solo ai Figli della Vedova per procedere alla elezione dei dignitari ed Ufficiali di Loggia per l’anno massonico 1983-1984.
Le cariche sono così ricoperte:
Maestro Venerabile: Maione Giuseppe
Sorvegliante: Arcuri Franco

2° Sorvegliante: Renne Mario

Oratore: Chieffallo Leopoldo
Segretario: Costanzo LuigiSono presenti complessivamente n° 24 Fratelli

Hanno scusato la loro assenza n: 2 Fratelli
Aperti i lavori con le forme di rito, il Fratello Oratore intrattiene sull’importanza dell’atto che sono chiamati a compiere.
Quindi, fatto coprire il Tempio dagli apprendisti e dai Compagni, si procede, per schede segrete, su ognuna delle quali ciascuno dei presenti segna tre nomi, alla votazione della terna per la nomina del Maestro Venerabile, votazione che dà il seguente risultato:
1° Fr.: Renne Mario, voti: n° 15
2° Fr.: Arcuri Franco, voti: n° 12
3° Fr.: Bonacci Mario, voti: n° 9
Fatti rientrare gli apprendisti e i compagni e comunicato loro il risultato della terna si procede alla votazione, facendo circolare il bussolo sulle Colonne ed incominciando la votazione, per palle bianche e nere, dal nome che nella terna ha il minor numero di suffragi, votando quindi sul nome che ha riportato un numero intermedio ed infine su quello del numero maggiore.
Da tali votazioni si astengono i tre candidati della terna
Lo scrutinio da il seguente risultato:
1° Fr.: Bonacci Mario, Palle bianche n° 17, Palle nere n° 6
2° Fr.: Arcuri Franco, Palle bianche n°13, Palle nere n° 10
3° Fr.: Renne Mario, Palle bianche n°19, Palle nere n° 4

Viene quindi proclamato Venerabile per l’anno massonico 1983-1984 il Fr. RENNE MARIO. Si procede, poi, per mano di schede segrete scritte dai fratelli, alla elezione degli altri dignitari e dei primi tre Ufficiali .
Il risultato è il seguente:
Votanti n° 24, maggioranza assoluta n° 13

Dignitari:
1° Sorvegliante: Bonacci Mario, voti N° 23, nulli o dispersi, n° 1
2° Sorvegliante: Arcuri Franco, voti N° 23, nulli o dispersi, n° 1
Oratore: Marano Salvatore, voti N° 23, nulli o dispersi, n°1
Segretario Costanzo Luigi, voti N° 23, nulli o dispersi, n° 1
Tesoriere: Manfredi Mario, voti N° 23, nulli o dispersi, n° 1

Si procede quindi alla nomina degli Ufficiali di Loggia con il seguente risultato:
Senatore Ugo, alla carica di Maestro Cerimoniere
Bonacci Franco, alla carica di Maestro Esperto
Caputo Giuseppe, alla carica di Copritore Interno
Fatta la proclamazione degli eletti e constatato che tutto si è svolto con ordine e regolarità il Fratello Venerabile ordina che le schede delle votazioni vengano bruciate.
La seduta viene quindi chiusa con le forme di rito, dopo che il Venerabile ha concesso la parola per il bene dell’Ordine e della Loggia in particolare e fatto circolare il Tronco della Vedova

Presenti: Amendola Umberto, Arcuri Francesco, Bonacci C., Bonacci Mario, Bonacci Franco, Caputo Giuseppe, Chieffallo Leopoldo, Costanzo Luigi, Cristiano Vincenzo, Dicello Angelo, Epifano D., Larussa Francesco, Lento Federico, Ligato Carmine, Maione Giuseppe, Manfredi Antonio, Manfredi Fortunato, Manfredi M., Murano Salvatore, Mazziotti L., Monaco Angelo, Renne Mario, Senatore Ugo, Viola Vincenzino.
Assenti: Ardito C., Manfredi F.

