Cravatta al collo e valigetta nera
al seguito. Meglio rossa sulla camicia bianca. Capelli a caschetto e brizzolati,
anti età. Sguardo energico da tutto fare. Anche gli imbrogli ti sbroglia, così
ti fa capire. Te lo dice guardandoti diritto negli occhi. Poi con le citazioni
latine diventa serio. Ius aedificandi, inaudita altera parte, le riporta come
il ricordo di una vecchia poesia delle scuole elementari. Le dice
storpiate, ma è il senso quello che conta. A Sellia Marina è da un po’ di anni a
questa parte che circola un avvocato “criminologo”. Forse specializzato in
“Criminologia”, qualcosa di così misterioso che sfugge e che in un certo senso giustifica
anche il fuggire dal cercare di capirlo. Forse. Circola un avvocato che si
spaccia per tale, ma non lo è.
La cosa bella è che capita sempre
nelle situazioni più delicate. Quelle in cui i comuni mortali hanno bisogno dei
legali come il pane. Risse familiari, sfratti esecutivi, avvisi di cartelle
esattoriali impossibili. Toc, è lui alla porta. E se ne esce con fantomatici
complotti ai loro danni. Diventa come una zingara che ti sta leggendo la mano e
tu pendi dalle sue labbra. O come l’oroscopo che proprio quel giorno, così
sfigato, ti preannuncia una disgrazia. Poi non si avvera, certo, ma la tensione
è tanta che sei debole. Ti bevi di tutto e di più. Anche lui.
Gli articoli di legge sono la sua
passione. Articolo cento e dispari. Cinquecento e pari. Soprattutto i
settecento. Sono più alti e quindi più difficili da ricordare. Non per lui. È
un’enciclopedia per i profani. Per gli esperti del mestiere una barzelletta.
Quando a qualcuno viene il dubbio
sulla sua autentica professionalità tira fuori la sua carta vincente: “consulente del Csm”. “Consiglio superiore della magistratura”, sottolinea, e qualche docenza sparsa
per le università italiane. È un pezzo grosso.
Di solito, se è presente un suo “collega”,
elegantemente si defila con l’indice puntato sempre sull’immaginario complotto.
La giustizia è quella che è. E lui ci marcia.
Con gli occhi sgranati ti tesse
le lodi e con le sopracciglia aggrottate vuole capire se tu hai capito che lui non
lo è. Se hai capito passa al contrattacco. Da carnefice si fa passare per
vittima. Se è vittima per giustiziere. È una catena la sua. Negli anni si è
specializzato nel “traffico”. Traffica, lui, su tutto e per tutto. Recentemente
pare si sia specializzato nelle aste
immobiliari, le sue preferite sono quelle esecutive. Quando meno te lo
aspetti fa toc toc. Apri e te lo trovi davanti. Ti dà dei consigli su cosa
fare, sulle azioni giudiziarie da intraprendere, se necessario piange insieme a
te. E quando se ne va hai l’impressione di aver avuto una visione.
Non è l’unico della specie. Ce ne
sono degli altri. Non è mai semplicissimo individuarli. E’ un prodotto tipico, liberamente
fuoriuscito dal cilindro della cultura tutta cravatta e valigetta made in
Calabria. Un figlio spurio della giustizia ancora in cerca d’identità, tra lobby e criminali.