1 dicembre 2009

L'acqua non è più "casta". La Sorical minaccia di sospendere la fornitura ai Comuni morosi


La fontana del Tritone di Gianlorenzo Bernini

La Sorical dopo averci rubato i soldi dell'acqua, vuole rubarci anche l’acqua. La Società di risorse idriche calabresi, dopo essersi arricchita con le tariffe del servizio pubblico, e con i finanziamenti della Regione, oggi vuole portarci via anche il bene naturale più prezioso.
È di pochi giorni fa la notizia di un “razionamento della fornitura” a danno di alcuni Comuni morosi. Nel catanzarese spiccano i nomi di Soverato, Sellia Marina, Cropani, Squillace, Montauro. Una lista che è destinata ad allungarsi. Una lista nera, di enti che “non pagano”. Cioè, non sono i cittadini ad essere morosi, ma gli stessi organi della pubblica amministrazione. Questo perché le reti comunali sono un colabrodo. C’è una grossa differenza fra la fornitura a monte delle abitazioni dei cittadini rispetto al ricavato delle bollette. Una differenza di servizi, del Comune ai cittadini e della Sorical ai Comuni, che poi sono obbligati a corrispondere lo stesso gli enti alla Società pubblico, della Regione Calabria, e privata, della Veolià, una multinazionale francese che detta legge in Europa e nel mondo in fatto di ambiente e rifiuti.
Sono finiti i tempi di S. Francesco d’Assisi che, nel 1226, cantava: “Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Oggi, nella Calabria del terzo millennio, il patrono d’Italia è stato sostituito da Sorical Spa, nel resto d’Italia da altre società che fanno sempre riferimento alla Veolià. Oggi, nel terzo millennio, l’acqua è sempre “utile et humile et preziosa”, ma non è più casta. È resa torbida da una commistione fra servizio pubblico e appalti per il servizio pubblico. Soldi facili facili. Lavori facili facili. Assunzioni facili facili. Potere facile facile. Oggi l’iter normativo della privatizzazione dell’acqua, completato ultimamente dal governo centrale, ha decretato la fine del bene naturale a favore di un bene creato a tavolino da politici senza spina dorsale e faccendieri senza scrupoli. Oggi l’acqua non più la stessa del ‘200. È avvelenata.

Il Codacons, l’associazione a difesa dei consumatori, ha diffidato la società dal provvedere a sospendere la somministrazione di acqua potabile. E ha chiesto, per voce del suo vicepresidente, Francesco Di Lieto, l’intervento della Procura della Repubblica “per evitare ripercussioni sulla salute pubblica”. Alla Regione, invece, Di Lieto invoca “di impugnare il provvedimento del Governo nazionale sulla privatizzazione dell’acqua e, nelle more, di intervenire su Sorical al fine di ottenere una moratoria per i Comuni calabresi”. Dalle richieste del Codacons non mancano i sindaci. Dai quali il vicepresidente si aspetta “il massimo sostegno ed una forte coesione davanti una battaglia di civiltà che, prescindendo dalle posizioni ideologiche e partitiche, deve mirare alla tutela delle famiglie calabresi”. Un principio, quello dell’acqua quale bene comune, per il quale gli amministratori “potrebbero anche dimettersi per tutelare i loro concittadini”, incalzano ancora dal Codacons. “Del resto, rimanere immobili dinanzi alla cessione ai privati dei beni indispensabili per la sopravvivenza - conclude Di Lieto - ci porterà, tra qualche anno, a discutere della tassa sull’aria che respiriamo”.

2 commenti:

MICHINO ha detto...

E ritorniamo a parlare col solito ritornello..
i cittadini le bollette le pagano e se le pagano
abbiamo pagato delle bollette e non abbiamo bevuto l'acqua perchè era inquinata..
ci sono degli allacci abusivi al di fuori dei contatori ,tutti sanno e nessuno si prende la briga di denunciare..poi perchè l'acqua è stata privatizzata..e noi paghiamo.

francesco di lieto ha detto...

caro Michino siamo davanti ad un dramma epocale, la privatizzazione delle risorse naturali.
E mentre domani si potrebbe discutere di far pagare l'aria che respiriamo, oggi discutiamo di allacci abusivi...