Se l’appartenenza di Leopoldo Chieffallo, ex assessore e consigliere della Regione Calabria, ex presidente, assessore e consigliere della Provincia di Catanzaro, ed ex sindaco del suo paese, S. Mango d’Aquino, è arcinota. Come è nota anche l’adesione del medico Angelo Monaco. Famoso è divenuto l’episodio che vide coinvolti i due quando Chieffallo gli chiese di firmare falsi certificati di diminuzione della vista in modo da far accompagnare gli elettori in cabina e controllare che votassero per lui. Fatto che finì anche dal giudice ordinario. Meno nota è quella degli altri 24. Di cui, nei prossimi post, mi auguro di aggiornarvi sulle loro brillanti carriere sia sugli scranni del potere politico che su quelli della medicina calabrese.

17 gennaio 2009

Le verità nascoste. A tu per tu con il Gran Maestro della massoneria calabrese, Vincenzo Cassadonte

Vincenzo Cassadonte

Appena arriviamo ci fa vedere lo stupendo, e lunghissimo (fino al mare), panorama della città di Catanzaro che si gode dalla finestra di casa sua. “Quando ci sono le feste è bellissimo da qui, con tutti quei fuochi d’artificio”, dice guardando ammirato. Si trova all’ottavo piano di un quartiere alto del capoluogo. Un modo gentile per accogliere l’ospite, ma anche un modo per prepararlo a meglio interpretare quell’alone di “potere” che lo circonda. Anche la sua abitazione sta al posto giusto. Un potere che aveva “una volta”, ma ora non più. “Si figuri che mio nipote Alessandro è dovuto andare nel deserto, in Arabia Saudita per un tozzo di pane. Non sono riuscito nemmeno ad aiutarlo per farlo rimanere in Calabria”. Poi ci accompagna nella stanza del “tesoro”, dove sono conservati i suoi ricordi più cari legati alla massoneria (in realtà, il vero e proprio tesoro sta al piano di sopra, ma si fa tardi e non ci andiamo più).
Vincenzo Cassadonte, Gran Sovrano Commendatore della loggia del Rito scozzese Antico ed Accettato, è un pozzo di storia, della sua, dei suoi 50 anni nella massoneria, e di quella più generale politica italiana e calabrese. Un’intera vita spesa tra politica e massoneria. Consigliere e assessore regionale negli anni ’70 tra le file, che non abbandonerà mai, del PSDI, partito socialdemocratico italiano. All’ex presidente della Repubblica italiana, Giuseppe Saragat, “portavo la borsa”, ricorda. “C’è sempre stata una stima reciproca fra noi due. Sua moglie mi voleva un sacco di bene”, ricorda ancora. Poi la sua vita spesa nella massoneria della libertà, della fratellanza, dell’uguaglianza, della tolleranza. E dell’ “obbedienza”. “Come quella dei preti verso il proprio vescovo”, suggeriamo noi. “Si certamente, d’altronde l’organizzazione della Chiesa non è molto lontana dalla massoneria”, replica. Già l’obbedienza verso il gran maestro. Verso la saggezza del grande vecchio. Quello che sa scegliere al momento giusto. E qui il limite della tolleranza massonica. Si tollera qualsiasi opinione altrui. Tranne quella del gran maestro. Questa è indiscutibile. Una regola che segue il principio di non contraddizione. Per valere non si può mettere in dubbio lo stesso fondamento della “non contraddizione”. E’ una conditio sine qua non. Così è nella massoneria. Così è stato. Ora il suo potere va sciamando. “Non è più come una volta”, rievoca. “Quando c’era Gelli si doveva passare da lui per ogni promozione, e per qualsiasi cosa. Oggi il mondo è cambiato, cioè quelli che siamo rimasti massoni lo facciamo solo per una fede”, precisa. Ora anche suo nipote è dovuto emigrare in Arabia Saudita “per un tozzo di pane”. Dopo la scoperta della loggia di Propaganda due, P2, è stata costituita una commissione d’inchiesta che ha bandito, con la legge Anselmi del 25 gennaio 1982, tutte le associazioni che avevano le sue stesse finalità. Il giornalista e politico Massimo Teodori, membro della commissione, ebbe modo di asserire: «la Loggia P2 non è stata un'organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l'uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica». Lo chiama Licio, di nome, come si usa fra amici. Lo stesso che ogni tanto gli telefona per sapere se è ancora vivo. “Ma dovrebbe essere lui a preoccuparsi di più perché è più vecchio di me di due anni”, sorride. Sui piani che poi concretamente ha realizzato Gelli ha detto “di non averne fatto parte”. Come il cosiddetto “Golpe Borghese”, quando nel 1970 la P2 progettò di rapire il suo amico, e presidente della Repubblica italiana, Saragat. Mentre sui legami della Loggia con i servizi segreti americani, sui finanziamenti che gli Usa avrebbero corrisposto all’associazione per contrastare il comunismo molto vivo politicamente in Italia, nega. “Il Psdi si, veniva finanziato dai servizi segreti, ma la massoneria no”, sottolinea. Lui, Vincenzo Cassadonte faceva parte della lista. Uno dei mille e più che non furono mai scoperti dalla bozza dei soli 932 iscritti rinvenuta durante la perquisizione nella villa del maestro Gelli a Casa Fibocchi il 17 marzo 1981. “Io ebbi l’abilità di sapere che le cose stavano venendo a galla e il mio nome fu cancellato”, spiega. La massoneria, stando a contatto con il Gran maestro, finito sottoinchiesta per un’indagine del pm Luigi De Magistris poi risolta con un “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste”, non è qualcosa di “occulto”. Lui, che addirittura si è preso la briga di andare dal notaio e registrare la costituzione della loggia nel 1988. E di ritornarci per un aggiornamento qualche anno dopo. Per lui la massoneria è qualcosa di “umano”, di “ecobioumanesimo”, con il compito “di costruire il futuro del nostro pianeta, disfatto dall’uomo stesso”. “La massoneria – scriveva il gran maestro al Vaticano il 22 giugno del 2002 per comunicare la conclusione del conflitto tra la Chiesa di Roma e il sodalizio del Rito scozzese antico e accettato – è quel pasticciere che possiede gli strumenti che non permette alla torta di venire mangiata da pochi, basta solo essere massoni”. La torta è il sale degli uomini, fatto di arte, scienza e tecnica, che consente la resurrezione dell’uomo, e la vittoria bene sul male. Ma bisogna essere massoni per sapere discernere, spiegava al Vaticano. Poi la Chiesa cattolica gli rispose accogliendo la sua richiesta.



LA MASSONERIA È NATA PRIMA DELLA DEMOCRAZIA”, declama. Trattasi di un concetto che dà la misura della sua filosofia della vita: prima vengono gli uomini, e poi le teorie. La democrazia è una teoria che non può nascere prima che gli uomini crescano e si rendano conto del primato dello Spirito sulla Materia. E della perfezione del grande Architetto dell’Universo sull’idolatria. In poche parole, massoni si diventa se si è uomini. E quando si diventa uomini nascono tutte le filosofie che si basano sullo spirito dell’uomo riconosciuto. Massoni sono stati i grandi presidenti degli Stati Uniti d’America. E tanti altri, come i padri dell’Unità d’Italia, ricorda il gran maestro. E la democrazia che deriva da questi paesi non è altro che un riflesso della grande spiritualità di questi uomini. Il ragionamento fila. A parte un dubbio legittimo. Chi dice che per forza solo il pensiero della massoneria difende la “spiritualità dell’uomo” di fronte all’idolatria e al male? Quale il prezzo che deve pagare l’uomo per far parte di un gruppo di uomini che difende la propria specie? Entrare nella massoneria è “una scelta libera”, dice. E’ un segno di libertà decidere di farne parte. Tanto che durante il rito di iniziazione il novizio viene portato in un “gabinetto”. E qui viene lasciato solo. Un gabinetto al buio “con dei simboli, delle candele accese, dei teschi, e delle frasi, come degli ammonimenti del tipo: se se vuoi entrare per curiosità vattene; se sei venuto solo per soddisfare i tuoi interessi…”, rammenta il Gran maestro. È un segno di libertà, dunque, decidere di accettare le regole scritte e non scritte del disegno che la Loggia ha in mente. La libertà della comunità è più grande della propria. La quantità dell’insieme degli individui è superiore a quella della qualità del singolo. Siamo già entrati nella sfera alta della filosofia pura e delle varie filosofie che hanno fatto la storia dell’umanità. E la massoneria pretende di farvi parte in tempi in cui “in nome della democrazia” ci si dimentica la “spiritualità degli uomini”.
E’ nata prima la massoneria o la democrazia?
La massoneria. Perché la democrazia è un pensiero. La democrazia è figlia della massoneria. Prima nascono gli uomini e poi le teorie. Vedi la democrazia americana nata dai suoi presidenti, che erano massoni.
Che cosa manca alla Costituzione italiana per essere una democrazia perfetta?
E’ una domanda da un milione di dollari. Non lo sanno nemmeno i costituzionalisti!
Come ha visto l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti d’America rispetto al panorama politico italiano?
In America si verifica continuamente il riscatto delle ideologie. L’elezione di Barack Obama ne è la dimostrazione. In Italia, invece, non c’è niente. Non ci sono i principi. Non c’è un punto di riferimento. Se non si verifica un fatto traumatico, violento, che possa scuotere le coscienze noi saremo sempre così. Oggi ci sono gli speculatori che maneggiano tutto. Ci sono i russi e i cinesi che stanno comprando tutto il mondo. Noi siamo invasi dai miliardi russi e cinesi che provengono da fatti leciti e non sappiamo uscirne.
In Calabria gli speculatori chi sono stati?
C’erano tutti, e non c’era nessuno.
Quindi nessuno ha perso e nessuno ci ha guadagnato?
Esattamente.
Cosa pensa della politica della regione Calabria con i suoi continui rimpasti di giunta? Non pensa che possano far venire il mal di pancia ai cittadini?
Il mal di pancia ce l’hanno da parecchi anni. I mal di pancia sono congeniti nella struttura della Regione Calabria. Sono congeniti da quando abbiamo fatto la divisione del potere tra Catanzaro, sede della giunta regionale, e Reggio Calabria, sede del Consiglio regionale. Da lì è partito il disastro. E oggi rimango allibito di come siamo cadiamo sempre più in basso.
Chi sarà il prossimo governatore della Calabria?
Io commissererei la Calabria almeno per dieci anni. Dividerei la gestione dalla politica. Lascerei il consiglio. Però la gestione non la darei ai politici perché non lo sanno fare.
Cosa pensa di Luigi De Magistris?
E’ una persona intelligente. Per me è una persona per bene, ma ha mancato innanzitutto nell’essere stato impulsivo nelle decisioni. Secondo, non ho avuto mai il piacere di conoscerlo. Non mi ha mai interrogato. Posso dire, senza sbagliare, che sono stato assolt0 dalle sue accuse senza essere mai essere stato interrogato da nessuno.
È esistita una loggia di S. Marino. Oppure anche questa è stata un’invenzione da parte del pm?
Penso che esiste. Però non è con noi.
Se è realmente esistita una lobby massonica in Calabria quanto ha influenzato la politica calabrese?
Mai. Sicuramente mai. Perché è da cinquant’anni che faccio il massone. E tutti gli uomini che sono passati non avevano nessuna possibilità di potenza sia economica che sociale. Però avevano una grande umanità e un grande attaccamento agli ideali massonici, il rispetto delle istituzioni e la Costituzione italiana. Avendo lavorato nella Provincia ho giurato fedeltà alla Carta costituzionale. E in massoneria, poi, si giura pure sul Vangelo che la costituzione in generale.
Si è mai incazzato con qualche politico calabrese per aver fatto una cosa che andava contro gli interessi della comunità?
Mai perché sono tollerante per natura, ma anche perché appartengo alla massoneria. Perché da noi la tolleranza è uno dei principi base insieme alla libertà, alla fratellanza, all’uguaglianza e all’obbedienza.
Se dovesse riscrivere la storia della sua vita e del suo impegno sociale che cosa cambierebbe?
Ritengo niente perché io ho sempre dato. E quando si da non i sbaglia mai. Ho seminato del bene. Mi conoscono tutti per quello che sono stato e sono. E per questo ricevo molto rispetto. Per me è la felicità più bella: quando esci di casa essere salutato dalla gente. Io sono un uomo da marciapiede. Ogni mattina vado fuori proprio per vedere la gente. Io sono uno dei pochi politici che viaggia in autobus. (sorride, ndb)
E della storia della Calabria?
La Calabria è ricca di uomini di cultura e di dignità. Cambierei un po’ la mentalità dei calabresi. E riproporrei alcuni principi che esistevano nelle famiglie calabresi. Amore per la Patria, per la famiglia, e amore per la propria terra. E l’amore, soprattutto, per il lavoro che non c’è.
La disoccupazione sembra una piaga inguaribile per il nostro paese, e per la Calabria in particolare. I giovani non riescono nemmeno più a crearsi una famiglia. Che cosa si sente di dire loro?
Di persistere e resistere. e di credere nell’umanità. E qua può inserire il concetto di mio nipote, di Alessandro, che è laureato ed è dovuto andare nel deserto per un tozzo di pane.
Durante la sua esperienza amministrativa c’è stato un progetto che ha voluto fortemente e non si è realizzato?
Sì. Sono stato il primo autore della metropolitana catanzarese. Era stato approvato nel 1973. Appaltato all’Intermetro di Roma. Ed è venuto anche l’ingegnere, mio amico, Agadi che le aveva già costruite nella capitale. Ma poi fu insabbiato e non so per quale motivo. A quest’ora il volto del capoluogo sarebbe diverso.
Il gioco della torre. Chi butterebbe giù, Hitler o Stalin?
Nessuno dei due perché entrambi si sono autodistrutti.
Giovanni Paolo II o Papa Ratzinger?
Io sono per Paolo II, uno che a trent’anni lavorava. Poi è divenuto prete, e dall’oggi al domani vescovo a Cracovia e poi Papa. Con lui si è realizzata veramente una decisione soprannaturale. Altrimenti non si spiega. Il Papa tedesco, invece, era già nell’entourage che contava. Il prossimo sarà di colore.
Berlusconi o Veltroni?
Io sono berlusconiano.
Berlusconi o Prodi?
Come sopra.
Gelli o Andreotti?
Nessuno dei due.
Maroni o Bertinotti?
Bertinotti mi è simpatico. Però Maroni appartiene alla nova generazione che non viene dalla politica. E poi è intelligente.
Fini o Rutelli?
Nessuno di due.
Chiaravalloti o Loiero?
Sono fuori tutti e due. Chiaravalloti già da un pezzo. Loiero quasi.
Scopelliti o Minniti?
Salviamo Scopelliti. Largo ai giovani.
Beppe Grillo o Emilio Fede?
Salviamo Emilio Fede. Almeno lui è un uomo di cultura. E un giornalista che ha fatto gavetta.
Quale il suo primo pensiero della giornata?
Ringrazio il grande Architetto dell’Universo che mi ha regalato un altro giorno da vivere.
L’ultimo, prima di andare a letto?
Di poter passare una notte in serenità di coscienza e di fede.
Cosa è stata, ed è, la sua vita in una parola?
Una vita spesa per la massoneria. Un traguardo per uomini liberi.

PS
già pubblicata sul numero di novembre de L'OPINIONE